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Moebius: i consigli per realizzare un buon fumetto

Autore di capolavori del fumetto come L’Incal, Jean “Moebius” Giraud è ritenuto uno dei più grandi maestri del genere. Oggi vi presentiamo i suoi consigli per scrivere un buon fumetto, contenuti all’interno di un’intervista rilasciata nel 1996 alla rivista La Jornada Semanal. Buona lettura!

1. Quando ci si appresta a disegnare, bisogna svuotarsi dei sentimenti profondi come odio, felicità, ambizione, ecc.

2. Per mettere in pratica le proprie idee è importante educare la mano e ottenere la sua obbedienza. Attenzione però alla perfezione e alla velocità, nelle quali non bisogna mai eccedere, come nell’opposto d’altronde. Quando c’è troppa libertà e si disegna di getto – a prescindere dagli errori – non c’è volontà dello spirito, ma solo del corpo.

3. La prospettiva è di primaria importanza. È una regola di “manipolazione” in senso buono, che serve per ipnotizzare il lettore. Per esercitare la prospettiva conviene lavorare sugli spazi reali, più che con le fotografie, .

4. Un’altra cosa da imparare con cura è lo studio del corpo umano, delle posizioni, dei modelli, delle espressioni, dell’architettura dei corpi, della differenza tra le persone. È molto diverso disegnare un uomo o una donna, poiché nell’uomo basta cambiare leggermente le linee per ottenere espressioni diverse. Ma con le donne la precisione deve essere perfetta, altrimenti potrebbero risultare brutte o sgraziate. Quindi, affinché il lettore creda alla storia, i personaggi devono avere vita e personalità proprie, gesticolazioni che vengano dal personaggio e dalle sue “malattie”; il corpo si anima grazie a un messaggio veicolato nella sua struttura, nella distribuzione del grasso, in ogni muscolo, in ogni piega del volto e del corpo. Disegnare è studiare la vita.

5. Quando si crea una storia si può iniziare senza saperne niente, ma serve fare annotazioni (all’interno della storia) riguardo al mondo in cui essa si svolge. Solo così il lettore s’immedesima e s’interessa. Quando un personaggio muore senza avere una storia e una caratterizzazione propria, il lettore non è coinvolto e non prova emozioni. E quando un editor dice: «la storia è inutile, c’è solo un tizio morto, e io ho bisogno di due o trenta persone morte perché funzioni», non credetegli: se il tizio morto – ferito, malato, o nei guai – ha una vera personalità che nasce da uno studio e dalla capacità d’osservazione di un artista, allora le emozioni (e l’empatia) emergeranno. In questo lavoro si deve sviluppare un’attenzione per gli altri, una compassione, e un amore per l’umanità. Ciò è molto importante per la crescita di un artista; se egli vuole essere il riflesso della realtà, deve contenere dentro di sé la propria conoscenza del mondo intero. Deve essere uno specchio che vede tutto.

6. Jodorowsky dice che a me non piace disegnare i cavalli morti. È molto difficile. È molto difficile disegnare un corpo senza vita o che dorme; perché nei fumetti si pone sempre l’attenzione sull’azione. È più facile disegnare persone che combattono, come gli americani disegnano i supereroi. Disegnare persone che conversano è più difficile, perché ci sono una serie di movimenti, molto leggeri, ma che hanno comunque importanza, e che ne richiedono molta, perché c’è bisogno di amore e attenzione per gli altri, per le piccole cose che contraddistinguono la personalità e la vita stessa. I supereroi non hanno personalità, hanno tutti gesticolazione e movimenti uguali (ferocia pantomimica, corse, lotta).

7. Altrettanto importanti sono gli abiti dei personaggi e le condizioni in cui sono. I materiali e i tessuti rappresentano una visione delle loro esperienze, delle loro vite e della loro condizione durante l’avventura. Il che significa dire molto senza parole. In un vestito ci sono moltissime pieghe, uno però deve essere capace di sceglierne 2 o 3: quelle giuste.

8. Lo stile, la continuità stilistica di un artista, è simbolica e può essere letta come i tarocchi. Io ho scelto un po’ per scherzo il nome Moebius quando avevo 22 anni, ma in realtà ha comunque un significato. Se porti una t-shirt di Don Chisciotte, ciò può dirmi molto di te. Nel mio caso, io do importanza a un disegno relativamente semplice, che dia delle indicazioni sottili.

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