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Kipple intervista Joe Lansdale: Il processo di scrittura, le storie, le idee / Kipple’s interview with Joe Lansdale: The writing process, stories and ideas

Hi Joe, it’s a real honor for Kipple Officina Libraria to conduct an interview with such talented and important author as yourself. Your work is appreciated all around the world, and very much so here in Italy. Where do you get the ideas for your stories?

Ciao Joe. È un vero onore per Kipple Officina Libraria poter intervistare un autore così importante come te. Le tue opere sono apprezzate un po’ in tutto il mondo, specialmente qui in Italia. Da dove prendi le idee per le tue storie?

Ideas for stories are a dime a dozen. They are everywhere. Ideas aren’t my problem. What makes a story is style, character, conviction, and a storytelling ability. Ideas are all around. Newspaper. A comment someone makes, or sometimes you read a book or see a movie, comic, TV show, whatever, and you think, you know, I’d have gone this way that idea, and all of a sudden you’ve got something inspired by something that exists, but is totally different. The biggest thing that works for me is just asking myself, What If Elvis was alive and old and in a rest home and something was killing people in the rest home. And what if there were other people there, and we don’t’ really know if Elvis is really Elvis, or just thinks he is, but he has to wonder himself because there’s a black man there who believes he’s JFK. That sort of thing, and then the stories flow.

Le idee sono dappertutto. Le idee non rappresentano mai un problema per me. Ciò che costituisce una buona storia è lo stile, il carattere e l’abilità nel narrarla dello scrittore. Le idee sono davvero ovunque. I giornali. Quello che dice la gente, un libro, un film, un fumetto, uno show televisivo. A volte ti imbatti in un’idea e pensi che tu avresti potuto svilupparla differentemente e tutto d’un tratto ti ritrovi con una nuova idea tutta tua, ispirata da qualcosa che già esisteva. Un ottimo metodo trovo che sia pormi domande come: E se Elvis fosse ancora vivo, anche se invecchiato, e vivesse in un ospizio e al contempo lì si stessero verificando degli omicidi? E se nemmeno il lettore sapesse se il protagonista è davvero Elvis, e ci fosse pure chi credesse che lui in realtà è invece John Fitzgerald Kennedy? Le storie nascono così.

Do you plan the details of your stories in advance or do you let the story take you were it wants?

Pensi a tutti i dettagli delle tue storie prima di scriverle, o lasci che siano loro a portarti dove vogliono?

I let it take me where it wants to go, but I assume my subconscious is at work doing the plotting. But I don’t sit down and say, well now, what if Jack does this, that means I have to bring in, and so on. I start to feel as if I’m full up with a story, and then I let it fly. Now and again I get false starts or stories that peter out, bur rarely.. There are a few I’ve been nibbling at over the years, going back to and trying to finish, and I’ve finished quite a few that way. But mostly when a story comes to me I’m ready to go. I know it and it knows me, so to speak. I write it and finish it.

Lascio che la storia mi porti dove vuole lei, però suppongo che anche l’inconscio giochi un ruolo importante nel processo di scrittura. Ma non sono il tipo da mettermi seduto e dire: Be’, adesso Jack farà questo e quell’altro, e poi deve accadere quest’altra cosa e così via: no. Quando sento che una storia è pronta a venire fuori, lascio che lo faccia da sola. Ogni tanto mi capita di scrivere qualche storia che poi abbandono, ma solo raramente. Ci sono poi alcune storie che richiedono anche anni per essere realizzate, che rivisito diverse volte prima di finirle, e mi è accaduto alcune in alcune occasioni di procedere in questo modo. Ma quasi sempre, invece, quando mi viene una storia procedo subito a scriverla. So bene cosa voglio scrivere quando lo faccio. Scrivo la storia e la finisco.

All the Earth, Thrown to the Sky takes place in the 1930’s, during the terrible Dust Bowl depression. How important is the historical or social background to a story? Is it essential?

La storia di Cielo di sabbia (All the Earth, Thrown to the Sky) si dispiega negli anni Trenta, durante l’epoca del terribile “Dust Bowl” che colpì tragicamente gli Stati Uniti. Quant’è importante il background storico e sociale in una storia? È essenziale?

It can be. Not every story is the same. Sometimes it’s a small story with a small backdrop. Sometimes a small story with a large backdrop. Sometimes a large story that takes place in a small place or a short length of time, but the inner dynamics of the tale are large. And sometimes it’s just the opposite. But the story dictates how important a certain thing is. Sometimes it’s a close up character study, and sometimes the story itself is the character, meaning the way it’s written, and how it proceeds. But I do like stories that have other elements to them. Something else going on in the scene besides the scene, even if you only sense it.

Può esserlo. Non tutte le storie sono uguali. A volte una piccola storia richiede una scarsa ambientazione. In altri casi, invece, anche una piccola storia può esigere un contesto alquanto importante. Una storia può inoltre svolgersi in un posto molto piccolo o in un arco di tempo molto limitato, eppure le sue dinamiche interne possono risultare comunque complesse. E a volte è invece l’opposto. Ma è la storia a dettare l’importanza delle cose. A volte si tratta di sviluppare sopratutto i personaggi, mentre in altre occasioni è la storia stessa a essere il personaggio principale. Amo le storie che contengono gli elementi più disparati, quelle in cui sai che stanno accadendo delle cose dietro al palcoscenico che non puoi vedere ma puoi percepire.

In Tight Little Stitches on a Dead Man’s Back, a post-apocalyptic short story which also won the Bram Stoker, you manage to tackle very well some complicated and difficult themes such as pain, loss and guilt. How important is it for the author to empathize with his characters, even the villains?

In Piccole suture sulla schiena di un morto (Tight Little Stitches on a Dead Man’s Back), una storia post-apocalittica che ha anche vinto il prestigioso premio Bram Stoker, riesci ad affrontare molto bene alcuni temi complessi come la sofferenza, la perdita e i sensi di colpa. Quant’è importante per l’autore provare empatia per i suoi personaggi, anche quelli “cattivi”?

I think it’s important to see all your characters as human beings, unless you’re doing some kind of parody, and even then it helps. You do have to understand that every character, good or bad, sees themselves as the hero of their own story, as the old saying goes. They have reasons. We may not agree with them, but they have to do what they do not just because they are good or evil, but because of who they are, and we must have some idea of why they are that way.

Credo che sia importante vedere tutti i personaggi come esseri umani, a meno che non stia lavorando su qualche specie di parodia, e anche in quel caso può aiutare. Bisogna capire che ogni personaggio, buono o cattivo che sia, vede se stesso come l’eroe della propria storia. Hanno tutti le loro motivazioni. Possiamo non condividerle, ma devono fare ciò che fanno non solo perché sono buoni o malvagi, ma per via di chi sono e il lettore deve sapere come hanno fatto a diventare quello che sono.

What do you think makes the difference between a good and a bad story?

Cosa credi che differenzi una buona storia da una cattiva?

That’s a hard one. Now and again you’ll find a story that isn’t very well written, characters are a little thin, but damn, it drives you and you can’t wait to find out what happens next. Most of the time I think it’s the storyteller though, not the story. Ever had someone tell a simple joke, but they know how to tell it so well it comes off terrific? Now, ever had someone tell a great joke and it just doesn’t work? There’s a difference in a good joke teller, and in that case, sometimes the joke isn’t as important. Same with stories. There are exceptions to every rule, but I think it’s the storyteller more than the story. This doesn’t mean they have to a fantastic stylist, have great characterization. There are, as I said, exceptions, but you know, it really helps.

Questa è una domanda difficile. Ogni tanto capita di imbattersi in una storia che non è scritta particolarmente bene, ad esempio i personaggi sono delineati male, ma riesce comunque a catturarti e muori dalla voglia di vedere cosa accadrà. Credo che la maggior parte delle volte dipenda dal narratore, non dalla storia in sé. Vi è mai capitato di sentirvi raccontare una brutta barzelletta da qualcuno che però è molto bravo a farlo e quindi la barzelletta stessa diventa divertente? O al contrario vi è mai capitato di sentire qualcuno raccontare una barzelletta divertente ma che non riesce a farvi davvero ridere? È colui che racconta la barzelletta a fare tutta la differenza. La stessa cosa vale per le storie. Certo ci sono sempre eccezioni alla regola, ma la maggior parte delle volte credo dipenda proprio dal narratore. Questo non significa che gli elementi che costituiscano la storia non siano importanti anch’essi, ma chi la racconta può fare davvero la differenza.

What do you think is the utility of a story in today’s society?

Quale credi che sia il ruolo delle storie nella società di oggi?

Entertainment. Something to provoke thought. Both. I don’t think great fiction has to do with being dry and uninteresting, but important. I wouldn’t eat a meal that tasted bad just because it’s good for me, at least not on a regular basis, so when I turn to fiction I want it to make me excited to read it, not make me work to read it. Entertainment can be light, and it can be profound. But it should always be engaging.

Intrattenimento. Qualcosa che fa pensare. Entrambe le cose. Non credo che una buona opera letteraria possa essere arida e poco interessante; deve per forza di cose essere importante. Non mangerei un cibo dal gusto pessimo solo perché fa bene alla mia salute, o per lo meno non sempre. Quindi quando si tratta leggere una storia voglio che mi entusiasmi, non che mi faccia faticare per arrivare alla fine. L’intrattenimento può essere di carattere leggero o profondo. Ma deve essere sempre coinvolgente.

Would you like to tell us something about your current or maybe even future projects?

Ti piacerebbe parlarci dei tuoi progetti futuri?

THE THICKET, my turn of the century historical, is forthcoming in the US in paperback in October, and I have just turned in a new novel, PARADISE SKY. Watch for COLD IN JULY film, opening in the U.S. at the end of this May. It’s a humdinger. Also, Bill Paxton is soon to direct a film of my novel THE BOTTOMS.

The Ticket, il mio romanzo storico, sbarcherà a ottobre nelle librerie americane e ho appena consegnato all’editore il nuovo romanzo, Paradise Sky. Alla fine di maggio arriverà nelle sale cinematografiche il film Cold in July. Inoltre Bill Paxton girerà le riprese di un nuovo film basato sul mio romanzo The Bottoms.

Interview and translation by Roberto Bommarito. 

Intervista e traduzione a cura di Roberto Bommarito.

Le altre interviste di Kipple:

Le 6 regole per scrivere bene di George Orwell

George Orwell, di cui abbiamo già avuto modo di parlare in passato nell’articolo “Orwell contro Huxley. Una terribile verità?“, non ha di certo bisogno di presentazioni. Con il suo romanzo 1984 – e grazie anche al reality show Grande Fratello (Big Brother) – è divenuto famoso non solo fra gli amanti della letteratura di genere e non, ma anche fra la gente che normalmente non bada troppo ai libri. “Orwelliano” è ormai uno dei termini preferiti dai media.
Oggi vi presentiamo le sue sei regole di scrittura. Regole molto concise ma non per questo meno valide. E, per chi se le fosse perse, ecco anche le regole di Stephen King, Chuck Palahniuk, Joe Lansdale, Neil Gaiman e Kurt Vonnegut.
  1. Non usate metafore, similitudini o altre figure retoriche che siete abituati a vedere sui giornali.
  2. Non usate una parola lunga quando è possibile usarne una corta.
  3. Se è possibile tagliare una parola, tagliatela sempre. 
  4. Non usate il passivo quando potete usare la forma attiva.
  5. Non usate una frase straniera, un termine scientifico o una parola gergale quando è possibile pensare a un termine equivalente nell’inglese comune. 
  6. Violate ognuna di queste regole piuttosto che scrivere qualcosa di barbaro.