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Kipple presenta Robotfetishism, catarsi di sesso tecnologico estremo

Kipple Officina Libraria vi accompagna verso i meandri perversi di una sessualità cibernetica e quantica con il racconto Robotfetishism, di Domenico Mastrapasqua e Marco Moretti, due degli autori più intriganti ed estremi che il Connettivismo abbia mai espresso da oggi coverdisponibile in ebook nell’ambito della collana Capsule.
L’evoluzione del sesso quantico si esprime attraverso rivoli d’inventiva unica, in Kipple si continuano a sperimentare cose che gli umani…

Sinossi

Un groviglio di carne modificata e di sensi estremi imbevuti di sessualità trascendentale, per descrivere momenti di sesso quantico deviato da indefinibili sfumature della Singolarità tecnologica, incubi di peccato inenarrabile per l’attuale umanità ancora impregnata di pensieri puritani e ipocriti. Riusciremo davvero a sfociare in una società come quella descritta da Domenico Mastrapasqua e Marco Moretti, due degli autori più intriganti ed estremi che il Connettivismo abbia mai espresso?
Un giro per i locali degradati di connessioni e software senziente che s’impadronisce degli avventori poco perspicaci caratterizza questo racconto, lo sperma e le pratiche più estreme della prossima umanità divengono emissioni di un’unicità olografica, per descrivere la parte invisibile del nostro mondo reale e così, cosa c’è di meglio di una surrealtà vissuta attraverso la sessualità per cancellare le differenze gender? Cosa può esserci di più mistico di una tecnologia eccitata e trascendente di sessualità deviata?

Estratto

NON DISPERDERE INVANO IL TUO SEME.
I miei vecchi me l’hanno ripetuto ossessivamente sin da quando ero un bambino. Con il passare del tempo, e in particolare giunto alla tanto agognata pubertà, il perfido assioma, da ossessione è divenuto incubo.
Durante l’adolescenza certi insegnamenti proprio non vogliono andare via, e ti tocca aspettare anni migliori per poter sperare in una concreta redenzione.
Sono indelebili. Sembra una condanna.
Ricordo che in casa avevamo una copia della Bibbia Sessonomica in ogni stanza del nostro piccolo appartamento, eravamo nello Sprawl. Mio padre ne leggeva un passo prima di pranzo, ogni giorno: – Il destino degli uomini è scritto nel seme. La perpetrazione della specie è l’unica via per la salvezza. Moltiplicatevi, e avrete salva la vita. Sprecate il vostro seme, e la vostra anima verrà maledetta per sempre dal volere onnisciente, onnipresente e giusto del Sacro Genoma. Con aggiunta personale: – Se ti becco addosso anche una sola pasticca di logoslime, ti trovo un lavoro in fabbrica e ti taglio gli alimenti! Ora finisci la tua cena e ripensa alle parole del Papa Oscuro.
La famiglia, la scuola e l’ambiente sociale sono stati una rampa di lancio piuttosto difettosa.
Insegnamenti distruttivi da un lato, e per rincarare la dose, atrofia culturale dall’altro: televisione come cestino per i propri desideri sessuali repressi; internet come dispensatore di onnipotenza orgasmica. Le divinità del piccolo schermo sono state capaci di occupare frazioni cinetiche praticamente eterne sulla traballante linea dello spaziotempo. Si sono fissate su superficie neurale, per un’eternità indefinita, per un numero incalcolabile di morti al rallentatore: pausa, riavvolgimento, riproduzione, fino allo sfinimento, assecondando gli slanci di superbia spermatica che fluttuavano e che fluttuano nelle mie gonadi.
Ci sono dei momenti in cui penso di essere nato in un altro luogo, in una landa fatta di solo pensiero e decomposizione neurale.
Per qualche istante, non di più.

Gli autori

Domenico Mastrapasqua ha pubblicato racconti e poesie, oltre che con Kipple Officina Libraria – per la quale ha anche co-curato l’antologia connettivista NeXT-Stream – con gli editori Delos Books, Libro Aperto International Publishing, Diversa Sintonia, Bietti e con la rivista NeXT.
Ha aderito al Connettivismo nel 2005. Ha vinto il Premio Short Kipple 2011 con il racconto Zombie Carpocalypse e attualmente è nella redazione della rivista Verde, sul cui blog, di tanto in tanto, pubblica racconti sotto pseudonimo.

Marco Moretti è nato a Seregno (Mi) nel dicembre del 1966 e ha conseguito la laurea in Fisica Ambientale. Appassionato di letteratura fantascientifica fin dagli anni ’80, a partire dal 2004 ha iniziato a dedicare il suo tempo libero all’attività di blogger e alla composizione di racconti. Ha aderito al Connettivismo nel 2005. Ha pubblicato diversi racconti sulla rivista NeXT, sull’antologia A.F.O. – Avanguardia Futuro Oscuro, nell’antologia Fantastic – Zen 2 (Edizioni Diversa Sintonia, 2011) e per la Kipple Officina Libraria.
Ha pubblicato varie liriche connettiviste sul blog Cybergoth. S’interessa di antropologia e di linguistica. Ha prodotto lavori filologici su un certo numero di lingue antiche e moderne.
È raggiungibile sul web tramite il blog Il filo a piombo delle scienze (perpendiculum.iobloggo.com), in cui sono pubblicati alcuni dei suoi studi. Il suo indirizzo email per contatti è mantikosmikos@gmail.com.

La collana Capsule

Capsule è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai piccoli capolavori del Fantastico e della SF prettamente italiana, contraddistinti dalla rapidità di lettura e dalla qualità unita alla fruibilità, dove il basso costo di copertina rende le proposte editoriali imperdibili.

Domenico Mastrapasqua e Marco Moretti | Robotfetishism
Copertina di Gromovataya

Kipple Officina Libraria
Collana Capsule — Formato ePub e Mobi — Pag. 37 – € 0.95 — ISBN 978-88-98953-71-4

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Ecco la promozione Saldi Invernali!

15977195_1081401601985987_8797955559442292823_nAnche quest’anno Blog Crossing ha preparato l’evento che porta all’attenzione del pubblico centinaia di titoli in offerta e con sconti appetibili per tutti i lettori che ci seguono. Blog Crossing nasce da una stretta collaborazione fra i blog Books Hunters Blog, Gli Scrittori della Porta Accanto, Il Mondo dello Scrittore Network, Parliamo di Libri e Sognando tra le righe, una sinergia che viene comunque appoggiata da altri blog simpatizzanti che diffondono le iniziative proposte. Dunque una grande vetrina, forse la più grande che sia possibile ottenere per la visibilità di un evento e di chiunque vi partecipi cui noi di Kipple Officina Libraria abbiamo subito aderito entusiasticamente, rendendo disponibili diversi titoli in catalogo: nove ebook al prezzo davvero speciale di 0,99€ e nove libri cartacei col 30% di sconto in copertina.

L’evento Saldi Invernali si svolgerà nel corso dell’ultimo weekend di gennaio e, precisamente, a partire dalle 00.01 del 27 fino alle 23.59 del 29. Qui il link per accedere alla promozione, direttamente sul sito Kipple, perciò da stasera fino a tutta la domenica cliccate, cliccate, ché un’occasione così è davvero irripetibile!

2016 Bram Stoker Awards Preliminary Ballot

Sono stati annunciati (qui) i Preliminary Ballot del Premio Bram Stoker 2016; belle sorprese in più categorie, con autori italiani (molti variamente pubblicati da noi) e nostre pubblicazioni in lizza per il Premio finale che sarà decretato alla StokerCon il 30 aprile, a Long Beach, California. Ecco il dettaglio le categorie interessate – in sottolineato ciò che riguarda Kipple:

Superior Achievement in a Novel

  • Lombardi, Nicola – The Tank (Dunwich Edizioni)

Superior Achievement in a Graphic Novel

  • de Campi, Alex – No Mercy, Vol. 2 (Image Comics)

Superior Achievement in Short Fiction

Superior Achievement in an Anthology

  • Manzetti, Alessandro – The Beauty of Death (Independent Legions Publishing)
  • Manzetti, Alessandro and di Orazio, Paolo – The Monster, the Bad and the Ugly (Kipple Officina Libraria)

Superior Achievement in a Poetry Collection

Ringraziamo vivamente i nostri autori e curatori per il traguardo raggiunto finora, e vogliamo fortemente festeggiare con voi il Premio finale, il 30 aprile. KeepTalking!

Esce Rosso.Niente. di Kenneth Krabat, per la collana Versi Guasti

Kipple Officina Libraria inizia il nuovo anno presentando con gioia nella collana VersiGuasti “Rosso.Niente.”, di Kenneth Krabat, poeta danese dalle mille sfaccettature che qui esibisce una delle sue intense creazioni.
coverl sentimento che il poeta racconta è quello di ogni giorno, quello sporco e sudato, quello doloroso e faticoso, quello dissennato e assoluto, quello di una rosa rossa durante una cena: l’amore più romantico possibile. Mostra l’amore della nostra quotidianità vissuto nel suo essere così folle da risultare vero, fantasticamente reale.
Rossi.Niente. gode della eccellente traduzione dall’inglese di Giovanni Agnoloni, perché il poeta è sì danese, ma scrive contemporaneamente i suoi versi sia in danese che in inglese; copertina e fotografie interne sono di Cathrine Ertmann.

Dall’introduzione

Nelle poesie che qui abbiamo raccolto e in tutta la sua produzione poetica non vi è alcun intento conoscitivo; al poeta non interessa affatto mettersi alla finestra e cercare di trarre senso da ciò che senso in sé non ha e non può avere.
Kenneth Krabat apre la finestra, respira l’aria del mondo e si getta fuori.
Precipita senza alcun paracadute, senza alcuna protezione, cade e cade, sempre più velocemente e profondamente, nel reale della sua vita, delle sue esperienze, dei suoi sentimenti, del dolore, della morte, dell’amore, di ogni cosa. Non solo osserva e racconta, ma vive. Kenneth Krabat è un mangiatore di vita, e queste sue poesie non sono altro che il risultato di ciò che lui ha ingurgitato, masticato, digerito e ributtato fuori.
È la vita che è passata dentro di lui, dentro il suo corpo, lungo tutto il tubo digerente.
E non vi dovete stupire, cari lettori, di quanto queste poesie parlino anche a voi, di quanto raccontino anche di voi, di quanto in esse voi vi riconoscerete.
Tutti noi, esseri umani, andiamo avanti, camminiamo, ci nutriamo, digeriamo, mastichiamo, defechiamo, la stessa meravigliosa, insensata, dolorosa, sanguinolenta, impossibile, misteriosa e sbraitante vita.
E Kenneth vive

La quarta

Poliedrico poeta danese, che scrive in lingua madre e contemporaneamente in inglese, Kenneth Krabat è una figura viva dell’underground di Copenaghen o, come direbbe lui stesso, di Købehavn, ed è inoltre un performer e un paroliere.
Mangiatore di vita, le sue poesie non sono altro che il risultato di ciò che ha ingurgitato, masticato, digerito e ributtato fuori. È la vita che è passata dentro di lui, dentro il suo corpo, lungo tutto il tubo digerente.
Krabat vive la contemporaneità, quell’insensata vita occidentale frenetica e apparentemente senza alcuno scopo se non l’accumulo, il ripetersi alienato del lavoro e le mille ipocrisie di una non-autenticità, vero paradigma della nostra epoca.
In ROSSO.NIENTE. Kenneth Krabat apre la finestra, respira l’aria del mondo e si getta fuori. Precipita senza alcun paracadute, senza alcuna protezione, cade e cade, sempre più velocemente e profondamente, nel reale della sua vita, delle sue esperienze, dei suoi sentimenti, del dolore, della morte, dell’amore, di ogni cosa.

Nella bella traduzione di Giovanni Agnoloni, Versi Guasti ospita la prima edizione in italiano di una delle voci di punta della poesia danese.

L’autore

Kenneth Krabat (b. 1963 in København of petrol station manager (mother) and general janitor of oil furnaces, elevators and various craftsmen with the Free Port of København (father)) is a friend of the concept of humanity, of humans as a species in and among species, all of them life, all of them alive, ALL species miracles of evolution as well as results of struggle and death.
Born into a working class family as a single child in Denmark of the 60s praising life also then took place in singular stolen pauses from work, evenings and weekends in the company of friends and family often spent dulling the senses through drinking.
Around 1970 the advent of the “youth rebellion” spilled into the set ways of menial labour, and during that decade workers unions took the place of praise of life on behalf of the voiceless masses, negotiating economic terms as the pinnacle of human civilisation: That in the grand picture all and everyone matter, even low workers. In the rich Western part of the world this encouragement simultaneously had the effect of perpetuating the belief that humans in general are invulnerable, when acting as a flock; that humans as a species can do anything – and by this making humans addicts of commercial products as well as redundant through technology.
Yes, humans CAN do anything. Besides showing a mercy with life and individuals seemingly only awarded a limited number of species the list of human talent includes powerful individuals still advocating the subjugation of groups of humans though alienation from original ancestors, the upkeep of economic and technological poverty in a variety of shapes in other cultures, holding back development of learning and consciousness, starting wars to maintain local stability etc.. up to, but not excluding consciously putting the evolutionary strain that is the human species at risk for personal gain.
Attempting to redeem damages caused by his own life and the lives of humans in general 30 years of poetry, prose, essays and philosophy such as modern day shamanism for Kenneth Krabat has affected a single, simple conclusion. That honestly being able to name a deed “a humane action” seems to be Humanity’s only relevant claim to fame:
Empathy. The Open Heart that doesn’t bleed out. Non-demanding compassion. An ability built into the human DNA and passed on through simple demonstration that MAY cause the perpetuation of humanity’s existence on Earth, humanity’s one and only Home, and possibly also out there, in that vast and empty Universe – only history will tell.
And without empathy…

Home page: http://krabat.menneske.dk
Wikipedia: https://da.wikipedia.org/wiki/Kenneth_Krabat<
Œuvres: http://bit.ly/KrabatWorks
E-mail: krabat@menneske.dk

Il traduttore

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976) è scrittore, traduttore e blogger. È autore dei romanzi Sentieri di notte (Galaad Edizioni, 2012; pubblicato anche in spagnolo come Senderos de noche, Editorial El Barco Ebrio 2014, e in polacco come Ścieżki nocy, Wydawnictwo Serenissima 2016), Partita di anime (Galaad, 2014) e La casa degli anonimi (Galaad, 2014), che fanno parte della serie letteraria “della fine di internet”, il cui ultimo episodio sarà edito in Italia nei primi mesi del 2017.
Ha inoltre pubblicato tre saggi imperniati sulle opere di J.R.R. Tolkien, ed è curatore di una raccolta internazionale di articoli sul tema.
Ospite di residenze letterarie, festival e conferenze in Europa e Stati Uniti, ha tradotto libri di Jorge Mario Bergoglio, Amir Valle, Peter Straub e Noble Smith, e saggi su J.R.R. Tolkien e Roberto Bolaño, ed è un esponente del movimento letterario connettivista.
Collabora con i blog La Poesia e lo Spirito, Lankenauta e Postpopuli.

Il suo blog personale è http://giovanniag.wordpress.com
Il suo indirizzo e-mail: giovanniagnoloni@gmail.com

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli ed è interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Kenneth Krabat, Rosso.Niente.
Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 58 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-70-7
Traduzione di Giovanni Agnoloni
Copertina e fotografie interne di Cathrine Ertmann

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Strani giorni: Autointervista con domande implicite – parte seconda

La seconda parte dell’autointervista di Ettore Fobo, comparsa sul suo blog, riguardo la sua silloge Il diario di Casoli edita da Kipple. La prima parte è Qui.

Proprio la musica ha un ruolo centrale in Diario di Casoli. In quel periodo ero ipnotizzato da “Music for Airports” l’album di Brian Eno, lo ascoltavo continuamente. Penso – e in realtà spero – che quelle melodie avvolgenti, circolari, quelle spirali melodiche, mi abbiano influenzato. Poi rompevo l’incantesimo di quella musica, con il ruvido suono dei CCCP, con la cantillazione ipnotica alternata al grido di Giovanni Lindo Ferretti, vi aggiungevo la dolce, cinica per gioco, fintamente ubriaca, di sicuro ironicamente dannata, musica di Guccini, maestro di poesia nei suo meravigliosi testi, secondo me, i migliori della musica italiana e penso, per esempio, a una delle canzoni degli anni ‘90, neanche fra le più note, “Lettera”. Citerei i Grateful Dead, rivelazione di quell’estate, gruppo che conoscevo superficialmente. Sono entrato dentro quel mondo musicale fra psichedelia e folk e mi sono molto divertito. Ascoltavo Crosby Stills e Nash, per esempio. C’erano i Doors, naturalmente ma quelli li ascolto sempre. E i Velvet Underground, sì, quasi sempre. Che altro? Non so, Battiato, ma soprattutto come autore per Giuni Russo, Alice. Ascoltavo quell’eccezionale album che è “Energie”, dove la voce di Giuni Russo ritma la follia metropolitana, l’alienazione, l’ allucinazione urbana. Penso che tutto questo mi abbia influenzato durante la scrittura di “Diario di Casoli”, io scrivo spesso ascoltando musica e i miei percorsi musicali sono strani, come si è visto da quello che ho appena detto.

Sento di aver ingannato il lettore, in quanto poeta è mio compito, naturalmente, il bucolico è solo il travestimento di un poema che realizza altro: la fuga di colui che è “passato al bosco” come recita più o meno Jünger. Ecco Diario di Casoli è traccia di questa illuminazione, che naturalmente trattandosi di poesia è finta, anche nel senso etimologico di modellata, costruita, artefatta.

Strani giorni: Auto – intervista con domande implicite – parte prima

Sul blog di Ettore Fobo la prima parte di un’autointervista che verte sul suo lavoro Il diario di Casoli, edito da KippleOfficinaLibraria.

Ecco, io mi sento sempre un poeta onirico, notturno, che, però, arde dal desiderio di cantare la luce. L’ambientazione montana (si tratta di una mistificazione in realtà, si dovrebbe dire che Casoli è in collina ma io l’ho trasformato in luogo montano) l’ho sentita e l’ho vissuta così, come prodigio di luce e ombra, che si disputano la scena nel loro quotidiano alternarsi. Nel mio poema spero che questo prodigioso alternarsi si veda anzi, si senta.

Mia ambizione era far apparire queste zone della Toscana, la valle di Lima, soprattutto ma anche la Garfagnana, come luoghi esotici, realmente altri. Il mio vuol essere un poema luminoso che non dimentica che la poesia è fondamentalmente tenebra o meglio penombra, la penombra boschiva, in questo caso. Ecco il vero cuore dell’altrove, l’ animalesca alterità del bosco, della civetta, della volpe, del cervo, del cinghiale etc.

“La vera vita è altrove.” Così Rimbaud potrebbe sigillare il poema con questo suo verso. Casoli diventa altrove dove la vera vita si può manifestare ma ecco… la vera vita non può essere raccontata, così Tonelli parla giustamente per il mio poema di viaggio verso “l’impossibilità della parola”. Infatti, la parola è insufficiente a svelare il mistero dell’altrove al tempo stesso essa è la soglia che ci permette di accedere a un’epifania del sacro. La poesia si toglie la maschera di costrutto intellettuale e si rivela religiosa, ma in maniera primitiva e forse caotica. Poesia come religione del silenzio. Musica che onora il silenzio.

Siamo in attesa del seguito dell’autointervista, in attesa di nuovo materiale interiore e psichico che sveli altri movimenti dell’anima di Ettore. Grazie…

Recensione a “Il sogno dormiente” (2016) di Paolo Di Orazio | Weird Magazine

Su WeirdMagazine è apparsa una bella recensione a Il sogno dormiente, romanzo di Paolo Di Orazio. Il giudizio è molto buono, e mette in evidenza le peculiarità – anzi, direi le singolarità – di questo romanzo atipico. Ecco un estratto della recensione:

Il sogno dormiente è qualcosa di molto diverso da un semplice romanzo onirico o da un banale intrico di terrificanti mondi paralleli: è un’esperienza allucinante ed alienante, che va presa esattamente per com’è e senza forzare interpretazioni (la tentazione è soprattutto quella della spiegazione psicanalitica) che finirebbero per deformare un cuore pulsante di altra logica e di angoscia. La stessa categoria di realismo magico è puramente esemplificativa e non rende giustizia ad un romanzo che osa molto e che riesce – forse in extremis, ma riesce – nel suo intento di spaesare, avvincere e affascinare.

Dormire in una bara è prerogativa dei vampiri, Bela Lugosi li interpretava e vi dormiva sul serio, ma cosa succederebbe se qualcuno che non ha a che fare col mondo dei succhiasangue vi dormisse davvero? Se ciò determinasse un’infezione pari al vampirismo, ma completamente diversa, cosa bloccherebbe la pandemia? Pochi saprebbero rispondere… Le forme di delirio possono essere verità necessarie e dolorose, catarsi.

Paolo Di Orazio, Il sogno dormiente
Copertina di Ksenja Laginja
Prefazione di Gianfranco Nerozzi

Kipple Officina Libraria – Collana k_noir – Pag. 196 – 2.95 €
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-62-2

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