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The Reaping: la serie TV indie italiana di Roberto D’Antona distribuita in tutto il mondo

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Di recente abbiamo avuto il piacere di intervistare l’attore e regista Roberto D’Antona e l’autore e attore Mirko Giacchetti, un’interessantissima intervista che potete trovare qui in cui abbiamo parlato della nuova serie Tv, The Reaping. A riguardo arrivano ora delle stupende notizie. Tratto dal comunicato stampa:

The Reaping, la nuova serie TV creata dal pluripremiato attore/regista Roberto D’Antona e prodotta da Annamaria Lorusso e dallo stesso D’Antona, che ha già ottenuto quattro premi di eccellenza negli Stati Uniti, sarà distribuita in tutto il mondo in DVD, Blu Ray e Video On Demand dalla Indie Rights Inc che ne ha acquisito la licenza anche per una possibile distribuzione su Netflix USA.

Inoltre la serie Tv ha destato l’attenzione di diversi personaggi di rilievo nel mondo dello spettacolo, sia all’interno che all’esterno dei confini italiani. Fra questi Giovanni Muciaccia, che ha realizzato un video per augurare buona fortuna a tutto il team.  The Reaping sta ottenendo dei risultati a dir poco eccezionali per una serie TV indie prodotta in Italia e noi tutti di Kipple non possiamo far a meno che augurare un grandissimo in bocca al lupo a Roberto D’Antona e tutta la squadra!

The Reaping. Creare una serie TV in Italia: intervista al regista Roberto D’Antona e all’attore Mirko Giacchetti

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Roberto D’Antonia (nella foto a sinistra) e Mirko Giacchetti (a destra)

Oggi diamo il benvenuto al regista Roberto D’Antona e Mirko Giacchetti, già in passato ospite di Kipple Officina Libraria, per parlare della nuova serie The Reaping. Prima di tutto, benvenuti nel nostro spazio virtuale. Vi andrebbe di iniziare presentandovi?

RD: Ciao a tutti, sono Roberto D’Antona, un giovane artista che fin da piccolo ha sempre desiderato vestire i panni di Jack Burton, ma che si sarebbe accontentato di vestire quelli di Batman o qualsiasi altro personaggio interpretato da Jim Carrey. Crescendo, ho capito che la mia vita dipende dal cinema e così una passione si è trasformata in una vera e propria carriera.

MG:  Mirko Giacchetti è qualcuno che esiste da qualche parte in qualche tempo. Non è (troppo) dissimile dagli altri esseri umani e, per tutto il resto, è un soggetto poco interessante che ha la mania di scrivere.

Di cosa parla The Reaping?

RD: The Reaping è una serie ispirata a fatti realmente accaduti, racconta di un piccolo borgo che sta per perdere per sempre la sua tranquillità. Attraverso una serie di coincidenze, atti violenti e corruzione verranno svelate realtà inaspettate e la vita di nove personaggi si intreccerà attraverso evoluzioni improvvise e inattese; l’unica certezza è che nulla di ciò che apparteneva loro, le loro sicurezze e la loro quotidianità rimarrà tale.

MG: Dopo la semina c’è sempre la raccolta, dopo la rabbia c’è Sam – il protagonista principale, il bravissimo Roberto D’Antona – che mette a soqquadro la sua esistenza e raccoglie i frutti delle sue azioni. Potevo essere più vago ma dovevo pur dire qualcosa, no?

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Come nasce il progetto?

RD: Un pomeriggio qualunque, mentre facevo una passeggiata in riva ad un fiume, immaginai una delle scene chiave della serie. Quella visione fu talmente chiara che decisi che la serie si sarebbe dovuta aprire proprio con quella immagine. Corsi a casa e in tre giorni scrissi il trattamento di tutta la storia, nella settimana successiva scrissi la prima stesura del pilota, poi chiamai il mio socio Annamaria Lorusso e le proposi la serie. Anna non ci pensò due volte, ne rimase affascinata e abbiamo così deciso di dar vita a questa ambiziosa serie.

MG: Dalla bravura e la mente effervescente di Roberto e la grandissima capacità artistica di Annamaria Lorusso.

Quali sono state le difficoltà maggiori che si sono dovute affrontare nella realizzazione della serie?

RD: Sicuramente la gestione del budget. Essendo una serie auto-prodotta con un budget decisamente basso e limitato, abbiamo dovuto fare ogni passo con estrema attenzione per evitare di sforare e rischiare di non poter portare a termine il progetto. Inoltre, abbiamo girato per 52 giorni consecutivi in piena estate e non è stata proprio una “vacanza”. Ciò non significa che non lo rifarei ma sicuramente con più budget per il seguito!

MG: Gestire Mirko Giacchetti!

Annamaria Lorusso

Annamaria Lorusso

Molti sognano di poter un giorno apparire davanti alla telecamera. Tu, Mirko, che l’hai fatto, come descriveresti l’esperienza rispetto a ciò che si immagina normalmente dall’esterno?

MG: Apparire davanti alla telecamera non è così difficile, il peggio arriva quando senti “azione” e sai che non puoi startene zitto e buono, sperando che tutto vada bene. È stato divertente, ma solo grazie alla presenza e le dritte di Annamaria Lorusso, Roberto D’Antona e del bravissimo Francesco Emulo.

Roberto, ti andrebbe di descriverci invece la tua esperienza sia di scrittore che regista della serie?

RD: Uno dei motivi che più mi ha spinto a ritornare in cabina regia dopo tre lunghi anni è stato quello di interpretare Sam, il personaggio che aveva preso vita già dal trattamento. Un personaggio molto particolare e intenso, sempre sul filo del rasoio e a cui spero il pubblico si affezioni proprio come ho fatto io. Oltre a Sam, anche la voglia di voler raccontare questa storia esattamente come io l’avevo immaginata. Per quanto riguarda la scrittura, è stato molto stressante e complessa in quanto ci sono più storie che si intrecciano e occorreva spiegare molte cose in soli sette episodi e sicuramente per la eventuale seconda stagione avrò bisogno di più tempo vista tale difficoltà. Per quanto riguarda sempre la regia, rispetto ai miei precedenti lavori, sicuramente mi sono divertito molto di più e l’ho curata con più gusto ma ho ancora tanto da imparare e farò di tutto per migliorare nel tempo.

14543450_1106959466089117_672449240_nUn aneddoto curioso o interessante?

RD: Ne sono successe tantissime su questo set, sia cose belle che brutte purtroppo. Una di quelle che più preferisco raccontare è di quando dovevamo girare una scena all’aperto e avevamo i permessi per la chiusura della strada solo per 4 ore ma, all’improvviso, venne giù il diluvio universale. Ovviamente per motivi di continuità e per motivi logistici, la scena non poteva essere girata in quelle condizioni, così ci siam dovuti attivare in fretta e cercare, entro una sola ora, una location alternativa e che ci permettesse di girare in giornata. Fortunatamente ci siamo riusciti.

MG:  Nella serie interpreto il ruolo di un dentista e mi è capitato di uscire dalla location per una brevissima pausa sigaretta con indosso il camice. Tutto bene, almeno sino a quando non mi ha avvicinato un passante e mi ha chiesto quando poteva fissare un appuntamento per una pulizia ai denti. Giuro, non dimenticherò mai la sua espressione alla “ora chiamo la neuro” mentre cercavo di spiegargli che no, non ero un vero dentista, ma che ne interpretavo uno sul set.

Grazie alle produzioni Netflix, AMC ed HBO, le serie TV all’estero sembrano stare attraversando una vera e propria Golden Age. Come vedete invece il futuro delle serie TV in Italia?

RD: Personalmente, in questi ultimi anni sto guardando molte più le serie TV rispetto ai lungometraggi, non perché non ami i film sia chiaro, ma credo che ci sia stata una crescita nel settore televisivo senza precedenti tanto da ritrovarsi davanti a capolavori indiscussi come Breaking Bad, Narcos o House of Cards, per citarne alcune, o veri fenomeni come Stranger Things e Il Trono di Spade. Sicuramente, negli Stati Uniti in particolar modo, sono stati lungimiranti in questo settore ed è proprio lì che noi stiamo mirando, nella speranza di trovare una valida distribuzione e nella speranza che la serie porti a casa grandi soddisfazioni dai festival. Per quanto riguarda l’Italia, credo che al momento l’unica serie TV davvero valida sia quella di Gomorra. So che stanno girando quella di Suburra, ma non credo che ci siano molte altre serie in produzione. Mi auguro che anche in Italia si aprano le porte e magari diano spazio ai giovani artisti.

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MG:  Sino a quando le serie italiane rimarranno troppo italiane la vedo male, malissimo. Il problema non è se trattino di argomenti nazionali o siano ambientate in Italia, ma che vengano rappresentate situazioni o trame filtrate da buonismo da cinque centesimi e pressapochismo un tanto al kg. Sono di parte, è vero, ma The Reaping si stacca da questi schemi e sarà in grado di incollarvi allo schermo.

Ci dareste dei link utili a seguire il progetto The Reaping?

RD: Con molto piacere! Potrete seguire The Reaping su Facebook (facebook.com/TheReapingTheSeries), su Twitter (twitter.com/ReapingSeries), su Instagram (instagram.com/thereaping_theseries) oppure sul sito ufficiale (www.thereapingtheseries.weebly.com). Ci terrei a ringraziarvi per questa splendida intervista e ricordate: Quello che semini, raccogli…

MG: Mi raccomando, non abbiate paura a visitare il sito e lasciare il mi piace alla pagina facebook.

Intervista a cura di Roberto Bommarito. 

Essere un autore emergente, la letteratura e il rapporto con gli editori: intervista a Mirko Giacchetti

MeCiao Mirko, è un piacere ospitarti qui fra le pagine virtuali di Kipple. Per chi non ti conoscesse ancora ti andrebbe di introdurti?

Ciao e grazie dell’ospitalità.

Ehm, e adesso cosa faccio? Ok, cerco di scrivere qualcosa di sincero. Sono nato il 29 giugno del lontano… non vi propino tutta la biografia, solo la data di nascita. Quando ci si presenta, si finisce per divulgare le bugie con cui si vuole essere identificati. Se voglio essere onesto, non posso aggiungere altro.

Ci illustreresti il tuo percorso artistico dall’inizio a oggi?

Ottimo, questa la so. Allora, non ho un percorso artistico solo scorribande “artistiche”. Se volete focalizzare l’immagine, pensate a un teppista in un museo. Non adotto la classica tattica sfascia e scappa, per fare danno appendo i miei scarabocchi nella galleria, sia mai che passa qualcuno e apprezza.

Quali sono le tue influenze principali?

Sono un lettore del made in Italy, però parto con gli stranieri. Mark Danielewski, Chuck Palahniuk e James Ellroy.

Non me ne vogliate se non faccio nomi italiani, ma se inizio, non finisco più e per ognuno mi dilungherei troppo e non mi sembra il caso di abusare della vostra pazienza.

ritorno a dunwichFra i lavori da te pubblicati finora, quali ritieni i più importanti e perché?

Il mio lavoro più importante è il prossimo, sempre. Non è ansia da pubblicazione, è più una voglia di misurami e cercare, per quanto possibile, di migliorare ogni volta che metto in fila qualche parola.

Qual è il più importante tra quelli pubblicati?

Sia chiaro, non ho ancora appeso molti scarabocchi nella galleria e, a dire il vero, è da un po’ che non giro con chiodi e martello, quindi il cerchio si stringe.

Scelgo Scommessa a Memphis. Si tratta di un racconto lungo, tra i protagonisti c’è addirittura Elvis Presley quando ancora non era The King ma un ragazzo su cui nessuno avrebbe puntato nemmeno un centesimo. C’è un parallelismo con gli scrittori esordienti? Provo a leggerlo e vi faccio sapere.

Quali sono a tuo parere le insidie maggiori per lo scrittore emergente, anche per quando riguarda il rapporto con gli editori?

Al momento, per cercare un editore, lo strumento più utilizzato è internet. Una potente rete di contatti dove quasi tutto è a portata di click. Allora, perché aspettare? Non corriamo, riflettiamo un attimo. A cosa servono le reti? A intrappolare. Se i contatti giusti sono una grande opportunità, quelli sbagliati portano dritto alla vetrina del banco pesce.

Invece di abboccare a qualunque cosa, meglio controllare se sotto il piatto appetitoso non si nasconda un amo. Io sono stato fortunato a incrociare il passo di Mauro Saracino e finire nella scuderia di Dunwich Edizioni. La mia stima non è dovuta solo al fatto che pubblica i miei deliri, dipende dalla serietà e dalla professionalità con cui gestisce il lavoro che uno scribacchino come me propone al lettore.

RegolaCome immagini il futuro dell’editoria italiana visto dalla prospettiva dell’autore emergente?

Ebook o non ebook? Quando leggo, mi interessa la trama, non l’odore. Se voglio sollevare pesi, vado in palestra. I rapporti intimi e profondi li instauro con le persone e non con gli oggetti.

Davvero, provate ad andare davanti a un albero, o se le avete delle piante sul balcone; abbiate il coraggio di dire che amate la carta senza sentirvi le mani sporche di cellulosa.

Self-publishing? Il problema non è avere o non avere un editore, ma offrire un buon prodotto. Non voglio fare polemica, siamo tutti bravi, ma anziché pubblicare senza rileggere almeno una seconda volta, dovremmo ricordare che molti dei romanzi che abbiamo amato, per arrivare sino a noi, sono stati tagliati, stravolti e brutalizzati senza pietà. L’amico che legge è una risorsa inestimabile. Un professionista che controlla e, quando è il caso, cestina il nostro lavoro è quanto di meglio si possa chiedere.

La carenza di lettori? Questo è un ostacolo troppo grosso da saltare in due righe e ci vuole una maratona per aggirarlo. Ho studiato, ma non mi aspettavo di essere interrogato sull’argomento lettori. Se volete posso snocciolarvi l’argomento a scelta: analfabetismo funzionale. Lo sapete che l’Italia è il primo paese al mondo n…

Non interessa? Capito, la smetto.

Ci parleresti dei tuoi progetti futuri?

Al momento, parcheggiati sul desktop, ho due romanzi. Scrivo con la sorprendente velocità lumaca e sono molto critico su ogni singola riga, quindi ci vorrà un ancora un po’ di tempo prima di uscire di casa con chiodi e martello. Uno è un horror e l’altro un noir. Volete le saperne di più? Ok, a grandi linee sono: un tale, o più tali, vive/vivono tranquilli, poi succede qualcosa che lo/li obbliga a trovare una soluzione.

Intanto, porto avanti le collaborazioni con articoli e recensioni con Milano Nera, Non Solo Gore, La Tela Nera e Letteraturahorror.it. Inutile scrivere che li ringrazio per l’ospitalità e la pazienza.

Scommessa a Memphis coverTi andrebbe di darci dei link utili a chi volesse seguire le tue attività?

Aspetta, controllo l’agenda e vedo se posso accettare.

Sfoglia, sfoglia, sfoglia. Nella pagina di oggi c’è scritto accetta.

Posso accettare la vostra offerta.

Scherzi a parte, grazie dello spazio. Oltre alle redazioni citate, trovate la mia attività da lettore sul blog Un dollaro e cinquanta (http://undollaroecinquanta.blogspot.it/).

Di Mirko Giacchetti esiste anche la versione facebook.