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Rust from Mondo9, il model contest ispirato alla saga letteraria di Dario Tonani

 

Dalla saga letteraria di Mondo9 del grande autore italiano di fantascienza Dario Tonani nasce il model contest Rust. Gli artisti potranno partecipare con le proprie opere ispirate al microcosmo biomeccanico  “PNEUMOSNODO creato da Tonani, usando qualsiasi tipo di materiale, scala e forma. Il vincitore sarà decretato da una giuria d’eccezione presediata dallo stesso Tonani. Qui troverete ulteriori informazioni sul contest. Chi volesse invece approfondire la sua conoscenza di Mondo9, può visitare il sito di Tonani.

Kipple Officina Libraria alla manifestazione StraniMondi!

Gran parte della redazione Kipple partecipa questo weekend alla manifestazione StraniMondi, il festival del libro fantastico a Milano con esposizione mercato di libri, prestigiosi ospiti italiani e internazionali, dibattiti infervorati, presentazioni di libri affascinanti. Veniteci a trovare al nostro stand, siamo in via Sant’Uguzzone, 8, a Milano.

Organizzata da DelosBooks, la manifestazione è affiliata al Premio Italia e prevede molti ospiti prestigiosi, a cominciare da Bruce Sterling, Alessandro Manzetti, Paolo Di Orazio e molti altri. Alle 18.00 di sabato 10, inoltre, Kipple presenterà NeXT-Stream con due dei curatori – Lukha B. Kremo e Sandro Battisti – e l’autore Mario Gazzola. Inoltre, domenica alle 14.30, Giuseppe Lippi presiederà il dibattito Urania, la musa degli italiani, presenti i Premi Urania 2014 Sandro “zoon” Battisti e Francesco Verso, già membro della redazione Kipple, insieme a Dario Tonani. Vi aspettiamo per conoscervi, venite numerosi!

Kipple intervista Dario Tonani: Tutto su Cronache di Mondo9

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Ciao Dario, è un piacere averti di nuovo ospite sulle pagine virtuali di Kipple. Oggi parleremo in special modo della raccolta Cronache di Mondo9, che è anche il primo Millemondi interamente dedicato a un singolo autore italiano. Ti andrebbe di iniziare parlandoci del percorso che hanno fatto i racconti fra web e cartaceo prima di approdare a questa raccolta?

Storia lunga, ma proverò a distillarla in poche battute. Tutto è cominciato nel 2002 con la stesura del primo titolo, Cardanica, rimasto nel cassetto ben sei anni prima che mi decidessi a proporlo a qualcuno. Quel qualcuno però valeva l’attesa, e approdò sulla rivista “Robot”: fu proprio la testata Delos a suggerirlo alla casa editrice nativa digitale 40k Books, all’epoca coinvolta in un interessante progetto rivolto ad autori e lettori di varie lingue. Giuseppe Granieri, direttore editoriale dell’etichetta che faceva capo all’universo di Bookrepublic, rimase decisamente spiazzato dagli ottimi riscontri di pubblico della novellette e s’inventò uno sviluppo seriale chiedendomi di affiancare al primo altri tre titoli di uguale lunghezza. Furono tutti e quattro un successo, e più o meno un anno dopo Delos pensò di affidarmi la costruzione di un fix-up, che contenesse anche del materiale inedito. Uscì così Mondo9, che andò esaurito anche in ristampa. Io intanto avevo cominciato a lavorare ai nuovi episodi: cinque per l’esattezza, perché volevo che fossero complessivamente nove. L’ultimo venne pubblicato nei primi mesi del 2014. Il resto è storia recente. Con il Millemondi estivo è stata ricomposta la diaspora delle storie e si è messo ordine al caos dei diritti cartacei e digitali, facendoli confluire tutti in Mondadori. E ora è già pronto un seguito.

Ci presenteresti brevemente le storie racchiuse all’interno dell’antologia?

Sono in tutto nove (e non avrebbe potuto essere altrimenti), suddivise in due cicli: il primo di quattro novelette, intitolato Mondo9, ha per protagonista la nave Robredo e le sue peripezie nel volgere di trent’anni; il secondo – Mechardionica – si compone di due novelle e tre romanzi brevi e segue le avventure di un manipolo di personaggi umani, che ricorrono in ciascun capitolo del fix-up…

Qual è il racconto che più ti sta a cuore fra quelli contenuti nella raccolta e perché?

Mi metti in estrema difficoltà, un autore non vorrebbe mai dover esprimere preferenze tra le sue creature. A essere onesti, passerei volentieri alla domanda successiva, tant’è… Lasciamene scegliere due, uno per ciclo. Per il primo direi Chatarra, episodio chiave ambientato nell’isola dei relitti (chatarra in spagnolo vuol dire “ferraglia”), sorta di cimitero degli elefanti che introduce non solo le figure degli Avvelenatori, ma anche per la prima volta il Morbo in grado di trasformare la carne in metallo. Per il secondo, nominerei Coriolano, capitolo che apre scenari nuovi non solo dal punto di vista panoramico (è la prima location non desertica che s’incontra leggendo), ma soprattutto psicologici ed emotivi tra i personaggi…

I racconti sono accompagnati – e anche in questo caso si tratta di una novità assoluta per Millemondi – dalle stupende illustrazioni di Franco Brambilla. Ci parleresti della vostra collaborazione?

La collaborazione è nata con la cover di Infect@, il mio primo Urania, del 2007. Ma si è subito trasformata in amicizia e nella complicità tipica di chi condivide una serie di passioni comuni (la fantascienza, il cinema e le buone letture in genere…). Poi altre due copertine, diciamo così, “di peso”, almeno per me – L’Algoritmo bianco (Urania, 2009) e Toxic@ (Urania, 2011) – prima di incrociare le nostre due orbite su Mondo9 e decidere insieme di farne in qualche modo un cantiere comune. Da allora, Franco ha realizzato una quarantina di illustrazioni in esclusiva per la mia saga, alle quali si sono aggiunte – ma questa è storia recentissima – i disegni a mano libera in bianco e nero delle navi che compaiono nel Millemondi di Cronache di Mondo9. Che cosa sarebbe stato Mondo9 senza Brambilla? Difficile anche solo immaginarlo…

Se dovessi scegliere un solo aggettivo per descrivere Cronache di Mondo9 quale sarebbe?

Contaminato? Non sono bravo con le etichette, che peraltro detesto dal più profondo del cuore.

Come vedi il futuro del racconto breve sia in Italia che all’estero?

La forma del racconto ha una lunga e brillantissima tradizione nella fantascienza. In passato è stata una sorta di pilastro portante che ha retto i destini del genere per decenni, producendo opere indimenticabili e facendo conoscere al pubblico maestri considerati oggi autentici classici. Poi l’oblio, o quantomeno l’enorme difficoltà a farsi apprezzare da un pubblico irretito dalle grandi saghe e dalle costruzioni bibliche. Da qualche anno, l’ennesima giravolta, con la grandissima opportunità offerta dall’editoria digitale, capace di rilanciare una forma espressiva a cui ha saputo dare grande visibilità e piena dignità, in linea con le esigenze di lettura di oggi, che impongono una fruibilità veloce della storia: preferibilmente autoconclusiva ma con uno sviluppo seriale. Il futuro? Dipende da come e quando si saturerà il mercato con la straripante offerta rappresentata dal self-publishing. Ma io sono piuttosto ottimista…

Prima di salutarci, forniresti ai lettori alcuni link dove poter non solo reperire Cronache di Mondo9 ma anche seguire la tua attività di scrittore?

Eccovi serviti di barba e capello:

http://www.dariotonani.it/mondo9/ (per sapere tutto ma proprio tutto di Mondo9: che cosa ne hanno detto in Italia e all’estero, le recensioni ufficiali e quelle dei blogger, le interviste, le curiosità…).

https://www.youtube.com/watch?v=X8rMNtoWYL8 (per vedere in HD il booktrailer del libro).

http://francobrambilla.com/section/219910-Mondo9-and-Art-Of-Mondo9.html (per ammirare un bel po’ – ma non tutte – le illustrazioni realizzate in esclusiva per Mondo9 da Franco Brambilla).

http://tsukimidango.hatenablog.jp/ (per chi mastica il giapponese, il sito nipponico del romanzo, a cura del traduttore Koji Kubo).

http://www.fantascienza.com/delos/173 (lo speciale di Delos dedicato a “Cronache di Mondo9”, con la prefazione di Giuseppe Lippi, due interviste – a Brambilla e al sottoscritto – e un estratto del libro).

http://www.dariotonani.it/ (il mio sito ufficiale per curiosare su tutta la mia attività).

E poi, per gli irriducibili della carta, c’è la cara vecchia edicola, in cui – teoricamente fino ai primi di novembre – dovreste ancora poter trovare il libro. Perché dico “teoricamente”? Perché a quanto mi risulta è stato richiestissimo… Grazie dell’ospitalità, Kipple. Stay tuned!
Dario Tonani
Milano, 18 settembre 2015

Intervista a cura di Roberto Bommarito.

Cronache di Mondo9, di Dario Tonani

Cronache di Mondo9 raccoglie gli episodi, usciti a partire dal 2008, ambientati in un mondo tossico e inospitale, prevalentemente desertico (ma con fitte giungle, mari e lande ghiacciate), in cui navi gigantesche si muovono su ruote. Fin dal primo episodio s’intuisce una complessa simbiosi tra uomini e navi che diventa via via più indissolubile con il procedere degli episodi.
Le navi, vecchie città semoventi, voraci metalli urlanti, non solo usano sangue e budella di uomini letteralmente intrappolati al proprio interno (chiamati appunti gli Interni), ma si sono “accoppiate” a dei grossi uccelli, che producono uova ibride, da cui “nascono” pezzi di ricambio e caucciù per le enormi e numerosissime gomme. Ma anche l’equipaggio (gli Esterni) sembrano in balia della loro inafferrabile volontà: i comandanti infatti governano la nave (ma a loro volta sono governati) attraverso un contatto che parte proprio dal cuore. Ed è il cuore il punto focale della simbiosi, tanto che si è sviluppata una stirpe artificiale di mechardionici, cacciatori di cuori, uomini di latta che possono accumulare cuori, da riutilizzare o vendere.
Un quadro complesso e affascinante, dove, dopo i primi episodi, si fa strada Naila, una ragazzina che viene dapprima catturata da un mechardionico e poi diventa indipendente (e comandante di una nave), senza riuscire a rinunciare al “suo” mechardionico.
Le sorprese non mancano, le navi si moltiplicano e assumono aspetti molto diversi (fino a volare), in una continua lotta per la sopravvivenza in cui gli umani rivaleggiano con il metallo.
Scritto con uno stile sicuro e maturo, Tonani descrive accuratamente i luoghi in cui si svolge ogni scena, esprimendo tutta la propria meraviglia per trasmettere il sense of wonder che lui stesso sembra “subire”. E si è coinvolti sopratutto quando descrive le immense navi (la “maligna” Robredo, l’infinita Afritania) o scenari particolarmente suggestivi, come l’isola di ruderi metallici Chatarra o la Yarissa intrappolata in un lago ghiacciato. Sembra proprio che Tonani voglia farci vedere il film che lui stesso pare abbia visto.
In questo senso il lavoro è lontano dal ciclo di Dune, nonostante a un primo acchito possa venire in mente il mondo creato di Herbert. Piuttosto ricorda certi romanzi di Jack Vance, Serge Brussolo, Larry Niven e Robert Silverberg, anche se devo dire, riflettendo sullo stile, mi sono venuti in mente, nei momenti più riflessivi, le attese de Il Deserto dei Tartari di Buzzati, qualche ammiccamento (volontario) a Melville, e addirittura un certo stile ossessivo alla James Ballard, per esempio nell’insistenza nel descrivere le macchine, iperboli di rumori di pulegge e ruote dentate, o delle “anti-sinfonie” delle carni macellate dei cadaveri.
Ma a parte queste suggestioni, è inevitabile l’accostamento a un certo cyberpunk splatter (splatterpunk, chiamatelo come volete), in cui la carne e il metallo “combattono”, sono contrapposti in una lotta senza né vinti né vincitori e dove, anzi, si ottengono forme ibride “carno-metalliche”. Quindi è impossibile non pensare a Tetsuo, l’uomo d’acciaio (e non a caso mi pare che in Giappone il libro stia avendo un discreto seguito) e a tutte le suggestioni filosofiche che, da cento anni a questa parte, hanno alimentato la discussione del rapporto tra carne e metallo. Ovvero la contrapposizione tra la vita al carbonio e la presenza nel mondo, sempre più preponderante, delle macchine e dell’intelligenza a base di metallo (o silicio) e delle ancestrali paure che questa suscita in noi.
In effetti il timore è costante nei personaggi, dall’inizio alla fine, il dialogo (in metallinguaggio) non è mai così palese e l’essenza delle macchine rimane sempre al di là della comprensione umana. L’indugiare nelle descrizioni (soprattutto sonore) dl metallo serve proprio a portare avanti questo timore nei personaggi (e nel lettore) per non lasciare che ci si abitui a una situazione che diviene così costantemente “altera”.
Ho conosciuto l’autore con Infect@ e Toxic@ e posso addirittura dire che, per affinità di sentimenti e di gusti, li preferisco, in quanto aggiungono allo scenario apocalittico un tocco avant-pop (in Italia davvero raro), ma ho notato che le scene hard-boiled dei primi due romanzi vengono a tratti riproposte in questo libro, accendendo l’azione e completando l’affresco di questo allucinante Mondo9.
Naturalmente, fin dai primi episodi, si nota che l’autore tiene in serbo le pallottole migliori, da sparare nei tempi dovuti. So che ha già ricaricato le proprie armi, e non posso che sperare che prima a poi spari il colpo che ci proietti direttamente a Mecharatt, forse la Trantor di Mondo9.
Non ve lo perdete!
Buona lettura.

Lukha B. Kremo

Kipple intervista Dario Tonani e Claudia Graziani: Buona e cattiva fantascienza, scrivere a quattro mani e le nuove tecnologie

Oggi Kipple ha il piacere di intervistare Dario Tonani, autore di successo che in passato ha già rilasciato una stupenda intervista su questo blog, e Claudia Graziani, coautrice insieme a Dario del racconto fantascientifico Incroci, pubblicato sul numero 6 della rivista Altrisogni.

Ciao Dario e Claudia, è un vero piacere (e anche un onore) avervi ospiti qui! Che ne direste, prima di tutto, di parlarci un po’ del vostro racconto Incroci?
Grazie dell’accoglienza, il piacere è nostro! Prima di tutto, per chi non avesse ancora letto il racconto, segnaliamo un’intervista fatta sul blog di Altrisogni in cui ne parliamo, che potete trovare qui. L’idea del racconto nasce chiacchierando di tutt’altro, come spesso accade quando si scrive una storia. La città di Acrosia, seppure con un altro nome, esiste davvero e i suoi abitanti – schivi e diffidenti con chi viene da fuori – ricordano da vicino quelli del racconto. Vogliamo poi aggiungere che con la pioggia si ammanta di un’atmosfera particolare? Una città misteriosa, incantata, raccontarla è stato un processo spontaneo e naturale, tanto che non escludiamo di ritornarci con un possibile sequel. Il deus ex machina del racconto sono i Signori della Pioggia, misteriose “entità” che regolano dall’alto tutte le attività di Acrosia tenendo sotto stretta osservazione ogni suo singolo abitante. Gli incroci sono l’unico luogo della città deputato alla socializzazione, il solo dove sia possibile guardare negli occhi il proprio interlocutore. Si riuscirà ad aggirare il ferreo sistema di controllo panottico dei Signori della Pioggia? Sonia e Mirko, i protagonisti del racconto, ci proveranno con tutta la forza del loro amore.
Quali sono stati gli aspetti più difficili della collaborazione e quali invece i momenti più belli?
Non c’è un metodo preciso per scrivere a più mani, ve ne sono diversi, tutti validi. L’importante, semmai, è che gli autori siano disposti a “sincronizzare” le proprie individualità , e lo facciano con umiltà e complicità. La “sintonia” è un gioco di equilibri, ognuno deve rimanere se stesso, pur lasciando ampio spazio di manovra all’altro, senza barriere a frapporsi. Nel caso di Incroci, l’abbattimento di queste barriere è stato un fatto automatico, infatti volevamo entrambi raccontare la storia sostanzialmente nello stesso modo. E questo non era affatto scontato. La parte più laboriosa è stata l’editing, perché abitiamo lontano (Milano e Napoli), ma ce la siamo cavata. E quello che rimane a entrambi di questa esperienza è un bellissimo ricordo di collaborazione e disponibilità reciproca. Un piccolo incantesimo, insomma. Momenti difficili? Non per noi, ma per le nostre bollette telefoniche.
Quali consigli dareste a due autori che per la prima volta provano a scrivere un racconto a quattro mani?
Tra due autori che lavorano insieme, prima ancora che una storia condivisa ci deve essere un sentire comune. E per “sentire” intendo un bouquet di elementi che partono dal comprendersi “a pelle”. Se questo non c’è, si può anche provare a collaborare insieme, ma il risultato potrebbe non essere quello sperato… Quindi, consiglio: scegliere bene il compagno.
Senza dubbio, le nuove tecnologie come internet facilitano immensamente la comunicazione e di conseguenza anche le possibilità per gli autori di collaborare a distanza. Ma non solo: la nascita di riviste come Cronache di un Sole Lontano mostra che qualcosa di sta in effetti muovendo anche nel panorama nostrano. Credete che questa maggiore facilità di comunicazione possa aiutare il mondo della fantascienza italiana a rimettersi in piedi?
I social network, i forum, i webmagazine sono un nirvana per socializzare, condividere, incontrarsi e far circolare la passione. Anche noi, ovviamente, abbiamo beneficiato del web per portare a termine il nostro Incroci, poiché viviamo in città distanti oltre 700 km. Riviste digitali come “Fantascienza.com”, “Delos” e “Cronache di un Sole Lontano’’ sono ottimi avamposti virtuali per appassionati e professionisti del settore. In Italia spesso la piazza fantascientifica tende a lasciarsi andare a qualche polemica di troppo; è un segno di vitalità, certo, ma anche – crediamo – di divisione. E invece dovremmo tutti unire le forze e spingere verso l’obiettivo comune di sostenere le nostre italiche penne, a beneficio di tutta la fantascienza, nostrana e non. È indubbio che siano in atto grossi cambiamenti, di cui la contrazione dei lettori è solo un aspetto, sebbene il più eclatante. Proviamo a guardare per una volta anche il bicchiere mezzo pieno: gli scrittori italiani stanno cominciando a raccogliere frutti anche all’estero (Masali, Verso, Chillemi, Agnoloni, Tonani). Se la fantascienza italiana saprà costruirsi dei “puntelli” in casa, è probabile che tutto lo scaffale – ora abbastanza carente – saprà trarne beneficio. La fantascienza è viva, respira, ed è tra noi. Dovremmo solo prenderne consapevolezza con uno spirito un po’ meno disfattista.

A vostro parere, cosa differenzia la buona dalla cattiva fantascienza?
La fantascienza cattiva annoia, irrita, indispone, quella buona fa sognare. Se non fa sognare o non fa sognare più, è segno che bisogna cambiare qualcosa. Le nuove generazioni di autori lo stanno già facendo. E con ottimi risultati.
Vi andrebbe di parlarci dei vostri progetti futuri?
Claudia: No, porta sfiga. Posso solo dire che torneremo nei paraggi di Acrosia e di Incroci, non sappiamo quando. Dario: prendendo un’immagine dal racconto, direi semaforo rosso! Non mi arrischio a rispondere, dopo quello che ha detto Claudia! Insomma, stay tuned!
Vi ringraziamo molto per l’intervista e vi facciamo un grossissimo in bocca al lupo per i vostri progetti futuri!
Claudia e Dario: Grazie, CREPI!
Le altre interviste di Kipple:

Kipple intervista Franco Brambilla: il rapporto indissolubile fra arte e fantascienza

Ciao Franco. Benvenuto sul blog di Kipple Officina Libraria. È un onore averti qui. La stragrande maggioranza dei nostri lettori sapranno già chi sei. Ma per chi non lo sapesse ancora ti andrebbe di raccontarci un po’ qual è stato il tuo percorso professionale? 

Ciao, grazie a voi per l’intervista è un onore anche per me partecipare a questo blog. Il mio percorso professionale dopo aver frequentato l’Istituto Europeo di Design comincia in uno studio di consulenza editoriale milanese che aveva appena comprate i suoi primi Mac e cercava giovani che ci si dedicassero, correva l’anno 1992/93. Con loro ho disegnato soprattutto per l’editoria scolastica ma è stato molto importante perché dover realizzare tanti disegni in poco tempo mi ha fatto imparare a fondo programmi di grafica che utilizzo ancora oggi (ad esempio photoshop). Purtroppo (o per fortuna) il lavoro era stagionale e alternava momenti di intenso lavoro a mesi di totale libertà (disoccupazione). In pochi anni riuscii a comprarmi il mio primo computer professionale e cominciai a cercare lavori da libero professionista. La shake edizioni mi chiamò per realizzare la copertina del numero 11 della loro rivista “decoder”, numero dedicato a Ballard per cui rappresentai un sommergibile nucleare a zonzo per le vie di una New York allagata. Per loro realizzai poi altre copertine di romanzi scifi e un art di Mondadori notò i miei lavori e mi commissionò prima copertine per ragazzi e poi cover per romanzi vari: strade blu, oscar. Era l’inizio di una collaborazione che dura ancora oggi anche se come freelance mi capita di lavorare con altre case editrici italiane ed estere di quando in quando.

Fin dai suoi inizi, la narrativa di fantascienza – forse anche per via dell’ampio spazio che dà all’immaginazione – si è sempre fatta accompagnare da illustrazioni spesso affascinanti e coinvolgenti. Penso ad esempio alle illustrazioni che arricchivano i romanzi di Jules Verne oppure a quelle che abbellivano le riviste pulp. Com’è cambiato secondo te il rapporto fra illustrazioni e narrativa di genere negli anni?

Forse non è cambiato nel profondo… deve sempre attirare, incuriosire e catturare il lettore senza svelare troppo. Che sia acquerello, collage o computer poco importa.

Le immagini in un’opera d’arte seguono delle regole di composizione. Si potrebbe dire che l’arte visiva ha una propria “grammatica”. Secondo te le parole possono ottenere lo stesso risultato delle immagini oppure sono due forme espressive così diverse da non poter essere ritenute equivalenti?

Sono forme espressive diverse ma che in alcuni ambiti interagiscono magnificamente, penso al fumetto ma anche all’equilibrio che deve esserci tra testo ed immagine in poster, copertine e video. Insieme potenziano il messaggio, un mezzo ha bisogno dell’altro.

Kurt Caesar, uno degli illustratori che ha maggiormente influenzato il panorama del fantastico specialmente in Italia, ha saputo con i suoi disegni rappresentare in modo eccellente il sense of wonder della fantascienza durante la transizione dalla golden age a una SF più sociologica. Karel Thole era d’altro canto molto più cupo, riflessivo e “inquietante”. Quali sono i temi principali che caratterizzano invece i tuoi lavori?

Realismo, drammaticità ma anche ironia… questi sono gli elementi che mi piace “usare” quando costruisco un’immagine.

Ammirando le tue opere, anche quelle esposte nel tuo sito, si può avvertire un ritorno al sense of wonder che forse si era un po’ perso. Ma ci sono anche degli elementi molto originali, come le cartoline invase dai personaggi dei film. L’arte può essere ritenuta specchio della società in cui viviamo, un po’ forse anche commento sociale. Cosa credi che rispecchino queste contaminazioni nelle tue opere?

“Invading the vintage” è un progetto artistico che ho iniziato nel 2007 e che ancora prosegue. Nel tempo mi sono accorto di non essere l’unico a creare questi “corto circuiti” ma che esiste un vero e proprio movimento artistico denominato geek-art molto attivo. Penso che la mia generazione cresciuta passivamente davanti alla tv, ai fumetti e ai videogame senta il bisogno di esprimere il proprio punto di vista, di commentare, di personalizzare e rielaborare la gran massa di informazioni con cui è stata bombardata fin da piccola… forse è una strana forma di “maturità nerd”. Sicuramente queste re interpretazioni e parodie sono molto apprezzate. In Francia, Inghilterra, Germania e Stati Uniti ho molti fan e collezionisti. Fondamentalmente ho iniziato “Invading the vintage” perché volevo appendermi in casa qualcosa che mi piacesse, che mi rappresentasse (e che potessi permettermi)… naturalmente per aver l’effetto migliore bisogna incorniciare le invasioni con cornici usate, trovate ai mercatini o nella soffitta della nonna. Provare per credere!

Spesso la narrativa di genere – e in particolar modo la fantascienza – ha sofferto il pregiudizio dei critici che la ritengono letteratura di serie B. Lo stesso pregiudizio esiste anche nei confronti delle illustrazioni di fantascienza (e gli artisti che le creano)?

In Italia senza dubbio sì, qui i cartoni animati, i fumetti, le serie tv, i libri di genere sono marchiati con il timbro della “sottocultura”… ma se il fumetto glielo chiami “graphic novel” allora anche il critico intellettualoide più sofisticato lo vorrà leggere. Gli artisti che creano queste immagini se ne sbattono di questi pregiudizi, io sicuramente… mi fan solo sorridere.

Uno dei tuoi progetti è una raccolta di immagini molto interessante. Ti andrebbe di parlarci un po’ dei tuoi progetti e anche della collaborazione che stai portando avanti con Dario Tonani?

Ho conosciuto Dario quando mi sono occupato delle copertine per i suoi romanzi che uscirono su Urania. Mi piace molto come scrive e con il tempo siamo diventati amici. Un giorno dopo aver letto Cardanic gli ho mandato un mio disegno di come mi ero immaginato la nave a ruote Robredo e il mondo fantastico in cui si muove: Mondo9. A lui son piaciuti molto e quindi nel tempo libero ho iniziato a costruire nuovi scenari e mezzi descritti nei suoi racconti. In Italia non si vedono spesso ma esistono dei libri che raccolgono illustrazioni, visualizzazioni e progetti che sono stati sviluppati durante o prima della lavorazione di film… io li colleziono e spesso sono meglio del film stesso. Così è nato “The Art of Mondo9” che raccoglie le decine di illustrazioni ispirate alla saga creata da Dario commentate da brani estrapolati dai vari racconti. Oggi esiste la possibilità di autoprodursi piccoli libri e portfolio senza “svenarsi” anzi in alcuni casi si può caricare in rete il progetto e stamparlo solo su richiesta. Io, per esempio, ho cominciato a raccogliere le immagini fatte in tanti anni per le varie collane mondadoriane in una serie di volumetti che ho chiamato “I Mondi nel cerchio”, ho raccolto le cartoline invase da personaggi e astronavi di film di fantascienza in un volumetto che ho chiamato “Lets go back to the classics”. Chi fosse interessato trova questi progetti sul mio sito e può scrivermi senza impegno. Quando mi capita di essere invitato a convention o fiere del fumetto ne porto sempre qualche copia.

Grazie mille, Franco, per l’intervista! Ti facciamo un grosso in bocca al lupo e speriamo di riaverti!

Ancora 1000 grazie a voi e “crepi il lupo”!!!

Le altre interviste di Kipple:

Almanacco della Fantascienza Nathan Never 2013

In edicola l’annuale Almanacco della fantascienza Nathan Never della Bonelli, che compie 20 anni (il primo uscì nel 1993). Fin dal primo numero, oltre al fumetto, l’almanacco offre sempre una rassegna sulla fantascienza cinematografica, letteraria senza mai rinunciare a parlare di quello che succede in Italia. Da Valerio Evangelisti nel 1993, l’almanacco ha passato in rassegna vari personaggi della fantascienza italiana, e quest’anno si parla di Mondo9 di Dario Tonani.
Ci esprimiamo in modo assolutamente positivo su questa pubblicazione (sia pur solo annuale) che non ci ha mai deluso, auspicando che altri editori creino o amplino i propri spazi da dedicare alla letteratura italiana di genere.