Archivi tag: freakshow

FREAKSHOW di Pee Gee Daniels | Recensione apparsa su Iyezine

Su Iyezine è apparsa una bella recensione a FreakShow, il romanzo di Pee Gee Daniel che ha vinto il premio Kipple 2016; eccone un corposo estratto, perché la critica è organica e ha bisogno di spazio per dispiegarsi:

Il circo itinerante Korallo’s gira nella spazio per proporre il suo spettacolo. La ciurma diretta da Korallo, anima e boss di questa attività, è formata da un popolo selezionato di freak, esseri deformi e fenomenali, questi monstrum nell’accezione latina: dei prodigi, esseri fenomenali, portentosi, eccezionali. Una specie di Corte dei Miracoli futuristica ma in grottesca salsa d’antan da circo di fine ottocento. In questa marmaglia dedita allo spettacolo da circo affiorano nani, giganti dalla forza brutale, donne grassissime e uomini stecco, sorelle siamesi, donne barbute, uomini focomelici, ragazzi microcefali, la tipica dotazione fenomenologica di un buon circo stile Barnum.

Ma Pee Gee Daniel, l’autore di questo romanzo edito da Kipple nella collana Avatar , romanzo vincitore del Premio Kipple 2016, ci trasporta tra gli accadimenti di questa strampalata truppa di freak in un’epoca diversa da quella che ci si potrebbe aspettare, in città che hanno tutto l’aspetto di quelle odierne ma su cui scorre trasversale una serie di riferimenti che ci fanno capire che siamo in un mondo infinito, nel quale l’uomo è riuscito a viaggiare nello spazio e a colonizzare altri pianeti. Dunque questa ambientazione superkitsch, ambigua e di un nobilissimo trash, tra surreale in salsa fine secolo e trama spaziale, fa acquistare al libro una stravagante e interessantissima peculiarità. Come in maniera sopraffina contaminare i generi, insomma, come aggiungere verve a un adattamento che così compare duplice (o triplice, ad infinitum), e che vagamente traveste il racconto di un’atmosfera stile Steampunk, e poi grottesca, e ironica, totalmente visionaria.

Questa storia è assolutamente da leggere perché riesce a creare un connubio singolare di atmosfere e ambientazioni e generi, con un linguaggio ricercato che anch’esso sembra attingere da un certo genere di romanzo di fine secolo, con richiami a squisite interpretazioni della lingua che sì all’inizio sembra inceppare un poco la lettura per la sua voluta ricercatezza ma che poi si fa godibilissima divenendo a tutti gli effetti una caratteristica inscindibile al racconto. Giallo, humor, fantascienza, amalgamati da una narrazione istruita e nozionistica: ecco un pacchetto esclusivo da non lasciarsi scappare.

Sinossi

Su un lontano avamposto spaziale sul satellite Europa, viene ad allietare la popolazione il circo Korallo, costituito da singolarità bizzarre, un freak show dove creature deformi si agitano per strappare un sorriso, un moto di riprovazione, uno sbigottimento in cambio di pochi spiccioli equivalenti al biglietto d’ingresso. A risvegliare la deprimente situazione, nasce tra gli artisti un improvviso credo religioso: Uincio Uancio, che salverà tutti i freak del circo per portarli nel paradiso degli sgorbi. Sarà vero? Chi è questo messia che si profila tra gli infelici malformi? L’entusiasmo che infetta ogni artista del Korallo è coinvolgente e attraversa le lande siderali del mondo di frontiera in cui vi troverete con loro.

Pee Gee Daniel | Freakshow
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 208 – € 1.95 — ISBN 978-88-98953-67-7
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 200 – € 15.00 — ISBN 978-88-98953-68-4

Link

Lo scemo e il vate

Pinhead-Schlitzie

Che cosa può venir fuori dall’incontro tra una grande mente e una testa rimpicciolita?

Incomprensione, spaesamento, incompatibilità? O, al contrario, un inatteso idillio?

O, per entrare già subito in argomento, vi immaginate che cosa potrebbe accadere qualora facessero conoscenza un grande letterato e un cretino cronico? O, in termini più peegeedanieleschi, quale combinazione si potrebbe ottenere dall’incontro tra uno scrittore e un freak (entrambi, tra l’altro, di chiara fama)?

Procediamo con ordine: com’è noto, la microcefalia rappresenta uno scompenso osseo e cerebrale incurabile. Chi ne sia affetto nasce dotato di un cranio dalle dimensioni ben più ridotte rispetto al normale: quasi miniaturizzato. Ne può conseguire una deficienza cognitiva assai grave.

Mentre in America tali elementi venivano esibiti in pubblico col soprannome di “teste a spillo” (basti ricordare l’iconico Schlitzie, interprete del film di T.Browning Freaks), passati perlopiù sotto false identità esotiche, che non faceva che rimarcare l’impostazione razzista di fondo di un tale genere di spettacoli a cavallo tra ‘800 e ‘900, volta a indurre il visitatore a credere a una naturale inferiorità intellettiva delle etnie non occidentali, nell’Italia proto-novecentesca i microcefali venivano rinchiusi, assistiti ed esaminati all’interno di speciali ospedali e ospizi. Bene che andasse, era consentito loro rivedere la luce del giorno giusto per essere esibiti anch’essi, sì, seppure stavolta per motivi di studio, posti di fronte a una platea di professoroni o di laureandi in procinto di intraprendere la professione medica.

Questo era, per esempio, il caso del microcefalo più famoso di tutti: Battista.

Appena nato, il povero menomato venne abbandonato alla ruota per trovatelli del nosocomio di Voghera. Il piccolo ebbe perlomeno la fortuna di crescere in un ambiente premuroso e ben disposto verso le sue specifiche debolezze. Tant’è vero che, a testimonianza del partecipe interessamento che lo accompagnò per tutta la vita, ci sono rimaste descrizioni dettagliate delle sue attività, che partono dai primi anni di vita, per inoltrarsi sino all’età adulta e a quella più matura.

Uno dei primi a visitare il bambino e ad annotarne le tare psico-fisiche fu niente meno che Cesare Lombroso: dai suoi resoconti veniamo a sapere che nella più tenera infanzia Battista presentava una leggera lanugine su gran parte del corpo, il viso prognato, i denti distanziati con canini grossi il doppio del normale (come a voler sottintendere un regresso sulla scala evolutiva, tema ricorrente nelle disamine lombrosiane e frutto di una cattiva interpretazione del darwinismo). Infine, quel che più ci interessa: aveva una testolina la cui circonferenza si riduceva a 360 mm, quasi priva della fronte, terminante in una cresta dalla consistenza – presumiamo – cartilaginea.

Sul piano emotivo e comportamentale, sembra cercasse volentieri la compagnia altrui, si esprimeva con poche stentate parole (per la maggior parte bestemmie e insulti), manifestava il proprio gradimento impugnandosi i genitali, mentre, qualora gli fosse negato qualcosa cui teneva, cominciava a sbraitare e sputare in faccia a chi ritenesse colpevole di ostacolarlo. Gli si scaraventava poi addosso con la volontà di picchiarlo. Si spostava sempre e solo saltellando o saltabeccando qua e là da un mobilio all’altro. Oltre a questo sin dai primissimi anni era dedito a un forsennato onanismo e adorava straziare a mani nude qualunque animali in cui si imbattesse (tanto che il brefotrofio che lo ospitò per diversi anni si era visto costretto a rinunciare a ospitare, lungo quel lasso di tempo, animali domestici o da cortile).

Un ultimo appunto degno di nota: la volta che, frequentando una speciale classe di sostegno, Battista imparò a contare fino a tre, questo lo inorgoglì a tal punto che da allora in poi iniziò a simulare autografi che rilasciava a destra e a manca, adoperando uno stecchino di legno al posto del lapis, e fingeva di leggere i libri che gli capitavano sottomano declamando una serie di lallazioni incomprensibili.

Il suo corpo crebbe, sebbene non di troppo, mentre la testa rimaneva della stessa misura, cosicché nel corso degli anni il suo handicap primario venne ancor più ad accentuarsi.

Verso l’adolescenza fu preso in consegna dal freniatra Augusto Tamburini, sta a dire il più eminente rappresentante di quella branca della medicina all’epoca delegata alla cura delle malattie mentali. Fu proprio lui a esporre il buffo omino ai colleghi quale “splendido esempio di idiota”, rendendolo entro breve, anche grazie alle numerose cronache giornalistiche, una vera e propria attrazione. Oltre che per il corpo sanitario, pure per i profani più ficcanaso e versati alle curiosità di natura, tra i quali figurava – e qui veniamo al fatidico incontro – addirittura… Giosuè Carducci!

Avvenne infatti che il grande cattedratico, eccelso versificatore, premio Nobel, anch’egli – come molti altri – solleticato dalle notizie sul simpatico microcefalo, il 30 aprile 1899 accorresse alla sede clinica del Tamburini con l’esplicito desiderio di avere un contatto diretto col prodigio umano.

Quando fu introdotto presso le stanze di Battista, quest’ultimo, pur senza ovviamente riconoscere la celebrità che veniva a fargli visita, come per un impulso irrefrenabile (attratto forse dal grosso barbone, dai lunghi capelli arruffati e, più in generale, dalla massiccia figura del grand’uomo), gli saltò subito al collo festante.

Carducci, felicemente sorpreso, abbracciò il tenero microcefalo come si trattasse di un proprio pargolo e, stringendolo amorevolmente, tra bonari ghigni soffocati dall’ispida barba, attaccò ad accarezzargli la testina con estrema dolcezza, abbandonando la rude mano su e giù per la cresta che infiocchettava il minuto cranio del giovane.

Battista nel frattempo, inopinatamente, prese a bestemmiare senza una ragione precisa, seppure lo facesse con un sussurro melodioso.

Fin qui, le esternazioni del sottosviluppato non dovettero dispiacere più di tanto all’illustre poeta, mangiapreti risaputo oltreché autore del blasfemo Inno a Satana.

Dopo però, sempre con eguale dolcezza, l’omino si mise a cantalenargli dritto in faccia: «Brutto coglione! Brutto coglione! Brutto coglione!…»

Tamburini e la sua equipe, visibilmente imbarazzati, si precipitarono a spiegare all’ospite di tutto rispetto che, considerato il limitatissimo bagaglio linguistico di Battista, quella era la sua maniera di esprimere gioia.

Carducci trovò la spiegazione più che plausibile e proseguì perciò a lisciare il morbido pelo sull’amabile capolino oxicefalico per l’intero pomeriggio.

Non resta che domandarci come abbia fatto a instaurarsi un così rapido rapporto amicale tra un tale gigante della cultura e un miserando oligofrenico dalla testa poco più grossa di un pugno. In poche parole, che ci trovò il Carducci in Battista?

È forse possibile che Battista risultasse ai suoi occhi come una sorta di fanciullino carducciano? Ovvero quale versione meno patetica e, peraltro, in carne e ossa di quello stesso “fanciullino” coltivato entro sé dal suo discepolo, successore universitario e collega letterario Giovanni Pascoli, inteso quale espressione dell’animo più intimo, ingenuo e genuino del vero poeta?

Per rimanere in tema, rimandiamo chi poi volesse conoscere più approfonditamente una coppia di microcefali onniscienti, anche conosciuti con il soprannome di “Les idiots savants”, alle peripezie dei gemelli O’Conner, che ritroverete in FREAKSHOW. Curiosi? Cliccate qui!

Recensione a Freakshow, di Pee Gee Daniel | Altrisogni.it

Su AltriSogni è uscita una bella recensione, a opera di Federica Leonardi, a Freakshow, il capolavoro di Pee Gee Daniel vincitore del Premio Kipple 2016. Eccone un passo:

Per il suo romanzo Straneo adotta un linguaggio volutamente sorpassato, fatto di termini desueti, ricercati e complessi per enfatizzare il contesto narrativo. Una decisione che a tratti può frenare la lettura, ma che rappresenta un bilanciamento perfetto tra narrazione e narrato.
La scelta linguistica si rispecchia anche nei dialoghi: ciascuno dei personaggi utilizza un proprio personale registro linguistico, insolito e caratterizzante.
Il tipo di relazioni che vengono a crearsi in un ambiente come quello del circo viene reso molto bene da Straneo, che mostra di aver approfondito l’argomento per la stesura della sua storia. Un approfondimento che, come accade per le digressioni filosofiche presenti in più punti del romanzo, a tratti si sovrappone alla narrazione appesantendo un po’ lo scorrere degli eventi.

Sinossi

Su un lontano avamposto spaziale sul satellite Europa, viene ad allietare la popolazione il circo Korallo, costituito da singolarità bizzarre, un freak show dove creature deformi si agitano per strappare un sorriso, un moto di riprovazione, uno sbigottimento in cambio di pochi spiccioli equivalenti al biglietto d’ingresso. A risvegliare la deprimente situazione, nasce tra gli artisti un improvviso credo religioso: Uincio Uancio, che salverà tutti i freak del circo per portarli nel paradiso degli sgorbi. Sarà vero? Chi è questo messia che si profila tra gli infelici malformi? L’entusiasmo che infetta ogni artista del Korallo è coinvolgente e attraversa le lande siderali del mondo di frontiera in cui vi troverete con loro.

Pee Gee Daniel | Freakshow
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 208 – € 1.95 — ISBN 978-88-98953-67-7
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 200 – € 15.00 — ISBN 978-88-98953-68-4

Link

Il Paradiso degli Orchi: Freakshow

Su IlParadisoDegliOrchi è apparsa una bella recensione al Premio Kipple 2016, FreakShow, di Pee Gee Daniel. Eccone un estratto:

Il piacere comincia dalla copertina, con il fascino ipnotico della straordinaria illustrazione di Ksenja Laginja. E per chi ha scelto il formato cartaceo il piacere continua al tatto (ah, il contatto fisico col libro!) con quella consistenza opaca, quasi gommosa, che pare qualità intrinseca all’immagine della chioma polipoide. Una copertina irresistibile.

Poi c’è la bella sorpresa del linguaggio. Linguaggio color seppia, antichizzato, col sapore della Belle Époque, costruito sapientemente sulla lingua antica depurata dalla pletora e recuperata nella cerimoniosa fluidità. Operazione raffinata e precisa dall’effetto piacevolissimo. Ben si addice allo spirito del tempo dei baracconi e del circo Barnum, e di quel capolavoro di Tod Browning che è Freaks (1932).

Proiettata di duecento anni nel futuro, e non avendo trovato competitori alieni, l’umanità ha colonizzato tutto il possibile nel sistema solare, diffondendo il proprio bagaglio di pregi e virtù senza che nulla cambiasse. Allevatori e contadini, i coloni sono quanto di più tradizionale esista, pur vivendo su lune e pianeti terraformati con opportune bonifiche. In particolare a Demopolis, cittadina di Europa (il ben noto satellite di Giove) la vita trascorre nella più noiosa e antiquata routine. Così, quale provvidenziale forma di distrazione e svago, è ben gradito l’arrivo del Circo Korallo con le sue attrazioni. Non si tratta di numeri acrobatici, quanto del tipico ottocentesco carrozzone degli scherzi di natura: il nano, le gemelle siamesi separate solo dalla vita in su, l’uomo tricheco, l’uomo mezzobusto, la donna barbuta, la donna cannone, l’uomo stecco e gli idioti sapienti. A cui si aggiungono personaggi più “normali” come il ventriloquo, il super forzuto e il mangiatore di prede vive, tutte abilità talmente mostruose da non sfigurare in mezzo agli altri fenomeni. Lo spettacolo ha grande successo perché, da che mondo è mondo, il “normale” ha bisogno del “diverso” per provare una svariata gamma di emozioni. L’orrore, per sentirsi rassicurati dall’essere nella norma. La pietà, per sentirsi più buoni. Il disprezzo, per sentirsi protetti. Così la sfilata della brava gente davanti ai baracconi dei fenomeni offre ai fenomeni stessi una bella carrellata delle miserie umane. A orchestrare il tutto c’è l’astuto impresario Korallo, che nella sua identità di sfruttatore/benefattore si fa interprete di tutta l’umana ambiguità. Così ogni giorno lo spettacolo ricomincia.

Sinossi

Su un lontano avamposto spaziale sul satellite Europa, viene ad allietare la popolazione il circo Korallo, costituito da singolarità bizzarre, un freak show dove creature deformi si agitano per strappare un sorriso, un moto di riprovazione, uno sbigottimento in cambio di pochi spiccioli equivalenti al biglietto d’ingresso. A risvegliare la deprimente situazione, nasce tra gli artisti un improvviso credo religioso: Uincio Uancio, che salverà tutti i freak del circo per portarli nel paradiso degli sgorbi. Sarà vero? Chi è questo messia che si profila tra gli infelici malformi? L’entusiasmo che infetta ogni artista del Korallo è coinvolgente e attraversa le lande siderali del mondo di frontiera in cui vi troverete con loro.

Pee Gee Daniel | Freakshow
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 200 – € 15.00 — ISBN 978-88-98953-68-4
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 208 – € 1.95 — ISBN 978-88-98953-67-7

Link

Il più grande freakologo di tutti i tempi

Erano cent’anni ieri che nasceva uno dei massimi campioni della critica letteraria americana: Leslie Fiedler.

Qui non lo ricorderemo per i suggestivi saggi ispirati alla letteratura nazionale, bensì per un secondo filone, non meno ricco di acume e di trovate esegetiche.

Nel 1978 Fiedler diede infatti alle stampe Freaks: un libro seminale quanto e forse più delle sue produzioni accademiche, ma dalle tematiche ovviamente inaspettate e per certi versi strabilianti, visto che il grande studioso presta qui tutta la sua capacità interpretativa alla conoscenza, all’approfondimento e alla piena comprensione del conturbante mondo dei mostri umani.

Una disamina diacronica e interdisciplinare che, attraverso documentazioni scritte, pubblicistica, arte, spunti di antropologia e psicologia, riesce a restituire il rapporto odiosamato, di orrore e di attrazione, di approccio e di respingimento che da sempre lega i normodotati ai malnati.

Vedete, nonostante l’argomento risulti per certi versi osceno (anzi, nel senso etimologico di obscaenus, ossia “da tenere fuori dalla scena, da nascondere” i freaks hanno rappresentato per lungo tempo l’oscenità par excellence), molte delle più chiare menti del pensiero occidentale ragionarono nel corso dei secoli sulle deformità umane (da Aristotele di Stagira a Michel de Montaigne): mai nessuno lo fece con l’occhio lucido, incantato e, al contempo, compassionevole del grande Leslie Aaron Fiedler.

È questo che fa di lui il più grande e completo studioso di storture (o bizzarrie) umane e che ce lo rende – a noi irriducibili appassionati di una materia tanto squinternata – come una sorta di grande padre putativo.

Una ventina di anni dopo farà il paio col saggio La tirannia del normale (pubblicato in Italia da Donzelli). È in questo secondo saggio che sviscererà appieno la sua inquieta, spregiudicata poetica (oppure – come si esprimerebbe un filososfo – il suo protrettico): «In tutta la mia carriera di critico sono stato ossessionato dalla figura dello Straniero, dell’Outsider, dell’Altro. Mi sono concentrato, per così dire, sui miti del Negro, dell’Ebreo e dell’Indiano. Più di recente però mi sono reso conto che per tutti noi che possiamo pensarci come “normali” esiste un Altro irriducibile. Si tratta, ovviamente, del Mostro. Quelle creature anomale sono state per tanto tempo messe in mostra nelle fiere e nei circhi, e hanno strappato brividi di disgusto o di piacere a un ampio pubblico, ben più ampio di quello che prova le stesse reazioni di fronte alla lettura di Moby Dick.»

Chi voglia perdersi in una lettura sinottica tra i testi fiedleriani e il romanzo Freakshow, giusto per rendersi conto di quanta influenza abbia subito quest’ultimo dai primi, non ha che da cliccare qui!

MERRY FREAKSMAS

La seguente storia è un omaggio al corrente spirito natalizio nella sua più cristallina purezza.

È una piccola storia tenera. Parla di un bambino bravo e obbediente, che desiderava taaaanto tanto possedere un cagnolino…

«Voglio un cucciolo! Voglio un cucciolo!» non faceva che ripetere, fino alla nausea. «Sarò buono con lui. Lo accarezzerò, lo sfamerò, lo disseterò, gli spazzolerò il pelo, di domenica gli farò il bagno, lo porterò a spasso ogni mattina di sole e prima di sera lo porterò a fare i suoi bisognini al parco. Lo giuro, lo giuro, lo giuro, lo giuro…»

Un giorno di quelli la sua cara mamma lo aveva chiamato da parte: «Ho una bella sorpresa per te, Tony. Vuoi che ti dica di che si tratta?»

«Di un cucciolo!» rispose di slancio il piccolo.

Eh no, dolce Tony. Il fatto è che alla mamma erano appena state comunicate dal medico condotto le ragioni di tutti quei malesseri e di quei conati di vomito che la avevano tartassata negli ultimi tempi: «La tua mamma… è in attesa» gli spiegò lei, accarezzandogli la morbida testolina tagliata a scodella in un incessante andirivieni che partiva dalla radice dei capelli e arrivava alle punte.

«Che arrivi il cucciolo?» replicò Tony, ancora speranzoso.

«Ma no!» la mamma questa volta si mostrò un po’ seccata, «Del tuo fratellino!» precisò infine.

A Tony quella notizia non provocava alcun piacere: «Non voglio un fratellino, io voglio un ca-gno-li-no!» si mise a strillare con la sua vocetta acutissima, prima di infilare la porta di casa, quella della staccionata che circondava il giardinetto prospiciente e scappare via in lacrime, strofinandosi gli occhietti arrossati con le manine messe a pugno.

«Voglio un cucciolo, voglio un cucciolo, voglio un cucciolo…» non faceva che frignare per tutta la via, infastidendo i pochi passanti.

Passarono i mesi. Si avvicinavano le festività natalizie.

Tony lo scrisse anche a Santa Klaus: “Caro Papà Natale, come tu ben sai sono stato buono e giudizioso. In cambio quest’anno per regalo desidero UN CUCCIOLO”. Le ultime due parole erano evidenziate da una cornice di punti esclamativi, casomai al buon prodigo vegliardo da un anno all’altro fosse calata un tantinello la vista.

Tony andò persino a chiederlo tutti i santi giorni dentro la chiesa in fondo alla strada, ginocchioni e col visino rivolto al crocifisso: «Ora lì sei morto, d’accordo, ma quando nasci, beh, se non ti rincresce… vorrei tanto che mi portassi un cucciolo!» pregava a mezza bocca. E si impegnò per di più in vari fioretti affinché il cagnetto gli arrivasse.

«Era tanto buono mio fratello, tanto giudizioso e degno di riconoscimenti… Insomma, tanto fece e tanto brigò che alla fine il Signore volle premiarlo, e gli fece nascere… me!» concludeva sempre quel racconto Frank Talamone, in arte Frankie il Ragazzo-Cane, subito prima di tossire una grassa risata catarrosa e finire di scolarsi l’intera bottiglia di grappa di prugne a buon prezzo, stando molto attento a non versarsene neanche un goccio sul pelo che gli ricopriva ogni centimetro di pelle, e alle cui lucentezza e pulizia teneva moltissimo.

Il resto della storia (e tutto quello che ci sta intorno) lo trovi qui

FREAK IN !

Scordatevi le derivazioni più recenti. Scordatevi i fricchettoni da Era dell’Acquario o il geek come attuale sinonimo di nerd appassionato di tecnologie varie.

Torniamo per un attimo a più robusti esordi, risaliamo a periodi più torbidi e politically incorrect donde la parola freak, come l’intero gergo da baracconi che le fa da corollario, trae origine per indicare quegli scherzi o capricci di natura, fenomeni da baraccone o anche (questa la definizione più rispettosa e calzante:) meraviglie umane che circhi e spettacolini, itineranti o stanziali, imperversanti per tutto il XIX sec. e buona parte del ‘900, esibivano davanti a un pubblico pagante.

Obesi colossali, figure scheletriche, spilungoni, nani con testoni e gambe storte o nani tali e quali a quattrenni mai cresciuti, esseri a tre gambe, fratelli siamesi allacciati insolubilmente tra di loro da un cordone di carne, ragazzi dal volto e dal corpo interamente ricoperti di biondo pelo, ermafroditi, persone deformate da innumerevoli tumori benigni ognuno grosso un pugno, gente senza gambe o con un paio di moncherini al posto delle braccia, ritardati con le teste a punta, menomati psichici spacciati per uomini selvaggi, mentecatti capaci di ingoiarsi ratti e insetti vivi, soggetti che giravano con un gemello abortito attaccato al petto e molti altri incubi viventi come questi richiamavano decine di migliaia di stomaci più o meno forti, dietro pagamento del relativo biglietto, durante i molti spettacoli che riempirono, specie nell’area anglofona, i secoli che ci hanno immediatamente preceduto (ma con origini assai più remote, risalenti agli albori della storia, nei pressi della cosiddetta Mezzaluna Fertile, dove si attestano i primi morbosi interessi di carattere pubblico per questo genere di anomalie).

Si tratta in fin dei conti di superhandicappati, gente deformata da tali e tante brutture da risultare quasi una bizzarria esterna alla specie cui di fatto appartengono, ma proprio per questo il genio commerciale dei direttori di circo che facevano brutta mostra di loro li trasformò in artisti. Una forma d’arte del tutto particolare, certo, che a ben guardare contraddice lo stesso termine di cui i freaks si fregiavano, visto che nel loro caso non vi è alcun artificio da ostentare, ma, al contrario, viene loro richiesto di limitarsi a esporre la propria natura, in tutta la sua nudità e crudezza.

Per soggetti consimili, qui da noi, in pieno cattolicesimo, sant’uomini quali il Cottolengo e Luigi Orione preferirono congegnare luoghi di detenzioni, camuffati da ricoveri misericordiosi, entro cui rinchiudere e nascondere tali mostruosità.

La cultura popolare da un certo punto in poi parve optare per questo secondo tipo di approccio: occultare il mostro, ospedalizzarlo, ricoverarlo, dimenticarne la presenza e, se possibile, evitarne preventivamente la nascita, ricorrendo a amniocentesi e analisi mirate.

Eppure, per quanto la società abbia tentato in tutti i modi di espellere la devianza fisica, l’attrazione sinistra e ancestrale che esercita su di noi la visione del mostro riemerge prepotente in barba a tutte le possibili contromisure.

A ben pensarci le pagine di maggior richiamo del Guinness dei Primati come certe gare delle Paralimpiadi altro non sono che un’esposizione aggiornata di malformazione e alterazioni genetiche anche gravi. Il freak prima o poi torna, sempre, e così facendo appaga una comune curiosità che, per quanto insopprimibile, ci resta difficile da confessare apertamente.

I freaks faranno trionfante ritorno in tutto il loro conturbante splendore, questo è l’annuncio! Tra duecento anni tondi tondi da oggi! Fuori dall’orbita terrestre, su una neo-colonia del Sistema Solare esterno. Sarà Monsieur Korallo, a capo di un piccolo circo itinerante che da lui prende nome, a portarceli.

Volete sapere dove e come? Non avete che da leggere Freakshow, Kipple, 2016. Avanti, siòre & siòri, lo spettacolo comincia…

Oltre a ciò, continuate a seguire la presente rubrica, dove di volta in volta il mondo dei freaks vi si squadernerà davanti agli occhi sotto ogni suo rabbrividente aspetto…