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Finalisti Kipple-connettivisti al Premio Urania 2017 (e anche al IX Premio Odissea)

Su Fantascienza.com è possibile leggere l’elenco dei finalisti al Premio Urania 2017. Molti nomi – sono dieci – e tra essi è possibile leggere finalmente Marco Milani, connettivista e vincitore del Premio Kipple, così come lo sono stati Matteo Barbieri e Davide Del Popolo Riolo; anche Giovanna Repetto è nell’elenco, la ricordiamo fresca vincitrice dello ShortKipple. Quindi in questa finale (ovviamente, che vinca il migliore!) c’è molto Connettivismo e molto Kipple: andiamo a vedere le carte, siamo impazienti, considerando poi che per il Premio Odissea abbiamo in lizza il nostro editore Lukha B. Kremo, di nuovo Matteo Barbieri e l’altro connettivista Giovanni De Matteo, (mentre tra i segnalati torna Giovanna Repetto).

Classifiche Kipple 2016

Abbiamo i risultati di vendita del 2016.
Il cartaeo più venduto è “Non ci sono dei oltre il tempo” di Davide Del Popolo Riolo, Premio Kipple 2015, che supera il saggio su Stephen King (Le opere segrete del Re di Rocky Wood) che si era aggiudicato il titolo del cartaceo Kipple più venduto per due anni consecutivi (2014 e 2015).
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Per gli ebook, ecco i primi posti:
1) Il gatto di Schroedinger, di Lukha B. Kremo
2) Stephen King. Le opere segrete del Re di Rocky Wood
3) Il buio dentro, di Richard Laymon, Caleb Battiago, Paolo di Orazio e Nicola Lombardi
4) Non ci sono dei oltre il tempo, di Davide Del Popolo Riolo
5) Torture sottili, di Lisa Mannetti

Stiamo lavorando per rinnovare completamente il sito www.kipple.it. Resistete! 🙂

Giampietro Stocco recensisce Lithica e Non ci sono dei oltre il tempo

Giampietro Stocco, sul suo blog, regala a Kipple un paio di recensioni degli ultimi due Premi Kipple; parliamo di Lithica e di Non ci sono dei oltre il tempo, rispettivamente di Alessio Brugnoli e di Davide Del Popolo Riolo.

Ecco un estratto per Lithica:

Lithica, di Alessio Brugnoli, premio Kipple nel 2014 è un seguito sui generis di quel Canto Oscuro che tanto mi piacque. Visto attraverso gli occhi dei suoi protagonisti, è un viaggio avventuroso fra velivoli steampunk, un’Europa alternativa fatta di nobili, avventure e quegli echi romani e papalini che tanto piacciono all’autore. Romanzo fatto di dettagli, angoli, panorami, citazioni e vedute, con due fortissime ispirazioni: Lovecraft – e anche un po’ di Poe – per l’impianto generale – senza trascurare un po’ di Segno del Comando – e Stephenson per la cura certosina dei particolari.

Tuttavia, proprio come Stephenson spesso si perde dietro al proprio complesso filo di pensiero, così fa Alessio, che si strugge dietro una gemma e poi dietro l’altra, e in questo modo si perde per strada anche il lettore. Francamente con una certa fatica sono riuscito ad arrivare a destino e a ricollegare tutti gli elementi di una trama per apprezzare la quale dovrò sicuramente rileggere tutto.

Ed ecco un estratto per Non ci sono dei oltre il tempo:

Davide dà del tu ai suoi protagonisti storici più famosi: Catone, Cicerone, Marco Antonio, Cleopatra, e soprattutto Giulio Cesare; quel Cesare che in De Bello Alieno fu il padre della svolta “steam” per le future insegne imperiali, e che qui invece è una creatura artificiale, manipolata da potenze oscure che guerreggiano tra loro per controllare il Tempo. Come tuttavia già in De Bello Alieno la parte meno soddisfacente del romanzo è secondo me proprio quella fantascientifica: lì i tripodi alla maniera di Wells che attaccano una Roma di cui sono gelosi. Ma perché mai gelosi, mi chiesi all’epoca, visto che era come per un essere umano ingelosirsi di un formicaio. Vero è che i bambini i formicai spesso li distruggono, ma questa è un’altra storia; tornando a quelle di Davide, in Non ci sono dei oltre il Tempo la parte meno convincente è questo sodalizio rissoso di entità che controllano il corso degli eventi e che lo influenzano. Già visto e già sentito anche questo, anche qui con una guerra tra armi fantascientifiche e armi magiche che alla fine risulta un po’ forzata.

Ma se questa parte un po’ delude, ciò che mi è piaciuto è l’ambientazione. Davide del Popolo Riolo è un grande conoscitore della Roma repubblicana e la sua Urbe puzzolente è così viva e materica che ci si possono mettere le mani dentro, senza meravigliarsi poi di sporcarsele e doversele lavare con la farina, alla maniera di chi il sapone ancora non lo conosceva.

Ringraziamo Giampietro per aver recensito i nostri due (su tre) Premi Kipple, confidiamo che anche voi diciate presto la vostra, con l’arguzia e conoscenze che vi competono. KeepTalking!

L’Antica Roma incontra la fantascienza: intervista a Davide Del Popolo Riolo

premiazione trofeo CassiopeaCiao Davide, è un piacere averti ospite per la prima volta qui nel salotto virtuale di Kipple Officina Libraria. Prima di tutto, per chi non ti conoscesse ancora, ti andrebbe di parlarci di te?

Il piacere è tutto mio, come si dice sempre in questi casi… Di me in realtà non c’è molto da dire. Leggo sempre con invidia le note biografiche degli scrittori americani quando raccontano i mestieri improbabili con cui si sono mantenuti quando erano giovani (chi ha passato un anno in Tibet lavando i piatti nei monasteri, chi ha venduto sabbia nel Sahara…). Io ho una vita molto più banale. Sono i miei libri che spero siano interessanti! In ogni caso, sono nato ad Asti nel 1968, vivo a Cuneo e sono avvocato. Mi verrebbe da dire che è tutto qui, ma sarebbe la biografia più breve della storia, credo. Allora aggiungo che sin da bambino, dopo aver desiderato di diventare calciatore, pompiere ed astronauta, come penso quasi tutti i bambini, quando ho scoperto di essere totalmente negato per lo sport ho cominciato a dedicare tantissimo tempo alla lettura. Da lì è nato il desiderio di scrivere quello che avrei voluto leggere. Il mio primo tentativo è stato durante le elementari: l’inizio di un racconto, per fortuna andato perduto, in cui Sherlock Holmes e James Bond si scontravano con Arsenio Lupin e Fantomas!

91FWUK-OCGL._SL1500_Hai un curriculum di tutto rispetto che include il Premio Odissea, il Premio Vegetti, il Premio Cassiopea e il Premio Kipple. Ti andrebbe di descriverci le emozioni che hai provato nell’aggiudicarti tutti questi premi?

L’emozione maggiore è stata vincere il Premio Odissea con De Bello Alieno, perché è stato il mio primo successo. Quando ho deciso di concorrere al Premio Odissea erano ormai anni che provavo senza riuscire a pubblicare qualcosa. Avevo deciso che se anche questa volta fosse andata male avrei smesso di provarci. Non di scrivere, perché non posso pensare di vivere senza scrivere, ma di aspirare a pubblicare ciò che scrivevo. Invece ho saputo di essere entrato in finale, ed ho passato i mesi successivi a ripetermi che andava bene così, che non potevo pretendere di vincere al primo colpo… Poi un giorno mi è arrivata una mail da Silvio Sosio (che all’epoca non conoscevo, naturalmente). Ricordo che ci ha messo qualche secondo ad aprirsi, la mia impazienza mentre aspettavo, e poi la gioia quando ho letto “Salve Davide, Ti scrivo per darti una buona notizia. Il tuo romanzo ha vinto il Premio Odissea”. Non dimenticherò mai l’inizio di quella mail! Gli altri premi li ho accolti francamente con un po’ di stupore, perché mi sembrava impossibile, dopo anni di rifiuti, ricevere adesso tanti apprezzamenti. Per non esaltarmi troppo continuo a ripetermi che tanto non durerà…

Di cosa parla il tuo romanzo vincitore del Premio Kipple Non ci sono dei oltre il tempo?

Come con De Bello Alieno, è una storia ambientata nell’antica Roma di Giulio Cesare. Mentre quella però era una Roma ucronica e steampunk, quella che descrivo in questo libro è l’autentica Roma del 44 a.C., subito dopo l’uccisione di Cesare. Il romanzo inizia proprio così, con un uomo che osserva il sangue del dittatore, appena pugnalato, che si allarga sul pavimento. Quest’uomo però non è un romano ma un osservatore, un americano del XX secolo che Potenze sconosciute hanno strappato al suo tempo e costretto ad osservare la storia romana, nell’ambito di una Partita che si gioca attraverso il tempo, con finalità incomprensibili. Tutto all’inizio si svolge in modo apparentemente regolare, nel senso che la storia prosegue proprio come sappiamo che si è svolta. All’improvviso però gli Avversari rovesciano la scacchiera, la storia viene travolta e l’osservatore si trova, per la prima volta dopo secoli, a dover prendere l’iniziativa, da solo, per salvare la storia così come la conosciamo.

13138769_10156877968405182_5231365702467745160_nE’ la seconda volta che ambienti un tuo romanzo nell’età romana. Come mai questa predilezione per la storia, e la storia di Roma?

Credo che quando si scrive un romanzo si debba raccontare qualcosa che si conosce bene, altrimenti il lettore intelligente se ne accorge e non apprezza. Il mondo che racconti lo puoi inventare totalmente, certo, e lo fanno molti scrittori di fantascienza. Io per adesso ho invece seguito un’altra strada. Quando ho cominciato a pensare a De Bello Alieno mi sono detto che volevo un’ambientazione originale, e che conoscessi bene. Io sono un grande appassionato di storia, e la storia di Roma, dell’ultimo periodo repubblicano, in particolare, è uno dei miei cavalli di battaglia. Mi è venuto da pensare che non ricordavo molti romanzi di fantascienza ambientati nella Roma di Cesare, ed allora ho deciso di provare a farlo io, sperando che potesse piacere. Ed è piaciuto abbastanza, pare. Però dopo aver finito De Bello Alieno mi sono accorto che mi sarebbe piaciuto anche raccontare la morte di Cesare, ma in modo fantascientifico, ed ecco Non ci sono dei oltre il tempo.

Descrivici il tuo processo creativo.

Per prima cosa: io non posso stare senza scrivere. O meglio, posso ma sto male se non scrivo. Scrivere è la mia psicoterapia, solo che è gratis e mi dà anche più soddisfazione, credo. Scrivere mi rende felice. Come nascono le idee? Bella domanda! Nel modo più vario ed imprevedibile. Ti faccio l’esempio di Erasmo, un romanzo breve che ho pubblicato l’anno scorso. Un giorno ho partecipato ad una discussione su facebook. Si parlava di IA e religiosità, e Giovanni De Matteo osservò che un’IA non può essere religiosa, perché la religiosità nasce dalla paura della morte, e le IA non muoiono. Mi è sembrata un’osservazione molto intelligente, ed ho cominciato a ragionarci sopra. Perché un’IA non dovrebbe temere l’interruzione della propria funzionalità, mi chiedevo. E se ha un’intelligenza davvero simile a quella di un uomo, perché non dovrebbe anche credere in Dio, come fanno moltissimi uomini? E così è nato Erasmo, che è stato premiato con il Trofeo Cassiopea.

26223-9788867759064-erasmoPerché la fantascienza?

Premesso che io non leggo soltanto fantascienza, naturalmente, penso però che la fantascienza sia uno strumento straordinariamente potente per esplorare la nostra società, da un lato, ed il carattere dell’uomo dall’altro. La possibilità di sbrigliare la fantasia, di inventari scenari nuovi, di mettere i personaggi alla prova con situazioni imprevedibili, credo che ci offra (il mio è un “ci” un po’ presuntuoso, consentitemelo: significa “a noi che scriviamo narrativa non realistica”) molte più possibilità rispetto a chi è costretto a rimanere vincolato al mondo così come appare, alla narrativa “realistica”. E poi la fantascienza è spesso molto divertente, perché negarlo?

Cosa cambieresti nel mondo della fantascienza italiana?

Qui mi metti davvero in difficoltà. Io sono entrato da poco in questo mondo, e mi pare che sarebbe davvero presuntuoso, da parte mia, pretendere di cambiare questo e quello. Non penso di aver nulla da insegnare a chi in questo settore lavora da decenni. Io sono qui per imparare: osservo, leggo che cosa propongono gli altri e cerco di farmi un’idea dei problemi. Quello che mi piace è che da quando sono entrato in questo mondo mi sono fatto alcuni buoni amici, con cui posso discutere delle cose che mi interessano. Un’osservazione che mi viene da fare è che è davvero un peccato che un mondo in cui ci sono tante persone davvero intelligenti, e che scrivono cose così interessanti, come quello della fantascienza italiana, non riesca ad arrivare al grande pubblico. Questo però è un problema molto vasto, e non posso esser certo io ad affrontarlo.

Hai dei progetti in cantiere?

Se per progetti intendi un qualcosa che ho iniziato a scrivere, sì e no. Sì, nel senso che ho appena finito un racconto lungo (più o meno delle dimensioni di Erasmo) che si intitola La mediatrice. Adesso è all’esame di un lettore beta di cui mi fido. Questo quindi è un progetto praticamente concluso, quanto a scrittura. No, nel senso che non ho in animo per adesso di iniziare altro. Ho però una tentazione. Da quando ho letto Perdido Street Station nutro la smodata ed irragionevole ambizione di scrivere anch’io un grande romanzo pieno di idee, di personaggi, di ambientazioni particolari, di trame e sottotrame come quello. E’ un programma non da poco, quello di far concorrenza a Mieville, lo so, però a me piacciono le idee ambiziose. Come dice Miles Vorkosigan, uno dei miei personaggi preferiti “Se miri alla luna, quanto meno sei sicuro di non spararti a un piede!” Per adesso sto raccogliendo un po’ di idee, vediamo se ne verrà fuori qualcosa…

Intervista a cura di Roberto Bommarito.

Esce Non ci sono dei oltre il tempo, di Davide Del Popolo Riolo, vincitore del Premio Kipple 2015

Kipple Officina Libraria è felice di presentare Non ci sono dei oltre il tempo, di Davide Del Popolo Riolo, opera vincitrice del Premio Kipple 2015.
coverL’autore affronta, con la sua insuperabile passione e perizia storica, un momento cruciale della storia di Roma: l’uccisione di Giulio Cesare. Lo fa a modo suo, naturalmente, e il suo è un viatico stupendo per dimostrare ancora una volta che la Storia può essere un ottimo spunto per scrivere SF di qualità, geniale; la via originale italiana della Fantascienza passa forse per la sua gloriosa storia antica?

Sinossi

Davide Del Popolo Riolo, col suo romanzo vincitore del Premio Kipple 2015, Non ci sono dei oltre il tempo, indaga il momento dell’uccisione di Giulio Cesare con l’occhio del Fantastico, mostrando i risvolti fantascientifici di un avvenimento che ha cambiato il mondo antico. E se la scena fosse avvenuta sotto l’occhio futuribile di osservatori non imparziali, che avessero voluto far apparire la Storia come un momento simulato, gli attori coinvolti come una corte d’interpreti inconsapevoli e ciechi? Cosa si agita dietro il velo del reale, dietro le macchinazioni di un marchingegno teatrale degno delle quinte del Colosseo?
Magia della Storia e senso del meraviglioso agitano la penna di Davide Del Popolo Riolo, donando un affresco multicolore e sensoriale della Roma antica, catapultandola nel futuro più impensabile e distopico.

Estratto

Giulio Cesare è riverso al suolo, ed è morto.
Il mio sguardo è fisso sul quel corpo privo di vita che giace vicino alla base della statua di Pompeo, il suo grande rivale, e non riesco ad allontanarlo. L’ombra della scultura si allunga coprendo il cadavere, e tutto ciò per un attimo non mi sembra altro che un bizzarro scherzo del destino.
Il volto di Cesare, lungo e ossuto, pallido, è nascosto dal lembo della toga con cui si è coperto, quando ha capito di non avere scampo. Confesso che sono lieto di non poterlo vedere in faccia. Vedo invece bene il pavimento di marmo candido, lordato di rosso cupo, tanto è il sangue fuoriuscito dalle sue molte ferite che si è allargato tutto attorno a lui. Quante sono? Il cadavere è così martoriato che non riesco a contarle tutte. Lo fisso e ancora non posso credere che sia accaduto, proprio davanti ai miei occhi, pochi minuti fa: alcuni senatori hanno aggredito il dittatore di sorpresa, come una muta di lupi, e l’hanno ucciso, senza lasciargli scampo.
Anche se la mia attenzione è tutta per il cadavere, con la coda dell’occhio percepisco la confusione che domina ancora nell’aula del Senato. Con un po’ di sforzo guardo ciò che sta accadendo e vedo Bruto, il capo della congiura che Cesare amava come un figlio, in piedi davanti a tutti che agita nel vuoto il pugnale insanguinato per mostrarlo ai senatori. Noto anche che l’arma semina una sottilissima scia di goccioline rossastre, che rimangono sospese per un istante nell’aria. La mano dell’assassino però trema, e gli occhi sono sbarrati. La sua barba incolta, da filosofo stoico, è arrossata di sangue e gronda di sudore la cui puzza acida arriva fino a me. Lo sento anche mentre, con un tono di voce tanto alto da rasentare l’isteria, pronuncia frasi rotte che mi sembrano senza senso, inneggia al ritorno della libertà, alla morte del tiranno e a Cicerone, che vent’anni prima ha salvato la Repubblica. Al suo fianco c’è Cassio, l’altra guida della congiura, che si guarda attorno con i suoi occhi freddi e gli sussurra rapidamente qualcosa. Allora Bruto urla ai senatori di votare, non capisco bene che cosa.

L’autore

Davide Del Popolo Riolo. Nato nel 1968 ad Asti, svolge l’attività di avvocato in Cuneo e per cinque anni è stato Segretario del locale Ordine.
Sin da bambino ha coltivato una passione per la storia e per la letteratura, anche ma non solo di fantascienza, che è sfociata inevitabilmente nel tentativo di scrivere narrativa.
Nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, De Bello Alieno (Delos Books), con il quale ha vinto il Premio Odissea ed il Premio Vegetti. Nel 2015 ha pubblicato il romanzo breve Erasmo (Delos Digital) con cui ha vinto il Trofeo Cassiopea.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Davide Del Popolo Riolo | Non ci sono dei oltre il tempo

Kipple Officina Libraria

Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 208 – € 1.95 — ISBN 978-88-98953-53-0
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 168 – € 15 — ISBN 978-88-98953-52-3

Link

Silla e l’Alieno | Fantascienza.com

Su Fantascienza.com un racconto breve di Davide Del Popolo Riolo, vincitore del Premio Odissea e del Premio Kipple 2015, autore dello splendido romanzo Non ci sono dei oltre il tempo che mette l’accento fantascientifico sul passato antico di Roma, quegli antichi Romani che tornano anche nel romanzo L’impero restaurato, vincitore del Premio Urania 2014 e appartenente al ciclo dell’Impero Connettivo. Roma come una mantra che detta il futuro dal passato.

Da leggere qui. Silla e l’Alieno.

Davide Del Popolo Riolo vince il Premio Kipple 2015

Kipple Officina Libraria è felice di annunciare il vincitore del Premio Kipple 2015: Davide Del Popolo Riolo, autore dello splendido romanzo Non ci sono dei oltre il tempo.

L’autore affronta, con la sua insuperabile passione e perizia storica, un momento cruciale della storia di Roma: l’uccisione di Giulio Cesare. Lo fa a modo suo, naturalmente, e il suo è un viatico stupendo per dimostrare ancora una volta che la Storia può essere un ottimo spunto per scrivere SF di qualità, geniale; la via originale italiana della Fantascienza passa forse per la sua gloriosa Storia antica?