Archivi tag: Mondo9

Rust from Mondo9, il model contest ispirato alla saga letteraria di Dario Tonani

 

Dalla saga letteraria di Mondo9 del grande autore italiano di fantascienza Dario Tonani nasce il model contest Rust. Gli artisti potranno partecipare con le proprie opere ispirate al microcosmo biomeccanico  “PNEUMOSNODO creato da Tonani, usando qualsiasi tipo di materiale, scala e forma. Il vincitore sarà decretato da una giuria d’eccezione presediata dallo stesso Tonani. Qui troverete ulteriori informazioni sul contest. Chi volesse invece approfondire la sua conoscenza di Mondo9, può visitare il sito di Tonani.

Cronache di Mondo9, di Dario Tonani

Cronache di Mondo9 raccoglie gli episodi, usciti a partire dal 2008, ambientati in un mondo tossico e inospitale, prevalentemente desertico (ma con fitte giungle, mari e lande ghiacciate), in cui navi gigantesche si muovono su ruote. Fin dal primo episodio s’intuisce una complessa simbiosi tra uomini e navi che diventa via via più indissolubile con il procedere degli episodi.
Le navi, vecchie città semoventi, voraci metalli urlanti, non solo usano sangue e budella di uomini letteralmente intrappolati al proprio interno (chiamati appunti gli Interni), ma si sono “accoppiate” a dei grossi uccelli, che producono uova ibride, da cui “nascono” pezzi di ricambio e caucciù per le enormi e numerosissime gomme. Ma anche l’equipaggio (gli Esterni) sembrano in balia della loro inafferrabile volontà: i comandanti infatti governano la nave (ma a loro volta sono governati) attraverso un contatto che parte proprio dal cuore. Ed è il cuore il punto focale della simbiosi, tanto che si è sviluppata una stirpe artificiale di mechardionici, cacciatori di cuori, uomini di latta che possono accumulare cuori, da riutilizzare o vendere.
Un quadro complesso e affascinante, dove, dopo i primi episodi, si fa strada Naila, una ragazzina che viene dapprima catturata da un mechardionico e poi diventa indipendente (e comandante di una nave), senza riuscire a rinunciare al “suo” mechardionico.
Le sorprese non mancano, le navi si moltiplicano e assumono aspetti molto diversi (fino a volare), in una continua lotta per la sopravvivenza in cui gli umani rivaleggiano con il metallo.
Scritto con uno stile sicuro e maturo, Tonani descrive accuratamente i luoghi in cui si svolge ogni scena, esprimendo tutta la propria meraviglia per trasmettere il sense of wonder che lui stesso sembra “subire”. E si è coinvolti sopratutto quando descrive le immense navi (la “maligna” Robredo, l’infinita Afritania) o scenari particolarmente suggestivi, come l’isola di ruderi metallici Chatarra o la Yarissa intrappolata in un lago ghiacciato. Sembra proprio che Tonani voglia farci vedere il film che lui stesso pare abbia visto.
In questo senso il lavoro è lontano dal ciclo di Dune, nonostante a un primo acchito possa venire in mente il mondo creato di Herbert. Piuttosto ricorda certi romanzi di Jack Vance, Serge Brussolo, Larry Niven e Robert Silverberg, anche se devo dire, riflettendo sullo stile, mi sono venuti in mente, nei momenti più riflessivi, le attese de Il Deserto dei Tartari di Buzzati, qualche ammiccamento (volontario) a Melville, e addirittura un certo stile ossessivo alla James Ballard, per esempio nell’insistenza nel descrivere le macchine, iperboli di rumori di pulegge e ruote dentate, o delle “anti-sinfonie” delle carni macellate dei cadaveri.
Ma a parte queste suggestioni, è inevitabile l’accostamento a un certo cyberpunk splatter (splatterpunk, chiamatelo come volete), in cui la carne e il metallo “combattono”, sono contrapposti in una lotta senza né vinti né vincitori e dove, anzi, si ottengono forme ibride “carno-metalliche”. Quindi è impossibile non pensare a Tetsuo, l’uomo d’acciaio (e non a caso mi pare che in Giappone il libro stia avendo un discreto seguito) e a tutte le suggestioni filosofiche che, da cento anni a questa parte, hanno alimentato la discussione del rapporto tra carne e metallo. Ovvero la contrapposizione tra la vita al carbonio e la presenza nel mondo, sempre più preponderante, delle macchine e dell’intelligenza a base di metallo (o silicio) e delle ancestrali paure che questa suscita in noi.
In effetti il timore è costante nei personaggi, dall’inizio alla fine, il dialogo (in metallinguaggio) non è mai così palese e l’essenza delle macchine rimane sempre al di là della comprensione umana. L’indugiare nelle descrizioni (soprattutto sonore) dl metallo serve proprio a portare avanti questo timore nei personaggi (e nel lettore) per non lasciare che ci si abitui a una situazione che diviene così costantemente “altera”.
Ho conosciuto l’autore con Infect@ e Toxic@ e posso addirittura dire che, per affinità di sentimenti e di gusti, li preferisco, in quanto aggiungono allo scenario apocalittico un tocco avant-pop (in Italia davvero raro), ma ho notato che le scene hard-boiled dei primi due romanzi vengono a tratti riproposte in questo libro, accendendo l’azione e completando l’affresco di questo allucinante Mondo9.
Naturalmente, fin dai primi episodi, si nota che l’autore tiene in serbo le pallottole migliori, da sparare nei tempi dovuti. So che ha già ricaricato le proprie armi, e non posso che sperare che prima a poi spari il colpo che ci proietti direttamente a Mecharatt, forse la Trantor di Mondo9.
Non ve lo perdete!
Buona lettura.

Lukha B. Kremo

Kipple intervista Dario Tonani!

Ciao Dario! È un vero piacere, anzi un onore, poterti ospitare sul blog di Kipple. Di certo non hai bisogno di presentazioni. Sono tanti i tuoi successi letterari: da “Infect@” al recente “Mondo9”. Vorrei iniziare l’intervista con una domanda che riguarda le tue opere. Ci sono dei temi che hanno caratterizzato alcuni autori più di altri. Tanto per fare un esempio, nel caso di Philip K. Dick uno dei suoi temi principali era la natura della realtà. Quali sono i temi prevalenti che emergono invece dalle tue storie?
Grazie a voi dell’invito, è un piacere. Parti subito con i calibri grossi, eh Roberto. Riferendomi strettamente alla fantascienza, direi che uno dei miei temi ricorrenti è senza dubbio quello dell’ibridazione uomo/macchina. Per dirla con un termine che su queste frequenze usate spesso, il mio è però un post-umanesimo molto “tossico”, nulla a che vedere con l’equilibrio armonico tra silicio e neuroni che tanto cyberpunk ha preconizzato. Un altro tema? La deriva della tecnologia; il suo uso malato, distorto, invalidante.
Lo sappiamo un po’ tutti: la fantascienza non è un genere sempre apprezzatissimo dalla critica. Eppure ci sono stati grandi autori, alcuni anche del tutto estranei al genere, che hanno trovato nella fantascienza il giusto canale per trasmettere la loro idea. Mi viene in mente ad esempio “Rabbia” del controverso Chuck Palahniuk di cui abbiamo già parlato in questo blog. Ma anche classici intramontabili come “1984” di George Orwell. Nonostante tutto, anche grazie all’apporto di questi grandi autori, la fantascienza sembra resistere. Se dovessi fare una tua prognosi sul futuro del genere, sia a livello nazionale che internazionale, quale sarebbe?
La fantascienza ha smesso di essere un genere “popolare” nel momento stesso in cui la coda del domani s’è insinuata nel nostro presente. Cito sempre il caso degli autori cyberpunk che si sono allontanati dal genere, decretando la fine del movimento, quando hanno percepito che le loro speculazioni erano diventate pane quotidiano. Oggi siamo letteralmente immersi nella fantascienza – cinema, tv, videogame, pubblicità, gingilli elettronici – e l’ultima cosa di cui si sente il bisogno è che qualcuno ci racconti il domani con un testo scritto, con una logica sequenziale, parola dopo parola. La fantascienza è diventata essenzialmente visuale, un’orgia dei sensi. E anche i grandissimi autori che hai citato – adoro anch’io Chuck Palahniuk – possono davvero poco di fronte al modo di “fruire” del domani che hanno soprattutto le nuove generazioni. Ma non vedo tutto nero per la science fiction: la mia ricetta si chiama, ancora una volta, “ibridazione”, “contaminazione”, “crossover” tra generi attigui.
Il rapporto fra tecnologia e letteratura sembra farsi sempre più stretto. Alcuni sono contenti di questo, altri sembrano mostrare una certa diffidenza. Qual è la tua opinione per quanto riguarda le nuove opportunità che la tecnologia offre al mondo della letteratura, ad esempio con gli ebook?
Con me sfondate una porta aperta, sono un entusiasta degli ebook. Come lettore e come autore. Il futuro è lì, che lo si voglia riconoscere o meno.
Quali autori (non solo di fantascienza) sono riusciti a ispirarti maggiormente?
Cinque nomi, ok? Philip K. Dick, James Ballard e Richard K. Morgan nella fantascienza. Cormac McCarthy e appunto Chuck Palahniuk, fuori dell’alveo SF.
Negli ultimi anni hai pubblicato diversi romanzi, novelette e racconti. Un nuovo lettore desidererebbe iniziare a leggerti. Da quale tua opera gli consiglieresti di cominciare?
Bella domanda, non ci ho mai pensato. Ti confesso una piccola curiosità: quando, su Urania, pubblicai il mio “Infect@”, che anch’io considero una sorta di battesimo del fuoco nella narrativa lunga (anche se tecnicamente avevo pubblicato un altro romanzo prima), furono in tanti a dirmi che non sembrava affatto un’opera prima; che assomigliava più a qualcosa di “secondo” o di “terzo”. Beh, si dovrebbe consigliare il primo libro scritto, no? Sono un po’ spaesato a questa domanda. Direi l’ultimo, “Mondo9”…
Mondo9 è un pianeta desertico, infetto, letale, una sconfinata distesa di sabbie velenose punteggiata di agglomerati urbani fatti di ingranaggi, ruote dentate e pulegge.” Così sul tuo sito viene descritto il mondo da te creato nel tuo recente romanzo. Una descrizione pregna di sense of wonder,qualità essenziale che anima tutta la fantascienza di qualità. Da dove nasce l’idea di “Mondo9”?
Come tutte le idee, anche “Mondo9” è il frutto di incroci e di uno strano concorso di circostanze: illuminazioni assolutamente estemporanee, sensibilità del momento, letture, bicchieri che si rompono… La paura di perdere un dito nella portiera di una macchina. Sto scherzando, ma un po’ è così: la pianta cresce in altezza e invecchia, e il seme non lo riconosci più…
Sappiamo che, dopo tutto il successo meritato che sta avendo “Mondo9”, ci sarà un seguito. Sono sicuro che i tuoi fan muoiono dalla voglia di saperne di più. Cosa puoi anticiparci? Qualche altro progetto all’orizzonte?
Di “Mondo9-2.0” dirò solo che si svilupperà con le modalità del primo volume: storie singole che usciranno dapprima in ebook e saranno poi raccolte (assieme a diverso materiale inedito) in un fix-up che uscirà su carta nel 2014. Il primo capitolo del nuovo corso sarà molto più lungo dei precedenti, un romanzo breve. Altri progetti? Parecchi: brevi, lunghi, seriali, e anche piuttosto diversi l’uno dall’altro.
Ti vorrei ringraziare molto, Dario, a nome di tutta Kipple, per l’intervista. Ti faccio un grossissimo in bocca al lupo per il seguito di “Mondo9” e spero di poterti presto ospitare di nuovo qui.
Crepi il lupo, Roberto. E grazie agli amici di Kipple per l’apprezzatissima ospitalità. Stay tuned allora!
Segrate (MI), 19 maggio 2013

Le altre interviste di Kipple: