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Una chiacchierata con Lukha B. Kremo, vincitore del premio Robot – Penne Matte

Su PenneMatte è uscita una bella intervista al nostro editore Lukha B. Kremo. Molte le domande, pertinenti al suo ruolo di editore e anche di vulcanico connettivista, ma pure di compositore musicale, di artista e autore a tutto tondo insomma; eccone uno stralcio.

Da anni ormai sei al lavoro anche nel ruolo di editore con Kipple. Hai messo su due premi, uno per romanzi e uno per racconti, e sei sempre alla ricerca di autori che si muovono nel genere della fantascienza. Ci faresti tre nomi di autori italiani attuali che secondo te sono imprescindibili?

Per quanto riguarda gli imprescindibili direi di scolpire il nome di Valerio Evangelisti e aggiungere Lino Aldani e Vittorio Catani. Poi, è chiaro che se uno vuol scoprire cosa sta succedendo nella fantascienza italiana degli anni 2000, ci sono altre due decine di nomi, ma se faccio un elenco poi mi accusano sia di aver fatto nomi di amici, sia di non aver fatto altri nomi, per cui voglio citare solo Franci Conforti (che ha vinto l’ultimo Premio Kipple) e Davide Del Popolo Riolo (che l’ha vinto due anni fa), due autori già a un ottimo livello ma anche promettenti, nel senso che il meglio, secondo me, deve ancora venire (Non sono miei amici, eh, li ho visti solo di sfuggita, ghghghgh).

Di recente Delos ha pubblicato il libro Nuove Eterotopie, una raccolta di storie a opera del movimento connettivista, di cui tu sei membro attivissimo. Ci saranno presto novità anche su questo versante? Altri romanzi, o magari qualcosa che al momento non riesco neanche a immaginare?

Sì. Credo qualcosa che tu non riesci nemmeno a immaginare, di cui non posso parlare e che potrebbe articolarsi in complessità similfrattali da non riuscire nemmeno a descrivertelo. Ci stiamo lavorando. Ma non sarà pronto presto. Per il momento ci godiamo ancora Nuove Eterotopie, perché per noi rappresenta una pietra miliare, il punto di arrivo e di ripartenza. Il Connettivismo proseguirà con una nuova linfa, probabilmente con modalità diverse, ma con lo stesso entusiasmo artistico che si respira nel Manifesto.

Seguo con interesse anche la pagina Facebook, e il blog, di Nazione Oscura Caotica, un movimento artistico che ha creato una Nazione immaginaria con una propria Costituzione, una propria moneta, ecc. Nel blog infatti si parla soprattutto di attualità, politica internazionale e altre questioni che di recente stanno turbando i sonni del pianeta Terra. Quanto è importante la politica internazionale nella tua visione letteraria? E soprattutto, esistono bunker antiatomici nel caso in cui scoppi una guerra nucleare (giusto per sapere se devo fare il biglietto per Livorno…)?

Fondamentale. Non c’è un mio romanzo che non affronti la politica internazionale, sempre in modi e sensibilità diverse, senza appesantire la lettura e senza privarla della funzione principale della narrativa, che è quella di evadere dalla realtà riflettendo sulla realtà stessa. Spesso sono presenti distopie, e nel mio primo romanzo Il Grande Tritacarne, così come nella Trilogia degli Inframondi, c’è la minuziosa descrizione di una serie di piccole utopie e distopie, dove si affrontano problematiche sociali e religiose, politiche e storiche, ma anche economiche e finanziarie. Ci sono anche micronazioni fittizie (come quella che ho fondato io), criptonazioni e infranazioni (nazioni a cavallo tra un universo e l’altro). Abbiamo un bunker, certo, non si trova a Livorno, ma a Torriglia, in provincia di Genova. Non so se è a prova di radioattività o Sarin, ma è fatto di solida pietra ligure. Come armi disponiamo di un arsenale delle tanto vituperate armi chimiche. Non credo siano bandite dalla Convenzione di Ginevra: sono decine di fiale puzzolenti.

Sherlock Holmes e l’ultima rivelazione: intervista ad Alessandro Napolitano, vincitore dello Sherlock Magazine Award 2017

Alessandro Napolitano

Ciao Alessandro, è un piacere riaverti ospite qui fra le pagine virtuali di Kipple. Oggi non sei qui a nome di Electric Sheep Comics ma come autore campione del concorso letterario Sherlock Magazine Award 2017 con il racconto “Sherlock Holmes e l’ultima rivelazione”. Ma prima di iniziare, per chi non ti conoscesse ancora, ti andrebbe di parlarci del tuo percorso creativo?

È sempre un piacere scambiare quattro chiacchiere con gli amici di Kipple. Il percorso creativo parte da lontano, con ogni probabilità dai tempi della scuola media. Pur non essendo stato un alunno modello, ho sempre avuto molta confidenza con l’italiano e in particolare con la composizione dei temi. Con il passare degli anni e l’arrivo di internet, ho avuto la possibilità di frequentare diversi siti letterari e mi sono messo alla prova con altri scrittori esordienti. Oggi, alcuni di loro, pubblicano con le più importanti case editrici italiane e averli incrociati è stata per me un’indubbia palestra di scrittura. Piano piano ho preso fiducia e ho iniziato un percorso personale, scrivendo racconti per concorsi sempre più importanti fino a raccogliere nell’ultimo anno alcune buone soddisfazioni. Mi diverto molto a partecipare, a mettermi in discussione e a cercare sempre una strada nuova per migliorare.

Com’è stato vincere lo Sherlock Magazine Award 2017?

Inaspettato e per questo molto emozionante. Ho conteso la vittoria ad autori estremamente capaci ed esperti, alcuni già vincitori del premio e con esperienze di pubblicazione di racconti su Holmes. Essere scelto per condividere con loro la finale del Premio mi era sembrato già un motivo di orgoglio. Poi è arrivata la e-mail che mi annunciava la vittoria dello Sherlock Award. Confesso di averla riletta due volte per essere sicuro di averla capita!

Ce la dai un’anticipazione sul racconto vincitore “Sherlock Holmes e l’ultima rivelazione”?

Il Dottor Watson, appena appreso della morte di Sherlock Holmes per mano del Professor Moriarty, viene a conoscenza di un’inquietante rivelazione, capace di gettare un’ombra sul passato del più amato investigatore di tutti i tempi. Il racconto ha una collocazione precisa dentro il Canone: la storia è narrata dopo il racconto “L’ultima avventura” e prima di “L’avventura della casa vuota”, dove Doyle consegnerà per la seconda volta Holmes al suo pubblico.

Quando e dove potremmo leggere “Sherlock Holmes e l’ultima rivelazione”?

Il racconto verrà pubblicato entro l’estate sulla rivista cartacea Sherlock Magazine, editore Delos Digital. La casa editrice lo renderà presto disponibile anche nella versione elettronica nella collana “Sherlockiana”.

Disegno di Lorenzo Nicoletti

Quali sono le tue influenze principali?

Sono onnivoro in fatto di letture. Mi colpisce il titolo e leggo. Mi piace il disegno delle copertine e metto il libro nella lista dei desideri. Fantascienza e thriller sono i generi nei quali mi rifugio se non ho particolari ispirazioni, altrimenti leggo di tutto e il più possibile.

Secondo te, quali sono le difficoltà maggiori che deve affrontare un autore emergente nel panorama italiano della letteratura di genere?

Mi sento di fare un discorso più generale e non limitato al solo panorama degli autori emergenti italiani. La difficoltà maggiore è ricevere attenzione. È difficilissimo, anche per le persone preparate e con ancora tanta voglia di crescere e imparare, riuscire a farsi ascoltare. Parliamo in tanti e nessuno ascolta le parole di chi gli è accanto. Questo è un bel problema e non vedo come potremmo venirne a capo.

Ti va di parlarci dei tuoi progetti futuri?

Divertirmi a scrivere è alla base dei miei progetti futuri. Continuerò a partecipare ai concorsi letterari, cercando di alzare l’asticella della difficoltà. Sono sempre invogliato a condividere le mie esperienze letterarie e a imparare dagli altri. Nel 2017 sono stato tra i finalisti del Premio Urania Short Mondadori. Da quell’esperienza è nata una collaborazione con alcuni autori che hanno condiviso insieme a me la finale. Ci siamo dati un nome, “Collettivo Italiano Fantascienza” che sintetizza un progetto a supporto della divulgazione della fantascienza nostrana, mettendo al centro delle storie proprio la nostra Italia. Spero di potervi aggiornare presto sull’evolversi di questa esperienza.

Trasformare con le parole i sogni in realtà: intervista a Linda De Santi, vincitrice dell’Urania Short 2017

Ciao Linda. Per chi non ti conoscesse ancora, ti andrebbe di parlarci un po’ di te?

Mi mette sempre un po’ in imbarazzo parlare di me. Sono una persona con un’irriducibile passione per la fantascienza. Approfitto di ogni minuto libero per scrivere, compro più libri di quanti ne riesco a leggere, amo le conversazioni su romanzi e scrittura, odio le polemiche sui social, sono una gamer con troppe ore di sonno arretrato.

Raccontaci com’è stato vincere il Premio Urania Short.

Un’emozione fortissima, soprattutto perché non mi aspettavo assolutamente di vincere. Figurati che, dopo la proclamazione, sono rimasta seduta tra il pubblico, credendo che fosse un sogno (mi sono riavuta solo quando mi hanno detto di alzarmi per andare a prendere il premio…).
Urania ha un grande significato per me. A casa ho una libreria dedicata interamente ai libri della serie. Sapere che un mio racconto avrebbe fatto parte della collana è stata un’emozione indescrivibile.

Quali credi che siano le difficoltà maggiori con cui deve confrontarsi uno scrittore emergente di genere in Italia?

Credo che una delle difficoltà principali sia farsi leggere. Purtroppo non basta più avere delle buone idee e un bello stile di scrittura: oltre ad essere bravi, oggi bisogna anche sapersi promuovere, andare in cerca di lettori, avere una strategia, seppure minima, in mente. Non è facile, considerato che, se scrivi, di solito non hai tempo per farti promozione.
Poi bisogna dire che dipende dal genere. In Italia la narrativa di fantascienza non ha un pubblico numeroso ed emergere è più difficile. Però è anche un genere che permette di spaziare molto e di raggiungere, potenzialmente, fette di pubblico più grandi. Ci vogliono bravura, intraprendenza, conoscenza della realtà in cui ci si vuole affermare, pensiero laterale.

Quali sono gli autori che ti hanno influenzato maggiormente e perché?

Philip Dick, Aldous Huxley, Greg Egan, Neil Gaiman, Kage Baker, Ted Chiang. Amo molto anche la fantascienza cinese. Aggiungo pure Garth Ennis, anche se è un fumettista.

Se potessi esprimere un desiderio legato al mondo della scrittura, quale sarebbe?

Vorrei che la scrittura venisse considerata un mestiere in tutto e per tutto, non più solo un hobby per chi ha tempo da dedicarle. Mi piacerebbe che alle persone che dicono: “Mi licenzio per dedicarmi interamente alla scrittura,” venisse detto: “Beh, almeno camperai facendo quello che ti piace”, piuttosto che: “Sei pazzo, finirai in mezzo a una strada domani”. Credo che anche la qualità delle pubblicazioni ne gioverebbe: se puoi dedicare tutto il giorno a qualcosa, e quello che guadagni dipende da quanto sei bravo, ti impegni a fondo per raggiungere dei bei risultati.

Prima di lasciarci, ti andrebbe di parlarci dei tuoi progetti futuri?

Intanto ti ringrazio per quest’intervista. Per quanto riguarda i miei progetti futuri, sto scrivendo dei racconti per alcune antologie e sto portando avanti un progetto, per ora ancora segreto (ma non per molto) con i finalisti del Premio Urania Short.
Per il momento continuerò a dedicarmi alla narrativa breve, anche se in futuro mi piacerebbe dedicarmi alla stesura di qualcosa di più lungo. Vedremo.

Isaac Asimov e il futuro dell’Uomo nello spazio: l’intervista tradotta in italiano

Isaac Asimov non ha di certo bisogno di presentazioni. Più di chiunque altro, l’autore americano è riuscito a dare, anche grazie al suo impegno come divulgatore scientifico, un volto alla fantascienza riconoscibile anche da chi solitamente non ama il genere. In questa intervista del 1981 che vi segnaliamo in coda al post, Asimov parla del futuro dell’Uomo nel cosmo, un tema a lui caro che ci invita a riflettere sulle sfide che attendono la nostra specie. Buona visione!

 

 

 

 

Stan Lee: le dieci regole per il successo

 

Stan Lee, uno dei più grandi fumettisti della storia nonché editore e produttore cinematografico e televisivo, ha ottenuto un successo artistico che in pochissimi possono vantare. Proprio per questa ragione, chi meglio di lui può dare i consigli giusti per ottenere successo come fumettista (e non solo)? Il seguente video è un collage di interviste fatte al grande fumettista ed illustrano le dieci regole d’oro per il successo secondo Stan Lee.

Philip K. Dick: la stupenda intervista di Charles Platt

Philip K. Dick è senza alcun dubbio uno dei più grandi (e originali) autori americani del secolo passato. Oggi vi presentiamo questa intervista, una delle poche che esistono dell’autore californiano, registrata nel 1979. Charles Platt intervista Dick, parlando di tanti argomenti diversi, dagli autori che lo hanno ispirato alle sue esperienze con sostanze allucinogene.  

Ray Bradbury parla di Fahrenheit 451, l’intervista

Ray Bradbury, uno dei più grandi autori di fantascienza del secolo passato, di sicuro non ha bisogno di introduzioni. Nel video che vi presentiamo oggi, Bradbury parla di uno dei capolavori che ha contribuito a renderlo uno scrittore immortale: Fahrenheit 451, edito in Italia col titolo “Gli anni della fenice”. È un’intervista molto interessante, che senza ombra di dubbio qualsiasi fan dell’autore saprà apprezzare. Buona visione!