Pokémon: Detective Pikachu, il trailer ufficiale in italiano del live-action

Pokémon: Detective Pikachu, il film live action dei Pokémon, ha un trailer italiano. Nel film Pikachu avrà la voce dell’attore Ryan Reynolds. E nel film ci saranno anche altri Pokémon. La pellicola, diretta dal regista statunitense Rob Letterman, arriverà nelle sale il 9 maggio 2019. 

Love Death & Robots: il trailer della nuova serie antologica Netflix di corti animati

Love Death & Robots è il titolo della nuova serie antologica animata di Netflix. Prodotta da David Fincher e Tim MIller, la serie sarà composta da diciotto cortometraggi animati e utilizzerà diversi stili di animazione. I corti, che spazieranno dalla fantascienza al fantasy all’horror, varieranno inoltre nella loro durata: dai cinque ai quindici minuti. La serie sarà disponibile su Netflix il 15 marzo 2019.

Tolkien: il trailer del film sul grande autore britannico

Tolkin è il titolo del film biografico sul grande scrittore britannico J.R.R. Tolkien, noto anche per aver creato Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit. Ad interpretare la parte di un giovane J.R.R. Tolkien ci sarà l’attore Nicholas Hoult. Il film si baserà soprattutto sugli eventi che hanno segnato lo scrittore e che lo hanno poi portato a creare le sue celebri opere letterarie. Tolkien arriverà nelle sale americane il 10 maggio 2019.

Recensione a Uironda, di Luigi Musolino – La Fattoria dei Libri

Su La Fattoria dei Libri c’è una bella recensione a Uironda, di Luigi Musolino. Ve ne alleghiamo un estratto assai significativo:

C’è chi scrive e c’è chi racconta. Musolino fa tutte e due le cose, perché sa inventare trame a molla (boing, sorpresa!) e non si arrende fino a quando non ti ha spremuto l’ultima goccia di sudore freddo. Luigi ha il gusto del colpo di scena e dell’idea che ti si insinua sotto la pelle poco alla volta. Nessuna banalità, quindi.

E poi la sua prosa riserva non poche sorprese, materica quando serve, rarefatta quando insegue sensazioni volatili. C’è molto lavoro, molta ricerca lessicale. Ma quel b…rdo di Luigi Musolino sa anche raccontare, perché le storie ci sono e non mancano di sconvolgere.

Uironda dimostra, se ancora servisse, che l’Italia è uno scenario perfetto per storie dell’orrore cucitele su misura. Abbiamo così tanti punti oscuri, e scheletri nell’armadio con la carne ancora attaccata. Non scorderò mai più i suoi bambini che strisciano nelle tenebre.

Quel b…rdo di Musolino sa scrivere e ha un’immaginazione scatenata e in più non ha paura di infilarsi nel marcio. La vera paura in fin dei conti sorge dall’infrazione dei tabù, e lui lo sa. Uironda ne viola svariati, e secondo me fa davvero paura quando infierisce sui deboli, sugli innocenti. Ecco è un orrore venato di senso di colpa, quello di Musolino.

Sinossi

Esplorazione. Cos’è la letteratura se non l’esplorazione, la ricerca e il superamento di nuovi confini? Uironda di Luigi Musolino è anche un luogo, ma in primis è un confine, un confine tra la luce e l’oscurità, tra il noto e l’ignoto. Uironda è la Paura, ma non quella dell’oscurità o dell’ignoto stessi, ma quella più grande, quella della scelta. Scegliere se compiere il salto, assumersi la responsabilità, o più semplicemente reificare le proprie paure e cedere all’orrore. Difficile trovare un nero più nero (come una “notte nella notte”, proprio per citare uno dei racconti della raccolta) di quello in cui ci troviamo “impeciati” in queste dieci storie, dai toni cupi e spesso disperati (spesso ma non sempre, a volte s’intravede un flebile spiraglio di speranza, magari proprio nell’accettazione di quel nero più nero). A rendere questo nero ancora più oscuro e affascinante è il linguaggio, lo stile di questi racconti, che pur partendo da un tessuto realistico nonché contemporaneo, si contorce, come una pianta rampicante, sino ad avvolgerci e catturarci per poi scaraventarci in una nuova dimensione, grazie anche all’uso di termini desueti, di onomatopee, con il loro richiamo a suoni ancestrali.

L’autore

Luigi Musolino nasce nel 1982 in provincia di Torino. All’attività di scrittore affianca quella di editor e traduttore. Nel 2008 inizia a collaborare con la Dagon Press per cui cura e si occupa delle traduzioni delle raccolte Rivelazioni in nero (2010) e Ritratti al chiaro di luna (2010), di Carl Jacobi. Tra le sue altre traduzioni più importanti i romanzi I vermi conquistatori di Brian Keene (Edizioni XII, 2011; Mondadori, 2014) e Torture sottili di Lisa Mannetti (Kipple Officina Libraria, 2016).
Come scrittore si impone all’attenzione del pubblico come vincitore di molti concorsi letterari, tra cui il trofeo RiLL due volte, nel 2010 e nel 2012, e il premio Hypnos nel 2016. Nel 2014 e nel 2015 vengono pubblicati due volumi dal titolo Oscure Regioni, antologia di venti racconti in due volumi edita da Wild Boar Edizioni, che si configura come un disturbante viaggio regionale alla scoperta delle leggende e delle creature dell’immaginario folcloristico italiano.
Suoi racconti sono stati pubblicati in America, Irlanda e Sud Africa.

La collana k_noir

k_noir è la collana di Kipple Officina Libraria, diretta da Andrea Vaccaro, dedicata alle contaminazioni noir con le espressioni più innovative del weird, alle sue mutazioni e ai furori che esplorano i confini della narrativa più esasperatamente umana e, contemporaneamente, più disumana che esista.

Luigi Musolino, Uironda
Copertina di Franco Brambilla
Introduzione di Andrea Vaccaro

Kipple Officina Libraria – Collana k_noir
Formato cartaceo – Pag. 248 – 15.00 € – ISBN 978-88-98953-93-6
Formato ePub e Mobi – Pag. 272 – 3.95 € – ISBN 978-88-98953-94-3

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Trasformare un istante in opera d’arte: intervista a Nadine Mohr, fotografa artistica di Gozo / Transforming an instant into a work of art: an interview to Nadine Mohr, artistic photographer from Gozo

Nadine Mohr

Hi Nadine, it’s a pleasure to have you as a guest on Kipple Officina Libraria’s blog. In this interview we will talk about artistic photography. Would you like to start by telling us a little bit about you?

Ciao Nadine, è un piacere averti qui ospite sulle pagine virtuali di Kipple Officina Libraria. In quest’intervista parleremo di fotografia artistica. Ti piacerebbe iniziare parlandoci un po’ di te?

Likewise, it is a pleasure to be featured on your blog. I am half German half Gozitan. I was brought up in Gozo and left the islands to travel and work from a young age. Art has always been a big part of my life. I’ve always had a big imagination since I can remember and drew a lot as a child and played the piano for a while. Later, I painted and started photography and design. I moved back to Gozo around 3 years ago now and have been really enjoyed it.

Grazie, è un piacere anche per me essere vostra ospite sul blog. Sono per metà tedesca e per metà gozitiana. Sono cresciuta a Gozo, lasciando poi le isole maltesi per lavorare e viaggiare quando ero ancora giovane. L’arte ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella mia vita. Ho avuto sempre una fervida immaginazione e da bambina disegnavo molto e per un po’ di tempo ho pure suonato il piano. Più tardi ho poi iniziato a dipingere e a dedicarmi alla fotografia e al design. Sono tornata a Gozo circa tre anni fa e mi sta piacendo molto.

What led you to embrace photography as an art form?

Cosa ti ha portato ad abbracciare la fotografia come forma d’arte?

Having parents who are both musicians and photographers, I guess it was bound to integrate itself in me one way or another. It all started a couple of years ago, when my Dad gave me one of his old cameras to practice. From the first click I was hooked. The fact that one can never capture the same moment twice and make it your own really spoke to me. Since then, a camera has been surgically attached to my hands. I love the editing and post production too. Playing with lights and shadows, setting the mood and tone of the photograph.

Avendo genitori che sono entrambi musicisti e fotografi, suppongo che in un modo o nell’altro la fotografia era destinata a diventare parte di me. È iniziato tutto un paio d’anni fa, quando mio padre mi diede una delle sue vecchie macchine fotografiche per fare un po’ di pratica. Fin dal primo click non potevo più smettere. Il fatto che sia impossibile immortalare lo stesso momento due volte e farlo tuo è una cosa che mi ha davvero affascinato. Da quel momento ho sempre avuto la macchina fotografica in mano. Amo anche gli aspetti dell’editing e di post produzione. Giocare con luci e ombre, dare una dimensione emotiva e un tono alla fotografia.

Nature is one of the predominant themes in your work. What is your relationship with nature as a photographer?

La natura è uno dei temi predominanti nel tuo lavoro. Che rapporto hai con la natura come fotografa?

I have always loved quieter places. Silence and beautiful terrains. I have lived and visited many different landscapes, but somehow have favoured the more natural areas. I guess I prefer them as it quiets down the mind.

Ho sempre amato posti che ispirano un senso di quiete. Silenzio e bei panorami. Ho vissuto e visitato molti posti diversi, ma per qualche ragione ho sempre preferito gli scenari naturali. Forse perché calmano la mente.

Your work though is not limited only to nature subjects. In fact, you are quite an eclectic photographer, tackling a lot of different themes. From people and architecture to racing cars and motorcycles. What is it that you search or aim for when taking a picture?

Il tuo lavoro non si limita a soggetti legati alla natura. Al contrario, sei una fotografa alquanto eclettica, capace di trattare tanti temi diversi. Dalla gente all’architettura alle auto e motociclette da corsa. Che genere di risultato cerchi nei tuoi scatti?

Yes, I love experimenting, trying different techniques and testing myself. I am quite ambitious and driven and pushing myself is part of the fun, making for some interesting results. I have always loved shooting from a different perspective. Also my clients prefer that. I am into concept based photography, so the shoot can take any shape. Something very mysterious and exciting about that! I love showing the beauty in everything, maybe not in a way most people expect it, but that’s what art is in my opinion: art is meant to make you feel something. That’s what makes it memorable and genuine.

Sì, amo sperimentare, provando diverse tecniche e mettendo me stessa alla prova. Sono molto ambiziosa e determinata e impegnarmi fa parte del divertimento, ottenendo risultati interessanti. Ho sempre amato adottare punti di vista insoliti nei miei scatti. Anche i miei clienti preferiscono questo tipo di approccio. Tendo verso uno stile di fotografia concettuale, per cui le mie foto possono avere risultati molto diversi fra loro. È un qualcosa che trovo misterioso ed emozionante! Amo mostrare la bellezza delle cose, anche se non sempre nel modo come la gente si aspetterebbe, ma l’arte è questo secondo me: l’arte dovrebbe farti sentire qualcosa. È questo che la rende memorabile e genuina.

Which are three adjectives you would use to describe your photographs?

Quali tre aggettivi useresti per descrivere le tue foto?

Tough one, as they all mean something different to me. I would say, impulsive, experimental and authentic.

Questa domanda non è facile, perché ogni scatto rappresenta per me qualcosa di diverso. Direi impulsive, sperimentali e autentiche.

You seem to give great importance to being authentic in your work. What do you mean exactly by that?

Sembri dare molta importanza all’autenticità nel tuo lavoro. Cosa intendi esattamente con questo?

Yes, I do. It is extremely important to me. Authenticity isn’t perfect, polished nor refined. I am still learning as a photographer everyday. But being authentic in my opinion means you’re in competition with no one, not even with yourself. Creativity isn’t compromised that way and it’s very freeing. All my photos were shot and edited in a way I imagined at that time. It’s amazing how my editing changes depending on what song I am listening to or how my life is going. I find it like almost painting on canvas. My style keeps changing but it’s still me. Sometimes the lighting is ‘not ideal’ or the subject isn’t in focus. Most people would throw those shots away. I love creating a whole new piece from a ‘faulty’ photograph. It has always appealed to me. Authenticity to me means you work using your mind and imagination and your heart to colour it in.

Sì, è così. Questo è un aspetto estremamente importante per me. Autentico non significa perfetto in ogni suo dettaglio. Imparo ancora cose nuove come fotografa ogni giorno. Ma essere autentica, per come la vedo io, significa non sentirsi in competizione con nessuno, nemmeno con me stessa. In questo modo la creatività non è compromessa e questa è una cosa molto liberatoria. Tutte le mie foto sono state scattate ed editate così come me le immaginavo in quel momento. È incredibile come il mio processo di editing cambi a seconda della canzone che sto ascoltando in quel momento o di come stia andando la mia vita. Per me è quasi come dipingere una tela. Il mio stile cambia ma sono sempre io. A volte l’illuminazione non è l’ideale oppure il soggetto non risulta messo bene a fuoco. La maggior parte della gente butterebbe via quelle foto. Io amo invece creare nuove foto proprio utilizzando quelle “difettose”. È una cosa che mi è sempre piaciuto fare. Autenticità per me significa lavorare usando la testa e l’immaginazione e il cuore per dare colore a tutto.

Modern technologies like mobile phones and social media have increased the number of people using photography as a form of expression. In your opinion, what’s the difference between snapping a simple photograph and artistic photography?

Le tecnologie moderne come cellulari e i social media hanno aumentato il numero di persone che si esprimono usando la fotografia. Secondo te, che differenza c’è fra fare una normalissima foto e uno scatto che invece può essere definito artistico?

We live in the 21st century and cameras have come a long way, including mobile phone lenses which have revolutionised the way photographs are taken forever. I think being a great photographer has nothing to do with the medium. Interesting, memorable work is produced by the artist and the relationship with whatever you shoot with and the integrity and daily work you put in, to up your game. The gear doesn’t take pictures, people do. I do not believe that any photograph is simple, but maybe that’s just me. I think it is great that most people have the ability to photograph what comes their way at the palm of their hands. I would encourage anyone to not be afraid to self-express themselves in whichever form they wish. Make your own rules and stick to what makes you happy. That being said, for me personally, I will always choose a camera over a mobile phone. It feels more real and authentic, a different tactility altogether. It has become an extension of my body.

Viviamo nel XXI secolo e le macchine fotografiche sono cambiate parecchio, grazie anche ai cellulari che hanno rivoluzionato per sempre il modo come vengono realizzate le foto. Sono però dell’opinione che la tecnologia utilizzata di per sé non c’entri molto con l’essere un buon fotografo. Le opere interessanti e memorabili sono prodotte dall’artista e dal rapporto che questo ha con ciò che utilizza e l’integrità e l’impegno che dedica al suo lavoro, allo scopo di migliorare le proprie capacità. Non è la tecnologia a scattare foto, ma la gente. Non credo che tutte le foto siano ugualmente semplici da realizzare, ma forse questo è solo il mio punto di vista. Credo in ogni modo che sia una buona cosa che la maggior parte della gente abbia la possibilità di scattare foto di qualsiasi cosa vogliano. Incoraggerei le persone a non temere di esprimere se stesse. Create le vostre regole e fate ciò vi rende più felici. Detto questo, a livello personale, preferisco di gran lunga la macchina fotografica al cellulare. Mi trasmette la sensazione di qualcosa di più “reale” e autentico, una tattilità del tutto diversa. La macchina fotografica è ormai diventata come un’estensione del mio corpo.

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Pet Sematary: il secondo trailer italiano del film tratto dal romanzo Stephen King

Pet Sematary ha un secondo trailer che mostra nuove immagini tratte dal film. Basato sull’omonimo romanzo del re dell’horror del 1983, il film diretto da Kevin Kolsch e Dennis Widmyer racconta la storia di un “cimiterio d’animali” molto particolare. Pet Semetary arriverà l’8 maggio nelle sale cinematografiche italiane.

Intervista al Collettivo Italiano Fantascienza

Un benvenuto al CIF, Collettivo Italiano Fantascienza, sulle pagine virtuali di Kipple. Come nasce e che cosa è esattamente il CIF?

Simonetta Olivo: Nell’agosto del 2017, quando ho scoperto con mia gran sorpresa di essere finalista per il Premio Urania Short, ho avuto la fortunata idea di contattare gli altri autori arrivati in finale e di proporre loro uno spazio virtuale dove potersi conoscere prima della proclamazione del vincitore. Abbiamo cominciato a scambiarci visioni, opinioni e racconti, ed è stato subito chiaro che se fossimo riusciti a uscire da un’ottica competitiva quell’incontro poteva diventare un valore. Nell’ottobre del 2017 molti di noi si sono incontrati di persona alla manifestazione Stranimondi a Milano, sede della premiazione. Lo scambio a distanza era stato così intenso e sincero che quell’incontro, per alcuni, è stato come fra amici di vecchia data. Così la proclamazione della vincitrice Linda De Santi è divenuta un’occasione di festa per tutti, sfociata in una cena in cui abbiamo cominciato a parlare di progettualità. Via dalle intense giornate milanesi il gruppo ha continuato a condividere idee e materiali, finché una sera Linda mi ha chiesto che cosa ne pensassi di proporre agli altri membri del gruppo la scrittura di un’antologia di racconti. Alla proposta, il momento forse più emozionante di questo lavoro: un coro di sì. Del gruppo e del progetto si è appassionato anche Piero Schiavo Campo, rapito dal Collettivo e non più liberato dopo un giro di antichi caffè e bettole a Trieste, città che accoglie ben quattro membri del gruppo, fra cui l’ultima acquisizione, Roberto Furlani, acquisito dopo tre giorni di intensa partecipazione alle nostre attività nell’ambito dell’ultimo ritrovo a Stranimondi, secondo il detto del nostro Lorenzo Davia, che “per entrare nel CIF bisogna aver pascolato le vacche assieme”, a sottolineare che si tratta di un gruppo di persone con legami di amicizia e fiducia. La caratteristica principale del gruppo è l’approccio fortemente cooperativo, a fronte di un mondo spesso mosso dalla competizione. I dieci racconti della nostra antologia Atterraggio in Italia sono stati letti e revisionati da ognuno degli autori, con uno spirito di collaborazione e attenzione reciproca che ancora oggi non smette di sorprenderci.
Ci siamo dati il nome di Collettivo Italiano Fantascienza per mettere l’accento proprio sull’idea cooperativa che ci ispira e sullo scenario culturale in cui ci muoviamo – quello della fantascienza italiana. Non si tratta quindi di una prospettiva di identità nazionale: uno di noi, Roberto Bommarito, è ad esempio cittadino di Malta, nuovi membri potrebbero provenire da ogni Paese del mondo e scrivere anche in lingue diverse dall’italiano. Il logo che abbiamo scelto, opera del grafico Lorenzo Nicoletti,vuole rappresentare l’entanglement quantistico, per affinità con il concetto che esprime: pur nella distanza fisica fra i membri del Collettivo, esistono un’influenza reciproca e un contatto umano che va oltre il quotidiano visibile.

È possibile partecipare alle attività del CIF?

Emiliano Moramonte: Al momento no. Stiamo valutando le linee d’azione per aprire, in un prossimo futuro, a una possibile collaborazione con altri autori. Attualmente il Collettivo sta definendo una propria impostazione progettuale e lo farà attraverso iniziative legate al gruppo originario degli autori che lo hanno fondato. Ma sia ben chiaro: il CIF non è un clan, né una setta e neanche un club esclusivo, bensì un laboratorio letterario, o più semplicemente, un gruppo di persone che hanno deciso di crescere insieme nella comune passione per la scrittura, attraverso un bellissimo rapporto d’amicizia e collaborazione. Ovviamente tutto ciò richiede un tempo “tecnico” per maturare, ragion per cui, abbiamo deciso di accogliere (ove esistano le condizioni), non più di un nuovo membro all’anno.

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