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Esce “Undisclosed Desires”, di Fabio Aloisio, Premio Short Kipple 2021

Undisclosed Desires di Fabio Aloisio è il vincitore del Premio Short Kipple 2021, il concorso dedicato ai migliori racconti fantastici. La pubblicazione esce oggi in digitale per la collana Capsule di Kipple Officina Libraria. Una storia di limiti e postumanismi, di effetti quantici e di sentimenti avvolti in un senso di frontiera che poco ha a che fare con l’umano.
Il racconto è disponibile sul sito www.kipple.it e sui principali store online.

ESTRATTO

Iridea smise di annotare i risultati dei test nel portatile, sospirò e si domandò da quanto tempo fosse rinchiusa nel laboratorio.
Troppo, ormai.
I dati che scorrevano sullo schermo le davano la nausea.
Una doccia!
Occhieggiò il boccaporto d’uscita alle sue spalle.
O un po’ d’aria?
Si sfilò da quella cappa di pensieri quando Asmita la richiamò tamburellando sulla vetrata. Iridea distolse lo sguardo dal monitor e si concentrò sulla lastra rinforzata che delimitava la camera di contenimento; la sala a base circolare era posizionata proprio nel mezzo del laboratorio, gli altri uffici si affacciavano direttamente su di essa con pareti finestrate.
Asmita se ne stava appoggiato con un guanto sulla lastra e la guardava con l’insistenza famelica di una tigre. Le schioccò un bacio languido da dietro la visiera dell’autorespiratore.
Iridea accantonò gli appunti e, con un sorriso sornione e tenendo le braccia incrociate sotto i seni, sgambettò fino a stargli di fronte. Per un gioco di riflessi le loro figure sembrarono abbracciarsi.
Avrebbe voluto che le scostasse i capelli e le accarezzasse il collo. All’idea sentì un tepore lezioso solleticarle la pancia.
– Tra poco mollo. Stiamo assieme? – Il sussurro di Asmita le giunse negli auricolari.
Lei picchiettò sul vetro, ci alitò sopra e dopo aver lasciato una patina di condensa tracciò con le dita un caustico No.
– Ho voglia – gongolò lui.
– Ricordatevi di me – si aggiunse la voce ammiccante di Videsh. Il terzo membro del progetto era nell’ufficio opposto a quello di Iridea; si era ritirato a studiare le scansioni del reperto. Era la prima volta che si faceva vivo dalla mattina e aveva un insolito tono gioviale.
– Mi piacerebbe che stessimo tutti assieme – ammise Asmita, con voce arrochita. Lo sguardo opacizzato dalla visiera era trincerato dietro occhiaie da insonnia.
Lei alzò le spalle ostentando sufficienza: – Sarebbe anche ora. – Poi in tono spiccio: – Hai finito per oggi? – Indicò l’oggetto al centro della camera di contenimento; il CuBit era in stato letargico e fluttuava in aria, roteando mollemente come se fosse sospinto da una corrente marina.
Il reperto, grande come un pugno, era qualcosa che sfidava la loro comprensione. Asmita aveva scherzato sulla sua natura: un cubo che non sa di avere spigoli diversi. Aveva poi dimostrato la sua paradossalità: lo aveva infilato in una scatola cubica che aveva dimensioni minori di quelle del CuBit stesso, ma non era la cosa più sorprendente perché ogni volta che lo studiavano si animava: gli spigoli diventavano incandescenti e le facce si separavano aprendone il contenuto, mentre una luce li abbagliava, li catturava e allo stesso tempo gli nascondeva l’intima essenza del CuBit.

LA QUARTA

Non importa quanto forte possano essere i sentimenti che coinvolgono gli esseri umani, la volontà scaverà un solco profondo su cui tutto si muoverà e le azioni intraprese dagli attori di tutte le microstorie saranno solo lapislazzuli di energia surreale, da comprendere solo se si è pronti ad assorbirli. Un piccolo grande gioiello posto sulla frontiera dell’umanità. Vincitore del Premio Short Kipple 2021.

L’AUTORE

Fabio Aloisio, classe ’84, è nato a Trieste dove lavora come ingegnere. Ha partecipato ad antologie pubblicate da Kipple Officina Libraria (FantaTrieste), Delos Books (Atteraggio in Italia, Pianeti dimenticati, 2050, Oltre il reale), Millemondi Urania (Temponauti) e Lethal Books (Penisolatomica). È presente coi suoi racconti su Urania, Robot, Futuro Presente, Writers Magazine, Delos Science Fiction e Minuti Contati. È stato finalista al Premio Robot 2018 e 2021, e nel 2017 al Premio Urania Short. Si è aggiudicato il Premio Urania Short 2019, è arrivato terzo al Premio Gianfranco Viviani 2020.

LA COLLANA

Capsule è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai piccoli capolavori del Fantastico e della SF prettamente italiana, contraddistinti dalla rapidità di lettura e dalla qualità unita alla fruibilità, dove il basso costo di copertina rende le proposte editoriali imperdibili.

Fabio Aloisio, Undisclosed Desires
Kipple Officina Libraria – Collana Capsule – Pag. 33 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-32179-57- 6

Link:

Kipple intervista Dario Tonani!

Ciao Dario! È un vero piacere, anzi un onore, poterti ospitare sul blog di Kipple. Di certo non hai bisogno di presentazioni. Sono tanti i tuoi successi letterari: da “Infect@” al recente “Mondo9”. Vorrei iniziare l’intervista con una domanda che riguarda le tue opere. Ci sono dei temi che hanno caratterizzato alcuni autori più di altri. Tanto per fare un esempio, nel caso di Philip K. Dick uno dei suoi temi principali era la natura della realtà. Quali sono i temi prevalenti che emergono invece dalle tue storie?
Grazie a voi dell’invito, è un piacere. Parti subito con i calibri grossi, eh Roberto. Riferendomi strettamente alla fantascienza, direi che uno dei miei temi ricorrenti è senza dubbio quello dell’ibridazione uomo/macchina. Per dirla con un termine che su queste frequenze usate spesso, il mio è però un post-umanesimo molto “tossico”, nulla a che vedere con l’equilibrio armonico tra silicio e neuroni che tanto cyberpunk ha preconizzato. Un altro tema? La deriva della tecnologia; il suo uso malato, distorto, invalidante.
Lo sappiamo un po’ tutti: la fantascienza non è un genere sempre apprezzatissimo dalla critica. Eppure ci sono stati grandi autori, alcuni anche del tutto estranei al genere, che hanno trovato nella fantascienza il giusto canale per trasmettere la loro idea. Mi viene in mente ad esempio “Rabbia” del controverso Chuck Palahniuk di cui abbiamo già parlato in questo blog. Ma anche classici intramontabili come “1984” di George Orwell. Nonostante tutto, anche grazie all’apporto di questi grandi autori, la fantascienza sembra resistere. Se dovessi fare una tua prognosi sul futuro del genere, sia a livello nazionale che internazionale, quale sarebbe?
La fantascienza ha smesso di essere un genere “popolare” nel momento stesso in cui la coda del domani s’è insinuata nel nostro presente. Cito sempre il caso degli autori cyberpunk che si sono allontanati dal genere, decretando la fine del movimento, quando hanno percepito che le loro speculazioni erano diventate pane quotidiano. Oggi siamo letteralmente immersi nella fantascienza – cinema, tv, videogame, pubblicità, gingilli elettronici – e l’ultima cosa di cui si sente il bisogno è che qualcuno ci racconti il domani con un testo scritto, con una logica sequenziale, parola dopo parola. La fantascienza è diventata essenzialmente visuale, un’orgia dei sensi. E anche i grandissimi autori che hai citato – adoro anch’io Chuck Palahniuk – possono davvero poco di fronte al modo di “fruire” del domani che hanno soprattutto le nuove generazioni. Ma non vedo tutto nero per la science fiction: la mia ricetta si chiama, ancora una volta, “ibridazione”, “contaminazione”, “crossover” tra generi attigui.
Il rapporto fra tecnologia e letteratura sembra farsi sempre più stretto. Alcuni sono contenti di questo, altri sembrano mostrare una certa diffidenza. Qual è la tua opinione per quanto riguarda le nuove opportunità che la tecnologia offre al mondo della letteratura, ad esempio con gli ebook?
Con me sfondate una porta aperta, sono un entusiasta degli ebook. Come lettore e come autore. Il futuro è lì, che lo si voglia riconoscere o meno.
Quali autori (non solo di fantascienza) sono riusciti a ispirarti maggiormente?
Cinque nomi, ok? Philip K. Dick, James Ballard e Richard K. Morgan nella fantascienza. Cormac McCarthy e appunto Chuck Palahniuk, fuori dell’alveo SF.
Negli ultimi anni hai pubblicato diversi romanzi, novelette e racconti. Un nuovo lettore desidererebbe iniziare a leggerti. Da quale tua opera gli consiglieresti di cominciare?
Bella domanda, non ci ho mai pensato. Ti confesso una piccola curiosità: quando, su Urania, pubblicai il mio “Infect@”, che anch’io considero una sorta di battesimo del fuoco nella narrativa lunga (anche se tecnicamente avevo pubblicato un altro romanzo prima), furono in tanti a dirmi che non sembrava affatto un’opera prima; che assomigliava più a qualcosa di “secondo” o di “terzo”. Beh, si dovrebbe consigliare il primo libro scritto, no? Sono un po’ spaesato a questa domanda. Direi l’ultimo, “Mondo9”…
Mondo9 è un pianeta desertico, infetto, letale, una sconfinata distesa di sabbie velenose punteggiata di agglomerati urbani fatti di ingranaggi, ruote dentate e pulegge.” Così sul tuo sito viene descritto il mondo da te creato nel tuo recente romanzo. Una descrizione pregna di sense of wonder,qualità essenziale che anima tutta la fantascienza di qualità. Da dove nasce l’idea di “Mondo9”?
Come tutte le idee, anche “Mondo9” è il frutto di incroci e di uno strano concorso di circostanze: illuminazioni assolutamente estemporanee, sensibilità del momento, letture, bicchieri che si rompono… La paura di perdere un dito nella portiera di una macchina. Sto scherzando, ma un po’ è così: la pianta cresce in altezza e invecchia, e il seme non lo riconosci più…
Sappiamo che, dopo tutto il successo meritato che sta avendo “Mondo9”, ci sarà un seguito. Sono sicuro che i tuoi fan muoiono dalla voglia di saperne di più. Cosa puoi anticiparci? Qualche altro progetto all’orizzonte?
Di “Mondo9-2.0” dirò solo che si svilupperà con le modalità del primo volume: storie singole che usciranno dapprima in ebook e saranno poi raccolte (assieme a diverso materiale inedito) in un fix-up che uscirà su carta nel 2014. Il primo capitolo del nuovo corso sarà molto più lungo dei precedenti, un romanzo breve. Altri progetti? Parecchi: brevi, lunghi, seriali, e anche piuttosto diversi l’uno dall’altro.
Ti vorrei ringraziare molto, Dario, a nome di tutta Kipple, per l’intervista. Ti faccio un grossissimo in bocca al lupo per il seguito di “Mondo9” e spero di poterti presto ospitare di nuovo qui.
Crepi il lupo, Roberto. E grazie agli amici di Kipple per l’apprezzatissima ospitalità. Stay tuned allora!
Segrate (MI), 19 maggio 2013

Le altre interviste di Kipple:

Comunicato stampa nascita ALTA

Cari amici,
è con estremo piacere che vi comunichiamo la nascita di ALTA – Associazione – Laboratorio di TransArchitettura, progetto nato come un'evoluzione di un'idea consolidata dell'Associazione Italiana Transumanisti, ossia quello dei Laboratori Transumanisti. ALTA, pur conservando una propria libertà di azione, manterrà stretti i rapporti con l'AIT, dato che l'obiettivo di ALTA è quello di avviare una serie di progetti culturali tesi a riflettere sui rapporti tra disciplina architettonica (e la sua evoluzione) e la condizione che a breve potrà definirsi come contemporanea: il Postumano. La linea di ricerca di ALTA si può infatti riassumere nell'indagine delle possibili sinergie tra gli sviluppi tecnici e artistici dell'architettura e l'evoluzione autodiretta dell'uomo.
È molto importante sottolineare fin da subito che non si deve intendere il termine “TransArchitettura” come la contrazione di Architettura e Transumanesimo. bensì come qualcosa di molto più sottile: dalla radice di “trans”, che rimanda a un qualche al di là dell'oggetto in questione, ALTA si occuperà di studiare e riflettere sulle manifestazioni dell'architettura che trascendano la fisicità dei suoi prodotti. Non a caso l’acronimo ALTA rimanda al nome della città futura e fantastica nata dalla penna di Francesco Verso, dal suo libro Antidoti Umani.
In concreto, oggetto di studio saranno l'immaginario architettonico, i rapporti tra architettura, cinematografia e letteratura, utopismi tra i più vari e colorati, le più eterogenee evoluzioni che la tecnologia permetterà di apportare agli edifici diffusi e alle emergenze… Insomma, tutto ciò che è realmente importante: l'etereo, il superfluo! Purché sia splendidamente futile…
Dichiariamo quindi nato oggi, 8 marzo, il progetto ALTA, data in cui ricorre la Rivoluzione di febbraio in Russia, coincidente secondo il calendario ortodosso con il 23 febbraio, anniversario della presa della Comune di Parigi, nonché giorno in cui venne stilato e stampato lo statuto dell'Associazione. Non sono date casuali: è solo nelle rivoluzioni che si ha quell'arricchimento di beni simbolici capace di dare una radicale evoluzione all'immaginario collettivo!
Cogliamo l'occasione per annunciare anche l'elezione di cinque membri ad honorem, che ci hanno reso la gioia di accettare e collaborare con noi:

Sveva Avveduto – direttrice CNR IRPPS;
Sandro Battisti – scrittore;
Riccardo Campa – filosofo;
Fabio Fornasari – architetto;
Francesco Verso – scrittore;

Come vedete, soltanto uno tra questi è un architetto, e tra l'altro neppure un architetto puro. Questa è una delle peculiarità di ALTA: saremo sempre a margine dell'architettura. Questo, crediamo, e ne siamo convinti, è l'unico modo per tornare a parlare, in modo serio, di architettura!
Chiunque voglia entrare in contatto con noi, o far parte del nostro gruppo, non deve far altro che inviarci una e-mail all'indirizzo: emmanuele.pilia@gmail.com

Emmanuele Jonathan Pilia
Massimiliano Ercolani
Guido Massantini
Giampiero Rellini Lerz

MUSICA, SPETTACOLO E BODY-ART. L’aspetto postumano nella musica e nella performance. Parte VII (e ultima): 1990-oggi

Dalla metà degli anni ‘80 e soprattutto nei ’90 le formazioni che si possono dire, in qualche modo, postumane, si moltiplicano, forse disperdendo lo spirito più profondo dei precursori. O meglio, se riconosciamo al postumanesimo l’aspetto oltranzista, cioè quello di non fermarsi a un risultato raggiunto, ma di spostare immediatamente l’attenzione “oltre”, siamo costretti a fare una forte cernita di musicisti e album. S’incrementa la diffusione e l’integrazione di nuove musiche, soprattutto elettroniche, e nuovi strumenti musicali in sempre più ambiti della musica (pensiamo alla new wave, all’hip-hop, alla new age, alla dance), finché addirittura non ne prendono il sopravvento (nasce l’electro, la trip-hop, la new age elettronica e, infine, la techno).
Caratteristica degli anni ’90 è la realizzazione di tutta una serie di crossover tra le scena rock ed elettronica. Il post-rock, difficile da identificare, si basa comunque su basi non-lineari e brani destrutturati (Stereolab, The Wire, Morphine, Main), fino alla stupenda sintesi lirica dei Radiohead.
Sicuramente però, la scena più in fermento di questo periodo (e, del resto, quella più postumana) è quella che prende il via dalle feste acidhouse nelle warehouses: i rave. La loro organizzazione in luoghi e tempi illegali e l’assunzione di droghe sancirà il definitivo distacco tra autorità e giovani. Durante queste feste non è raro l’esibizione di mangiafuochi e body artisti e soprattutto di robot anche telecomandati e performance con macchinari e lanciafiamme. Esemplari sono i Survival Research Laboratory che dal 1978 a San Francisco progettano e costruiscono macchine di leggendaria distruttività e orrore, integrandole a volte con rifiuti cadaverici d’animali. Draghi sputafuoco, macchine esplosive, grosse catapulte, combattimenti incendiari, macchine che emettono suoni assordanti, spettacoli pericolosi per il pubblico: il loro lavoro viene definito “arte della distruzione”. In Europa dagli anni ‘80 vi sono i Mutoid Waste Company, i cui lavori si avvicinano alla scultura: essi sono dei veri e propri travellers, che vivono in roulottes e macabri bus, girando per il sud Europa con improbabili automobili da loro costruite che possono circolare solo con uno speciale permesso. Il Robot Group sorge nel 1989 ed è composto da artisti, ingegneri e tecnici che realizzano macchine più “umane” di quelle meccaniche. Shrinking Robot Heads è un’orchestra di robot che suona industrial e trash, producendo musica caotica. Il gruppo prende in giro i robot dei film di fantascienza, ironizzando le missioni spaziali e le cosiddette armi intelligenti.
I progetti più strettamente musicali che emergono dalla scena dei rave, sono gli Orbital (dal 1991), gli Eat Static e gli Aphex Twin (dal 1995), i Prodigy (dal 1996), che hanno imposto al punkrock un vertiginoso ritmo techno, i Chemical Brothers (dal 1996). Speciale menzione infine per i finlandesi Panasonic (1996, dal 1999 Pan Sonic per aver perso la “a” che dava tanto fastidio alla nota ditta), autori di un minimalismo electronoise gelido e spietato, che ha rispolverato tutta la dimenticata scena power-electronics.
Nel campo del rock e del pop, la tradizionale caratteristica da una certa spettacolarizzazione della musica, farà rinascere un certa attitudine postumana. Se in Bjork lo troviamo in modo accennato (guardate il video di All is Full of Love) e in certo trasformismo, il paladino del postumano di oggi nel mondo della musica (nonché, oserei, neo Bowie) è senz’altro Marilyn Manson, che racchiude già nella scelta del nome un ibridismo donna/uomo e bene/male. Esemplare è la copertina del suo album Mechanical Animals del 1998 che lo ritrae ciberandrogino, cioè con le tre componenti, maschile, femminile e artificiale).
Oggi la musica postumana (se così vogliamo definirla) esiste forse ancora di più degli anni passati, ma è rintanata nel cosiddetto underground, nei network delle piccole etichette discografiche indipendenti, e addirittura in Internet, dove il sito MySpace (più ancora di YouTube, ma in declino da qualche anno) sforna personalità musicali, a volte inquietanti, che ogni tanto scalano anche le classifiche mondiali. Oggi, più che attendere il prossimo “messia postumano”, è interessante cercare nelle trame nascoste di Internet quei musicisti e quei performer che portano avanti il pensiero postumano nell’arte e nella musica, creandosi (e quindi aggiungendo, più coerentemente ai tempi, il carattere interattivo) una propria personale “compilation” di musica postumana.

MUSICA, SPETTACOLO E BODY-ART. L’aspetto postumano nella musica e nella performance. Parte VI: Giappone

Per quanto riguarda la musica “postumana”, per il Giappone è necessario un discorso a parte. Guru del cosiddetto japanoise è Merzbow (Masami Akita), autore, dal 1979, di puro rumore dall’intensità travolgente e impossibile da descrivere a parole. Al contrario di molte composizioni ultranoise, che possono evocare immagini scioccanti e dove abbondano simbolismi ed esoterismi, il rumore prodotto da Merzbow è fine a se stesso. Ciò permette di esplorare gli estremi del rumore senza filtri ideologici o intellettuali. Siamo al postumanesimo più “puro”. Provate a guardare il film Tetsuo. The Ironman (1989, che potrebbe essere addirittura il film simbolo del postumanesimo): la colonna sonora adatta sarebbe proprio quella di Merzbow. Da segnalare anche gli Hijo Kaidan, che spaziano dal punk al metal utilizzando il noise come collante. Rimangono famosi per le loro performances improvvisative per aver lanciato verso il pubblico amplificatori e liquami maleodoranti; prima di alcuni show sono state declinate le responsabilità per feriti e/o morti! Con gli anni ‘90 il power-noise assume caratteristiche originali e sempre più oltranziste. Molti sono i gruppi o le “one-man band” che affiancano i Merzbow: gli Incapacitants (dall’89), i Violent Onsen Gheisha (dal ‘90), e l’incredibile The Gerogerigegege (sado-maso e onanista). Debutta inoltre il collettivo C.C.C.C. che comprende la danzatrice e performer sado-maso Butoh, infine i Solmania e gli Aube.

MUSICA, SPETTACOLO E BODY-ART. L’aspetto postumano nella musica e nella performance. Parte V: Italia

In Italia, il primo a pubblicare dischi di una certa sperimentazione è Franco Battiato (allievo di Stockhausen) con album come Fetus (1971, primo disco elettronico in Italia) e Clic (1974). Un autore che ha interessato molti, soprattutto all’estero, è MB (Maurizio Bianchi), critico-musicista che in una decina di album nei primi anni ‘80 si è cimentato in un rumorismo totale e intransigente, elementarmente monolitico. Negli anni ‘90 i Sigillum S, M.T.T., Eraldo Bernocchi, Sshe Retina Stimulants e Iugula-Thor riescono a emergere dall’underground e a sondare generi più ambient e ritmici. Mentre gli Officine Schwartz sono più legati a una concezione teatrale che rappresenta i ritmi e i suoni della contemporanea civiltà industriale. Anche i torinesi CCC CNC NCN hanno l’obiettivo di superare il momento prettamente musicale verso la performance. Essi sono più legati a un percorso politico-radicale estetico, e un loro disco subisce il sequestro. Infine i Punkow, più celebri in Europa che in Italia; i loro ritmi elettronici assillanti e molto comunicativi sono invasi da climi industriali e cyberpunk.