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È Lukha B. Kremo il vincitore del Premio Robot 2018 | Fantascienza.com

Fantascienza.com dà la notizia del vincitore del Premio Robot 2018: è il nostro editore Lukha B. Kremo, che si aggiudica con Invertito il prestigioso Premio; il racconto uscirà nei prossimi giorni su Robot 83. Ecco le note dell’articolo scritte dall’editore di Robot Silvio Sosio:

Dopo aver vinto il Premio Urania con Pulphagus®: fango dei cieli (vincitore anche del Premio Cassiopea), Lukha B. Kremo si aggiudica un nuovo importante riconoscimento, il Premio Robot, col racconto Invertito. Kremo è anche in finale al Premio Odissea.

Invertito è un racconto su vari livelli, che coniuga insieme diverse idee – sociali, culturali, cosmologiche – in una miscela decisamente originale e coinvolgente.

La crew Kipple si complimenta con il nostro editore e si fregia di un altro prestigioso tassello, permetteteci di continuare a pensare di essere la casa editrice con la redazione più premiata d’Italia: grazie a tutti, grazie a Kremo! KeepTalking!

La prima fabbrica al mondo con soli robot invece di operai

Sorgerà in Cina, per l’esattezza a Dongguan, la prima fabbrica la cui forza lavoro operaia consisterà interamente di robot. Lo stabilimento della Shenzhen Evenwin Precision Technology Ldt, specializzata nella produzione di componenti elettronici per cellulari, impiegherà mille robot per una capacità produttiva che dovrebbe raggiungere i 280 milioni di euro. Secondo il presidente dell’azienda Chen Xingqi, si potrà così assistere a una riduzione del 90% degli impiegati, affidando la cura dei robot a 200 tecnici specializzati che dovranno monitorarne il corretto funzionamento. L’adozione di questa soluzione sembra essere una reazione a un netto calo della manodopera in Cina, con i lavoratori sempre più restii ad accettare di lavorare in fabbrica. Eppure dal settembre 2014 – ovvero da quando è iniziata l’automazione di oltre 500 fabbriche nella regione – ben 30.000 lavoratori hanno dovuto cedere il posto alle macchine. La tendenza, grazie anche a un calo annuale del 5% del costo dei robot, sembra destinata a diffondersi in tutto il sud della Cina, zona nota non a caso come la fabbrica del mondo. Con un investimento pari a 154 miliardi di dollari, infatti, la Provincia cinese del Guandong si è prefissata l’obiettivo di automatizzare dell’80% l’intera produzione entro il 2020.

Dalla fantascienza alla realtà: MorpHex, il robot mutaforma

MorpHex è un robot inventato dal bravo Kare Halvorsen. L’ingegnere norvegese non è nuovo a invenzioni del genere, ma con MorpHex è riuscito a ottenere un salto di qualità. Il robot, capace di trasformarsi da “ragno” a sfera nel giro di pochi secondi, è composto da una serie di sezioni, ognuna governata da due motori indipendenti, che ne formano l’esoscheletro. Segue un video dove è possibile ammirare le notevoli capacità del robot. Qui troverete invece il canale YouTube di Halvorsen.

Le origini dei robot e le loro ascendenze letterarie: il saggio di Sandro Pergameno

Il robot, l’uomo meccanico, preferibilmente dotato di due gambe e due braccia, con cellule fotoelettriche al posto degli occhi e un cervello elettronico, è sempre stato, fin dalla nascita delle prime riviste di fantascienza nei lontani anni venti, uno dei soggetti basilari di questa letteratura, pari per importanza ai viaggi spaziali e all’invasione dei mostri dagli occhi piatti. In realtà, l’idea del robot, dell’automa di metallo dalla forma umana, ha origini lontanissime nel passato.

Inizia così il saggio sulla storia dei robot e la fantascienza di Sandro Pergameno, che fra l’altro in passato ha già concesso una stupenda intervista a Kipple che potete trovare qui, che non solo ci illustra la storia dei robot nel contesto fantascientifico, ma indaga anche con scrupolosità nelle loro origini, andando indietro nel tempo addirittura fino all’Antico Egitto. Un saggio davvero ben scritto, ricchissimo di informazioni, che tutti gli amanti della fantascienza (e non solo) non possono perdersi.
È possibile leggere il saggio per intero sul numero 2 di Cronache di un Sole Lontano, scaricabile gratuitamente qui.
Buona lettura!

Fermate i killer robot, l’appello dello Human Rights Watch

Lo Human Rights Watch, organizzazione internazionale non governativa per la difesa dei diritti umani, ha lanciato un appello per mettere in guardia le persone sul potenziale pericolo dei “robot killer”. L’organizzazione si riferisce a robot capaci di eseguire azioni militari o di controllo dell’ordine pubblico autonomamente. Fra meno di un decennio, afferma lo HRW, queste macchine potrebbero divenire una realtà. 
Gli scenari apocalittici illustrati dalla fantascienza sono tanti, alcuni come quello di Terminator e The Matrix divenuti ormai parte della cultura popolare. A questo pericolo, Isaac Asimov reagì formulando le tre regole a cui tutti i suoi robot positronici dovevano obbedire:

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. 
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. 
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Queste leggi sembrerebbero adeguate a proteggerci da un olocausto robotico – in teoria. In pratica è tutt’altra cosa. Un robot per essere utile agli scopi delle forze militari o di polizia non potrebbe mai inglobare queste tre leggi, in quanto lo scopo di queste macchine sarebbe appunto quello di mantenere l’ordine e, se necessario, usare la forza con scopo letale. 
In realtà si tratta di una realtà che stiamo già vivendo, se non altro in parte. Le vittime civili dei droni americani in Afghanistan ormai non si contano. Di recente, in occasione della Navy League’s Sea-Air-Space Exposition, la Boeing ha svelato i suoi progetti per l’F/A-XX, caccia stealth di sesta generazione che verrà prodotto in due versioni: una pilotata, l’altra no. Il drone stealth X-47B capace di operare autonomamente è già passato alla fase di collaudo sulle portaerei. E DARPA, la Defense Advanced Research Projects Agency, lavora già da tempo ai primi robot umanoidi (e non). 
Così come hanno già fatto in passato, le macchine potrebbero aprire nuovi orizzonti per l’uomo. Tutto dipende però dal loro uso. Forse, proprio per questo, l’appello dello HRW andrebbe preso molto sul serio.