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Fantascienza e luoghi sconosciuti da scoprire: intervista a Dario Giardi

Dario Giardi

Ciao Dario, è un piacere averti ospite sulle pagine virtuali di Kipple. Per chi non ti conoscesse ancora, ti andrebbe di presentarti?

Sono un curioso sognatore. Anche se il mio lavoro ufficiale è quello di ricercatore nel campo ambientale, ho sempre coltivato la passione per la scrittura. Ho iniziato come autore di guide turistiche per case editrici nazionali e internazionali. Una ricerca che mi ha permesso di scoprire luoghi inesplorati e storie dimenticate del nostro territorio che poi hanno ispirato le mie prime avventure nella narrativa.

Cosa ti ha spinto a scrivere fantascienza?

In tutte le storie che racconto, mescolo continuamente due piani: quello della verità, della scienza e quello della fantascienza perché ritengo profondamente che il secondo abbia sempre anticipato il primo anzi direi che senza il secondo il primo non sarebbe mai arrivato a certe scoperte. E poi cos’è davvero scienza e verità? Un mio amico fisico quantistico, con il quale ho lavorato per anni sui modelli climatici, mi raccontò che negli anni 80°, quando presentò la sua tesi sull’entanglement, la stessa gli venne rigettata perché ritenuta, da molti professori accademici, scienza di confine se non pseudoscienza. Oggi di entanglement se ne parla anche in tv e sappiamo che la fisica quantistica è alla base della nostra tecnologia, di tutte le scoperte recenti e della nostra stessa vita. C’è un aneddoto, a tal proposito, che mi ha sempre colpito. Un fisico tedesco, Oberth, fu schernito con il soprannome di Luna Oberth quando, già nel 1920, ipotizzò la possibilità di un viaggio interplanetario sulla Luna. Molti suoi colleghi, per screditarlo, asserirono che una persona, appena fuori dai limiti dell’atmosfera terrestre, sarebbe stata dilaniata dalla forza di gravità del Sole. Nella sua autobiografia, Oberth si riferì a queste persone come a “quelli che hanno studiato tanto da vedere gli alberi e non il bosco”. Ecco… l’ignoranza e la paura di ciò che non conosciamo possono spingerci a contrastare delle idee etichettandole come assurde. Io verso l’ignoto mi sono sempre diretto con passione e curiosità e le mie storie sono ricche di innovazioni, scoperte e ricerche di confine. Nel mio ultimo thriller fantascientifico “Quarantena Roma”, ad esempio, una delle note più caratteristiche è stata quella di descrivere una Roma e una società del futuro quanto più verosimile possibile grazie all’aiuto di amici sociologi e urbanisti. Ho cercato, inoltre, di portare la mia esperienza come esperto nel campo ambientale ed energetico per capire quanto e come i cambiamenti climatici potranno influenzare il nostro futuro e quanto gli stessi potrebbero ridisegnare il paesaggio urbano romano.

Quali sono i tuoi autori preferiti e perché?

Amo tutto Pavese, il John Fante di “Chiedi alla polvere” e il Dostoevskij de “Le notti bianche”.
Questi sono i grandi classici che più mi hanno emozionato. Per la fantascienza sicuramente lo Stanisław Lem di “Solaris” e “Neuromante” di William Gibson, una storia talmente originale e pazzesca che nessun regista, ad oggi, è riuscito a trasporla in video.

Ti andrebbe di parlarci dei tuoi lavori?

Essendo un curioso di natura e un gemelli zodiacale, mi stanco e annoio facilmente. Sono sempre alla ricerca di idee nuove per sviluppare storie e ambientazioni che possano quantomeno arricchire il lettore con la scoperta di qualcosa di nuovo. Leggo troppi romanzi identici nei contenuti e ormai anche nelle copertine. In tutti i miei romanzi, la parte descrittiva dei luoghi ha sempre un valore forte. Trovo assurdo che abbiamo dovuto attendere i romanzi scritti da un americano, Dan Brown, per scoprire il passetto tra la Città del Vaticano e Castel Sant’Angelo o interessarci alla Divina Commedia.
Ecco, nel mio piccolo, vorrei invertire questa tendenza. Noi giovani scrittori italiani dovremmo tutti impegnarci per costruire storie in grado di portare alla ribalta zone e storie del nostro Paese, troppo spesso ignorate.
Ogni volta che sviluppo un’idea mi piace poi confrontarmi con i diversi professionisti del settore. Se voglio parlare di fisica quantistica cerco persone che lavorano nel settore per avere spunti e riscontri su quanto ho scritto.

Hai qualche progetto futuro in mente?

Sto scrivendo la sceneggiatura di diversi corti fantascientifici e anche di “Quarantena Roma”. Il mio sogno è che possa diventare una serie Netflix. Quando abbiamo girato il booktrailer del romanzo mi sono accorto della potenzialità della storia e delle ambientazioni scelte della Città Eterna. Ci sono luoghi incredibili, come il Cimitero Acattolico o i sotterranei dell’Isola Tiberina, ancora inesplorati dalle telecamere e sconosciuti al grande pubblico.
Colgo l’occasione per ringraziare i miei amici di Coralia Produzioni per avermi aiutato nella realizzazione del booktrailer e la mia amica attrice e modella Lia Lippiello per la sua partecipazione.
Ci sono persone che ancora vivono e si nutrono di passione e incontrarle è una vera fortuna.

Prima di lasciarci, come possono i lettori seguire le tue attività?

Ho un mio account twitter dove pubblico news riguardo tutte le mie attività editoriali e non.
http://www.twitter.com/dariogiardi

Per chi è interessato al mio ultimo romanzo, ho aperto una pagina facebook sulla quale pubblicherò interessanti approfondimenti circa le innovazioni e tecnologie che presento tra le pagine del libro nonché report fotografici sui luoghi insoliti di Roma che fanno da cornice alla storia.
http://www.facebook.com/quarantenaroma