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Kipple intervista Franco Brambilla: il rapporto indissolubile fra arte e fantascienza

Ciao Franco. Benvenuto sul blog di Kipple Officina Libraria. È un onore averti qui. La stragrande maggioranza dei nostri lettori sapranno già chi sei. Ma per chi non lo sapesse ancora ti andrebbe di raccontarci un po’ qual è stato il tuo percorso professionale? 

Ciao, grazie a voi per l’intervista è un onore anche per me partecipare a questo blog. Il mio percorso professionale dopo aver frequentato l’Istituto Europeo di Design comincia in uno studio di consulenza editoriale milanese che aveva appena comprate i suoi primi Mac e cercava giovani che ci si dedicassero, correva l’anno 1992/93. Con loro ho disegnato soprattutto per l’editoria scolastica ma è stato molto importante perché dover realizzare tanti disegni in poco tempo mi ha fatto imparare a fondo programmi di grafica che utilizzo ancora oggi (ad esempio photoshop). Purtroppo (o per fortuna) il lavoro era stagionale e alternava momenti di intenso lavoro a mesi di totale libertà (disoccupazione). In pochi anni riuscii a comprarmi il mio primo computer professionale e cominciai a cercare lavori da libero professionista. La shake edizioni mi chiamò per realizzare la copertina del numero 11 della loro rivista “decoder”, numero dedicato a Ballard per cui rappresentai un sommergibile nucleare a zonzo per le vie di una New York allagata. Per loro realizzai poi altre copertine di romanzi scifi e un art di Mondadori notò i miei lavori e mi commissionò prima copertine per ragazzi e poi cover per romanzi vari: strade blu, oscar. Era l’inizio di una collaborazione che dura ancora oggi anche se come freelance mi capita di lavorare con altre case editrici italiane ed estere di quando in quando.

Fin dai suoi inizi, la narrativa di fantascienza – forse anche per via dell’ampio spazio che dà all’immaginazione – si è sempre fatta accompagnare da illustrazioni spesso affascinanti e coinvolgenti. Penso ad esempio alle illustrazioni che arricchivano i romanzi di Jules Verne oppure a quelle che abbellivano le riviste pulp. Com’è cambiato secondo te il rapporto fra illustrazioni e narrativa di genere negli anni?

Forse non è cambiato nel profondo… deve sempre attirare, incuriosire e catturare il lettore senza svelare troppo. Che sia acquerello, collage o computer poco importa.

Le immagini in un’opera d’arte seguono delle regole di composizione. Si potrebbe dire che l’arte visiva ha una propria “grammatica”. Secondo te le parole possono ottenere lo stesso risultato delle immagini oppure sono due forme espressive così diverse da non poter essere ritenute equivalenti?

Sono forme espressive diverse ma che in alcuni ambiti interagiscono magnificamente, penso al fumetto ma anche all’equilibrio che deve esserci tra testo ed immagine in poster, copertine e video. Insieme potenziano il messaggio, un mezzo ha bisogno dell’altro.

Kurt Caesar, uno degli illustratori che ha maggiormente influenzato il panorama del fantastico specialmente in Italia, ha saputo con i suoi disegni rappresentare in modo eccellente il sense of wonder della fantascienza durante la transizione dalla golden age a una SF più sociologica. Karel Thole era d’altro canto molto più cupo, riflessivo e “inquietante”. Quali sono i temi principali che caratterizzano invece i tuoi lavori?

Realismo, drammaticità ma anche ironia… questi sono gli elementi che mi piace “usare” quando costruisco un’immagine.

Ammirando le tue opere, anche quelle esposte nel tuo sito, si può avvertire un ritorno al sense of wonder che forse si era un po’ perso. Ma ci sono anche degli elementi molto originali, come le cartoline invase dai personaggi dei film. L’arte può essere ritenuta specchio della società in cui viviamo, un po’ forse anche commento sociale. Cosa credi che rispecchino queste contaminazioni nelle tue opere?

“Invading the vintage” è un progetto artistico che ho iniziato nel 2007 e che ancora prosegue. Nel tempo mi sono accorto di non essere l’unico a creare questi “corto circuiti” ma che esiste un vero e proprio movimento artistico denominato geek-art molto attivo. Penso che la mia generazione cresciuta passivamente davanti alla tv, ai fumetti e ai videogame senta il bisogno di esprimere il proprio punto di vista, di commentare, di personalizzare e rielaborare la gran massa di informazioni con cui è stata bombardata fin da piccola… forse è una strana forma di “maturità nerd”. Sicuramente queste re interpretazioni e parodie sono molto apprezzate. In Francia, Inghilterra, Germania e Stati Uniti ho molti fan e collezionisti. Fondamentalmente ho iniziato “Invading the vintage” perché volevo appendermi in casa qualcosa che mi piacesse, che mi rappresentasse (e che potessi permettermi)… naturalmente per aver l’effetto migliore bisogna incorniciare le invasioni con cornici usate, trovate ai mercatini o nella soffitta della nonna. Provare per credere!

Spesso la narrativa di genere – e in particolar modo la fantascienza – ha sofferto il pregiudizio dei critici che la ritengono letteratura di serie B. Lo stesso pregiudizio esiste anche nei confronti delle illustrazioni di fantascienza (e gli artisti che le creano)?

In Italia senza dubbio sì, qui i cartoni animati, i fumetti, le serie tv, i libri di genere sono marchiati con il timbro della “sottocultura”… ma se il fumetto glielo chiami “graphic novel” allora anche il critico intellettualoide più sofisticato lo vorrà leggere. Gli artisti che creano queste immagini se ne sbattono di questi pregiudizi, io sicuramente… mi fan solo sorridere.

Uno dei tuoi progetti è una raccolta di immagini molto interessante. Ti andrebbe di parlarci un po’ dei tuoi progetti e anche della collaborazione che stai portando avanti con Dario Tonani?

Ho conosciuto Dario quando mi sono occupato delle copertine per i suoi romanzi che uscirono su Urania. Mi piace molto come scrive e con il tempo siamo diventati amici. Un giorno dopo aver letto Cardanic gli ho mandato un mio disegno di come mi ero immaginato la nave a ruote Robredo e il mondo fantastico in cui si muove: Mondo9. A lui son piaciuti molto e quindi nel tempo libero ho iniziato a costruire nuovi scenari e mezzi descritti nei suoi racconti. In Italia non si vedono spesso ma esistono dei libri che raccolgono illustrazioni, visualizzazioni e progetti che sono stati sviluppati durante o prima della lavorazione di film… io li colleziono e spesso sono meglio del film stesso. Così è nato “The Art of Mondo9” che raccoglie le decine di illustrazioni ispirate alla saga creata da Dario commentate da brani estrapolati dai vari racconti. Oggi esiste la possibilità di autoprodursi piccoli libri e portfolio senza “svenarsi” anzi in alcuni casi si può caricare in rete il progetto e stamparlo solo su richiesta. Io, per esempio, ho cominciato a raccogliere le immagini fatte in tanti anni per le varie collane mondadoriane in una serie di volumetti che ho chiamato “I Mondi nel cerchio”, ho raccolto le cartoline invase da personaggi e astronavi di film di fantascienza in un volumetto che ho chiamato “Lets go back to the classics”. Chi fosse interessato trova questi progetti sul mio sito e può scrivermi senza impegno. Quando mi capita di essere invitato a convention o fiere del fumetto ne porto sempre qualche copia.

Grazie mille, Franco, per l’intervista! Ti facciamo un grosso in bocca al lupo e speriamo di riaverti!

Ancora 1000 grazie a voi e “crepi il lupo”!!!

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