Mondi senza tempo e fantascienza per tutti: intervista a Francesco Troccoli

IMG_1315Ciao Francesco, è un piacere nonché un onore averti ospite qui fra le pagine virtuali di Kipple. Ti andrebbe di iniziare l’intervista illustrandoci il tuo percorso di autore?

A essere onorato sono io. L’avvio del mio percorso è stato del tutto casuale e imprevisto: nel 2005 mi fu regalato un corso di scrittura alla Scuola Omero di Roma e così mi accorsi che scrivere mi piaceva. Considerato che la proposta di Curcio di pubblicare il primo romanzo risale al 2011, direi che ho avuto fortuna. Nel frattempo ci sono stati concorsi, premi e racconti, di cui ti risparmio i dettagli. Diciamo che è iniziato tutto per gioco, e oggi è molto di più. Al punto che ho lasciato la mia precedente vita di manager in una multinazionale, e adesso mi dedico alla traduzione e alla scrittura.

Grazie ai i due tuoi romanzi Ferro Sette e Falsi Dei, recentemente ripubblicati da Delos in formato ebook, ti sei affermato come uno degli autori più importanti nel panorama della fantascienza italiana. Presto arriverà anche il terzo e ultimo capitolo della trilogia. Che ne dici di parlarcene?

Ti ringrazio dell’apprezzamento. Sono molto felice che i due romanzi possano finalmente essere fruiti anche in versione elettronica, anche perché questo testimonia che hanno avuto un certo successo. La storia è ambientata in un lontano futuro in cui, al fine di massimizzare la produzione, gli esseri umani non dormono più. Il protagonista, Tobruk Ramarren, vive un’odissea fatta di rivelazioni e scoperte, che inizia quando è ancora prigioniero della comunità di ribelli “dormienti” che popola una miniera (nel primo romanzo, Ferro Sette), prosegue quando si ritrova al comando di una spedizione diretta verso un lontano pianeta la cui popolazione dovrà apprendere le tecniche del Sonno (nel secondo romanzo, Falsi Dèi) e, infine, arriva al suo definitivo epilogo nel prossimo Mondi Senza Tempo, il terzo romanzo, che Delos Books pubblicherà sia in versione elettronica che cartacea.

Ci descriveresti il tuo processo creativo: come nascono e prendono forma le tue storie?

In modo del tutto imprevedibile e senza troppa programmazione, fatta eccezione per gli ovvi aspetti tecnici. Basti pensare che Ferro Sette era un racconto, che poi ho iniziato a prolungare, ed è via via divenuto un romanzo. Gli altri romanzi sono frutto di maggiore “progettazione” ma l’elemento “irrazionale” resta predominante nella genesi.

Sei particolarmente attivo anche sui social. Cosa si può trovare nella pagina FB Fantascienzapertutti?

#Fantascienzapertutti, oltre che una pagina Facebook, è un vero e proprio “hashtag”. Per me è un imperativo culturale, e non solo sui social. Sono convinto che soltanto se gli autori e gli editori s’impegneranno a far prevalere gli aspetti divulgativi, sociali e, soprattutto, umanistici, della fantascienza, sarà possibile aiutarla a uscire da una crisi che favorisce a suo discapito le altre declinazioni del fantastico. Se maghi, vampiri, zombie e licantropi oggi hanno più seguito delle navi spaziali e dei viaggi nel tempo, è perché quelle storie parlano a e di tutti. In altre parole, è necessario inventare storie che riguardino (e possano interessare) tutte le persone che ci circondano (non solo i cultori del fantastico), usando le incredibili risorse di ambientazione e trama che solo un genere così potente e immaginifico può consentire.

Quale importanza credi che abbia l’aspetto divulgativo nella fantascienza?

Un’enorme importanza. E per “divulgativo” mi riferisco proprio a questa intenzione di rivolgersi a tutti i tipi di lettori. Non solo dal punto di vista scientifico/tecnologico in senso stretto (pensiamo alle innumerevoli applicazioni delle onde gravitazionali, che la fantascienza aveva “scoperto” già da tempo) ma anche, e soprattutto, dal punto di vista umanistico: basti ricordare Blade Runner, 2001 Odissea nello spazio, Solaris. Se sono diventati film di culto, noti a chiunque, è perché sono storie (romanzi, appunto, nei casi citati) che raccontano drammi e passioni di tutti gli esseri umani, di qualsiasi mondo ed epoca presente, passata o, probabilmente, futura.

Proiettiamoci nel domani. Come immagini il futuro del Fantastico Italiano?

Difficile rispondere. La sola certezza è che dipende da noi. Noi che lo scriviamo, lo pubblichiamo, lo leggiamo. Autori, editori e lettori saranno i soli a determinare il futuro del fantastico italiano. Idealmente, auspico che ciascuno faccia la sua parte perché vi siano sempre più qualità, professionalità e interesse del pubblico, anche e soprattutto di quello più generalista.

Prima di lasciarci, ci elencheresti i link utili a seguire tutte le tue attività di autore?

Oltre alla pagina Facebook citata sopra, c’è il mio nuovo sito personale, che a giorni sarà accessibile all’indirizzo www.francescotroccoli.it.

Intervista a cura di Roberto Bommarito.

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