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Silla e l’Alieno | Fantascienza.com

Su Fantascienza.com un racconto breve di Davide Del Popolo Riolo, vincitore del Premio Odissea e del Premio Kipple 2015, autore dello splendido romanzo Non ci sono dei oltre il tempo che mette l’accento fantascientifico sul passato antico di Roma, quegli antichi Romani che tornano anche nel romanzo L’impero restaurato, vincitore del Premio Urania 2014 e appartenente al ciclo dell’Impero Connettivo. Roma come una mantra che detta il futuro dal passato.

Da leggere qui. Silla e l’Alieno.

Citazioni Kipple/connettiviste su Delos 168

Le produzioni editoriali di Kipple Officina Libraria sono state citate, con nostro S*ommo onore, ben due volte nel numero 168 di Delos, la webzine della Delos uscita oggi qui.

La prima è nell’articolo The Origins: alle origini del Connettivismo, dove tra le varie pubblicazioni viene citata la nostra recente The origins, un compendio di racconti degli iniziatori del Connettivismo prima che esso divenisse tale.

Cosa c’era prima del Connettivismo? Allacciate le cinture e preparatevi a scoprirlo con l’ebook The Origins pubblicato dalla Kipple Officina Libraria. È un viaggio nel mondo della fantascienza attraverso l’arco del fantastico, che apre una panoramica sugli approcci e le tematiche di Sandro Battisti, Giovanni De Matteo, Marco Milani e Lukha B. Kremo, prima che l’unione di intenti e forze creative generasse l’avventura connettivista. Diciassette racconti — in una selezione di testi editi e inediti — tracciano una traiettoria verso l’oltre e i territori non ancora cartografati del fantastico. Una rassegna di diciassette racconti, alcuni ancora inediti, a cura di Marco Milani e introdotta da un testo di Lukha B. Kremo. Disponibile su tutti gli store online e in tutti i formati. Da leggere assolutamente.

La seconda e più occulta segnalazione che riguarda sempre il Connettivismo è nell’articolo Alan Turing nella fantascienza e nella narrazione, dove si cita Il canto oscuro, di Alessio Brugnoli, vincitore del Premio Kipple 2011:

Un omaggio alla figura di Turing è contenuto nel recente romanzo italiano Il Canto Oscuro di Alessio Brugnoli, edito da Edizioni Kipple nel 2012. La storia è una sorta di giallo ambientato in una Roma fuori dal tempo, in un mondo a cavallo tra l’800 e il ‘900, nel quale i computatori a vapore sono una realtà. Potenti macchine da calcolo che hanno reso il mondo grigio di fuliggine.Se i più saranno divertiti dalle varie figure storiche inserite nel romanzo, una per tutte Guglielmo Marconi, a chi conosce la vita di Alan Turing non potrà che saltare all’occhio la figura della vittima, il matematico inglese omosessuale Alan Stuart, finito nel mezzo di una storia più grande di lui.Molti sono i paralleli tra la figura reale e il suo alter-ego nel libro, che diventa un protagonista, mediante il racconto di chi lo ha conosciuto, anche se è morto dalla prima pagina. Lode al coraggio di rendere protagonista di un romanzo una figura così controversa, pur se di acclarato valore nella storia della scienza.

Ringraziamo Delos per le bellissime parole dette, un riconoscimento che, concedetecelo per un momento, ci fa star bene e ci inorgoglisce.

Un racconto di Kremo su Delos

Kipple.it vive degli scrittori che sono sotto contratto alla casa editrice e della sua redazione; a capo di tutto l’editore, brevemente conosciuto come Kremo. Per chi non conosce Kipple può essere difficile inquadrare qualcosa della nostra politica editoriale, e magari leggerne un racconto liberamente, sul web, può aiutare.
Sulla webzine Delos è disponibile da oggi un racconto di Kremo che, pur non coprendo assolutamente tutto lo spettro culturale di Kipple, può darne una buona idea; il racconto si chiama, semplicemente e argutamente, Senza titolo, e qui sotto riportiamo l’incipit. Buona lettura…
1. Copula
Sudorcaldo di emoeccitazione, ciccioturgida gommocarne e drappostracci residui. Friziattriti pendoscillanti, scontravidità bestiale. Viscipenetra con cattivodolcezza, è come carnetallo.
Ci sono le umettolingue, si sa poco che fanno nella convulsione. Ci sono le manincrocie forzano, si sa poco cosa. Ci sono sessorgani, si sa che fanno.
Flusso e flussoprossimo e miniloop secredente infinito. Emoscroscio irraziolibidinoso e poi requie esentempo.
Torna il senso dei numeri, due sono i corpi distesi esanimi sul letto.
2. Parole sconnesse
La coda dell’alba è alle porte, rincorsa dai rituali cittadini.
L’ispettore Zanforte si dirige verso la luce del corridoio oltre il portone d’ingresso, seguito dal sovrintendente.
Gente angosciata che confabula sul pianerottolo. Una donna ancora in vestaglia, un ragazzo con lo zainetto e un’anziana signora.
— La polizia — dice il ragazzo. Gli sguardi si rivolgono verso i due.
La porta dell’appartamento è socchiusa, l’ispettore si ferma davanti al gruppetto, lo osserva e aspetta che si esprimano, indossando i guanti.
I condomini mugugnano qualcosa tutti insieme, ma i loro volti comunicano molto meglio delle loro parole. Zanforte assume l’espressione di chi ha capito e non vuole sentire oltre.
I due poliziotti entrano. L’appartamento è disordinato, anche se è arredato con cura. Le luci sono accese e si sente ancora il deodorante chimico. Il salotto segue lo schema divano-televisore a schermo gigante, come fosse una sala d’ipnosi. Soprammobili esotici e quadri male assortiti.
In cucina, aroma di caffè e una colazione consumata da poco.
L’uomo cerca di stare attento a dove mette i piedi e avanza lentamente verso il disimpegno per la zona notte, dove ha scorto un rigagnolo scuro.
Supera la porta: la scena è un mosaico di colori e forme molto più efficaci di mille parole. Un’opera surrealista dal sentore metafisico. Una composizione complessa e impressionante, un balzano accostamento di carne, espressioni di sorpresa e disappunto, e sangue.