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The Wicked Gift, L/D Production ed essere attrici in Italia: intervista ad Annamaria Lorusso

Ciao Annamaria, benvenuta fra le pagine virtuali di Kipple! Per chi non ti conoscesse ancora, ti andrebbe di introdurti parlandoci un po’ della tua carriera di attrice/produttrice?

Fin da piccola ho sempre amato il mondo dello spettacolo nelle sue varie sfumature partecipando a concorsi canori e piccoli spettacoli. Mi entusiasmava interpretare ruoli e vedere la reazione della gente alla fine di ogni spettacolo e con gli occhi di una bambina ogni cosa si colora inevitabilmente di magia. Poi ho frequentato diversi corsi di dizione, regia e scenografia che mi hanno permesso di conoscere in modo più approfondito e da un punto di vista tecnico il mondo cinematografico nella sua complessità. Grazie al teatro ho cominciato a mettere in opera quanto imparato, per poi passare al settore cinematografico non solo come attrice ma anche come produttrice.

Insieme a Roberto D’Antona hai fondato L/D Production. Come nasce l’idea e quali sono gli obiettivi di questa casa di produzione?

Con Roberto è nato un sodalizio molto solido, ci accomunano le stesse idee e perseguiamo gli stessi obiettivi. Dopo aver lavorato insieme in diversi prodotti, abbiamo deciso di unire le forze ed essere riconoscibili con il nome L/D Production, Lorusso/D’Antona appunto, per affrontare prima la produzione della serie TV The Reaping e successivamente del thriller/horror The Wicked Gift. L’obiettivo principale è naturalmente avere grande rilievo nel mondo del cinema con estrema professionalità ed affidabilità.

A fine giugno 2017 c’è stata l’anteprima de The Wicked Gift, che ha riscosso grande successo. Ci parleresti un po’ del film?

L’anteprima de The Wicked Gift è un giorno che porterò sempre nel cuore per le emozioni che mi ha regalato non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano per la sensazione di forte compattezza con tutto il gruppo di lavoro. E’ proprio vero che l’unione fa la forza. Quanto al film posso asserire che in esso si alternano momenti di simpatia, ironia, dramma, inquietudine, paura a momenti di semplice quotidianità con dialoghi mai scontati, ma che descrivono perfettamente la natura dei personaggi e con un finale a sorpresa. La fotografia e la scelta delle locations sono state curate al fine di dare quel senso di inquietudine, di schiacciamento dato dall’impossibilità di controllare determinate situazioni. E’ un thriller/horror di grande effetto e decisamente originale sotto certi aspetti.

Com’è stato indossare i panni di Ada in The Wicked Gift?

Ada è stato il personaggio più difficile che io abbia interpretato finora, non solo per la complessità dei dialoghi, ma anche delle sfumature che il personaggio possiede fin nei suoi più semplici gesti. Per la prima volta è stato come vivere in un’altra dimensione, non ho avuto la percezione della realtà attorno a me e sono stata Ada, semplicemente Ada, staccandomi dal mio quotidiano, dal mio essere Annamaria. Non è stato semplice, ma se non avessi fatto questo, seguendo alla lettera le indicazioni di Roberto, il personaggio sarebbe stato uguale e piatto nel suo percorso e purtroppo non posso approfondire oltre altrimenti dovrei raccontarvi cosa accade.

Tre aggettivi per descrivere The Wicked Gift.

Claustrofobico, inquietante, sorprendente

Qual è il momento che definiresti il più intenso della tua carriera fino ad oggi e perché?

Il più intenso della mia carriera è proprio quello che sto vivendo, questo passaggio al grande schermo è davvero entusiasmante. Aver ricevuto delle critiche positive da nomi importanti in diverse recensioni e non solo, è una grande soddisfazione e gioia per me e per questo devo ringraziare anche Roberto che mi ha guidata con grande accuratezza nelle varie sfumature del personaggio di Ada in The Wicked Gift.

Quali sono le difficoltà maggiori con cui deve scontrarsi chi come te intraprende questo cammino artistico?

Il maggiore ostacolo sta nel non crederci fino in fondo in primis e poi ovviamente è essenziale trovare le giuste collaborazioni che non ti facciano perdere tempo senza portare a nulla. Non meno importante è lo scontrarsi col giudizio del pubblico sempre più severo e talvolta poco costruttivo e, pertanto, è necessario avere un certo carattere che non ceda dinanzi alle possibili difficoltà di varia natura.

Come vedi il futuro del cinema indipendente horror in Italia?

Non saprei rispondere con esattezza, ma sembra che qualcosa stia cambiando e che si stia facendo una netta distinzione tra prodotti amatoriali che “fanno paura” e prodotti indipendenti horror. Mi auguro davvero che venga dato sempre più spazio a prodotti dalla netta impronta professionale e di qualità, curati nei minimi dettagli.

Prima di lasciarci, ci forniresti i link necessari a seguire le tue attività, magari anticipandoci anche qualcosa sui tuoi progetti futuri?

Roberto sta lavorando alla sceneggiatura di un nuovo thriller, ma non posso dire altro per ora, se non che verrà prodotto dalla L/D e che faremo in modo che sorprenda e non annoi lo spettatore. Vi ringrazio per questa intervista e per avermi dato la possibiltà di parlare un po’ di me e ringrazio anche coloro che leggeranno e mi seguiranno. Per seguire me e ciò a cui sto lavorando :

FACEBOOK: https://www.facebook.com/annamarialorussoofficialpage

INSTAGRAM: http://instagram.com/p/tKYqPXs5qX/

IMDB: http://www.imdb.com/name/nm6286947/

WEBSITE: http://www.annamarialorusso.weebly.com

L/D PRODUCTION FACEBOOK: https://www.facebook.com/LDProductionCompany/

THE WICKED GIFT WEBSITE: http://www.thewickedgift-movie.com

THE WICKED GIFT FACEBOOK: https://www.facebook.com/TheWickedGift

Segue il trailer de The Wicked Gift

 

Il Giardino dei Tarocchi: recensione del libro e intervista a Lorena Burgio

uppercoverIl sito erewhonians! recensisce in termini molto lusinghieri Il Giardino dei Tarocchi di Lorena Burgio, da poco pubblicato da Kipple Officina Libraria nella Collana eXoth.

Un breve estratto dalla recensione:

Quanto è bello questo libro sui Tarocchi di Lorena Burgio. La letteratura di qualità sul tema in lingua italiana scarseggia, e già per questo il libro ha un valore grande.

E’ al contempo una trattazione sulle carte, in particolare sugli Arcani Maggiori, che esamina in profondità e – fatto originale – che abbina ciascuno a una figura o vicenda mitologica, e un vero e proprio manuale, per principianti e non solo, che senza fronzoli conduce all’uso dei Tarocchi per la divinazione.

Dire “senza fronzoli” non è dire poco, perchè Lorena è riuscita nel difficile intento di scrivere tutto quello che serve davvero e non un rigo in più, senza però diventare mai troppo essenziale, come ad esempio avviene in molti manuali di questo tipo che si riducono – specie per gli Arcani Minori – a sterili elencazioni di significati.

Non solo. Fabio Procopio, autore del pezzo e curatore del sito, ha anche intervistato la nostra Lorena.

Lorena Burgio | Il giardino dei Tarocchi
Prefazione di Lukha B. Kremo
Kipple Officina Libraria
Collana eXoth — Formato Cartaceo — Pag. 128 — 12.75€ – ISBN 978-88-98953-74-5

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Il demone di carta, la letteratura di genere in Italia e il futuro: intervista a Luigi Milani

Ciao Luigi, è un piacere averti ospite qui sulle pagine virtuali di Kipple Officina Libraria. Per chi ancora non ti conoscesse, ti andrebbe di iniziare illustrandoci il tuo percorso letterario?

LM: Ciao Roberto, per me è un grande onore comparire sulle pagine di questo blog, da sempre tra i miei preferiti. Ho cominciato a scrivere una ventina d’anni fa, spinto e direi soprattutto confortato dai consigli di amici preziosi come Francesco Costa, Luciano Tas e Lia Levi.

La mia prima raccolta di racconti, Memorie a perdere, risale al 2009. Nel corso degli anni ho pubblicato alcuni romanzi e parecchi racconti, cercando di spaziare il più possibile tra i vari generi letterari: noir, mistery, sovrannaturale, horror e fantascienza, senza disdegnare la denuncia sociale, come nel romanzo «Ci sono stati dei disordini».

Negli ultimi anni ho scritto alcuni romanzi brevi tra l’horror e il noir in coppia con l’amica Alexia Bianchini, mentre l’ultimo libro, pubblicato dalle Edizioni Nero Press è «Solo il mare intorno», firmato assieme a Danilo Arona e Angelo Marenzana.

Di cosa parla «Il demone di carta»?

LM: Una storia d’amore finita male getta il giovane protagonista, tecnico in uno studio d’animazione, nella disperazione più nera: entrato in contatto con un famoso fumettista, si lascia coinvolgere nei deliri di quest’ultimo, convinto assertore della reale esistenza dei suoi terribili universi a fumetti. E chissà che le cose non stiano davvero come sostiene l’artista…

Come nasce l’idea del racconto?

LM: Difficile identificare l’idea di partenza. Direi però che sono stato certamente influenzato dalla lettura del Dylan Dog di Tiziano Sclavi e anche della novella «Doppio sogno» di Arthur Schnitzler. Ma direi che, riferimenti a parte, a volte è difficile resistere all’impulso di scrivere, e ti ritrovi nella condizione di dover quasi obbedire a un’urgenza interiore insopprimibile. Non a caso la prima stesura del racconto è stata scritta di getto, in una sola sessione di lavoro.

Tre aggettivi per descrivere «Il demone di carta».

LM: Inquietante, avvincente, divertente

Qual è secondo te il problema maggiore che caratterizza l’editoria italiana per quanto riguarda la letteratura di genere?

LM: Guarda, il problema principale a mio avviso è una certa tendenza all’autoreferenzialità. Nel senso che autori ed editori di genere tendono, più o meno consciamente, a rinchiudersi in una sorta di nicchia rigorosamente chiusa al mondo esterno. Inoltre le uscite librarie, le presentazioni e i vari festival letterari spesso rafforzano questo tipo di atteggiamento, che non porta nuovi lettori né giova in generale alla diffusione della letteratura di genere. In particolare, le presentazioni di libri tendono a essere frequentate – tra l’altro pochino, diciamocelo: questo tipo di evento credo abbia fatto il suo tempo – sempre dalle stesse persone: amici, parenti, addetti ai lavori.

Come vedi il futuro della letteratura di genere in Italia?

LM: Non voglio certo fare il menagramo, anche perché anch’io spesso scrivo letteratura di genere, ma ti confesso che non lo vedo particolarmente roseo: com’è noto, la lettura in Italia ormai è precipitata sotto il livello di guardia, compressa com’è tra molteplici fonti di distrazione: gli onnipresenti social network, i serial televisivi e il Web. Diciamocela tutta: ormai leggere è divenuta un’attività residuale, e la letteratura di genere alla fine è diventata una nicchia nella nicchia. Quindi, a meno di non cercare di superare gli steccati di genere, aprendo la strada a contaminazioni tra generi diversi e differenti forme espressive, credo ahinoi che la strada per la letteratura – non solo di genere, si badi bene – si prospetti decisamente in salita.

A volte poi – ne parlavo proprio pochi giorni fa con un’amica editor – si ha quasi l’impressione che ci siano più eventi letterari che lettori…

Prima di lasciarci, ci forniresti i link utili ad acquistare «Il demone di carta» e a seguire le tue attività di autore?

LM: Volentieri. «Il demone di carta» può essere acquistato a questo link http://www.graphe.it/ildemonedicarta. Per seguire invece le mie attività da autore il punto di riferimento ormai da diversi anni è il mio blog False Percezioni.

Giovanni Agnoloni e Il Liberto – Intervista a cuore aperto su La zona morta

Su LaZonaMorta è comparsa, a opera del sempre eccellente Filippo Radogna, una bella intervista a Giovanni Agnoloni che sviscera i contenuti e le visioni che stanno dietro al suo racconto Il liberto, recentemente uscito per la collana Spin-Off della Kipple Officina Libraria che narra le vicende dell’Impero Connettivo. Vi diamo uno stralcio dell’intervista:

Si tratta di una storia che ha quale protagonista un postumano, dal sibillino nome di Kneo. Egli è un cosiddetto poliziotto temporale al servizio dell’Impero Connettivo che tutto domina nelle profondità smisurate dello spazio siderale. L’autore ci ha fatto presente come la genesi del racconto è stata abbastanza lunga, poiché il testo è cresciuto a tratti per rivelazioni provenienti dal suo profondo che apparentemente possono sembrare disconnesse tra loro, ma hanno un’ottima unitarietà. “Dalle prime idee – ha asserito – sono passati almeno due anni, ma la stesura, alternata da altri lavori di scrittura e di traduzione, ha richiesto circa un anno”.

Ma chi è il liberto? Qual è la sua identità? E qual è il suo ruolo e soprattutto il suo incarico? “La sua missione – ci ha risposto Giovanni Agnoloni – è cercare un’anomalia, situata in un momento specifico dell’arco temporale delle vicende dell’Impero Romano, ovvero un nucleo di ribellione o disordine suscettibile di alterare la stabilità del potere del “New Connective Empire”, la parte materiale dell’Impero Connettivo, che nella saga ideata da Sandro Battisti è retta dal postumano Sillax per conto dell’imperatore Totka_II”.

Qui sotto i dati salienti dell’opera.

Sinossi

L’Impero Connettivo, Stato che come l’Impero Romano domina sullo spazio, ma anche sul tempo, è divenuto un’entità politica divisa in due: la prima metà è votata alle politiche più materiali, mentre l’altra sembra aspirare alla trascendenza; alla prima fa capo il funzionario postumano Sillax, mentre la seconda continua a far riferimento all’alieno nephilim Totka_II.
Nella parte governata da Sillax, il New Connective Empire, una singolare trama di ricorrenze energetiche permea la ricerca di un poliziotto temporale, inviato direttamente dallo stesso reggente Sillax per verificare la minaccia di un’Anomalia incombente, che ne insidia il potere: riuscirà l’agente Kneo nel suo compito? Quali sono gli effetti indesiderati che si scatenano in un’operazione poliziesca e politica che ha a che fare con le massime illusioni dello spazio e del tempo? Kneo lo imparerà presto sulla sua pelle modificata.

La collana

La collana Spin-off è dedicata alla diffusione di storie ambientate nell’Impero Connettivo – creazione connettivista che narra gli eventi di un Impero Postumano con forti similitudini a quello Romano – in cui lo Stato governa sullo spazio e sul tempo sotto il comando di un alieno, un Nephilim. La valuta monetaria in vigore è l’informazione, mentre l’Imperatore di stirpe aliena Totka_II governa con le sue capacità occulte sull’evoluzione tecnologica dell’umanità: i postumani.

Giovanni Agnoloni | Il liberto
Kipple Officina Libraria
Collana Spin-off — Formato ePub e Mobi — Pag. 20 – € 1.95 — ISBN 978-88-98953-76-9

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Il cielo sopra Piombino: quando letteratura e immagini si incontrano, l’intervista a Gordiano Lupi

Ciao Gordiano, è un piacere averti per la prima volta ospite di Kipple Officina Libraria. Per chi non ti conoscesse ancora, che ne diresti di parlarci un po’ di te?

Non è facile parlare di se stessi, soprattutto a chi non ti conosce. Sono una persona molto curiosa, che ama spaziare tra i diversi campi delle arti, in particolare letteratura cinema. Ho cominciato scrivendo racconti e romanzi ambientati a Cuba, dei quali si è perso traccia, ma che non rinnego perché ritengo ancora buoni. Ho proseguito occupandomi di cultura cubana e scrivendo su società, musica e santeria, ma anche traducendo scrittori caraibici (Cabrera Infante su tutti, per Minimum Fax). Gran parte della mia produzione è legata al mondo del cinema, saggi popolari che vorrebbero incuriosire e spingere alla conoscenza di autori e attori italiani dimenticati o trascurati (Di Leo, Dodato, Mattei, Tinto Brass…). Un altro settore delle cose che faccio riguarda la mia città: Piombino. Inoltre dirigo una piccola casa editrice, piccola ma determinata, soprattutto non profit e che non chiede contributi agli autori, soltanto il loro impegno. Ho pubblicato due romanzi che sono stati presentati al Premio Strega: Calcio e acciaio (2014) e Miracolo a Piombino (2016).

Il Foglio Letterario ha deciso di aprirsi anche alla produzione di film con Il Foglio Cinema. Ci racconteresti questa evoluzione?

Tutto è cominciato con l’idea di girare un documentario letterario ispirato ai miei libri presentati al Premio Strega, un lavoro che avesse come scenario Piombino, ma che non si limitasse a quella specifica realtà di provincia. Non ci fermiamo qui, perché abbiamo aperto una collana di DVD – LIBRO inaugurata con l’ultimo film di Roger Fratter, il più noto tra i registi indipendenti. Crediamo che il cinema di Fratter si sposi bene con la filosofia del nostro modo di fare editoria. Il primo titolo di fiction è Donne di marmo per uomini di latta. Fratter è stato il primo regista italiano a tornare al genere horror quando nessuno lo faceva, adesso sta attraversando un momento legato al cinema d’autore, più intimista e impegnato. E poi nei suoi film recitano attrici bellissime! Qui il link al promo del film.

Come nasce “Il cielo sopra Piombino”?

Stefano Simone ha accettato di girare il documentario sulla mia sceneggiatura e ha montato un caleidoscopio di ricordi che scavano nel passato per vedere come siamo diventati e quel che potremo fare nel prossimo futuro. Il cielo sopra Piombino si avvale di musiche suggestive di Federico Botti e della intensa voce narrante di Federico Guerri, oltre che di un’attrice cubana come Dargys Ciberio, nei panni di un Virgilio al femminile che guida lo spettatore per le strade di una provincia di mare, suadente e misteriosa. Completa il quadro la poetica fotografia di Riccardo Marchionni, tra altoforni spenti e calette sperdute, scogliere rocciose e strade di periferie abbandonata. Un mix di bellezza e decadenza.

Di cosa parla il documentario?

Di come è cambiata la provincia nel tempo. Come i miei ultimi libri, prende a modello il grande cinema di Bergman (Il posto delle fragole) e di Pasolini, ma anche la scrittura di Marcel Proust. Si va alla ricerca del tempo perduto, non per mera nostalgia e come laudatores temporis acti, che non avrebbe senso, ma per riscoprire le nostre origini e custodirle gelosamente nel nostro cuore. Il documentario è ambientato a Piombino, quindi non si può fare a meno di parlare del problema Acciaierie che coinvolge la vita di molte famiglie, di un altoforno spento e silenzioso come un gigantesco mostro d’acciaio. Al tempo stesso si racconta il mare, la storia, la bellezza di un promontorio affacciato sull’Isola d’Elba, in un mix di splendore e decadenza che costituisce il fascino di questa parte di Maremma che Bianciardi paragonava a Kansas City. Niente di turistico e di celebrativo, piuttosto un romanzo al cinema, letteratura per immagini. Il titolo che ricorda volutamente un capolavoro di Wenders lo dimostra.

Quali sono state le difficoltà principali che avete dovuto superare per realizzare il documentario?

La totale mancanza di budget. Abbiamo fatto tutto a costo zero, nonostante il patrocinio del Comune di Piombino (gratuito), con tanta buona volontà e attingendo alle magre casse della Casa Editrice per far fronte alle spese vive. I partecipanti al progetto hanno portato le loro specifiche professionalità soltanto per realizzare un’opera, che ritengo importante. Contiamo nelle vendite del DVD per ripianare il bilancio in perdita.

Tre aggettivi per descrivere “Il cielo sopra Piombino”.

Originale. Poetico. Affascinante.

Il cielo sopra Piombino” non sarà l’unico film che Foglio Cinema pubblicherà a maggio. Ti andrebbe di anticiparci anche le altre novità?

A questa domanda credo di aver già risposto, parlando di Roger Fratter. Siamo aperti ad altre collaborazioni e ci piacerebbe pubblicare registi italiani validi che vogliono debuttare e sono ansiosi di farsi conoscere. Basta che ci sia la consapevolezza che pubblicare un DVD è solo il primo passo, dopo serve impegno e costanza per promuovere e diffondere.

Prima di lasciarci, ci daresti i link utili per seguire le attività de Il Foglio Letterario e Il Foglio Cinema?

Il sito è https://www.edizioniilfoglio.com/.

Abbiamo una pagina FB Edizioni Il Foglio e una a mio nome come Gordiano Lupi. Il mio sito è www.infol.it/lupi.

Segue il trailer di Un cielo sopra Piombino.

Recensione ad Adyton, di Diana Maat – Su Finziʘni

Sul blog Finziʘni è apparsa una recensione ad Adyton, la silloge di Diana Maat edita da KippleOfficinaLibraria. Ci piace notare come nella critica sia stata colta l’essenza dell’autrice, ecco parte della recensione:

Diana Maat in questi suoi versi misterici ci invita ad intraprendere un viaggio, un viaggio segreto e a tratti destabilizzante. Quella che si snoda tra le diverse sezioni è una poesia della natura, una poesia magica abitata da dei, animali, erbe e piante. Spunta un «bucaneve tra le torri», «palme», ortiche, la rosa canina, il basilico, il timo, le more, i mirti; bestie selvagge, cigni, lepri, vipere… serpenti guardiani della saggezza, custodi del sapere, abitanti del ventre della Madre Terra.

È «Eden» e poi «Inferno»,  serafini ed «angeli obliqui», polpastrelli e sangue e riti magici. È una poesia selvaggia e pacificante allo stesso tempo, detentrice di verità e di misteri, una poesia terrificante e rassicurante. I versi della Sacerdotessa contengono l’«eco notturno», il canto, il silenzio, promesse e sacrifici, la morte e la rinascita. Decifrare è inutile, bisogna leggere, sedersi nel cerchio, partecipare al cosmo, sentire scorrere la musicalità dei versi, accogliere le parole semplici eppure potenti. Io ho fatto così. Ho permesso a Diana Maat di essermi da guida nel viaggio sapiente, e sto ancora camminando nella Natura.

Nella parte finale della recensione compare un’intervista all’autrice.

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli e interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Diana Maat, Adyton
Kipple Officina Libraria

Collana Versi Guasti – Pag. 68 – 9.99€
Formato Cartaceo – ISBN 978-88-98953-45-5

Collana Versi Guasti – Pag. 37 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-39-4

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Arthur C. Clarke spiega in un’intervista il concetto dell’ascensore spaziale

Arthur C. Clarke, uno dei più grandi autori di fantascienza nella storia della letteratura, propose diversi concetti tecnologici, alcuni dei quali divenuti realtà, come ad esempio l’utilizzo dell’orbita geostazionaria per la comunicazione satellitare. Un altro di questi concetti, l’ascensore spaziale, è rimasto solo sulla carta, ma il concetto potrebbe un giorno rivelarsi fattibile: si tratterebbe di un sistema capace di trasportare merci e persone dalla superficie del pianeta allo spazio, senza l’utilizzo dei razzi. Nel video che segue, Clarke spiega in dettaglio la sua idea.