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Temperamente: il sito di notizie, recensioni e rubriche letterarie

Oggi vi segnaliamo Temperamente, un sito ricco di contenuti che riguardano la letteratura. In esso è possibile trovare notizie, recensioni e rubriche che trattano ogni aspetto del mondo dei libri, utile sia ai lettori che agli stessi autori. Come spiega la Redazione:

Temperamente è un sito di recensioni letterarie, che nasce con l’intento di favorire lo scambio di opinioni su autori, libri e letterature. Periodicamente vengono pubblicate sul sito recensioni di libri contemporanei e classici, che fungono da vero e proprio pretesto per dare a tutti la possibilità di esprimere un proprio giudizio sulle letture in questione. Con Temperamente potete anche tenervi aggiornati sulle novità editoriali e mettervi alla prova con i nostri quiz letterari. E allora leggete, commentate, proponete, giudicate, discutete, ma, soprattutto, fate in modo che nasca il confronto!”

Per raggiungerlo basta cliccare qui.

La radiografia in Nero di La danza degli spettri quantistici / L’occhio delle stelle

Luigi Bonaro, nella sezione Radiografie in Nero di Nero Cafè, passa – è il caso di dire – ai raggi X La danza degli spettri quantistici/L’occhio delle stelle, l’ebook edito da Kipple Officina Libraria contenente due dei racconti più rappresentativi del Connettivismo firmati da Sandro Battisti, Giovanni De Matteo e Marco Moretti.
Un estratto dall’esame radiologico:
L’orizzonte tecno-onirico si affaccia prepotente, un viaggio iniziatico rivolto verso il cosmo del sé partendo dal corpo verso lo spirito, mediando attraverso la coscienza. Il fulcro del codice narrativo riguarda la mutazione e l’identità, forte, del protagonista, che viaggia lontano attraverso universi coesistenti, l’angustia della cella, lo spazio infinito della mente. La percezione della trasformazione di kafkiana memoria, il lento esplicarsi di movimenti dilatati, omeriche visioni al limite dell’avvenuta cecità, dolce oblio e veglia violenta, […] il tema del viaggio e delle “influenze (…) attraverso insospettabili pieghe del continuum…”
Poi, il paradosso scientifico, il controllo molecolare, il corpo che si riorganizza secondo una conoscenza superiore.
E ancora:

Le declinazioni del multiverso si esplicano in uno schema meta-fabulatorio,  rappresentativo della totalità. Il sistema di segni impiegato da questi autori straordinari permette l’esperienza della trascendenza squarciando la notte cosmica, il limite conoscitivo dell’individuo, il superamento dei contorni spazio-temporali. Il futuro non è mai stato così presente come in questi molteplici percorsi intellettuali fra loro interconnessi.

Recensione a Intervista a Dio, di Giorgio Manganelli

Micromovimenti recensisce il nostro eBook Intervista a Dio, di Giorgio Manganelli. Vi lasciamo alle loro parole, com’è giusto che sia.
Questo è il mio primo ebook, brevissimo ma sostanziale, letto in uno smartphone nei ritagli di tempo mentre si attendeva, qua e la, di fare altro, in quegli scampoli di momenti che altrimenti evaporerebbero nel vuoto. Potere delle tecnologie, quello di impadronirsi del nostro tempo per restituircelo come più ci aggrada, filtrato dalla loro stessa essenza. Si tratta di una delle “interviste impossibili” non presenti nell’omonimo libricino edito dalla Adalphi nel 1997, ma che era già apparsa a settembre del 2001 nel primo numero de “Il caffé illustrato”. Si tratta chiaramente di una delle solite geniali iperboli a cui il Manga ci ha abituato. Un intervista a Dio sarebbe più che impossibile, sarebbe qualcosa di “squadernate” per qualsiasi essere pensante, ma non per il Manga che si ripropone di ridurre la figura dell’onnipotente a qualcosa di più legato al linguaggio e al pensiero umano, magari ad un’immaginazione razionale ma distorta, ma pur sempre molto scatologica, estremamente poco probabile, ma proprio per questa improbabilità, assolutamente manganellesca e divertente. Non c’è un discorso teologico e/o metafisico, quasi subito il registro è quello lessicale. Dalle prime battute si è di fronte ad un dio che cerca di articolare il linguaggio, ne scansiona le regole e la grammatica in modo scombussolato, magmatico e caotico, senza giungere ad un risultato corretto. Solo con l’inizio dell’intervista si rivela essere senziente e in grado di articolare contenuti in modo coerente e grammaticalmente corretto. L’intervistatore è radicale, non intende accontentarsi di “parole generiche” ma nello stesso tempo sostiene di limitarsi alle domande che sono state concordate, di trarre “le domande dal repertorio generale delle domande possibili”; dal canto suo dio sostiene di essere pronto all’intervista e di essere “pieno, gremito di risposte” e spiegando che il più importante dei temi è quello dell’edificazione (attenzione non creazione, ma edificazione), accusa l’intervistatore in modo da esprimere un pensiero che sembra essere formulato dallo stesso Manganelli in riferimento alla pratica stessa dell’intervistare: “Lei non capisce niente. Faccia domande.”. Fin dall’inizio e come giustamente afferma Lietta Manganelli nell’introduzione, la parola di dio poco si discosta da quella dello stesso Manganelli che sembra sfruttare l’occasione, tra tragico e comico, come gli è familiare e congeniale, per invelenire un po’ il clima ed esprimere cose che altrimenti resterebbero inespresse:
Ma pensa un po’: tu dici la parola d’ordine, e il sordo non la capisce, e per un attimo v’è, sulla terra, una duplice incertezza. Ciascuno dubita di aver frainteso o confuso: non sa se deve uccidere, se sarà ucciso, Fa l’esame di coscienza, si affida alle mani della morte, e poi, talora tutto si chiarisce… Delizioso, e sommamente pedagogico.” “Non vi amo, ma odiarvi è troppo faticoso. Io direi che mi fate schifo”.
Tra serio e faceto dio chiede di fare domande e pone come esempi domande che in realtà sono più un interrogatorio, come se fosse un colpevole che deve confessare, il dialogo diviene surreale: le domande sono avulse, non quelle che si farebbero a dio: storia delle strade, sua sociologia, riferimenti a magia e gatti neri, alla velocità della luce, alle rovine… le risposte evasive: la velocità della luce “aumenterà, eccetto nelle curve”, le rovine “sono serie e relativamente economiche”. Si tratta comunque di risposte che non sono quelle che ci si aspetterebbe da dio.
Da tempo nel nostro regno si discute se estendere le rovine fino a fare di ogni cosa una rovina” o “asfaltare l’intero pianeta, così da farlo pulito, lucido, come un teschio, una biglia, un occhio di pesce”. “Costruiremo grandi rovine nel mezzo delle pianure… con grandi autostrade per facilitare l’accesso ai meno abbienti
Con lo svolgersi dell’intervista le due voci, quella dell’intervistatore e quella dell’intervistato sembrano confondersi in un tutt’uno dove sembra non si comprenda bene se è l’uomo ad essere ad immagine e somiglianza di dio o il contrario. Una voce unica che, lontanissima da qual si voglia discorso teologico e quindi tanto più lontana dall’essere la voce di Dio, sembra essere l’eterna eco dell’incongruenza umana e della sua storia: “Una felice collaborazione tra i sulfamidici e gli affreschi del quarto stile darà a tutti la possibilità di mescolare sani godimenti con una ragionevole sudicezza sanitaria. Il progresso è questo.
Ancora una volta in questo breve e geniale scritto, sfruttando l’idea di una intervista veramente e vanamente impossibile, la voce del Manga, tra cinismo e crudeltà, restituisce una visione, si iperbolica e surreale nel linguaggio, ma a ben vedere abbastanza verosimile, sulla realtà umana, sulle sue idiosicrasie e sulle sue ottuse nefandezze.
Giovanotto lei ha troppe opinioni personali. Come giornalista, non deve avere né opinioni né timori né speranze… Lei registra.
Vi ricordiamo che l’eBook Intervista a Dio è in vendita sul nostro portale a 2 €, senza DRM, in formato ePub e Mobi.

Segnalazioni da Il borghese

In questa sede ci fa piacere segnalare anche le attività collaterali della nostra redazione, come è stato per il lieto evento di ieri, che riguarda Francesco Verso.
Sul prossimo numero 6 de Il borghese compare un articolo-recensione a Ci sono stati dei disordini, il romanzo scritto da Luigi Milani (ufficio stampa Kipple) e ambientato nel G8 di Genova, edito da Delirium in eBook; firma l’articolo Errico Passaro, conoscenza navigata del mondo connettivista, nonché abile giornalista e amico.
La trama del libro prende le mosse dalla scomparsa nel nulla del celebre fotoreporter Luca Olivieri, dopo una violenta lite con la moglie. È proprio la donna, il medico Silvia Mercadante, a tentare il possibile e l’impossibile per rintracciare il compagno – che, come si scopre in seguito, è stato mandato a Genova a realizzare un reportage sul G8 del 2001 – e cercare poi di ricostruire l’accaduto.
Nella prefazione, Antonella Beccaria, giornalista de Il Fatto Quotidiano, scrive con suggestionante partecipazione: «Libera reinterpretazione di una vicenda vissuta o episodio mai accaduto non è importante. L’importante è il racconto della casualità. Di quella casualità che ti fa decidere dall’uno al due, senza riflettere troppo perché non c’è tempo né voglia, che ti fa scegliere a un bivio quale strada inforcare. Destra o sinistra? Verso il mare o verso le alture? Nessuna opzione fornisce un suggerimento, nessun segno è indicatore di un presagio. Scegli e può non accadere niente. Oppure può accadere tutto. Senza possibilità di tornare indietro. E allora si va avanti, nella consapevolezza che a quel punto l’unico fattore determinante diventa non dimenticare. Mai più».
Significativo il fatto, a mio avviso, che a recensire un romanzo di questo tipo sia un un giornale che potrebbe avere altre idee su quegli episodi di più di dieci anni fa, segno positivo del mutare dei tempi che, forse, ci prospettano un futuro meno ancorato a vecchi pregiudizi e concetti.
Nello stesso articolo compare anche una segnalazione a Due mondi, di Francesco Verso (coeditor di Avatar), uscito per la Kipple:
Verso tenta con successo un superamento dei confini tra il genere fantascientifico e il fantasy, quest’ultimo inteso però in una suggestiva accezione «biotecnologica». Il suo racconto è ambientato in un futuro remotissimo, su una Terra molto diversa da quella attuale, dove l’evoluzione umana ha intrapreso percorsi che hanno portato all’avvento di altre razze; ma la presenza misteriosa di una Torre dei Semi riaccende in alcuni individui nuove speranze e il desiderio utopistico di ristabilire gli antichi equilibri ambientali.

VerSacrum recensisce Intervista a Dio

Le pagine di Versacrum.com ospitano la recensione a Intervista a Dio, di Giorgio Manganelli, recentemente uscito in eBook per noi della Kipple.

Ci troviamo di fronte ad un Dio che inizialmente balbetta frasi sconnesse, come se cercasse di inventare il linguaggio, di creare una sorta di “esperanto” universale o forse, come dice Lietta Manganelli nell’introduzione, di prepararsi all’intervista. La prima domanda riguarda l’edificazione del cosmo. Man mano che vengono poste le domande dal misterioso interlocutore, fra cui quelle sul plenilunio e la velocità della luce, Dio appare come un personaggio nevrotico, impacciato, quasi “umanizzato”. Si trova in difficoltà a rispondere, spesso divaga, tratta argomenti come la superstizione (i gatti neri e i venerdì 13 e 17), vuole essere amato ma allo stesso tempo dice che non ama l’umanità anche se “odiarvi è troppo faticoso. Io direi che mi fate schifo”. Un Dio meschino e buffone che vuole la morte di tutti e che parla della fine del mondo come di una notizia da dare in breve trafiletto tra i numeri del lotto. Un Dio sempre più improbabile e non onnipotente che paradossalmente è sottoposto a una commissione che non riesce a decidere su nulla.

Ecco che quindi il giudizio di VerSacrum si allinea LiterAid e a Michele Nigro. Vi ricordiamo che l’eBook è in vendita sul nostro sito a 2€, senza lucchetti digitali DRM quindi leggibile ovunque vogliate e con chi vogliate.

Literaid su "Intervista a Dio"

Literaid recensisce l’uscita, per Kipple, di Intervista a Dio, di Giorgio Manganelli. I toni sono entusiastici, ma non enfatici, direi realistici.

C’era una volta un programma arguto che andava in onda nella seconda rete radiofonica RAI. Si chiamava Le interviste impossibili: una serie di autori fingevano di trovarsi a intervistare personaggi di epoche passate. Furono in molti a cimentarsi in questo gioco, ma il contributo maggiore fu di Giorgio Manganelli. Egli scrisse dodici conversazioni immaginarie con Fedro, Edmondo De Amicis, Tutankamen, Eusapia Palladino, Nostradamus, Charles Dickens, il Califfo di Bagdad, Giacomo Casanova, Desiderio, Leopoldo Fregoli, Marco Polo e Gaudì. Tutte pubblicate, prima nell’antologia A e B, edita da Rizzoli nel 1975, poi in Interviste impossibili, Adelphi, 1997.
Ne mancava però una, la tredicesima. Quella definitiva. Quella più impossibile di tutte. Ora però c’è. È appena uscita. Per Kipple Officina Libraria. Intervista a Dio, di Giorgio Manganelli. In versione eBook, con una splendida prefazione di Lietta Manganelli, figlia dello scrittore. Sono dodici pagine il cui attacco è lasciato a una sorta di Genesi. O  In Principio era il Verbo, come dal Vangelo secondo Giovanni. In principio è l’invenzione del Linguaggio da parte di Dio che balbetta una sequela di parole scollegate tra loro e unite forse dal suono. Come se Dio stesse appunto inventando il Linguaggio o lo stesse ripassando per prepararsi, come dice Lietta Manganelli nella prefazione, all’intervista. Alla prima domanda, che riguarda l’Edificazione. Giacché Dio lo sa che la prima domanda che l’intervistatore gli farà, riguarda l’Edificazione. Ha un foglio in mano. È un’intervista preparata, filtrata, come tutte quelle che siamo abituati a vedere in tv e leggere sui giornali? No, forse all’inizio, perché poi si rivela sorprendente. Per Dio, per l’intervistatore, per il lettore, perché a emergere è un Dio che ignora molte cose che teoricamente, siccome è Dio, dovrebbe conoscere.
Che ci sia qualcuno, qualcosa, superiore a Dio?
“Vi sono cose che è difficile non considerare provocatorie”: la prima fra tutte è l’idea di letteratura secondo Manganelli.

Intervista a Dio si rivela sempre di più un successo editoriale senza precedenti. Com’è giusto che sia.

Recensione a "Intervista a Dio"

A tempo di record è uscita la prima recensione a Intervista a Dio, di Giorgio Manganelli, pubblicata da Kipple Officina Libraria. La rece  è realizzata da Michele Nigro, e questi che seguono sono i brani della disamina di Michele.

Pensare di intervistare Dio è un po’ come pensare di svuotare un oceano usando un cucchiaino: infinite domande per infinite risposte. Un lavoro giornalistico impari, inutile.
Non tanto inutile, però, se le domande sono rivolte al dio inventato dallo scrittore, giornalista, traduttore e critico letterario neoavanguardista Giorgio Manganelli nella sua “Intervista a Dio”, prefazione a cura della figlia Lietta Manganelli – sottotitolo L’ultima delle interviste impossibili – e recentemente ripubblicata in formato e-book nella collana V. della casa editrice Kipple Officina Libraria. Una collana che trae il proprio nome dall’omonima opera di Thomas Pynchon e che si occupa di letteratura postmoderna, una letteratura libera da schematismi, favorevole agli sperimentalismi scritturali e che ben si coniuga, quindi, con la forma e le intenzioni dell’intervista di Manganelli.
Ma com’è il dio di Giorgio Manganelli? È un dio impacciato, scherzoso, buffone, frustrato. Decisamente fragile e sprovveduto. Un dio inadeguato e nevrotico come il suo rappresentante in terra portato sugli schermi cinematografici dal regista Nanni Moretti nel film “Habemus Papam”; ma è anche un ‘dio berlusconizzato’ nel momento in cui afferma candidamente: “io amo essere amato”. Si tratta di un dio minore, impotente, di un dio impreparato che attende avidamente le domande dell’intervistatore non per il gusto di donare sicurezza ai lettori mortali grazie a una serie di sagge risposte, quanto piuttosto per riuscire finalmente a capire se stesso e la propria funzione nell’universo. Il dio di Manganelli s’inventa un linguaggio un attimo prima dell’intervista, impara a parlare e quindi non ha il tempo per acquisire le regole approvate dai puristi della lingua: lo sperimentalismo neoavanguardista di Manganelli diventa “creazionismo linguistico” (chi più di Dio può occuparsi di creazionismo?) e l’autore con questo trucco sembra quasi voler ribadire che l’atto creativo in scrittura prevede naturalmente l’abbandono dei formalismi e degli schemi già usati.
Le analogie tra neoavanguardia e futurismo spingono il dio di Manganelli ad affrontare nuovamente la questione del plenilunio ma stavolta – a differenza del draconiano “Uccidiamo il Chiaro di Luna!” di marinettiana memoria – in maniera decisamente comica: “Il plenilunio è stato concepito come una gigantesca allusione sessuale per i continenti inibiti…”
Forse il dio di questa intervista impossibile è anche un dio disinteressato al postumanesimo (teme la concorrenza?): “E allora dica: che ne sarà delle dita?” “Cinque”. “Definitivamente?” “Assolutamente. Non una di più”. Se Giorgio Manganelli fosse stato transumanista avrebbe fatto aggiungere al suo intervistatore altre domande più complesse e meno comiche, del tipo: “avremo menischi più resistenti? aumenteremo le nostre capacità cognitive? riusciremo a bloccare l’invecchiamento cellulare? saremo in grado di copiare le nostre menti? sconfiggeremo la morte?” E il dio di Manganelli anche in questo caso avrebbe  risposto: “Giovanotto, mi stai rompendo i coglioni!”