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Le difficoltà dei piccoli editori in Italia, la narrativa di genere e i talenti italiani: Intervista a CUT UP Publishing

L'editore di CUT-UP, Fabio Nardini

L’editore di CUT-UP, Fabio Nardini

Diamo il benvenuto a CUT UP Publishing e al suo fondatore, Fabio Nardini, per la prima volta ospite delle pagine virtuali di Kipple Officina Libraria. Prima di tutto vi andrebbe di presentarvi?

Molto semplicemente: siamo una casa editrice, pubblichiamo e proponiamo ai lettori i nostri libri, frutto di una collaborazione intensa tra editore e autore. Non siamo editori a pagamento, crediamo nel valore del libro e ci puntiamo, rischiando del nostro. Certo le scelte sono sempre soggettive, discutibili e rivedibili; ma crediamo nella qualità del prodotto, che curiamo in tutti i suoi aspetti, dalla grafica alla correzione delle bozze, dalla promozione alla distribuzione.

Come nasce CUT UP Publishing?

La casa editrice nasce nel 1999, da un progetto editoriale legato alla rivista Cut-Up Magazine dell’immaginario (ne sono usciti cinque numeri tra il 2000 e il 2005). Erano coinvolti oltre a me anche Andrea Campanella e Annamaria Monteverdi. In embrione c’erano già molte delle idee che animano le nostre scelte editoriali di oggi, prima di tutto l’attenzione per la letteratura di genere, il fumetto, quella che una volta si riteneva “letteratura di serie B”. I primi volumi sono usciti come supplementi o allegati alla rivista, poi intorno al 2006 abbiamo fatto il balzo nell’editoria vera e propria, scontrandoci con tutte le difficoltà delle case editrici esordienti. Abbiamo cominciato a pubblicare romanzi, raccolte di racconti, graphic novel, saggistica. C’erano imperfezioni, ovviamente, grafiche ed editoriali, ma molti di quei libri sono state scelte davvero azzeccate, che continuano a circolare a distanza di molti anni.

16121532_1016556885115331_1179294587_oQuali sono gli obiettivi della casa editrice?

Nel corso degli anni abbiamo cercato di sviluppare una nostra precisa linea editoriale, centrata sul fumetto di qualità e sui lavori grafici, sulla saggistica e sulla letteratura di genere (horror, ma anche fantascienza, noir, trhiller…). Attualmente abbiamo in piedi diverse collane, ognuna caratterizzata da un particolare progetto editoriale: Neon, ad esempio, è centrata sui nuovi autori, giovani in senso anagrafico o editoriale, Incubazioni è dedicata alla narrativa Horror e Splatterpunk illustrata, Suture si occupa di saggistica e di “dietro le quinte” sul mondo delle arti (fumetto, letteratura, cinema, ecc…), Nerotika è dedicata alla narrativa noir e “poliziottesca”, mentre Cartilagini (siamo sempre un po’ sanguigni, anche nella denominazione delle collane) ospita fumetti e artbook. Poi c’è l’ultima nata, Immaginaria, dove presenteremo narrativa legata alla fantascienza, alla speculative fiction, allo Steampunk e all’immaginario in generale.

Quali sono gli autori di punta CUT UP Publishing?

Consideriamo ogni nostro autore ugualmente importante, e curiamo ogni libro come se fosse unico. Promuoviamo quindi anche alcuni autori esordienti (voglio ricordare, tra gli altri, Stefano Lazzarini, Pierluca Cozzani, Marco Marino, Marco Greganti), ma pubblichiamo principalmente scrittori e sceneggiatori affermati e già attivi da tempo (Stefano Fantelli, Paolo Di Orazio, Moreno Burattini, Caleb Battiago, Alda Teodorani, Antonio Tentori, Danilo Arona, Antonio Caronia… e stanno per arrivare anche Davide Barzi e Leonardo Valenti), ma anche disegnatori molto apprezzati dai lettori di fumetti (Oskar, Alessandro Poli, Enzo Rizzi, Dario Viotti, Giampaolo Frizzi e Armando Rossi) e abbiamo acquisito, grazie al nostro responsabile dei diritti esteri Alessandro Manzetti (che è anche nostro autore e unico italiano vincitore del prestigioso Bram Stoker Award), anche nomi internazionali come Peter Straub, Richard Laymon, Ramsey Campbell, Jack Ketchum e altri che stanno per arrivare). Ognuno di loro contribuisce a delineare il profilo della nostra proposta editoriale.

16121670_1016557588448594_568073618_oQuali difficoltà devono affrontare i piccoli editori in Italia?

Parlare di tutte le difficoltà della piccola e media editoria in Italia vorrebbe dire aprire il libro della lagnanze: si potrebbe partire dalle arretratezze e chiusure del mercato distributivo per arrivare alla logica clientelare o amicale che muove la quasi totalità dei recensori o comunque di chi dovrebbe segnalare i libri ai lettori, al disinteresse degli operatori pubblici (biblioteche, assessorati alla cultura). Senza parlare ovviamente dei problemi strutturali, la scarsa abitudine alla lettura, la debolezza in genere del mercato editoriale italiano, la lunga stagnazione economica. Fare l’editore in Italia è un azzardo che richiede caparbietà, ostinazione, grande passione e voglia di fare.

Come immaginate il panorama del fantastico italiano fra dieci anni?

Ops, la sfera di cristallo è momentaneamente fuori uso. A parte gli scherzi, probabilmente non ci saranno enormi differenze rispetto all’oggi. È sperabile che la moda delle interminabili saghe fantasy riduca il suo impatto, che una fantascienza intelligente e innovativa riprenda il suo posto e che una critica attenta se ne accorga, che l’Horror ritorni a essere il termometro dei malesseri e dei turbamenti di una società in trasformazione. Ma forse, detto così, sembra un po’ troppo un ritorno agli anni Ottanta. Il bello del futuro è che imprevedibile.

Prima di lasciarci, vi andrebbe di segnalarci i link utili a seguire le attività CUT UP Publishing?

C’è il nostro sito, ultimamente rinnovato in modo radicale, www.cut-up.it, e poi abbiamo ovviamente una pagina Facebook, sempre molto attiva, che vi invitiamo a visitare.

Intervista a cura di Roberto Bommarito

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Ray Bradbury: l’importanza di essere folli, lo stupendo video animato

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Oggi vi proponiamo un altro video di Blank on Blank, questa volta dedicato al grande autore di fantascienza Ray Bradbury. Blank on Blank è un canale YouTube che associa estratti di interviste a grandi autori e personaggi dello spettacolo con dei video animati davvero molto ben eseguiti. In questo particolare video che vedrete il grande autore statunitense, noto per capolavori come Cronache marziane e  Fahrenheit 451, parla dell’importanza per l’autore di fantascienza di essere “folle”. 

 

 

Strani giorni: Autointervista con domande implicite – parte seconda

La seconda parte dell’autointervista di Ettore Fobo, comparsa sul suo blog, riguardo la sua silloge Il diario di Casoli edita da Kipple. La prima parte è Qui.

Proprio la musica ha un ruolo centrale in Diario di Casoli. In quel periodo ero ipnotizzato da “Music for Airports” l’album di Brian Eno, lo ascoltavo continuamente. Penso – e in realtà spero – che quelle melodie avvolgenti, circolari, quelle spirali melodiche, mi abbiano influenzato. Poi rompevo l’incantesimo di quella musica, con il ruvido suono dei CCCP, con la cantillazione ipnotica alternata al grido di Giovanni Lindo Ferretti, vi aggiungevo la dolce, cinica per gioco, fintamente ubriaca, di sicuro ironicamente dannata, musica di Guccini, maestro di poesia nei suo meravigliosi testi, secondo me, i migliori della musica italiana e penso, per esempio, a una delle canzoni degli anni ‘90, neanche fra le più note, “Lettera”. Citerei i Grateful Dead, rivelazione di quell’estate, gruppo che conoscevo superficialmente. Sono entrato dentro quel mondo musicale fra psichedelia e folk e mi sono molto divertito. Ascoltavo Crosby Stills e Nash, per esempio. C’erano i Doors, naturalmente ma quelli li ascolto sempre. E i Velvet Underground, sì, quasi sempre. Che altro? Non so, Battiato, ma soprattutto come autore per Giuni Russo, Alice. Ascoltavo quell’eccezionale album che è “Energie”, dove la voce di Giuni Russo ritma la follia metropolitana, l’alienazione, l’ allucinazione urbana. Penso che tutto questo mi abbia influenzato durante la scrittura di “Diario di Casoli”, io scrivo spesso ascoltando musica e i miei percorsi musicali sono strani, come si è visto da quello che ho appena detto.

Sento di aver ingannato il lettore, in quanto poeta è mio compito, naturalmente, il bucolico è solo il travestimento di un poema che realizza altro: la fuga di colui che è “passato al bosco” come recita più o meno Jünger. Ecco Diario di Casoli è traccia di questa illuminazione, che naturalmente trattandosi di poesia è finta, anche nel senso etimologico di modellata, costruita, artefatta.

Carl Sagan sulla possibilità di vita extraterrestre, la video intervista

 

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Carl Sagan, uno dei più grandi divulgatori scientifici dello scorso secolo, in questo video parla della possibilità di vita extraterrestre su altri pianeti e che forma potrebbero avere questi organismi. Un video interessante che fa riflettere sul modo, forse a volte troppo ingenuo, come gli extraterrestri vengono spesso rappresentati da Hollywood.

 

Strani giorni: Auto – intervista con domande implicite – parte prima

Sul blog di Ettore Fobo la prima parte di un’autointervista che verte sul suo lavoro Il diario di Casoli, edito da KippleOfficinaLibraria.

Ecco, io mi sento sempre un poeta onirico, notturno, che, però, arde dal desiderio di cantare la luce. L’ambientazione montana (si tratta di una mistificazione in realtà, si dovrebbe dire che Casoli è in collina ma io l’ho trasformato in luogo montano) l’ho sentita e l’ho vissuta così, come prodigio di luce e ombra, che si disputano la scena nel loro quotidiano alternarsi. Nel mio poema spero che questo prodigioso alternarsi si veda anzi, si senta.

Mia ambizione era far apparire queste zone della Toscana, la valle di Lima, soprattutto ma anche la Garfagnana, come luoghi esotici, realmente altri. Il mio vuol essere un poema luminoso che non dimentica che la poesia è fondamentalmente tenebra o meglio penombra, la penombra boschiva, in questo caso. Ecco il vero cuore dell’altrove, l’ animalesca alterità del bosco, della civetta, della volpe, del cervo, del cinghiale etc.

“La vera vita è altrove.” Così Rimbaud potrebbe sigillare il poema con questo suo verso. Casoli diventa altrove dove la vera vita si può manifestare ma ecco… la vera vita non può essere raccontata, così Tonelli parla giustamente per il mio poema di viaggio verso “l’impossibilità della parola”. Infatti, la parola è insufficiente a svelare il mistero dell’altrove al tempo stesso essa è la soglia che ci permette di accedere a un’epifania del sacro. La poesia si toglie la maschera di costrutto intellettuale e si rivela religiosa, ma in maniera primitiva e forse caotica. Poesia come religione del silenzio. Musica che onora il silenzio.

Siamo in attesa del seguito dell’autointervista, in attesa di nuovo materiale interiore e psichico che sveli altri movimenti dell’anima di Ettore. Grazie…

LUKHA B. KREMO… E PULPHAGUS® « Intervista su La zona morta

Su LaZonaMorta c’è una bella intervista al nostro editore Lukha B. Kremo e fresco vincitore del Premio Urania 2015 col suo Pulphagus®, fatta da Filippo Radogna in occasione della presentazione avvenuta a Roma pochi giorni fa cui ha partecipato anche buona parte della redazione Kipple – Sandro Battisti e Ksenja Laginja.

Ecco uno stralcio significativo della chiacchierata:

C’È UN FILO ROSSO CHE PUÒ ACCOMUNARE “PULPHAGUS®” AI TUOI LAVORI PRECEDENTI?

A breve per la casa editrice Delos sarà pubblicata la trilogia “I nerogatti di Sodw”, quella praticamente chiude tutti i mie romanzi precedenti, infatti con  “I nerogatti” c’è un legame molto stretto. Questo romanzo, invece, rappresenta un percorso nuovo. Non ci sono legami con le altre opere a parte le tematiche di cui sono innamorato quindi il kipple, la spazzatura, lo scarto e il suo riutilizzo. In realtà è un percorso nuovo quello che voglio intraprendere.

ERI GIUNTO TRE VOLTE FINALISTA AL PREMIO URANIA. TI ASPETTAVI QUESTA VITTORIA?

Ci speravo. Anche se dopo le precedenti esperienze, per evitare altre delusioni, oramai facevo  finta di avere già perso anche perché  in quest’ultima edizione tra i  finalisti c’era Clelia Farris che è molto quotata ed Emanuela Valentini… Poi, un giorno mi ha telefonato il curatore di Urania, Giuseppe Lippi, e mi ha comunicato che avevo vinto dicendomi: “Il tuo è un gradino sopra gli altri romanzi, perché ha un’originalità veramente spiccata”….

A COSA SI RIFERIVA IN PARTICOLARE LIPPI?

Anzitutto alla questione delle parole tassate che danno un’espressività e un sapore diverso al libro e questa cosa contraddistingue il romanzo in modo preciso.

Scrittura, mostri e il muro dell’indifferenza da abbattere: intervista all’autore Marco Cardone

img_7459Ciao Marco, è un piacere averti ospite qui, fra le pagine virtuali di Kipple Officina Libraria. Per chi non ti conoscesse ancora, ti andrebbe di presentarti?

È un piacere per me essere qui con voi, grazie per lo spazio. Per i molti che ancora non mi conoscono, riassumerò dicendo che sono uno scrittore specializzato in narrativa “di genere” con una spiccata propensione per il fantastico, una macro area che spazia dall’horror alla fantascienza. Credo di avere una gavetta abbastanza lunga alle spalle, a fronte di un ridotto numero di pubblicazioni. Come tu ben sai, avendo diviso alcune di quelle esperienze con me, ho partecipato a molti contest on line, esperienza assolutamente formativa che consiglio a chiunque si voglia approcciare in modo serio il mestiere dello scrittore (“mestiere” inteso come attività svolta in modo serio e professionale, non nell’accezione di “lavoro con cui potersi mantenere”). Sui forum di XII, La Tela Nera e Minuti Contati ho gareggiato con decine di racconti, format narrativo che a lungo ho prediletto. Il mio esordio come scrittore, tuttavia, è precedente: nel 2011, partecipando a un concorso, riuscii a piazzare due racconti in un Giallo Mondadori. Da allora sono stato pubblicato in diverse raccolte e fanzine, ho curato antologie, ho scritto per la pubblicità e, infine, sono passato al romanzo nel 2015 con Acheron Books, per la quale ho dato alle stampe “Italian way of cooking”, opera cross gender che mi sta dando molte soddisfazioni. La mia ultima esperienza come scrittore è la sceneggiatura, cui sono approdato da meno di un anno ma che già mi vede coinvolto in una stesura a tre di un film la cui lavorazione dovrebbe cominciare l’anno venturo. Tradotto: a volte ci vuole anche un po’ di culo, nella vita.

Ci descriveresti il tuo percorso creativo, dall’idea alla sua realizzazione sul foglio?

Tormentato. Lo paragonerei a una forte nausea. A volte l’ispirazione è forte, come un malore improvviso che ti costringe a rigettare senza preavviso, lì dove ti trovi, per quanto inopportuno e imbarazzante possa essere. In altri casi, la maggior parte per la verità, si tratta di ondate crescenti di disagio, simili a vertigini e dolori che, prima dei veri conati, ti affliggono facendoti desiderare che tutto finisca in fretta. Il tormento, di solito, termina quando riesco a mettere nero su bianco la struttura narrativa, sempre a mano, su un foglio di carta. A quel punto mi sblocco: come un tribuno romano su un triclinio, pronto a ricominciare a ingozzarsi dopo aver svuotato lo stomaco, io posso partire di slancio con la stesura dopo aver definito gli elementi di fondo e gli snodi della trama. Non di rado succede che molti dettagli della storia emergano da sé, a completare l’intelaiatura che ho progettato o persino a modificarla. Ma a quel punto bisogna arrivarci, e non è per nulla piacevole.

In buona parte, in effetti, sposo la teoria di King, che descrive le storie come fossili nascosti e preesistenti che l’autore ha solo il compito di disseppellire. Per me il processo è volontario per la prima parte, poi passa subentra una zona inconscia che la sa molto più lunga di me.

In tutto ciò, non può essere trascurata la fase più dura del lavoro: la documentazione. È fondamentale investire molto tempo a informarsi su ogni argomento trattato nella storia, persino in maniera sovrabbondante. Ciò che non entra nelle pagine dei libri direttamente, filtra comunque in modo indiretto, arricchendo la narrazione di verosimiglianza e fascino. Un narratore documentato e consapevole avrà un fraseggio più chiaro e sintetico, capace di generare fiducia nel lettore e convincerlo ad abbandonarsi alla lettura. La sicurezza, nella vita, conferisce forza, eleganza e fascino; la scrittura non fa eccezione.

copiwocPer un autore leggere non è solo importante, ma fondamentale. Quali sono i tre libri che hai più amato e perché?

Domanda da crisi esistenziale. Ho amato troppi libri per poterne scegliere tre a cuor leggero. Inoltre, quelli che più mi hanno colpito non coincidono necessariamente con quelli per me maggiormente formativi come scrittore. Se proprio avessi una pistola alla testa, nominerei It di King, Illusioni di Richard Bach e Il paradiso degli orchi di Pennac. Ma devo molto anche ad autori come Palahniuk, Asimov e Calvino.

It per la struttura magistrale e la capacità espressiva; Illusioni per il disincantato misticismo di fondo, Il paradiso degli orchi per lo stile e l’ironia sublime.

Noterai che ho menzionato solo un italiano, cosa che rammarica me per primo. Che posso dire? Sono figlio dei miei tempi. Però ho scelto di fare di questo 2016 un anno sabbatico in cui sto leggendo (nel poco tempo che ho) solo autori italiani, possibilmente estratti dal variopinto mondo dell’underground fantastico nostrano.

Chiudo il punto segnalando un saggio dei primi anni ’90, autentica fonte d’ispirazione fantascientifica per me e che credo ai lettori del blog potrà interessare: “Fisica dell’immortalità”, di Frank J. Tippler, professore del M.I.T., teso a dimostrare la possibilità di vita dopo la morte e la stessa esistenza di Dio attraverso lo stato dell’arte della fisica quantistica di quegli anni. Una lettura davvero singolare e intrigante, checché se ne possa pensare.

Che storia racconti nel tuo romanzo Italian Way of Cooking?

Una storia molto italiana, che parla di una persona normale, afflitta da problemi enormi quanto comuni nell’Italia dei giorni nostri: debiti, banche, ingiustizie istituzionali, senso d’impotenza e incertezza su come sbarcare il lunario e sul futuro dei figli. La banalità del male, insomma (citazione indegna, lo so, ma chiariva bene il concetto).

In questo contesto s’inserisce l’elemento sovrannaturale, carico di significati simbolici. I mostri esistono e il protagonista del romanzo, Nero, lo scopre per caso, quando uno di loro entra nel suo ristorante in crisi e cerca di mangiarsi i suoi figli. Nero lo uccide per difendere la sua famiglia e a quel punto, dove di solito le storie classiche finiscono, IWOC comincia. L’eroe ha vinto, ma rimane un’ingombrante carcassa di cui disfarsi. La scoperta che la carne di mostro è deliziosa se cucinata cambierà la vita di Nero e gli darà una nuova speranza. E molti altri problemi, ovviamente.

Tre parole per descrivere Italian Way of Cooking.

Divertente. Originale. Irriverente.

Per quanto riguarda il mondo editoriale, quali insidie sono sempre in agguato per uno scrittore che cerca di affermarsi in Italia?

Nessuna in particolare. Quel che ammazza le ambizioni degli scrittori italiani, di solito, è l’indifferenza. Sia delle grandi case editrici, prone quasi solo a logiche commerciali e non più interessate a svolgere il ruolo di selettori di opere di qualità, sia dei lettori, che innanzi tutto scarseggiano e, nel caso del fantastico, sono non tanto esterofili, quanto proprio italiofobi.

Certo, le case editrici a pagamento spesso sono trappole che campano sull’ego di autori alle prime armi e molti agenti letterari (non tutti, chiariamo) millantano risultati per l’onorario di una (costosa) scheda di lettura, ma sono mali che una persona normodotata impara di solito ad evitare dopo la prima fregatura. La mancanza di afflato artistico dell’editoria e l’indifferenza del pubblico, invece, sono ormai piaghe congenite e ben più difficili da combattere.

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Come immagini il futuro della letteratura italiana, incluso ovviamente la letteratura di genere?

Un anno fa avrei risposto: nefasto. Oggi intravedo un piccolo barlume di speranza, che tristemente non arriva dal mercato dei libri ma da quelli del cinema e dei fumetti. Film come “Il racconto dei racconti” e “Lo chiamavano Jeeg Robot” rischiano di fare la differenza nella percezione del pubblico nostrano del fantastico; la crescente e sempre più trasversale attenzione verso i comics e i manga, d’altro canto, stanno avvicinando nuovi lettori ai generi fantastici, e alcune positive ricadute si vedono anche nell’ambiente editoriale della narrativa di genere.

Faccio una piccola digressione sul perché, a mio avviso, siamo afflitti da tanta italofobia, tanto che, nel nostro Paese, il detto “nemo profeta in patria” ha una valenza doppia, se non tripla: credo che le radici del nostro rifiuto per la narrativa nostrana, elemento che costituisce di solito una valida cartina di tornasole dei cambiamenti sociali e culturali delle nazioni, siano da ricercare nel moto di ripulsa per il nazionalismo fascista del primo dopoguerra, esasperato dalla dipendenza politica ed economica degli anni seguenti da due blocchi contrapposti e antitetici (Stati Uniti e U.R.S.S.), accomunati dal solo tratto di essere esteri. Per troppo tempo gli ideali, gli afflati e le suggestioni hanno avuto volti stranieri. Tornare indietro non sarà uno scherzo, e se accadrà non sarà con la sola forza dei libri, come dicevo, ma soprattutto grazie all’aiuto di altri media.

Il segreto per nutrire ottimismo, però, è il realismo: pur nell’ipotesi che questi elementi aiutino davvero l’editoria di genere e che una svolta positiva possa essere alle porte, non bisogna comunque immaginare un cambiamento drastico, un’inversione totale di tendenza. Un giovane autore che culli il sogno di vendere milioni di copie del suo romanzo steampunk rischia di andare incontro a cocenti delusioni. Se però ipotizzassimo che, nel medio termine, un numero maggiore di piccole case editrici specializzate in ambiti specifici possa essere in grado di sopravvivere e consentire ai propri autori di farsi conoscere a qualche centinaio di lettori, beh, quella sarebbe un’aspettativa più realistica.

… Ok, voglio essere del tutto onesto, perché rileggendo il pezzo qui sopra l’ho trovato fin troppo pragmatico e saccente. La verità è che io, come tutti quelli dell’ambiente, ci spero che la gente un bel giorno torni a leggere, e magari cominci a capire che generi come il fantasy o la fantascienza sono vera letteratura, non cose strambe per le quali alzare un sopracciglio o scrollare le spalle. Quelle, in fondo, sono le stesse persone che spendono 10 euro per andare al cinema a vedere Thor o gli Avengers, che trattano di wormhole, divinità con superpoteri, intelligenze artificiali e manipolazione del genoma umano. Lo ammetto, sì, ci spero davvero le persone capiscano quanto sia divertente leggere. Poi, però, mi ricordo di essere un adulto, e allora mi limito a fare il mio, aspettare sulla riva del fiume e pregare che un manga o una produzione cinematografica indipendente ci salvi.

Hai in cantiere qualcosa di nuovo e, se sì, quando potremo leggerlo?

Come accennavo, sono impegnato nella sceneggiatura di un film, del quale non posso parlare per vincolo contrattuale. Ho inoltre in lavorazione un romanzo dal titolo Mafia for Rent, un non-fantastico dai tratti comunque parecchio borderline, che tuttavia ormai finirà in coda al seguito di Italian way of cooking, che l’editore ha richiesto vista la buona accoglienza di pubblico e critica (e che avrei comunque scritto, ma non diteglielo…). Oltre al secondo romanzo di IWOC, credo lavorerò a un paio di novelle di fantascienza già esistenti, per le quali due diversi editori hanno manifestato interesse.

img_7463Prima di lasciarci, ci daresti i link utili a seguire le tue attività?

Purtroppo non ho un sito internet, né una pagina facebook da scrittore. Sono un po’ orso e, non basandomi sulla scrittura per vivere (purtroppo), non ho mai provveduto in questo senso. Posso segnalare però la pagina Facebook di Italian way of cooking, sulla quale raccolgo recensioni e novità sul romanzo e i suoi seguiti, il primo dei quali, come dicevo, dovrebbe arrivare l’anno prossimo.

Grazie ancora per lo spazio e un saluto a tutti i lettori. Un’intelligenza superiore vi benedica.

Intervista a cura di Roberto Bommarito