Archivi tag: fantascienza italiana

Esce oggi l’antologia FANTATRIESTE!

È disponibile da oggi FANTATRIESTE, l’antologia dedicata alla città di Trieste e al suo rapporto col genere fantascientifico. Luogo di frontiera per eccellenza, a cavallo di culture secolari che lì si sono incontrate in una commistione senza uguali, punto di incontro in cui respirare il futuro e restituirlo. Il curatore Roberto Furlani ha richiamato intorno a sé scrittori di genere, tutti accomunati dall’essere in qualche modo triestini: Fabio Aloisio, Simonetta Olivo, Lorenzo Davia, Giuseppe O. Longo, Roberto Furlani, Alex Tonelli, Fabio Calabrese, Caleb Battiago, Gianfranco Sherwood e Luigi R. Berto. La copertina è di Ksenja Laginja su fotografie di Simonetta Olivo. Il logo interno è di Elisa Furlani. Il volume è disponibile in versione cartacea e digitale su http://www.kipple.it, nei principali store on line e nelle librerie.

SINOSSI (dall’introduzione del curatore)
Accanto ad alcune delle firme più interessanti del momento (Olivo, Aloisio e Davia, per fare un esempio contemporaneo) proponiamo autori che da decenni occupano una posizione stabile tra le certezze della fantascienza peninsulare, come Fabio Calabrese, Giuseppe O. Longo e Gianfranco Sherwood. Un curriculum ragguardevole ce l’hanno anche Alex Tonelli e Caleb Battiago, noti esploratori di zone dell’immaginario contigue alla fantascienza dei puristi. FantaTrieste si chiude con un racconto di Luigi R. Berto, il padre putativo della presente iniziativa visto che la sua raccolta personale di oltre quarant’anni fa (e di cui Pitco è un estratto) ha dato il la al progetto qui presentato, che ne riprende il nome; anche il curatore Roberto Furlani propone la sua visione di Trieste fantascientifica, con rimandi storici al passato asburgico che si mischiano con uno degli aspetti della Trieste contemporanea: la Barcolana. Si sottolinea l’ampiezza del ventaglio tematico oltre che generazionale, e ciò si configura nei filoni che trovano spazio in questa selezione: dal divertissment di Berto alle tematiche sociologiche e all’introspezione di Olivo; dalla fantascienza classica dal sapore asimoviano di Longo alle tinte dark di Battiago; dall’incontro con la mitologia a cui ci conduce Tonelli a quello con una civiltà aliena immaginata da Aloisio; dal thriller biotecnologico di Davia a un’hard sf che si snoda tra due secoli di Furlani, dalla fantarcheologia “marittima” di Calabrese a quella “carsica” di Sherwood. La Trieste fantascientifica aveva veramente molto da dire, insomma, e se in qualche misura l’obiettivo è stato raggiunto occorre ringraziare alcuni autori che non appaiono nelle prossime pagine, ma il cui apporto è stato di prezioso aiuto ai fini della realizzazione di questo progetto: Fabio Tarussio, Zeno Saracino e Fabio Novel. Altri nomi che suggeriscono che le incursioni nella fantatrieste potrebbero non essere finite.

ESTRATTO (dall’introduzione del curatore)
Risulta quasi naturale che Trieste sia permeata da una vocazione fantascientifica, in quanto essa stessa città di confine. Non tanto un confine geografico, tra l’Italia e la Slovenia, tra cultura latina e quella slava, quanto uno spartiacque tra due aree del sapere che impreziosiscono Trieste esattamente alla stessa maniera nella quale impreziosiscono la fantascienza. Parliamo di una città, infatti, in cui hanno vissuto figure salienti della nostra letteratura, come Joyce, Svevo, Saba e Slataper, fino a grandi autori della narrativa contemporanea del calibro di Claudio Magris e Paolo Rumiz. Dall’altro lato, Trieste è la culla di realtà scientifiche di preminente interesse nazionale e (in alcuni casi) internazionale. Tra gli enti di ricerca e di divulgazione scientifica possiamo menzionare l’Area Science Park, Elettra Sincrotrone, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, il Centro Internazionale di Fisica Teorica, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, il Laboratorio Immaginario Scientifico, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, mentre tra gli scienziati che in anni relativamente recenti hanno lavorato nel capoluogo giuliano spiccano i nomi di Carlo Rubbia e Margherita Hack. La predisposizione di Trieste verso la sf si è presto tradotta da semplice afflato a iniziative concrete.

LA QUARTA
Dieci storie di fantascienza triestina, dieci essenze di una città, Trieste, che respira il futuro e il limite come forse nessun altro luogo in Italia, in quanto essa stessa città di confine per eccellenza.

GLI AUTORI
Un manipolo di autori triestini, di nascita o di adozione, impreziosisce questa raccolta a tema. In ordine di pubblicazione troviamo: Fabio Aloisio, Simonetta Olivo, Lorenzo Davia, Giuseppe O. Longo, Roberto Furlani, Alex Tonelli, Fabio Calabrese, Caleb Battiago, Gianfranco Sherwood e Luigi R. Berto. La curatela è di Roberto Furlani mentre la copertina è di Ksenja Laginja su fotografie di Simonetta Olivo. Il logo interno è di Elisa Furlani.

LA COLLANA
Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Aa.vv. | FantaTrieste
A cura di Roberto Furlani Copertina di Ksenja Laginja
Fotografie di Simonetta Olivo
Logo FantaTrieste Elisa Furlani

Kipple Officina Libraria
Collana eAvatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 152 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-35-4
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 151 – € 15 — ISBN 978-88-32179-34-7

ACQUISTA IL VOLUME:

Almanacco della Fantascienza Nathan Never 2013

In edicola l’annuale Almanacco della fantascienza Nathan Never della Bonelli, che compie 20 anni (il primo uscì nel 1993). Fin dal primo numero, oltre al fumetto, l’almanacco offre sempre una rassegna sulla fantascienza cinematografica, letteraria senza mai rinunciare a parlare di quello che succede in Italia. Da Valerio Evangelisti nel 1993, l’almanacco ha passato in rassegna vari personaggi della fantascienza italiana, e quest’anno si parla di Mondo9 di Dario Tonani.
Ci esprimiamo in modo assolutamente positivo su questa pubblicazione (sia pur solo annuale) che non ci ha mai deluso, auspicando che altri editori creino o amplino i propri spazi da dedicare alla letteratura italiana di genere.

Sognavamo macchine volanti

Ho promesso una recensione, eccola.
Sognavamo macchine volanti, Antologia a cura di Claudio Asciuti, Cordero Editore.


Cominciamo dal giudizio sintetico: compratelo (più sintetico di così!). Soprattutto se ultimamente parlate troppo di fantascienza e leggete poco. E magari volete scrivere voi stessi: cominciate a conoscere gli autori italiani (come dico sempre per le antologie di Bietti curate da Gian Filippo Pizzo!).
Poi la copertina: il giudizio migliore per l’impaginazione (vedi sopra) sarebbe che la grafica è…
Questo sarebbe il mio commento, ovvero una “sospensione” del titolo che dovrebbe creare curiosità. Parlando con il grafico, scopro inoltre la strategia per la quale il libro avendo il titolo “sfasato” (almeno quello in grande, che viene ripetuto in piccolo in alto) attirerebbe l’attenzione. Anche sapendo ciò, penso che il colpo creativo non sia andato a segno, io avrei continuato il titolo nel risvolto (che invece è bianco), avrei evitato il fondo bianco (più adatto alla manualistica), e semmai avrei girato la bandella di 45° per “staccare” veramente dalle altre copertine. Ma il grafico (che so essere bravo) si è ampiamente riscattato con il racconto, di cui parlerò più avanti.
Ma veniamo al contenuto: la prefazione di Asciuti ha un’alta caratura, presenta il progetto (un’antologia di racconti di fantascienza anni Sessanta, con libera interpretazione) e ne spiega le motivazioni: il fatto che con la New Wave negli anni Sessanta si è raggiunto l'”apice” letterario di questo genere, fino a giungere alla “metaletteratura”, che è parte integrante del postmodernismo e che successivamente (dagli anni 70) si è riproposto modelli precedenti, compreso il cyberpunk.
A prescindere dal fatto che non posso essere d’accordo su tutto, questa è prefazione è talmente ben fatta che rischia di creare nel lettore un’aspettativa troppo alta. Io non me la sono creata, e in questo modo i racconti mi hanno convinto.
Si parte con il racconto di Danilo Arona, che con il suo ormai consolidato stile, sciorina una perfetta storia di musica ed LSD che rotola come una pietra riuscendo a non uscire dal tema specifico. L’atmosfera Sixties è perfetta, ma non avevo dubbi su Arona.
Segue un racconto di Carlo Bordoni, decano della fantascienza nostrana che secondo me sbaglia il bersaglio. Intanto ambienta una storia negli anni 40, pur affrontando l’aspettativa dello sbarco sulla Luna, che effettivamente è degli anni Sessanta. Ma l’affronta con una specie di tono epico che sfocia nella letteratura per ragazzi. Asciuti lo assolve considerando i punti didascalici come metaletteratura. Ma per me è solo un racconto fuori posto. Ma è l’unico episodio del libro.
Si prosegue con Denise Bresci e Ugo polli, che ambientano la loro storia nella jungla vietnamita tra napalm ed LSD. Racconto trascinante e in cui si respira perfettamente l’aria dei Sixties (come in Arona), nonostante i due siano più giovani. Aggiungerei che i due in questione (che a quanto so non scrivono da molti anni) hanno potenzialità enormi, sopratutto nel campo letterario tout-court. Stile maturo, idee forti, documentazione minuziosa.
Abituato alle idee folgoranti di Walter Catalano, questo non delude, presentando un’ucronia allucinata dove l’assassinio di Bob Dylan crea una rivoluzione tutta da gustare. Il mio racconto preferito peché si avvicina a quello che scrivo io, dove le ucronie si allacciano in modo “laterale e sinistro” con l’attualità (in questo caso gli anni Sessanta).
Vittorio Catani in due sole righe riesce a proiettarti nel suo mondo fatto di visioni pugliesi, aliene e messapiche, dove delicatezza, liricità e profondità formano un perfetto equilibrio, qui rappresentato dalle Comuni anni Sessanta. Catani rimane il mio autore preferito della raccolta e uno della fantascienza italiana tutta.
Poi ecco tale Oskar Felix Drago: lo vedevo in posizione precaria, tra i due autori più navigati della fantascienza italiana (Catani e Pestriniero) e ho temuto per lui: invece il nostro futuro medico ne esce alla grande, con una storia che secondo me è connettivista. Sono dovuto andare a rileggere alcune parti perché le connessioni non erano così evidenti: del resto, per raggiungere un risultato ottimale (quando si ha a che fare con piani narrativi diversi), non si deve trascurare né la fatica del lettore, e nemmeno sottovalutarlo e presentargli la pappa pronta: bisogna riuscire ad attrarre la sua attenzione sulle (poche) frasi giuste. E questo è difficilissimo. Essendo al suo primo racconto professionale glielo perdoniamo, insieme al fatto che non si respira molto l’aria anni Sessanta. In ogni caso secondo me è un buon Connettivista, e se mi capita gli chiederò di entrare a far parte dei Connettivisti, perché se lo merita!
Renato Pestriniero stupisce per la freschezza delle tematiche (ha 80 anni), perfettamente New Wave e perfettamente Sixties, con la paranoia del complotto e tutto. Racconto intrigante e molto bello.
Segue Franco Ricciardiello, come sempre accuratamente documentato da catapultarti subito nel mondo dei personaggi. In questo caso siamo in Russia, con le tipiche tematiche anni Sessanta. Decisamente un’idea molto bella con la sorpresa finale che, se va di moda tra i “debuttanti”, in questo caso è invece la ciliegina sulla torta, in quanto non sconvolge l’intera struttura della storia (questo Franco lo sa, lo dico per coloro che si accingono a scrivere racconti!).
Segue poi Stefano Roffo che si rifà della copertina con un bel racconto di intelligenza artificiale ambientato nella paranoia Sixties statunitense. Perfetto, mai banale, uno dei migliori racconti della raccolta!
E si finisce con Giampietro Stocco, che mette tutta la propria nostalgia di romano in un racconto che è più weird che fantascienza. Scritto bene, coinvolgente, sorprendente, anche se un po’ al limite della tematica dell’antologia. A qualcuno verrebbe in mente che abbia fatto l’occhiolino al New Italian Epic per la presenza insistente di “creature” epiche, ma sappiamo bene quanti scrittori negli ultimi anni abbiamo ripreso ispirazione dell’epica (Simmons, Gaiman, Bilal). In realtà ho voluto tirare in mezzo il NIE per fare una riflessione con Asciuti.
Nella prefazione, Claudio infatti parla spesso di metaletteratura, metanarrazione, “appioppandola” (in vari modi) a Bordoni, Arona, Ricciardiello, forse anche a Stocco. Non che non sia vero, in tutti questi autori è presente questa caratteristica che l’acume di Asciuti riconosce al volo. Ma avendo letto diversi autori New Wave penso che la metanarrazione in alcuni di loro sia davvero evidente, struttura portante del romanzo o del racconto, e che deve essere tale per non disperdersi e confondersi con i vari livelli di lettura che i critici indivuduano caso per caso.
Non è una polemica con Asciuti, naturalmente, perché lui è stato analitico come un calcolatore e ne ha parlato “degustando” racconto per racconto, descrivendole come caratteristiche secondarie, ma con il NIE, appunto, quando intravede nelle proprie caratteristiche l'”epica”, l’epicità delle storie e dello stile. Questo lo dico perché penso che il NIE si distingua invece soprattutto per altro, ovvero per il punto di vista “distorto”, “insolito” e la destrutturazione del testo, sia a livello sintattico che strutturale. Ciò lascerebbe l’unica differenza con il postmodernismo (da cui il NIE si vuole inspiegabilmente distinguere) nella “presa di posizione” etica, sociale o politica che sia.
Insomma, ho sbordato, l’ho fatta fuori dal vaso, come si dice a Livorno. Come forse ha fatto Asciuti.
Ma vi assicuro che questi racconti hanno una cosa che trascende tutti questi “sofismi letterari”: sono coinvolgenti e divertenti come dovrebbero sempre essere dei buoni racconti di fantascienza!

Lukha B. Kremo e Trans-Human Express

Intervista a Lukha B. Kremo su lazonamorta.it sull’ultimo romanzo THE (Trans-Human Express), più volte primo in classifica tra gli ebook di fantascienza di Amazon.it in questi mesi.

 E’ un mondo in cui nulla oramai può stupire quello che Lukha B. Kremo – pseudonimo di Gianluca Cremoni Baroncini – autore di fantascienza alla ricerca di sempre nuovi linguaggi nella scrittura (ma anche nell’arte in genere) descrive nel suo ultimo romanzo Trans Human Express.
Il romanzo, finalista al Premio Urania 2009, è stato pubblicato alla fine dello scorso anno per la collana Avatar della casa editrice Kipple – della quale Kremo è coeditore – sia in versione cartacea sia in quella e-book.
La storia si snoda tra passato e futuro e narra di un’umanità sull’orlo del baratro che vive su una Terra inquinata nella quale i governanti hanno comportamenti a dir poco strampalati. Scritto con un linguaggio rapido e ricco di contaminazioni il romanzo risulta accattivante e mantiene, nello svolgimento, una tensione elevata da vero e proprio thriller con trovate anche spassose.
Continua a leggere su LaZonaMorta.it.

Riccardo Valla ci ha lasciato

Saggista, giornalista, traduttore (tra i molti romanzi ha tradotto Il Codice Da Vinci), ma soprattutto appassionato di fantascienza ed esperto di protofantascienza, Riccardo Valla ha raggiunto Vittorio Curtoni ed Ernesto Vegetti. In soli 3 anni la fantascienza italiana ha perso tre colonne portanti, tutte e tre sotto i 70 anni.
Una preghiera e un plauso alla sua opera.

Tra pochi giorni Trans-Human Express

Per il giorno 22 ottobre 2012 è prevista l’uscita del romanzo “Trans-Human Express” di Lukha B. Kremo, finalista al Premio Urania 2009. Sarà disponibile in ebook e, dopo qualche giorno, in edizione cartacea limitata.
Ecco la copertina in anteprima.