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Kipple intervista Paul Di Filippo: il processo di scrittura e il futuro della fantascienza / Kipple’s interview with Paul Di Filippo: the writing process and the future of science fiction

Hi Paul! It’a a real honour for me and Kipple Officina Libraria as a whole to interview such an interesting and important author as yourself.

Ciao Paul! È un vero onore sia per me che per l’intera redazione di Kipple avere l’opportunità di intervistare un autore del tuo calibro.

I feel very honored and privileged to find so many fans in Italy and elsewhere outside the USA, Roberto. Kipple Officina Libraria is a wonderful venue in which to communicate with them. If science fiction has one implicit governing ethical principle, it is that all intelligence is sacred and that all intelligent beings should communicate with each other honestly. But as we see, even on our one planet and among the same species, that is a hard task. So the more international correspondence we have, the better!
Mi sento onorato e privilegiato di avere così tanti fan in Italia e anche in altri posti oltreoceano, Roberto. Kipple Officina Libraria mi offre un’ottima opportunità per comunicare con loro. Un principio etico fondamentale della fantascienza è che tutta l’intelligenza è sacra e che tutte le creature intelligenti dovrebbero comunicare fra di loro con onestà. Ma, come possiamo chiaramente vedere, è un’impresa alquanto difficile anche sul nostro pianeta e fra membri della stessa specie. E quindi più vi sono opportunità di comunicare a livello internazionale e meglio è!

You have written both short stories and novels. What are the main differences which characterizes both, especially regarding the writing process?

Hai scritto sia racconti brevi che romanzi. Quali sono le differenze principali che caratterizzano entrambi, specialmente per quanto riguarda il processo di scrittura?

I began with short stories, which was the normal professional route during my youth. You always practiced with short forms, began to sell to magazines, then graduated to the novel. If we look at SF authors of the Golden Age, and subsequently right down to the 1980s, this is the career path. But then, due to a number of cultural and marketplace changes, it became just as likely, if not more likely, to begin your career with a novel.

So, having followed the old route, I discovered that I loved short stories for their relative ease and simplicity and speedy turnaround time (in both writing of them and publication of them). A good short story can have a quick and “violent” impact on a reader in a way that a novel cannot. Just compare Shirley Jackson’s “The Lottery” to something like A CANTICLE FOR LEIBOWITZ. However, the novel probably hits deeper and lasts longer in the reader’s mind.

During the writing process for short stories, I try not to work on any other projects. Just the story itself, for three, five, ten days, however long it takes. But with a novel, I often put the project aside for a time, to write book reviews or even short stories. Also, I think revising plays a larger part in novels than in shorter works.

And of course, with short stories one feels justified, I think, in being a little wilder, a little more outrageous, in a speculative and/or stylistic sense. Tricks and ideas that might be wearisome at longer length can be enjoyed at shorter lengths.

Ho iniziato con i racconti brevi, che rappresentavano il normale percorso professionale, se non altro durante gli anni della mia giovinezza. Bisognava prima praticare con il racconto nella sua forma breve, poi iniziare a vendere delle storie alle riviste specializzate, e solo alla fine passare ai romanzi. Se guardiamo agli autori della Golden Age, così come agli anni ’80, questo era il percorso generale dello scrittore di fantascienza. Ma poi, per via di alcuni cambiamenti sia culturali che di mercato, la situazione si è capovolta e spesso oggi l’esordiente inizia la propria carriera subito col romanzo.

Quindi, avendo adottato un percorso di crescita professionale classico, ho scoperto di amare i racconti brevi per la loro immediatezza e per la possibilità di scriverli e pubblicarli in breve tempo. Un buon racconto breve può avere un impatto forte sul lettore, diciamo “violento”, che un romanzo invece non può sperare di ottenere. Basta comparare “The Lottery” di Shirley Jackson’s, ad esempio, con qualcosa come A CANTICLE FOR LEIBOWITZ. D’altro canto il romanzo riesce però ad arrivare più in profondità e a rimanere più tempo nella mente del lettore.

Per quanto riguarda il processo di scrittura, quando scrivo un racconto breve cerco di concentrarmi esclusivamente su di esso, lasciando da parte gli altri progetti. Mi dedico solo a quella storia specifica per tre, cinque, dieci giorni, o per quanto ce ne sia bisogno. Con il romanzo, invece, spesso metto il progetto da parte per un po’, prendendomi una pausa da esso scrivendo recensioni o racconti brevi. Inoltre credo che nel caso del romanzo la fase di revisione sia molto più importante.

E, ovviamente, con i racconti brevi uno ha meno esitazioni nell’osare, avventurandosi in sperimentazioni sia per quanto riguarda il contenuto che stilistiche. Trucchetti e idee che risulterebbero logoranti in un romanzo, infatti, spesso invece funzionano nel racconto breve.

How are your stories born?

Come nascono le tue storie?

Quite often I am invited these days to contribute to some anthology. And these projects quite often have a theme. So the inspiration is provided by the editor and a desire to please that person and earn a paycheck! “Give us a story on the Fermi Paradox!” With that motivation, the writerly brain starts churning along a certain vector quite readily!

However, if I am going to create a project from scratch, the inspiration will come from a million possible angles. From a person I know, or a headline I read, or an event that happened personally to me, or the desire to replicate an aesthetic experience I enjoyed, with my own twist. Here’s one example regarding a future project.

I had been mulling over various cultural changes, such as the extension of immaturity and indecision and delayed careers to age twenty-nine or more, as compared with the early maturity of past generations. Then I was walking across the campus of Brown University in Providence. It was the first week of classes, and officially organized orientation activities were going on. In the middle of campus a large crowd of students was playing Twister, the famous game of bodily contortions on a polka-dot plastic mat. To me, it looked like a scene from kindergarten! I thought, “Parents are paying $40,000 per year so their babies can play Twister in the Ivy League?”

At that moment a tale of a parallel timestream flashed fully into my mind, about a twenty-first century that resembled the culture of our year 1910, except with different technology. How had it happened? Who was the hero? It all came clear in a moment. Now, I just have to write it!

Spesso ricevo inviti a partecipare alle antologie. E questi progetti hanno di solito un tema. In quel caso l’ispirazione viene fornita dall’editore stesso e dal desiderio di soddisfare le sue esigenze e meritarsi il compenso economico! “Dacci una storia sul Paradosso di Fermi!” Basta una motivazione simile per fare subito scattare gli ingranaggi del cervello!

Però, se devo invece creare un progetto da zero, l’ispirazione può arrivare da un milione di cose diverse. Da qualcuno che conosco, da qualcosa che leggo, o qualcosa che è accaduto a me o qualcun altro, oppure dal desiderio di replicare un’esperienza estetica dandole una mia impronta. Ecco un esempio.

Da tempo riflettevo su alcuni cambiamenti culturali che stanno segnando il nostro tempo, come le decisioni di posporre l’inizio di carriera all’età di ventinove anni o anche più, mentre una volta ciò non accadeva. Poi capitò che stessi camminando nel campus della Brown University di Providence. Era la prima settimana di lezioni, e c’erano diverse iniziative in corso per orientare gli studenti. Nel bel mezzo del campus un grosso gruppo di studenti stava giocando a Twister, il popolare gioco dove bisogna contorcersi all’inverosimile. Ai miei occhi sembrava qualcosa che uno si poteva aspettare di vedere solo all’asilo nido! Ho pensato: “I loro genitori stanno pagando $40,000 all’anno solo per permettere ai propri figli di giocare a Twister?”

Proprio in quel momento lì una storia di universi paralleli si è materializzata nella mia testa, che tratta di un mondo contemporaneo caratterizzato però da una cultura per molti aspetti simile a quella del 1910, solo con una tecnologia diversa. Com’è successo? Chi era l’eroe? Tutto mi è diventato chiaro subito. Ora mi tocca solo scriverla!

What do you think is the most important quality a writer must have in order to reach his readers?

Quale credi che sia la qualità più importante che debba avere uno scrittore per conquistare i lettori?

There must be a balance between heart and mind, message and art, empathy and individualism. You must deliver emotions—but crafted into a story, not just raw. You must have something to say—and the skills to convey it. You must feel for the audience and your characters—but realize that you are the shaper, with your unique vision. The guts of a story are no good without a shapely body! And a hollow beautiful body is useless too!

Ci dev’essere il giusto equilibrio fra cuore e testa, messaggio e arte, empatia e individualismo. Devi trasmettere delle emozioni al lettore-ma queste devono essere ben integrate all’interno della storia. Devi simpatizzare col lettore e con i tuoi personaggi-tenendo sempre a mente, però, che non bisogna mai perdere la propria visione unica delle cose. Metterci solo lo stomaco, senza una struttura narrativa adeguata, serve a ben poco! Al contempo una buona struttura narrativa senza un po’ di stomaco non può funzionare nemmeno!

Do you think there are any differences between the american and the european readers in terms of what they like most in fiction?

Credi che esistano delle differenze fra i lettori statunitensi e quelli europei?

I do detect some differences. I think European readers have more tolerance and desire for a heavier quotient of philosophy. Why has Stanislaw Lem never become as famous or beloved among Anglos as in Europe? It’s not lack of access, for most of his work is available in good translations. It’s his metaphysical approach and concerns. Also, of course, tragedy versus upbeat victories! Can you imagine STAR WARS with the Empire winning? Not in the USA!

Percepisco alcune differenze, sì. Credo che i lettori europei apprezzino molto di più i contenuti d’impronta filosofica. In fondo perché credete che Stanislaw Lem non sia mai stato amato negli States tanto quanto in Europa? I suoi libri sono disponibili anche in America, con delle traduzioni ottime. Ma, per via dei suoi contenuti metafisici, il pubblico statunitense è un po’ restio ad accoglierlo bene. E poi c’è da prendere in considerazione anche il senso del tragico contro quello delle grandi vittorie spettacolari. Immaginereste uno STAR WARS dove a vincere è l’Impero? Di sicuro una storia del genere non verrebbe mai sfornata dagli USA!

How do you see the current state of science fiction? And where do you think it is heading in the long run?

Come vedi la situazione attuale della fantascienza? Qual pensi sia il suo futuro?

Because I review so much, and am also a judge for the Campbell Novel Award, I think I have a pretty good sense of the field. I am encouraged by the production of many fine novels by writers who did not emerge from the genre precincts, such as Karen Russell and Ernest Cline. They are adding new perspectives and strengths.

It’s hard to predict another big movement like cyberpunk. Maybe “cimate change fiction” is the most obvious. Generally, the field is now so splintered into so many scores of sub-genres that it is difficult to imagine some future Robert Heinlein or Isaac Asimov who will unite everyone. It’s like looking for the new Beatles of the 21st century. The culture is too fragmented. But I suppose that is a strength as well as a deficiency. Diversity of style and themes and toolsets is good.

Dato che eseguo così tante recensioni, e che sono anche parte della giuria del Campbell Novel Award, credo di poter parlare con una certa cognizione di causa. Mi incoraggia vedere tanti romanzi di qualità emergere da parte di autori che non provengono necessariamente dalla sfera della fantascienza, come Karen Russell e Ernest Cline. Stanno apportando al genere nuove prospettive e punti di forza innovativi.

È duro immaginarsi un altro grande sottogenere come lo è stato quello del cyberpunk. Oggigiorno, il mondo della fantascienza è suddiviso in così tanti diversi sottogeneri che è difficile immaginarsi un nuovo Robert Heilein o Isaac Asimov che possa accontentare tutti. Sarebbe come cercare i nuovi Beatles del ventunesimo secolo. La cultura contemporanea è troppo frammentata. Ciò ha sia i suoi lati positivi che negativi. Ad esempio, una certa varietà di stili, temi e contenuti è una cosa buona.

One of your most popular works is of course The Steampunk Trilogy, which has been translated also in italian. Do you think the steampunk subgenre will continue to grow in five or ten years time?

Uno dei tuoi lavori più famosi è senza dubbio The Steampunk Trilogy, tradotta fra l’altro anche in italiano. Credi che il genere steampunk continuerà a crescere?

Steampunk certainly shows no signs of slowing down. It’s become part of the larger, non-literary culture. It’s had remarkable staying power for any “fad.” But look at how long the Society for Creative Anachronism has persisted. Maybe steampunk will become a true lifestyle, as in Neal Stephenson’s THE DIAMOND AGE.

Lo steampunk non sembra accennare a fermarsi. È ormai divenuto parte della cultura popolare, non solo quella letteraria. È incredibile come stia durando così tanto. Ma basta guardare a quanto a lungo è persistita la Society for Creative Anachronism. Forse lo steampunk diverrà un vero e proprio stile di vita, così come descritto in THE DIAMOND AGE di Neal Stephenson.

In your anthology Wikiworld you explore differend themes in science fiction, from posthumanism to alternate history. In a way or another, all themes in science fiction actually reflect a trend in society. What do you think is the role of science fiction in our culture?

Nella tua antologia Wikiworld esplori molti temi diversi tipici della fantascienza, dal postumanesimo all’ucronia. In un modo o nell’altro tutti i temi della FS riflettono in qualche modo un trend della società. Quale credi che sia il ruolo della fantascienza nella cultura contemporanea?

Besides its sheer amusement and entertainment value, science fiction continues to fulfill its original mandate: to be a virtual laboratory where “thought experiments” may be carried out, to show us the paths we wish to follow or not follow or might have followed. It’s utility as a guiding hand for the culture is immense—if people respond in the proper spriti of intellectual flexibility to a well-done and authentic piece of SF.

A parte il suo valore come intrattenimento, la fantascienza continua a essere un laboratorio virtuale dove si può sperimentare con le idee allo scopo di mostrarci dove ci condurrebbero i percorsi che vorremmo seguire, o al contrario evitare. La sua importanza come faro per la cultura contemporanea potrebbe essere immensa – solo a patto però che la gente decidesse di rispondere con il giusto entusiasmo alla fantascienza di qualità.

Would you like to talk to us about your current or future projects?

Ti piacerebbe parlaci dei tuoi progetti futuri?

Aside from the parallel world novel outlined above, I am two chapters deep into a novel called UP AROUND THE BEND, which I describe as a 1970s utopian apocalypse with sex and aliens. If you listen to the famous Credence Clearwater Revival song of the same name, you will understand the book!

A parte il romanzo sopraccitato sui mondi paralleli, ho già steso i primi due capitoli di un romanzo intitolato UP AROUND THE BEND, dove descrivo un’apocalisse utopica ambientata negli anni ’70, con tanto di sesso e alieni. Se ascolterete l’omonima canzone dei Credence Clearwater Revival, capirete il libro!

Interview and translation by Roberto Bommarito. 

Intervista e traduzione a cura di Roberto Bommarito.

Le altre interviste di Kipple:

Kipple intervista Joe Lansdale: Il processo di scrittura, le storie, le idee / Kipple’s interview with Joe Lansdale: The writing process, stories and ideas

Hi Joe, it’s a real honor for Kipple Officina Libraria to conduct an interview with such talented and important author as yourself. Your work is appreciated all around the world, and very much so here in Italy. Where do you get the ideas for your stories?

Ciao Joe. È un vero onore per Kipple Officina Libraria poter intervistare un autore così importante come te. Le tue opere sono apprezzate un po’ in tutto il mondo, specialmente qui in Italia. Da dove prendi le idee per le tue storie?

Ideas for stories are a dime a dozen. They are everywhere. Ideas aren’t my problem. What makes a story is style, character, conviction, and a storytelling ability. Ideas are all around. Newspaper. A comment someone makes, or sometimes you read a book or see a movie, comic, TV show, whatever, and you think, you know, I’d have gone this way that idea, and all of a sudden you’ve got something inspired by something that exists, but is totally different. The biggest thing that works for me is just asking myself, What If Elvis was alive and old and in a rest home and something was killing people in the rest home. And what if there were other people there, and we don’t’ really know if Elvis is really Elvis, or just thinks he is, but he has to wonder himself because there’s a black man there who believes he’s JFK. That sort of thing, and then the stories flow.

Le idee sono dappertutto. Le idee non rappresentano mai un problema per me. Ciò che costituisce una buona storia è lo stile, il carattere e l’abilità nel narrarla dello scrittore. Le idee sono davvero ovunque. I giornali. Quello che dice la gente, un libro, un film, un fumetto, uno show televisivo. A volte ti imbatti in un’idea e pensi che tu avresti potuto svilupparla differentemente e tutto d’un tratto ti ritrovi con una nuova idea tutta tua, ispirata da qualcosa che già esisteva. Un ottimo metodo trovo che sia pormi domande come: E se Elvis fosse ancora vivo, anche se invecchiato, e vivesse in un ospizio e al contempo lì si stessero verificando degli omicidi? E se nemmeno il lettore sapesse se il protagonista è davvero Elvis, e ci fosse pure chi credesse che lui in realtà è invece John Fitzgerald Kennedy? Le storie nascono così.

Do you plan the details of your stories in advance or do you let the story take you were it wants?

Pensi a tutti i dettagli delle tue storie prima di scriverle, o lasci che siano loro a portarti dove vogliono?

I let it take me where it wants to go, but I assume my subconscious is at work doing the plotting. But I don’t sit down and say, well now, what if Jack does this, that means I have to bring in, and so on. I start to feel as if I’m full up with a story, and then I let it fly. Now and again I get false starts or stories that peter out, bur rarely.. There are a few I’ve been nibbling at over the years, going back to and trying to finish, and I’ve finished quite a few that way. But mostly when a story comes to me I’m ready to go. I know it and it knows me, so to speak. I write it and finish it.

Lascio che la storia mi porti dove vuole lei, però suppongo che anche l’inconscio giochi un ruolo importante nel processo di scrittura. Ma non sono il tipo da mettermi seduto e dire: Be’, adesso Jack farà questo e quell’altro, e poi deve accadere quest’altra cosa e così via: no. Quando sento che una storia è pronta a venire fuori, lascio che lo faccia da sola. Ogni tanto mi capita di scrivere qualche storia che poi abbandono, ma solo raramente. Ci sono poi alcune storie che richiedono anche anni per essere realizzate, che rivisito diverse volte prima di finirle, e mi è accaduto alcune in alcune occasioni di procedere in questo modo. Ma quasi sempre, invece, quando mi viene una storia procedo subito a scriverla. So bene cosa voglio scrivere quando lo faccio. Scrivo la storia e la finisco.

All the Earth, Thrown to the Sky takes place in the 1930’s, during the terrible Dust Bowl depression. How important is the historical or social background to a story? Is it essential?

La storia di Cielo di sabbia (All the Earth, Thrown to the Sky) si dispiega negli anni Trenta, durante l’epoca del terribile “Dust Bowl” che colpì tragicamente gli Stati Uniti. Quant’è importante il background storico e sociale in una storia? È essenziale?

It can be. Not every story is the same. Sometimes it’s a small story with a small backdrop. Sometimes a small story with a large backdrop. Sometimes a large story that takes place in a small place or a short length of time, but the inner dynamics of the tale are large. And sometimes it’s just the opposite. But the story dictates how important a certain thing is. Sometimes it’s a close up character study, and sometimes the story itself is the character, meaning the way it’s written, and how it proceeds. But I do like stories that have other elements to them. Something else going on in the scene besides the scene, even if you only sense it.

Può esserlo. Non tutte le storie sono uguali. A volte una piccola storia richiede una scarsa ambientazione. In altri casi, invece, anche una piccola storia può esigere un contesto alquanto importante. Una storia può inoltre svolgersi in un posto molto piccolo o in un arco di tempo molto limitato, eppure le sue dinamiche interne possono risultare comunque complesse. E a volte è invece l’opposto. Ma è la storia a dettare l’importanza delle cose. A volte si tratta di sviluppare sopratutto i personaggi, mentre in altre occasioni è la storia stessa a essere il personaggio principale. Amo le storie che contengono gli elementi più disparati, quelle in cui sai che stanno accadendo delle cose dietro al palcoscenico che non puoi vedere ma puoi percepire.

In Tight Little Stitches on a Dead Man’s Back, a post-apocalyptic short story which also won the Bram Stoker, you manage to tackle very well some complicated and difficult themes such as pain, loss and guilt. How important is it for the author to empathize with his characters, even the villains?

In Piccole suture sulla schiena di un morto (Tight Little Stitches on a Dead Man’s Back), una storia post-apocalittica che ha anche vinto il prestigioso premio Bram Stoker, riesci ad affrontare molto bene alcuni temi complessi come la sofferenza, la perdita e i sensi di colpa. Quant’è importante per l’autore provare empatia per i suoi personaggi, anche quelli “cattivi”?

I think it’s important to see all your characters as human beings, unless you’re doing some kind of parody, and even then it helps. You do have to understand that every character, good or bad, sees themselves as the hero of their own story, as the old saying goes. They have reasons. We may not agree with them, but they have to do what they do not just because they are good or evil, but because of who they are, and we must have some idea of why they are that way.

Credo che sia importante vedere tutti i personaggi come esseri umani, a meno che non stia lavorando su qualche specie di parodia, e anche in quel caso può aiutare. Bisogna capire che ogni personaggio, buono o cattivo che sia, vede se stesso come l’eroe della propria storia. Hanno tutti le loro motivazioni. Possiamo non condividerle, ma devono fare ciò che fanno non solo perché sono buoni o malvagi, ma per via di chi sono e il lettore deve sapere come hanno fatto a diventare quello che sono.

What do you think makes the difference between a good and a bad story?

Cosa credi che differenzi una buona storia da una cattiva?

That’s a hard one. Now and again you’ll find a story that isn’t very well written, characters are a little thin, but damn, it drives you and you can’t wait to find out what happens next. Most of the time I think it’s the storyteller though, not the story. Ever had someone tell a simple joke, but they know how to tell it so well it comes off terrific? Now, ever had someone tell a great joke and it just doesn’t work? There’s a difference in a good joke teller, and in that case, sometimes the joke isn’t as important. Same with stories. There are exceptions to every rule, but I think it’s the storyteller more than the story. This doesn’t mean they have to a fantastic stylist, have great characterization. There are, as I said, exceptions, but you know, it really helps.

Questa è una domanda difficile. Ogni tanto capita di imbattersi in una storia che non è scritta particolarmente bene, ad esempio i personaggi sono delineati male, ma riesce comunque a catturarti e muori dalla voglia di vedere cosa accadrà. Credo che la maggior parte delle volte dipenda dal narratore, non dalla storia in sé. Vi è mai capitato di sentirvi raccontare una brutta barzelletta da qualcuno che però è molto bravo a farlo e quindi la barzelletta stessa diventa divertente? O al contrario vi è mai capitato di sentire qualcuno raccontare una barzelletta divertente ma che non riesce a farvi davvero ridere? È colui che racconta la barzelletta a fare tutta la differenza. La stessa cosa vale per le storie. Certo ci sono sempre eccezioni alla regola, ma la maggior parte delle volte credo dipenda proprio dal narratore. Questo non significa che gli elementi che costituiscano la storia non siano importanti anch’essi, ma chi la racconta può fare davvero la differenza.

What do you think is the utility of a story in today’s society?

Quale credi che sia il ruolo delle storie nella società di oggi?

Entertainment. Something to provoke thought. Both. I don’t think great fiction has to do with being dry and uninteresting, but important. I wouldn’t eat a meal that tasted bad just because it’s good for me, at least not on a regular basis, so when I turn to fiction I want it to make me excited to read it, not make me work to read it. Entertainment can be light, and it can be profound. But it should always be engaging.

Intrattenimento. Qualcosa che fa pensare. Entrambe le cose. Non credo che una buona opera letteraria possa essere arida e poco interessante; deve per forza di cose essere importante. Non mangerei un cibo dal gusto pessimo solo perché fa bene alla mia salute, o per lo meno non sempre. Quindi quando si tratta leggere una storia voglio che mi entusiasmi, non che mi faccia faticare per arrivare alla fine. L’intrattenimento può essere di carattere leggero o profondo. Ma deve essere sempre coinvolgente.

Would you like to tell us something about your current or maybe even future projects?

Ti piacerebbe parlarci dei tuoi progetti futuri?

THE THICKET, my turn of the century historical, is forthcoming in the US in paperback in October, and I have just turned in a new novel, PARADISE SKY. Watch for COLD IN JULY film, opening in the U.S. at the end of this May. It’s a humdinger. Also, Bill Paxton is soon to direct a film of my novel THE BOTTOMS.

The Ticket, il mio romanzo storico, sbarcherà a ottobre nelle librerie americane e ho appena consegnato all’editore il nuovo romanzo, Paradise Sky. Alla fine di maggio arriverà nelle sale cinematografiche il film Cold in July. Inoltre Bill Paxton girerà le riprese di un nuovo film basato sul mio romanzo The Bottoms.

Interview and translation by Roberto Bommarito. 

Intervista e traduzione a cura di Roberto Bommarito.

 
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