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FREAKSHOW di Pee Gee Daniels | Recensione apparsa su Iyezine

Su Iyezine è apparsa una bella recensione a FreakShow, il romanzo di Pee Gee Daniel che ha vinto il premio Kipple 2016; eccone un corposo estratto, perché la critica è organica e ha bisogno di spazio per dispiegarsi:

Il circo itinerante Korallo’s gira nella spazio per proporre il suo spettacolo. La ciurma diretta da Korallo, anima e boss di questa attività, è formata da un popolo selezionato di freak, esseri deformi e fenomenali, questi monstrum nell’accezione latina: dei prodigi, esseri fenomenali, portentosi, eccezionali. Una specie di Corte dei Miracoli futuristica ma in grottesca salsa d’antan da circo di fine ottocento. In questa marmaglia dedita allo spettacolo da circo affiorano nani, giganti dalla forza brutale, donne grassissime e uomini stecco, sorelle siamesi, donne barbute, uomini focomelici, ragazzi microcefali, la tipica dotazione fenomenologica di un buon circo stile Barnum.

Ma Pee Gee Daniel, l’autore di questo romanzo edito da Kipple nella collana Avatar , romanzo vincitore del Premio Kipple 2016, ci trasporta tra gli accadimenti di questa strampalata truppa di freak in un’epoca diversa da quella che ci si potrebbe aspettare, in città che hanno tutto l’aspetto di quelle odierne ma su cui scorre trasversale una serie di riferimenti che ci fanno capire che siamo in un mondo infinito, nel quale l’uomo è riuscito a viaggiare nello spazio e a colonizzare altri pianeti. Dunque questa ambientazione superkitsch, ambigua e di un nobilissimo trash, tra surreale in salsa fine secolo e trama spaziale, fa acquistare al libro una stravagante e interessantissima peculiarità. Come in maniera sopraffina contaminare i generi, insomma, come aggiungere verve a un adattamento che così compare duplice (o triplice, ad infinitum), e che vagamente traveste il racconto di un’atmosfera stile Steampunk, e poi grottesca, e ironica, totalmente visionaria.

Questa storia è assolutamente da leggere perché riesce a creare un connubio singolare di atmosfere e ambientazioni e generi, con un linguaggio ricercato che anch’esso sembra attingere da un certo genere di romanzo di fine secolo, con richiami a squisite interpretazioni della lingua che sì all’inizio sembra inceppare un poco la lettura per la sua voluta ricercatezza ma che poi si fa godibilissima divenendo a tutti gli effetti una caratteristica inscindibile al racconto. Giallo, humor, fantascienza, amalgamati da una narrazione istruita e nozionistica: ecco un pacchetto esclusivo da non lasciarsi scappare.

Sinossi

Su un lontano avamposto spaziale sul satellite Europa, viene ad allietare la popolazione il circo Korallo, costituito da singolarità bizzarre, un freak show dove creature deformi si agitano per strappare un sorriso, un moto di riprovazione, uno sbigottimento in cambio di pochi spiccioli equivalenti al biglietto d’ingresso. A risvegliare la deprimente situazione, nasce tra gli artisti un improvviso credo religioso: Uincio Uancio, che salverà tutti i freak del circo per portarli nel paradiso degli sgorbi. Sarà vero? Chi è questo messia che si profila tra gli infelici malformi? L’entusiasmo che infetta ogni artista del Korallo è coinvolgente e attraversa le lande siderali del mondo di frontiera in cui vi troverete con loro.

Pee Gee Daniel | Freakshow
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 208 – € 1.95 — ISBN 978-88-98953-67-7
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 200 – € 15.00 — ISBN 978-88-98953-68-4

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Recensione a Freakshow, di Pee Gee Daniel | Altrisogni.it

Su AltriSogni è uscita una bella recensione, a opera di Federica Leonardi, a Freakshow, il capolavoro di Pee Gee Daniel vincitore del Premio Kipple 2016. Eccone un passo:

Per il suo romanzo Straneo adotta un linguaggio volutamente sorpassato, fatto di termini desueti, ricercati e complessi per enfatizzare il contesto narrativo. Una decisione che a tratti può frenare la lettura, ma che rappresenta un bilanciamento perfetto tra narrazione e narrato.
La scelta linguistica si rispecchia anche nei dialoghi: ciascuno dei personaggi utilizza un proprio personale registro linguistico, insolito e caratterizzante.
Il tipo di relazioni che vengono a crearsi in un ambiente come quello del circo viene reso molto bene da Straneo, che mostra di aver approfondito l’argomento per la stesura della sua storia. Un approfondimento che, come accade per le digressioni filosofiche presenti in più punti del romanzo, a tratti si sovrappone alla narrazione appesantendo un po’ lo scorrere degli eventi.

Sinossi

Su un lontano avamposto spaziale sul satellite Europa, viene ad allietare la popolazione il circo Korallo, costituito da singolarità bizzarre, un freak show dove creature deformi si agitano per strappare un sorriso, un moto di riprovazione, uno sbigottimento in cambio di pochi spiccioli equivalenti al biglietto d’ingresso. A risvegliare la deprimente situazione, nasce tra gli artisti un improvviso credo religioso: Uincio Uancio, che salverà tutti i freak del circo per portarli nel paradiso degli sgorbi. Sarà vero? Chi è questo messia che si profila tra gli infelici malformi? L’entusiasmo che infetta ogni artista del Korallo è coinvolgente e attraversa le lande siderali del mondo di frontiera in cui vi troverete con loro.

Pee Gee Daniel | Freakshow
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 208 – € 1.95 — ISBN 978-88-98953-67-7
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 200 – € 15.00 — ISBN 978-88-98953-68-4

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FREAK IN !

Scordatevi le derivazioni più recenti. Scordatevi i fricchettoni da Era dell’Acquario o il geek come attuale sinonimo di nerd appassionato di tecnologie varie.

Torniamo per un attimo a più robusti esordi, risaliamo a periodi più torbidi e politically incorrect donde la parola freak, come l’intero gergo da baracconi che le fa da corollario, trae origine per indicare quegli scherzi o capricci di natura, fenomeni da baraccone o anche (questa la definizione più rispettosa e calzante:) meraviglie umane che circhi e spettacolini, itineranti o stanziali, imperversanti per tutto il XIX sec. e buona parte del ‘900, esibivano davanti a un pubblico pagante.

Obesi colossali, figure scheletriche, spilungoni, nani con testoni e gambe storte o nani tali e quali a quattrenni mai cresciuti, esseri a tre gambe, fratelli siamesi allacciati insolubilmente tra di loro da un cordone di carne, ragazzi dal volto e dal corpo interamente ricoperti di biondo pelo, ermafroditi, persone deformate da innumerevoli tumori benigni ognuno grosso un pugno, gente senza gambe o con un paio di moncherini al posto delle braccia, ritardati con le teste a punta, menomati psichici spacciati per uomini selvaggi, mentecatti capaci di ingoiarsi ratti e insetti vivi, soggetti che giravano con un gemello abortito attaccato al petto e molti altri incubi viventi come questi richiamavano decine di migliaia di stomaci più o meno forti, dietro pagamento del relativo biglietto, durante i molti spettacoli che riempirono, specie nell’area anglofona, i secoli che ci hanno immediatamente preceduto (ma con origini assai più remote, risalenti agli albori della storia, nei pressi della cosiddetta Mezzaluna Fertile, dove si attestano i primi morbosi interessi di carattere pubblico per questo genere di anomalie).

Si tratta in fin dei conti di superhandicappati, gente deformata da tali e tante brutture da risultare quasi una bizzarria esterna alla specie cui di fatto appartengono, ma proprio per questo il genio commerciale dei direttori di circo che facevano brutta mostra di loro li trasformò in artisti. Una forma d’arte del tutto particolare, certo, che a ben guardare contraddice lo stesso termine di cui i freaks si fregiavano, visto che nel loro caso non vi è alcun artificio da ostentare, ma, al contrario, viene loro richiesto di limitarsi a esporre la propria natura, in tutta la sua nudità e crudezza.

Per soggetti consimili, qui da noi, in pieno cattolicesimo, sant’uomini quali il Cottolengo e Luigi Orione preferirono congegnare luoghi di detenzioni, camuffati da ricoveri misericordiosi, entro cui rinchiudere e nascondere tali mostruosità.

La cultura popolare da un certo punto in poi parve optare per questo secondo tipo di approccio: occultare il mostro, ospedalizzarlo, ricoverarlo, dimenticarne la presenza e, se possibile, evitarne preventivamente la nascita, ricorrendo a amniocentesi e analisi mirate.

Eppure, per quanto la società abbia tentato in tutti i modi di espellere la devianza fisica, l’attrazione sinistra e ancestrale che esercita su di noi la visione del mostro riemerge prepotente in barba a tutte le possibili contromisure.

A ben pensarci le pagine di maggior richiamo del Guinness dei Primati come certe gare delle Paralimpiadi altro non sono che un’esposizione aggiornata di malformazione e alterazioni genetiche anche gravi. Il freak prima o poi torna, sempre, e così facendo appaga una comune curiosità che, per quanto insopprimibile, ci resta difficile da confessare apertamente.

I freaks faranno trionfante ritorno in tutto il loro conturbante splendore, questo è l’annuncio! Tra duecento anni tondi tondi da oggi! Fuori dall’orbita terrestre, su una neo-colonia del Sistema Solare esterno. Sarà Monsieur Korallo, a capo di un piccolo circo itinerante che da lui prende nome, a portarceli.

Volete sapere dove e come? Non avete che da leggere Freakshow, Kipple, 2016. Avanti, siòre & siòri, lo spettacolo comincia…

Oltre a ciò, continuate a seguire la presente rubrica, dove di volta in volta il mondo dei freaks vi si squadernerà davanti agli occhi sotto ogni suo rabbrividente aspetto…

IL BARACCONE DEI FENOMENI di Pee Gee Daniel | Tibereide

A corredo del proprio romanzo Freakshow, vincitore del Premio Kipple 2016, Pee Gee Daniel ha scritto un articolo riguardante l’argomento, uscito su Tibereide. Si tratta di un excursus storico della vicenda dei freaks, dei fenomeni da baraccone e della loro semantica, utile per inquadrare il romanzo vincitore del Premio Kipple 2016:

Nel Sistema Solare, nei pressi del satellite Europa, uno strano carrozzone si aggira per allietare la vita grama dei coloni: è il Circo Korallo, composto da una masnada di freak che cercano di sbarcare il lunario come possono. La prospettiva di un riscatto sovrannaturale animerà improvvisamente l’intera comitiva dei fenomeni da baraccone e ogni cosa non sarà più come prima.
Pungente ironia e precisione nel trasportare il lettore su quel mondo lontano, che potrebbe essere stato o essere ancora il nostro terrestre, delineano uno scenario tragicomico dove il possibile è esattamente ciò che avviene anche nelle nostre esistenze; Desolation Road, l’opera scritta da Ian McDonald, è la prossima verosimile fermata di un treno che passa per i luoghi attraversati dal Circo Korallo.

Pee Gee Daniel | Freakshow
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 208 – € 1.95 — ISBN 978-88-98953-67-7
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 200 – € 15.00 — ISBN 978-88-98953-68-4

Ecco un estratto dal post dell’autore, con significativi brani; buona lettura!

Il circo equestre affonda le proprie origini nell’Antica Roma, allorché i Cesari, per dimostrare l’incessante espansione imperialistica dell’Urbe, facevano esibire di fronte a un pubblico ammirato, composto dai residenti della Capitale del mondo, animali esotici provenienti dalle remote terre dappoco conquistate: leoni, tigri, elefanti, giraffe, struzzi, marsupiali, scimmie. Possiamo ben immaginare lo stupore che si doveva venir a creare a tale vista in quella gente abituata tutt’al più a vedere polli, cani, gatti, maiali e buoi e, male che andasse, a incontrare in percorsi fuorivia cinghiali e lupi.

Ebbene, molti secoli dopo, nel pieno dell’attività circense americana, laddove lo show è sempre, per definizione, bigger than life, si pensò bene di affiancare ai soliti, rodati, secolari numeri qualcosa di più emozionante e raccapricciante insieme: il lucrativo giro degli spettacoli di intrattenimento più popolari, capeggiato da quel geniaccio privo di scrupoli di Phineas T. Barnum, decise di affiancare all’abituale esotismo animale un tipo di esotismo riferito invece all’umano. Se da sempre si era tentato di calamitare la curiosità della gente abbindolando e i bambini e il fanciullino serbato dentro i loro genitori con esemplari di bestie fuori dal comune, ora si tentava la medesima operazione con un ulteriore scarto morale: esibendo cioè esseri umani più o meno consenzienti soggetti a tante e tali patologie e tare psico-fisiche da risultare mostri a tutti gli effetti, capaci di suscitare un misto di sgomento e morboso interesse nello spettatore.

Si tratta dei freaks, sventurati cui la natura o, talora, la vita hanno tirato più di uno scherzo mancino, rendendoli personaggi deformati sino all’inverosimile: donne scimmia, uomini lupo, fratelli siamesi, uomini a tre gambe, individui capaci di roteare la testa di un completo angolo piatto, nani, giganti, superciccioni, uomini scheletro, focomelici, ritardati con teste a punta, ermafroditi, bruttoni e sgorbi vari.

Il pubblico fece la fila per secoli pur di vederli, occhi negli occhi, e provare un’emozione ambivalente che mai era capitata loro quando assistevano ad animali anche stranissimi messi in parata, poiché in questo caso, per quanto si potesse faticare a crederlo, le stranezze che essi contemplavano erano loro fratelli, figli di umani assolutamente rispondenti alla norma e alla media generali, usciti fuori però, chissà se per un castigo divino o per un semplice malfunzionamento organico, più simili a incubi viventi che a persone propriamente intese.

Una situazione come quella descritta ha fin da subito fatto sorgere un cruciale dilemma: è accettabile che qualcuno si arroghi il diritto di far soldi su infelici pari a costoro? Che d’altra parte si scontrava con la constatazione che questa fosse l’unica via percorribile perché persone in quelle condizioni potessero sentirsi in qualche maniera realizzate e divenire socialmente accettabili, spesso ricche e autonome. Un risultato del tutto impensabile se i loro destini non si fossero incrociati, prima o poi, con quelli di un qualche ciarlatano convinto di poter monetizzare i loro gravi handicap.

Esce l’edizione cartacea del vincitore Premio Kipple 2016 – Freakshow

Esce oggi l’edizione cartacea del Premio Kipple 2015, quel Freakshow di Pee Gee Daniel che tanto successo sta riscuotendo. L’opera è acquistabile in cartaceo direttamente su Amazon al prezzo di 15.00€.
Eccovi i dati salienti della pubblicazione, riportati già nel post di presentazione di qualche giorno fa: cosa aspettate a prenderlo?

* * *

Kipple Officina Libraria presenta con orgoglio il Premio Kipple 2016, Freakshow di Pee Gee Daniel, pseudonimo di Pierluigi Straneo. La pubblicazione, come di consueto avviene per i vincitori del Premio Kipple, è edita sia in formato digitale che in cartaceo; l’incantevole copertina è dell’artista grafica Ksenja coverLaginja.

Nel Sistema Solare, nei pressi del satellite Europa, uno strano carrozzone si aggira per allietare la vita grama dei coloni: è il Circo Korallo, composto da una masnada di freak che cercano di sbarcare il lunario come possono. La prospettiva di un riscatto sovrannaturale animerà improvvisamente l’intera comitiva dei fenomeni da baraccone e ogni cosa non sarà più come prima.
Pungente ironia e precisione nel trasportare il lettore su quel mondo lontano, che potrebbe essere stato o essere ancora il nostro terrestre, delineano uno scenario tragicomico dove il possibile è esattamente ciò che avviene anche nelle nostre esistenze; Desolation Road, l’opera scritta da Ian McDonald, è la prossima verosimile fermata di un treno che passa per i luoghi attraversati dal Circo Korallo.

Sinossi

Su un lontano avamposto spaziale sul satellite Europa, viene ad allietare la popolazione il circo Korallo, costituito da singolarità bizzarre, un freak show dove creature deformi si agitano per strappare un sorriso, un moto di riprovazione, uno sbigottimento in cambio di pochi spiccioli equivalenti al biglietto d’ingresso. A risvegliare la deprimente situazione, nasce tra gli artisti un improvviso credo religioso: Uincio Uancio, che salverà tutti i freak del circo per portarli nel paradiso degli sgorbi. Sarà vero? Chi è questo messia che si profila tra gli infelici malformi? L’entusiasmo che infetta ogni artista del Korallo è coinvolgente e attraversa le lande siderali del mondo di frontiera in cui vi troverete con loro.

Estratto

L’antro sulle prime è semioscuro, almeno sinché gli occhi non ci si abituano e le pupille non finiscono di dilatarsi.
Tira un freschino umido e malsano. C’è un sentore pungente nell’aria, come quello di una scatola di esche vive lasciata aperta sul tavolo della cucina.
Appena entrati la scena pare angusta, ma è solo assenza di un’illuminazione soddisfacente, perché a ben guardare ci si accorge che l’andito del carnival act o freakshow o baracconata, o comunque la si intenda chiamare, risulta in realtà di tutto rispetto. Qualche centinaio di metri quadrati calpestabili, senza dubbio.
Avanzando di qualche passo si capisce che quel che impedisce alla vista di prendere le giuste misure è la pesante istallazione che occupa l’esatto centro geometrico di quella ampia sala ricavata dal perimetro del tendone traslucido. Una specie di gabbia, sormontata da un cucuzzolo a baldacchino, si direbbe, il cui contenuto tuttavia rimane incerto, per come la struttura è montata: in modo, cioè, da voltare le spalle al visitatore e svelare il proprio contenuto solo alla conclusione del giro.
Si prosegue lungo un corridoio di luce, fornita da vecchie lampade a beccuccio. Agevolando la curvatura interna del padiglione, lo sguardo inizia a raccogliere i primi accenni di show. Con un po’ di fatica si riesce a dettagliare qualche forma di vita che si muove laggiù: finalmente le tanto attese attrazioni!
Ogni freak è distinto e separato dal collega. Ognuno di loro sta al proprio posto, dentro una specie di edicola circondata da tendaggi e passamanerie, un tantino soprelevata rispetto ai curiosi che passano là sotto in lenta processione per ficcanasare. Le attrazioni sono giustapposte l’una all’altra secondo una logica che vorrebbe alternare lo stordimento all’esilarazione, la bruttezza al buffo, il raccapriccio alla sensualità, così da rendere l’impatto quanto meno traumatizzante possibile. Un gioco che mira a suscitare e sopire in un lasso di tempo al fulmicotone le più differenti sensazioni umane, soppiantandole di volta in volta ad arte l’una con l’altra.
Lo spettatore è già da subito irretito: un guazzabuglio di sentimenti ed emozioni scombussola il suo animo. Quel che vede non dimenticherà, come ha profetizzato Korallo. Quel che vede ha già visto, inconsapevolmente, rintanato di tra gli anfratti più angosciati del proprio subconscio. Dentro gli incubi più atroci o nelle agonie di una febbre quartana cui fatalmente sopravvisse in tenera età. Quella visione incarnata e tangibile di un’immaginazione spaventosa e sin’allora ritenuta poco plausibile lo prende alla gola, lo scazzotta diretta alla bocca dello stomaco.
Lo spettatore è piegato, sfranto, sfinito, e malgrado ciò non può smettere di guardare: ipnotizzato, incantato, in piena trance. Vediamo chi di voialtri abbasserà per primo lo sguardo, come un pavido coniglio, ora che si fa sul serio e ci disponiamo a dar sfoggio delle creature più notevoli tra quelle che affollano il Circo Korallo.

L’autore

Pee Gee Daniel. Nom de plume di Pierluigi Straneo, è nato a Torino 40 anni fa, ha due figli, una laurea in filosofia. Nella vita è stato impiegato, magazziniere, aiuto-camionista, poliziotto, responsabile di sale-giochi, sale-scommesse, sale-slot, barista bibliotecario, copy-writer. Ha pubblicato i romanzi Gigi il bastardo (& le sue 5 morti), Montag, Il politico, Golena, Lo scommettitore, Leucotea, Sulle tracce della Ci**gna Voltaica, Twins, Ingrid e Riccione, La Gru, Il lungo sentiero dai mattoni dorati, e-piGraphe e il saggio Il riso e il comico. Un excursus filosofico, Montag.
Scrive per Endoxa, Mimesis Ed., ‘900 Letterario, Tibereide, Reader for blind.
Insieme al musicista Fabio Zuffanti è autore del musical Cogli l’attimo. Insieme all’attore Omid Maleknia organizza da tre anni Spettacolo d’evasione con i detenuti del carcere alessandrino “Cantiello e Gaeta” nella veste di cabarettisti.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Pee Gee Daniel | Freakshow
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 200 – € 15.00 — ISBN 978-88-98953-68-4
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 208 – € 1.95 — ISBN 978-88-98953-67-7

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La storia della bruttezza ne dimostra l’inesistenza | L’indiscreto

Un piccolo saggio sul concetto del brutto, su ciò che significa filosoficamente e che analizza i vari aspetti del concetto, anche quello che verte sui cosiddetti freaks. Per questo, mi è venuto in mente il vincitore dell’ultimo Premio Kipple, Pee Gee Daniel ovvero Luigi Straneo, che col suo FreakShow esplora i confini di quel mondo bizzarro e straniante.

Un estratto dall’articolo de L’Indiscreto:

Nel 19 ° secolo, un’irsuta donna aborigena messicana, di nome Julia Pastrana, è stata proclamata nel circuito dei freak-show come ‘La Donna più Brutta del Mondo’. Portata in Europa, si è esibita secondo le norme vittoriane: cantare, ballare, parlare lingue straniere, sottoporsi a controlli medici pubblici e altri intrattenimenti. Sia in vita che dopo la morte, è stata etichettata come ‘Brutta’.

Questa parola ha radici nordiche medievali e significa ‘da temere o temuto’. Il termine ‘brutto’ si porta dietro una lunga lista di compagni: mostruoso, grottesco, deforme, freak, degenerato, handicappato. Lungo la storia, la bruttezza si accresce di varie fonti: Aristotele, che ha definito le donne degli uomini ‘deformi’, i racconti medievali su streghe che si trasformano in fanciulle bellissime, le caricature del 18 ° secolo, i ‘Freak Show’ del 19° secolo, l’arte degenerata del 20° secolo, l’architettura Brutalista e via dicendo. La bruttezza ha da sempre posto una sfida all’estetica e al gusto, e complicato la definizione di bello.

Le tradizioni occidentali vedono spesso la bruttezza in opposizione alla bellezza, ma questo concetto ha dei significati positivi in altri contesti culturali. Il concetto giapponese wabi-sabi, ad esempio, che significa imperfezione e impermanenza, è legato a qualità che potrebbero essere ritenute ‘brutte’ in un’altra cultura. Bruttezza e la bellezza sono come stelle gemelle che subiscono l’una nella gravità dell’altra, orbitandosi attorno nel bel mezzo del firmamento.

‘Brutto’ di solito è considerato un’offesa, ma negli ultimi decenni le categorie estetiche sono state trattate con sospetto crescente. ‘Non possiamo considerare innocente la bellezza’, scrive il filosofo Kathleen Marie Higgins, se ‘il sublime splendore del fungo atomico accompagna un male morale.’ I dibattiti mutano col mutare del mondo, così come  i significati di ‘bello’ e ‘brutto’. Nel 2007, un video chiamato ‘la donna più brutta del mondo’ è diventato virale. Invece di Pastrana, mostrava Lizzie Velasquez, allora di 17 anni, texana, cieca da un occhio e con una malattia rara che le impedisce di aumentare di peso. I commenti pubblici la chiamavano un ‘mostro’, finanche a suggerirle: ‘ucciditi’. L’esperienza ha portato Velásquez a fare un documentario contro cyberbullismo, uscito nel 2015, sollevando la questione se ‘brutto’ possa essere una definizione che calzava meglio ai suoi aggressori.