Il mondo dei fumetti visto dagli emergenti: intervista al fumettista FAZ

11628_816133441757387_5012544461318661026_nCiao Fabrizio e benvenuto! Ti andrebbe come prima cosa di presentarti, raccontandoci qual è il tuo percorso artistico?

Dopo un paio d’anni di Grafica Pubblicitaria e il diploma alla Scuola del Fumetto ho saltellato tra illustrazioni e progetti di Autori Indipendenti. Qualche anno di esperienza nel campo del fumetto per adulti e successivamente la realizzazione di illustrazioni per un Browser-game fino alla gestione un corso di Fumetto di Base qualche anno fa.
Insomma: molto freelance e tanta gavetta che, seguendo il vecchio adagio “non si finisce mai di imparare”, non è ancora finita.

Di cosa tratta Blackstorm? Ci parleresti della genesi e dell’evoluzione del progetto?

“Preludio” in origine era un breve action comic di fantascienza da inserire in un altro progetto. Era l’embrione di una potenziale serie di più ampio respiro ambientata in un universo multirazziale con ancora diversi problemi sociali
Di cosa tratta Blackstorm? Attraverso un’eroina solitaria, il suo passato misterioso e la nemesi che la perseguita fin dalla sua comparsa, si narra di guerra, di squilibri sociali e di tutti i problemi odierni che tecnologia ed evoluzione non hanno modificato granchè in un ipotetico futuro.
Questo breve “trailer” presenta i personaggi e caratterizza parzialmente il contesto in cui questi si muovono. Spero di incuriosire i lettori e continuare a narrare la storia, anche perché di cose interessanti da scoprire ce ne sono parecchie.
L’idea di adattare questo numero zero al progetto di IperComics della Logus Mondi Interattivi, portando il concetto di fumetto interattivo online, mi è parsa sin dal principio una sfida interessante.
E devo ringraziare i ragazzi di Electric Sheep Comics per il lavoro che fanno per tenere vivo il fumetto in Italia e per dimostrare che la passione per la Nona Arte può smuovere intere catene montuose.

D206A tuo parere, cosa distingue un buon fumetto da uno scadente?

A differenza di molti puristi io non seguo ciecamente il concetto dell’estetica fine a se stessa o utilizzata al solo scopo di “attirare l’attenzione”. Credo che un buon fumetto sia l’unione di tre ingredienti fondamentali: buona tecnica, stile e soprattutto una buona storia da raccontare. Uno dei tre ingredienti potrà essere più potente degli altri, ma se non ci sono tutti e tre allora non avrai un Buon Fumetto.
Ho sempre pensato che il disegno cattura l’occhio ma è la Storia che cattura la mente; un fumetto disegnato bene soddisfa un bisogno estetico ed è il primo impatto visivo per un lettore, ma senza una buona Storia resta una bellissima scatola senza niente dentro.
Allo stesso modo, una buona storia raccontata senza lo stile e senza tecnica, perde consistenza e non crea alcun legame con il lettore.
Lo stesso vale per il cinema; non bastano grandi effetti speciali o un cast di grandi attori per fare un buon film se il soggetto è scarso.
E uguale tesi vale per la letteratura; un libro scritto benissimo che racconta una storia poco interessante non diventerà un best-seller.

A parte i soliti nomi famosi, secondo te ci sono dei grandi artisti della storia del fumetto che andrebbero riscoperti? Se sì perché?

In realtà io i nomi famosiD103 li riscopro ogni volta che ho una loro opera tra le mani. Mi capita ogni volta che rileggo le opere di Enki Bilal, che mescolano poesia, politica e surreale. Mi capita quando rileggo Eleuteri Serpieri e continuo a sorprendermi di fronte alla meticolosità del suo tratteggio. Mi capita quando rileggo i lavori di Munoz o di Breccia e resto affascinato dal loro uso del bianco e nero che scolpisce luci e ombre tagliate con il coltello. Mi capita quando rileggo Danijel Zezelj e mi perdo nelle sue atmosfere fredde e graffiate. O quando rileggo Berardi e Milazzo e resto incantato dai racconti del primo illustrati dai morbidi inchiostri del secondo.
Più che riscoprire sarebbe interessante scoprire; ci sono molti disegnatori e autori che meriterebbero un po’ di luce in più sul palcoscenico del fumetto.
Uno che consiglio di scoprire è Enrico Marini, un vero talento che, oltre che avere un’ottima mano, sa scrivere anche belle storie.

Prendendo in considerazione l’avvento dei nuovi media, come ti immagini il futuro del fumetto fra dieci, venti o addirittura cinquant’anni?

Credo che, piaccia o meno, la tecnologia e la diffusione di questa in ogni ambito della vita in genere sia generalmente inevitabile. Nello specifico del fumetto siamo ancora all’inizio; tanto rapida e assimilabile è stata l’evoluzione nel “fare” i fumetti digitali, tanto sarà più lenta e graduale l’abitudine nel “leggerli”. Ci vorrà un po’ ma alla fine d00-Wardogs color mezzitoniiventerà una cosa normale.
Tra venti o cinquant’anni è probabile che qualsiasi cosa sarà ormai digitalizzata…ma spero che sopravvivano i tradizionali fumetti in versione cartacea. Ucciderli del tutto sarebbe un vero atto criminoso.

Ti andrebbe di parlarci dei tuoi progetti futuri?

Mi piacerebbe avere l’opportunità di pubblicare la mini serie originale di Blackstorm e vedere che effetto fa. E poi sto lavorando all’idea di un mini albo con due storie autoconclusive, che mescoli stili e generi. E infine sto lavorando a due storie diverse: “Homeland”, un fumetto di fantascienza che narra degli ultimi robot rimasti sulla Terra) e “Virato Seppia”, un racconto nero e surreale.
Tanta carne al fuoco che spero di poter cucinare bene.

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