La nostra Ksenja Laginja è finalista al Premio Gozzano 2017

Continuano i riconoscimenti per la nostra redazione. Dopo che Roberto Bommarito (in coppia con Alessandro Napolitano) ha conquistato la finale dell’Urania Short, ora tocca alla nostra Ksenja Laginja, artista grafica, responsabile della Comunicazione nonché autrice, arrivare alla finale del Concorso nazionale di poesia e narrativa Guido Gozzano 2017, nella sezione Poesia inedita.

In attesa della nomina dei vincitori, che avverrà ai primi di ottobre e che verranno premiati il 14 ottobre a Terzo, vogliamo complimentarci con Ksenja, incrociando le dita.

The Wicked Gift: il nuovo trailer ufficiale

The Wicked Gift, uno dei film più attesi nel scenario della cinematografia italiana, ha ora una data di sbarco nei cinema: il 6 dicembre. Questo horror/thriller segna l’approdo del giovane regista Roberto D’Antona al grande schermo, dopo il successo ottenuto dalla serie Tv “The Reaping” che ha raccolto diversi consensi e premi in tutto il mondo. Si tratta di un progetto ambizioso, co-prodotto e distribuito da Movie Planet, che promette di sorprendere il pubblico. Seguono trama e trailer:

“Ethan è un giovane designer, timido e piuttosto riservato che da anni è afflitto da insonnia a causa di terribili incubi. Decide di andare in terapia per risolvere il suo problema pensando di avere disturbi della personalità, ma sarà grazie all’aiuto del suo migliore amico e di una Medium che affronterà il lungo viaggio che lo condurrà alla consapevolezza che i suoi incubi nascondono qualcosa di molto più oscuro di quanto potesse immaginare.”

 

Blade Runner 2049: la nuova clip con Ryan Gosling

Blade Runner 2049, sequel del celeberrimo Blade Runner, è uno dei film più attesi del 2017. In questa nuova clip che vi proponiamo, il giovane detective protagonista interpretato da Ryan Gosling si trova immerso in una realtà ben diversa da quella che abbiamo visto finora nell’universo di Blade Runner. Niente grattacieli e metropoli, ma piuttosto uno scenario che ci ricorda la realtà di alcuni Paesi del terzo mondo oggi. Il film sbarcherà nelle sale cinematografiche a ottobre. Buona visione!

FREAKSHOW di Pee Gee Daniels | Recensione apparsa su Iyezine

Su Iyezine è apparsa una bella recensione a FreakShow, il romanzo di Pee Gee Daniel che ha vinto il premio Kipple 2016; eccone un corposo estratto, perché la critica è organica e ha bisogno di spazio per dispiegarsi:

Il circo itinerante Korallo’s gira nella spazio per proporre il suo spettacolo. La ciurma diretta da Korallo, anima e boss di questa attività, è formata da un popolo selezionato di freak, esseri deformi e fenomenali, questi monstrum nell’accezione latina: dei prodigi, esseri fenomenali, portentosi, eccezionali. Una specie di Corte dei Miracoli futuristica ma in grottesca salsa d’antan da circo di fine ottocento. In questa marmaglia dedita allo spettacolo da circo affiorano nani, giganti dalla forza brutale, donne grassissime e uomini stecco, sorelle siamesi, donne barbute, uomini focomelici, ragazzi microcefali, la tipica dotazione fenomenologica di un buon circo stile Barnum.

Ma Pee Gee Daniel, l’autore di questo romanzo edito da Kipple nella collana Avatar , romanzo vincitore del Premio Kipple 2016, ci trasporta tra gli accadimenti di questa strampalata truppa di freak in un’epoca diversa da quella che ci si potrebbe aspettare, in città che hanno tutto l’aspetto di quelle odierne ma su cui scorre trasversale una serie di riferimenti che ci fanno capire che siamo in un mondo infinito, nel quale l’uomo è riuscito a viaggiare nello spazio e a colonizzare altri pianeti. Dunque questa ambientazione superkitsch, ambigua e di un nobilissimo trash, tra surreale in salsa fine secolo e trama spaziale, fa acquistare al libro una stravagante e interessantissima peculiarità. Come in maniera sopraffina contaminare i generi, insomma, come aggiungere verve a un adattamento che così compare duplice (o triplice, ad infinitum), e che vagamente traveste il racconto di un’atmosfera stile Steampunk, e poi grottesca, e ironica, totalmente visionaria.

Questa storia è assolutamente da leggere perché riesce a creare un connubio singolare di atmosfere e ambientazioni e generi, con un linguaggio ricercato che anch’esso sembra attingere da un certo genere di romanzo di fine secolo, con richiami a squisite interpretazioni della lingua che sì all’inizio sembra inceppare un poco la lettura per la sua voluta ricercatezza ma che poi si fa godibilissima divenendo a tutti gli effetti una caratteristica inscindibile al racconto. Giallo, humor, fantascienza, amalgamati da una narrazione istruita e nozionistica: ecco un pacchetto esclusivo da non lasciarsi scappare.

Sinossi

Su un lontano avamposto spaziale sul satellite Europa, viene ad allietare la popolazione il circo Korallo, costituito da singolarità bizzarre, un freak show dove creature deformi si agitano per strappare un sorriso, un moto di riprovazione, uno sbigottimento in cambio di pochi spiccioli equivalenti al biglietto d’ingresso. A risvegliare la deprimente situazione, nasce tra gli artisti un improvviso credo religioso: Uincio Uancio, che salverà tutti i freak del circo per portarli nel paradiso degli sgorbi. Sarà vero? Chi è questo messia che si profila tra gli infelici malformi? L’entusiasmo che infetta ogni artista del Korallo è coinvolgente e attraversa le lande siderali del mondo di frontiera in cui vi troverete con loro.

Pee Gee Daniel | Freakshow
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 208 – € 1.95 — ISBN 978-88-98953-67-7
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 200 – € 15.00 — ISBN 978-88-98953-68-4

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Stephen King: arriva un nuovo film tratto dal racconto breve Suffer the Little Children

Stephen King sembra ormai avere conquistato del tutto sia il piccolo che il grande schermo: dopo il successo ai botteghini di It, è arrivato l’annuncio che verrà girato un altro film, questa volta ispirato a un suo racconto breve del 1972: Suffer the Little Children. Sarà Sean Carter a scrivere e dirigere il film, autore del successo indie The Killing Room (2009). Ma questo è solo l’inizio, in quanto presto arriveranno altre pellicole, sempre ispirate ai romanzi e racconti del re dell’horror.

Su “Il cittadino” esce un racconto di Lukha B. Kremo

Sul quotidiano “Il cittadino”, testata cartacea che copre l’area del Sudmilanese e del Lodigiano, domani 12 settembre uscirà il racconto di fantascienza Ultimo Continente, del nostro editore e vincitore del Premio Urania 2015, Lukha B. Kremo, che chiuderà la serie settimanale inaugurata a inizio estate da Dario Tonani (fonte NazioneOscura‘s blog).

La statua a tre gambe

francesco-lentini

In anni di lassismo estetico, kitsch imperante, sdoganamento e banalizzazione di qualsivoglia eccezionalità a fini bassamente tele-promozionali come questi, ebbene, una recentissima notizia, espunta dai giornali di questi giorni, ci riconferma come il freak sia ormai l’unica figura rimasta ancora capace di risvegliare il famigerato “comune senso del pudore”. Chi, in controtendenza con la progressiva quanto rapida estinzione della classe media, riesca ancora a épater le bourgeois (quest’ultimo ormai inteso più come categoria morale e identitaria che socio-economica).

Anche quando il freak in questione non si presenta in carne, ossa e annesse deformità, bensì… in effigie.

Riassumendo, i fatti sono i seguenti: in questi giorni a Rosolini, comune del siracusano, è stata scoperta una statua che vuole commemorare il suo figlio più celebre, Frank Lentini, nato Francesco, dodicesimo figlio di una coppia di braccianti ivi nati e vissuti nella seconda metà del XIX sec.

Frank, in giovane età, avrebbe poi lasciato il paese natio per le Americhe, ove avrebbe presto mietuto immense fortune.

È però il motivo stesso di quella fama, che lo avrebbe accompagnato vita natural durante, a incontrare ancora oggi l’opposizione e il mal celato disgusto degli attuali abitanti di Rosolini, visto che Frank Lentini nacque – il 18 maggio 1899 – dotato di tre gambe: ironia del caso tale e quale alla stessa Trinacria dalla testa di gorgone che proprio da Siracusa (provincia d’origine del nostro Lentini) si era diffusa per l’intera isola siciliana, divenendone infine il simbolo identificativo, dopo che Agatocle, nel III sec. a.C., l’aveva scelta quale incisione centrale sulle monete battute dalla tirannide da lui retta.

Oltre alle gambe, il piccolo Francesco era venuto alla luce con diverse altre parti del corpo in soprannumero: quattro piedi (il quarto gli spuntava, solitario, dal mezzo di una delle gambe), ventisei dita complessive e persino due peni, «ambedue funzionanti» tengono a rimarcare gli accertamenti medici del tempo. Tutto ciò a causa di un gemello parassita le cui uniche parti formate, allo stadio embrionale, erano state incapsulate dall’omozigote vivo.

Si dice che la levatrice, dopo aver portato a termine un po’ po’ di parto tetrapodalico come questo, si fosse a tal punto sgomentata, alla vista del mostruoso nuovo nato, da sbrigarsi a nasconderne il corpicino sotto il letto, per poi fuggire a gambe levate (ahilei, solo due, nel suo caso). Fatto salvo l’esordio, anche la crescita del povero mostriciattolo entro il piccolo borgo non dové rivelarsi meno difficile. Quell’aspetto non comune ad ogni modo gli valse, presso i compaesani, il bell’appellativo di u meravigghiùsu, che sembra competere quanto a potere evocativo con il soprannome di Stupor mundi precedentemente conferito a un altro celebre siciliano (d’adozione).

La chirurgia del tempo non era in grado di alleggerire il ragazzino degli organi pleonastici del gemello, né (in mancanza di un’assistenza sanitaria adeguata) i due contadini, e genitori seriali, avrebbero mai potuto permettersi di pagare un intervento del genere.

Nel frattempo la futura star Frank Lentini aveva imparato a gestire al meglio la gamba in eccesso: la usava per palleggiare durante le partitelle di calcio, ci sapeva pattinare, saltare la corda e andare in bicicletta. Di se stesso affermava: «Sono l’unica persona al mondo a potersi sedere senza bisogno di una sedia,» usando la gamba in più come appoggio.

Emigrato ancora in età prepuberale negli Stati Uniti, laddove gli arretrati compatrioti non avevano scorto altro che una maledizione divina, i capitalisti locali ci videro sin da subito una gallina dalle uova d’oro, introducendolo di prepotenza nel rutilante mondo dello show business.

Frankie, The three legged man, arricchì e prosperò in breve tempo esibendosi per i circhi di Barnum e di Buffalo Bill. Trovò moglie, ebbe figli (tutti bipedi) e si spense nel più quieto pensionamento, in una villetta a schiera con giardino, di quelle che contraddistinguevano la middle class americana.

Ora, a più di mezzo secolo dalla morte, Lentini torna al suo paese d’origine, sebbene sotto forma di statua, che lo ritrae nudo in tutta la sua spudoratezza teratologica (proprio come in certi dagherrotipi d’epoca per cui u meravigghiusu, uomo di spirito ci raccontano le cronache, aveva posato volentieri).

Non ci si crederà, ma gli odierni abitanti di Rosolini, nel vedersi davanti una tale scultura, hanno immediatamente gridato allo scandalo, invocandone seduta stante la rimozione. Troppo mostruoso anche per la sensibilità corrente. E ora non si sa che farne. Il Frank Lentini marmoreo al momento è stato accantonato nel fondo di qualche magazzino municipale, quasi si trattasse di un Cottolengo da arte plastica, in attesa di deciderne una collocazione che non si ripromette facile a trovarsi.

E dire che Frank, ancora in vita, aveva già fatto ritorno presso il paesino che lo aveva visto nascere: allora, forse anche entusiasmati dai dollari che l’illustre rosolinese portava con sé, i compaesani lo accolsero festanti indossando in suo onore pantaloni a tre gambe.

Di lui resta memorabile un motto che per l’occasione calza a pennello: «Voi ridete di me perché sono un diverso, io invece rido di voi perché siete tutti uguali.»

Un motto che peraltro, ad ascoltare bene, si può sentir riecheggiare in tutte le pagine del romanzo FREAKSHOW, Kipple Edizioni, che potrete comodamente ordinare o scaricare cliccando qui!