Esce l’ebook “Anabasi – Tutte le ferite del mondo” di Irene Drago e Marco Milani

Anabasi e Tutte le ferite del mondo di Irene Drago e Marco Milani escono oggi in digitale per la collana Capsule di Kipple Officina Libraria. Due tra i racconti più suggestivi del Premio Short Kipple: il mondo inferiore è collegato a quello superiore. Un’apocalisse ha generato un nuovo sistema di rapporti in cui la speranza continua ad avere il suo posto. Ogni cosa in questo nostro mondo contemporaneo ha una potenzialità commerciale da esplorare o rimodernare. Anche il pantheon che vive da eoni ha necessità di rinverdire la propria comunicazione, e qual è la via migliore per farlo?
L’eBook è disponibile sul sito www.kipple.it e sui principali store online.

ESTRATTI
Avevano trovato la tana in uno dei tunnel laterali: il bozzolo, accartocciato nella rientranza sopra un groviglio di tubi e cavi elettrici, sarebbe stato distrutto dalla seconda squadra, mentre loro avrebbero continuato la caccia.
Aya e Artos correvano davanti a lui, ai lati; alle sue spalle, i fruscii di Kore e i passi pesanti di Lana scandivano il ritmo del gruppo più di tutte le informazioni sui visori e i circuiti della tuta potenziata. Kal, in realtà, avrebbe preferito spegnere tutto e affidarsi solo all’altro senso: il calore delle tubature che s’incrociavano sotto le terme lo invitò a chiudersi alle coscienze che, pigre, formicolavano qualche chilometro più in alto, e si estese attorno al gruppo, insinuandosi nelle imperfezioni delle pareti. Ignorò le scintille più piccole, scarafaggi, topi, qualche ragno innervosito dal loro passaggio: le emozioni della creatura in fuga si dipanavano davanti a lui e gli indicavano la strada. Venti minuti dopo, ne sentirono il gorgoglio rabbioso: Kal si legò a lei prima ancora che il visore notturno mostrasse a tutti e cinque i denti affilati, gli occhi grandi, il muso scuro e il corpo privo di peli. Era bloccata in un angolo, acquattata contro le pareti umide di liquami maleodoranti, non aveva scampo. Ringhiò.
La squadra si aprì in una formazione a ventaglio; Kal, al centro, allargò le braccia e fece un passo in avanti. Il legame con la creatura bruciava di paura: si costrinse a percorrerlo, avanti e indietro.
Guardami. Non voglio farti del male.

(Anabasi – Irene Drago)

Cammino nella precarietà della sabbia, cerea di rialzi e depressioni affini a frangenti oceanici in un basso fondale, tra schegge di pietre simili a denti rotti o cariati. Vedo ancora talune inverosimili cornici in cielo, semplici linee in verità, ma allo stesso tempo un preannuncio ostile come solo la paura dell’ignoto può indurre all’anima scossa. È una notte di luna esangue, priva di brezza.Non ho un obiettivo, se non camminare ancora un po’ fino al confine. Lo percepisco poco avanti in una ben distinta riga d’orizzonte. Procedendo, la sabbia cambia in caliginosa tonalità, e alle pietre esposte se ne contrappongono alcune sovradimensionate: di taglio alieno, evidentemente…
L’inesorabilità scandisce i miei passi fino alla strada: è la linea di confine tra i miei sogni e quelli di qualcuno o qualcos’altro. È notte, il mattino è ancora distante e l’altra parte forse ancora un’utopia.
La retta d’asfalto balugina davanti a me, slavata delle quattro lune vermiglie e di quella bianca alle mie spalle, il silenzio è interrotto solo da un appena percepibile brusio non localizzabile. Tentenno un solo momento prima di appoggiare il piede sull’asfalto: visioni di sabbie mobili; scaccio il pensiero. Una sequenza di deflagrazioni mi accoglie con abbacinanti balenii metallici tra le due lune rossastre mediane, in qualcosa che non sembra un messaggio di benvenuto.
Quando sono al centro della strada, giusto sulla linea di demarcazione delle corsie, il brusio si trasforma in un sinistro fragore d’insieme. Al passo successivo la superficie trema e il cielo è uno sfolgorio abbacinante di sequenze elettriche argento. Sembra una minaccia; che i sogni di qualcuno mi stanno avvertendo di tenermi alla larga?

(Tutte le ferite del mondo – Marco Milani)

LA QUARTA
Due tra i racconti più suggestivi del Premio Short Kipple: il mondo inferiore è collegato a quello superiore. Un’apocalisse ha generato un nuovo sistema di rapporti in cui la speranza continua ad avere il suo posto. Ogni cosa in questo nostro mondo contemporaneo ha una potenzialità commerciale da esplorare o rimodernare. Anche il pantheon che vive da eoni ha necessità di rinverdire la propria comunicazione, e qual è la via migliore per farlo?

GLI AUTORI
Irene Drago è nata a Genova nel 1990. Ha iniziato a scrivere da adolescente, con articoli per il giornalino del liceo Andrea D’Oria, Dragut. Ha pubblicato per La Ponga Edizioni, Altrimedia Edizioni, Delos Digital, Kipple Officina Libraria e Watson Edizioni, mentre sotto lo pseudonimo di Oskar Felix Drago ha scritto racconti per Cordero Editore, Delmiglio Editore, Liberodiscrivere, Edizioni Tabula Fati, Edizioni della Sera. Sempre sotto pseudonimo ha collaborato a Guida alla letteratura fantastica e Guida alla letteratura esoterica (Odoya Edizioni), entrambe a cura di Claudio Asciuti, e a Io Scrivo per Voi, iniziativa dello scrittore Andrea Franco dedicata alle popolazioni colpite dal terremoto del 24 agosto 2016, alle quali sono stati devoluti tutti i fondi raccolti. Con il suo vero nome, infine, ha scritto per Thrillernord e PULP Libri. Medico, vive a Genova: il suo sito internet, dedicato a libri, film e serie tv, è www.igattidiulthar.it.

Marco Milani è nato a Como il 5 maggio 1964. Residente a Stienta, provincia di Rovigo. E-writer e scrittore principalmente di science-fiction, fantastic e horror. Tra i fondatori del movimento Connettivista (con Sandro Battisti e Giovanni De Matteo) e della rivista NeXT. Fino al 2013 editore e curatore con EDS e webmaster di DOMIST – Letteratura e Pace, nel cui ambito ha collaborato con varie associazioni, editori, e-zines e siti. Finalista Premio Urania 2017, Premio Kipple 2014 e finalista 2017. Finalista Premio ShortKipple 2020.

LA COLLANA
Capsule è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai piccoli capolavori del Fantastico e della SF prettamente italiana, contraddistinti dalla rapidità di lettura e dalla qualità unita alla fruibilità, dove il basso costo di copertina rende le proposte editoriali imperdibili.

Irene Drago e Marco Milani, Anabasi – Tutte le ferite del mondo
Kipple Officina Libraria – Collana Capsule – Pag. 35 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-32179-45-3

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Esce per la collana VersiGuasti, Canti dei Senzapadre, di Yanuk Lurjiame

La nuova proposta della collana Versiguasti è Canti dei Senzapadre, di Yanuk Lurjiame, con un’introduzione di Alex Tonelli. Il volume è disponibile in edizione digitale su www.kipple.it e nei principali store online.

Dalla sinossi: I Senzapadre sono un gruppo di bambini internato presso l’Istituto Psichiatrico numero Cinque, chiamato Teremon, uno dei complessi costruiti dall’OIGE, Organizzazione Internazionale per la Garde des Enfants, sparsi per il territorio svizzero. In Teremon ho raccolto questi fanciulli particolari, cercandoli in tutto il mondo. In apparenza sembrano orfani come tanti altri, figli della strada e della Crisi. Ma a lungo andare, studiandoli, mi sono accorto che fanno parte di qualcosa di diverso dall’umanità. Vivono nascosti nelle viscere della maggior parte delle grandi città d’Europa, cercando di fuggire alla fame dei Mercanti di Carne, depravati che catturano i piccoli orfani nutrendo un mercato infernale. I bambini di cui seguo le tracce, perlustrando le metropoli della terra, sono in realtà spiriti incarnati di anime antiche, sono caduti nel nostro mondo combattendo un’entità cosmica che abita negli abissi al centro del nostro universo, che si è risvegliata durante gli anni della Crisi, generando spiriti perversi, i quali, incarnandosi nel ciclo delle nascite umane (e non umane) hanno sprofondato i mondi imprigionati, in una cupa esistenza simile a quella di una foresta in putrefazione.

DALL’APERTURA

Ho iniziato a pubblicare quei Canti dei Senzapadre ascoltati dalla bocca stessa del loro custode Ion Milkheev, un vecchio dagli occhi grigi, il cui sguardo fisso quali ne rivelava la completa cecità. I suoi canti erano un atto di puro ricordo. La sua voce fiaccata dalla vecchiaia stillava dalle sue labbra ed ebbi chiara l’impressione che in un Altrove sottile, un’isola di Memoria nello stesso luogo dove stavo assisa ad ascoltarlo, l’uomo stesse incontrando davvero i suoi antichi Fratelli scomparsi. Scoprii le sue storie e il luogo da cui veniva mentre cantava i poemi, seduto al centro del cortile in quell’afosa estate, poco dopo la discesa del sole negli inferi notturni. Eravamo pochi ad essere stati invitati ad ascoltarlo, non perché fossimo speciali, ma pochi erano rimasti gli orecchi dell’anima in grado di udire il richiamo dei Senzapadre, una voce sottile, una vibrazione dolce ma forte allo stesso tempo, che si muoveva aliena sui fili taglienti intrecciati dai ragni cosmici dell’Oltretomba, come un equilibrista bendato, capace di non ferirvisi e di non scuoterli, destando l’attenzione dei temibili artefici. Il Vecchio non era in fuga, era divenuto un pellegrino dopo che le cose presero una piega inquietante nel sistema di mondi in cui visse la sua carne. Le persecuzioni furono feroci e una volta disperse anche le più segrete comunità di Senzapadre, i Guardiani di Casmandund si gettarono alla caccia dei loro fratelli umani e di chiunque li avesse anche soltanto avvicinati. Milkheev riuscii a resistere alle purghe, aiutato dalle anime veglianti dei suoi Eterni, dagli spiriti dei Fratelli che gli rimasero vicini e dai pochi simpatizzanti ancora vivi, perché i Canti venissero trasmessi agli spiriti di buona volontà, effusi ai quattro angoli dell’universo e ancora sconosciuti ai Guardiani, affinché attraverso loro continuasse a vivere il Ricordo.

Yanuk Lurjiame

LA QUARTA

I Canti sono testimonianze vive di una realtà lontana o null’altro che componimenti poetici, l’inneggiare lirico dell’immaginazione? Potrebbe essere che crediate nell’una o nell’altra ipotesi, in perfetta alternanza. A volte potreste essere persino certi che entrambe siano vere, contemporaneamente, come se i Canti avessero creato i Senzapadre e la poetessa Yanuk Lurjiame; come se Yanuk Lurjiame avesse creato una realtà alienata popolata da creature fantastiche e da città inesistenti. Come se Ion Milkheev avesse creato i Senzapadre, la poetessa e forse persino queste note. Potreste non capire più dove inizia l’inganno e
dove finisce la verità.

L’AUTRICE

Yanuk Lurjiame nasce in una dimensione collocata secondo gli umani parametri su una linea spaziotemporale parallela a quella di Alessandra Biagini, la persona che in questo mondo scrive usando il suo nome. AB nasce a Roma, nel 1975, dopo la maturità classica intraprende qualche studio in forma privata di lingua ebraica, araba e si dedica a imparare la scrittura cinese. Manifesta interesse per le antiche religioni, per lo sciamanesimo, per gli antichi maestri gnostici. Si sposa, va a vivere in Lombardia. Approda alla Calligrafia, ma non ne segue le orme consuete, scegliendo di camminare su impervi sentieri che l’allontanano dal mondo dei suoi maestri. Il suo Scriptorium diviene l’antro di un vulcano segreto, un’officina ove si forgiano in parole e forme selvagge mondi ed esperienze interiori. Approda poi nella Tuscia e qui si trova oggi.

LA COLLANA

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Yanuk Lurjiame, Canti dei Senzapadre
Introduzione: Alex Tonelli
Copertina: Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Formato ePub e Mobi – Pag. 58 – 0.95€ – ISBN 978-88-32179-44-6

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Kipple Officina Libraria @ Fantascienza.con onlive – sabato 5 dicembre

Domani 5 dicembre la redazione Kipple sarà ospite alla trasmissione live in streaming di Silvio Sosio dove si parlerà, tra le altre cose, di CapitalPunk, il romanzo di Lorenzo Davia finalista dell’ultimo Premio Urania e recentemente pubblicato da Kipple.

In un mondo dove il Capitalismo è l’unica religione, la risorsa postumana Captain Capitalism si batte per il trionfo del Libero Mercato.
Ma tra gli Esuberi e i disoccupati sorge una nuova minaccia: Democrazy, che conosce i più oscuri segreti dell’economia mondiale. L’elemento destabilizzante dà l’avvio a una carrellata di eventi, personaggi e supereroi che immergono la storia in un immaginario pop capitalistico a tratti delirante e spassoso.

Lorenzo Davia ha trovato una ricetta per destrutturare il nostro modo di vivere, il mondo governato dal capitale, le sue regole, i suoi assunti, le sue disumanizzazioni e i risvolti più deliranti che ci sembrano la normalità: lo ha fatto per mezzo dell’ironia, con le salaci immagini dei rapporti umani retti dal Libero Mercato e la vertigine di quello che può essere la società del futuro dove il capitale getta le sue fondamenta.

Per seguire e commentare in diretta la trasmissione è possibile andare sulla pagina Facebook di Fantascienza.com o sul canale YouTube dedicato, dove sarà anche possibile rivedere la puntata in differita una volta terminata.

Esce Opera 7, il nuovo CD di Krell

È uscito per l’etichetta “Intonarumori” il 7° CD “Opera 7” di KRELL, monicker musicale di Lukha B. Kremo.
Il disco segna un grande ritorno dopo la parentesi “opere d’arte sonore”. In questo mini Cd, in formato “biglietto da visita”, Krell presenta un’opera elettronica in 5 movimenti, mescolando abissi sonori alla “Blade Runner” con voce e testi. Questa è la tracklist:
1. Apertura
2. Bradisonico alieno
3. Ipnotico, un po’ depresso
4. Imperiale, decadente, mortale, vincente
5. Chiusura
Acquistalo su kipple a 5,00 € e in formato mp3 al prezzo di simbolico di 2,50 €.
Attenzione: i file sono in formato mp3, quindi non leggibili da sistemi che supportano SOLO il formato audio cd (cda); qui invece l’elenco dei dischi precedenti di Krell, ora disponibili anche nel formato mp3 ma soltanto per i principali titoli (ovvero, dove non v’è collaborazione con altri artisti).

Esce oggi l’eBook “Il concorso che non vincerò” di Alessandro Gatti (Premio Short Kipple 2020)

Il concorso che non vincerò di Alessandro Gatti, racconto vincitore del Premio ShortKipple 2020, esce oggi fresco di pixel nella collana Capsule di Kipple Officina Libraria. Una storia d’amore prende una piega inattesa e il tempo, apparentemente instabile, procede col racconto stesso: un bellissimo omaggio alla SF, al pop, all’ucronia. L’eBook è disponibile su www.kipple.it e nei principali store online.

ESTRATTO

Inaspettatamente qualcosa colpisce il libro che sto leggendo, facendolo volare via. I ragazzini scappano sghignazzando, uno di loro agguanta il pallone. In un attimo sono spariti tutti.
— Si è fatto male? — mi chiede lei, porgendomi il libro.
— No, no… non è nulla, solo un po’ sorpreso… — balbetto, mentre cerco di metterla a fuoco. È proprio lei, la ragazza dagli occhi d’ambra e i lunghi capelli neri. Le mie corde vocali sono come aggrovigliate.
— Che buffo! — prosegue. — Sto leggendo lo stesso libro anch’io! Be’, arrivederci, la mia pausa pranzo è terminata.
— Anch’io devo rientrare al lavoro ora. Più o meno ora, cioè. Allora, arrivederci, a presto.
Rimango impietrito per qualche secondo: forse è interessata a me? No, non credo proprio: ha semplicemente notato che, casualmente, stiamo leggendo lo stesso romanzo. Già, proprio casualmente.
Sistemo il segnalibro e ripongo il libro in fondo alla borsa. Guardo l’orologio del centro commerciale, fantasticando di rincontrarla domani. E da domani potrebbe essere tutta un’altra storia.

LA QUARTA
Una storia d’amore che prende una piega inattesa; il tempo che sembra instabile e procede col racconto stesso; un bellissimo omaggio alla SF, al pop, all’ucronia. Vincitore del Premio Short Kipple 2020.

L’AUTORE
Alessandro Gatti sono anni che racconta le sue vicende. Di quando era un vecchio che narrava storie di draghi a piccoli auditori, o di quando lui stesso era un giovane drago, deriso per le sue diversità. E lui, anziché terminare di trascrivere le sue vite, ne ha tirata fuori un’altra. Quella in cui è un uomo innamorato, in conflitto con il passato e con un destino inatteso. Lui ne è molto contento, perché grazie a questo nuovo “sé” ha vinto il suo primo concorso. Il tempo che si dedica non è molto: preferisce cucinare o strimpellare con la chitarra antiche canzoni. Ogni tanto sente che si è rotto qualcosa, oppure si vede mettere a punto disegni tecnici. Per fortuna, altri sé stessi gli stanno accanto, in fogli sparsi, scritti a penna sopra il suo comodino. Si tengono compagnia: la ragazzina non vedente, Gaspal il macilento, i carcerati pronti all’alto sacrificio, quello con la lettera del padre, amori confusi, perdenti di varie categorie e gatti, tantissimi gatti. Se lui troverà il tempo, terminerà di scrivere le loro storie. O almeno, così dice.

LA COLLANA
Capsule è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai piccoli capolavori del Fantastico e della SF prettamente italiana, contraddistinti dalla rapidità di lettura e dalla qualità unita alla fruibilità, dove il basso costo di copertina rende le proposte editoriali imperdibili.

Alessandro Gatti, Il concorso che non vincerò
Kipple Officina Libraria – Collana Capsule – Pag. 32 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-32179-43-9

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In memoria di Carlo Bordini

Il mio ricordo di Carlo Bordini è indissolubilmente legato a una pasta con la zucca, una ricetta che la compagna del traduttore francese di Carlo, Olivier Favier, ci cucinò in una serata romana del 2010. A quella tavola parlammo di poesia, di traduzione, di vita e di Yves Bonnefoy come vecchi amici. Mi chiesi cosa ci facessi io fra quei grandi della poesia, eppure ero lì, accolto, abbracciato dalle chiacchiere e dalla gentilezza di Carlo.
Conobbi Carlo nel modo più semplice: lessi un suo libro edito da Scheiwiller, “Sasso”. Ne fui conquistato e gli scrissi un messaggio su Facebook per ringraziarlo della sua poesia e lui mi rispose. Così, quasi fosse per lui normale rispondere ai suoi lettori con affetto e simpatia. Volle sapere di me, delle mie passioni letterarie e io, timido, gli raccontai di noi Connettivisti. Oh… Ne fu così entusiasta! Volle sapere tutto, ci lesse, ci promosse. Ricordo che scrisse anche un articolo per l’Unità per parlare di noi scribacchini del futuro.
Lo ricordo tante altre volte a Roma, quando veniva alle nostre presentazioni o alle cene da Armando in San Lorenzo. Apprezzava la buona cucina e quando gli offrivamo la cena sorrideva sornione e sbottava, ho mangiato bene e gratis, che c’è di meglio?!
Venne a Trieste, presentò “Memorie di un rivoluzionario timido” e tutti restammo affascinati da questo orso ciondolante, saggio oltre ogni misura e dal sorriso buono, nascosto dal suo accento romano. Una mattina ricevetti il suo “librone”, come lo chiamava lui, la raccolta completa delle sue poesie. Mi ci immersi avidamente. I “Costruttori di vulcani” era una pietra poggiata sulla mia libreria.
Quando decisi di curare la collana di poesia della Kipple Officina Libraria, VersiGuasti, chiesi a Carlo di regalarmi una poesia, una sola, quella intitolata “Epidemia” per dedicargli il numero 0. Sorrise e me la regalò, dicendomi, dopo aver letto cosa scrivi capisco perché ti piace questa poesia. Come sembra attuale oggi quel testo, quasi che Carlo fosse un po’ veggente nella sua saggezza.
Pochi sanno che Carlo mi regalò un’altra poesia, una piccola poesia sul matrimonio che io, a mia volta, regalai a una coppia di amici che stavano per sposarsi. La lessi io durante la cerimonia ma sentivo la voce pacata e profonda di Carlo, quasi fosse lì, con noi, a celebrare quelle nozze. Lui che così tanto valore dava all’amore.
Ma oggi io non riesco a ricordare il poeta, oggi posso solo ricordare l’amico, le lunghe telefonate, le passeggiate, l’entusiasmo fanciullesco, i suoi disegnini sulle dediche ai suoi libri.
Carlo mi mancherà, Carlo mancherà a tutti noi Connettivisti.
Mi mancherà la sua poesia, ma mi mancherà soprattutto la sua amicizia.

Se esistesse un paradiso dei poeti, oggi Carlo Bordini sarebbe seduto a bere una birra con i più grandi e, certamente, il nostro Guido Antonelli, avrebbe qualcosa su cui brontolare.

Addio Carlo, un abbraccio e, nell’inganno dei Cristiani, salutaci Guido.

 

Alex Tonelli

Carlo Bordini, credits ph. Dino Ignani