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Recensione di Danilo Arona a Uironda, di Luigi Musolino | Pulp libri

Danilo Arona recensisce superbamente su PulpLibri la raccolta di racconti di Luigi Musolino, Uironda, edita recentemente da Kipple. Vi lasciamo alle sue superbe parole, a un estratto che rende molto bene ciò che un maestro dell’oscurità italiana pensa di Musolino e dei suoi lavori.

Il fatto è che a Musolino non servono creature o dimensioni «altre». La realtà, per quel che lui che ne (dis)percepisce, è più che sufficiente. Una realtà hic et nunc senza andare lontano. Così, nella sua narrativa, i «mostri» diventano le anomalie, le distorsioni, fantasmi della mente che si materializzano per poi scomparire o riapparire sotto mutate vesti. E uscite autostradali inesistenti sulla carta geografica, un piano condominiale che appare e scompare, un paesaggio notturno che si modifica sotto i piedi di un improvvido runner o l’arcano incantesimo di un villaggio prigioniero di sé stesso, rilanciano ancora una volta l’antica tesi se la narrativa fantastica, soprattutto quella italiana, non sia in verità lo specchio di un altro Reame del Reale, contiguo e non impossibile.

Sinossi

Esplorazione. Cos’è la letteratura se non l’esplorazione, la ricerca e il superamento di nuovi confini? Uironda di Luigi Musolino è anche un luogo, ma in primis è un confine, un confine tra la luce e l’oscurità, tra il noto e l’ignoto. Uironda è la Paura, ma non quella dell’oscurità o dell’ignoto stessi, ma quella più grande, quella della scelta. Scegliere se compiere il salto, assumersi la responsabilità, o più semplicemente reificare le proprie paure e cedere all’orrore. Difficile trovare un nero più nero (come una “notte nella notte”, proprio per citare uno dei racconti della raccolta) di quello in cui ci troviamo “impeciati” in queste dieci storie, dai toni cupi e spesso disperati (spesso ma non sempre, a volte s’intravede un flebile spiraglio di speranza, magari proprio nell’accettazione di quel nero più nero). A rendere questo nero ancora più oscuro e affascinante è il linguaggio, lo stile di questi racconti, che pur partendo da un tessuto realistico nonché contemporaneo, si contorce, come una pianta rampicante, sino ad avvolgerci e catturarci per poi scaraventarci in una nuova dimensione, grazie anche all’uso di termini desueti, di onomatopee, con il loro richiamo a suoni ancestrali.

Luigi Musolino, Uironda
Copertina di Franco Brambilla
Introduzione di Andrea Vaccaro

Kipple Officina Libraria – Collana k_noir
Formato cartaceo – Pag. 248 – 15.00 € – ISBN 978-88-98953-93-6
Formato ePub e Mobi – Pag. 272 – 3.95 € – ISBN 978-88-98953-94-3

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Recensione di Lamette nel corrimano di Giuliano Fiocco | Karashò

Su Karashò è uscita una belle recensione a Lamette nel corrimano, di Giuliano Fiocco, e a dirla tutta anche nei confronti di Kipple Officina Libraria. Siamo felici che il nostro lavoro di frontiera venga infine riconosciuto e che uno dei nostri tanti frutti, l’opera di Giuliano, sia stato giustamente considerato. E voi, avete già acquistato l’ebook?

Chiariamolo immediatamente: questa è una antologia a suo modo estrema. A pubblicarla la Kipple che sta facendo in questi anni davvero un buon lavoro di promozione di autori nostrani, a loro modo sempre particolari e spiazzanti.

Il soprannaturale, sospeso ed in bilico, centra poco. Come poco, molto poco, centrano gli ingredienti solitamente utilizzati e conosciuti in questi giorni per tirare fuori qualcosa di veramente estremo: slashing, distopie, esseri mostruosi che abitano gli abissi ed emergono a porgere i conti. Qui, quel con cui si fa i conti, è l’ombra che ogni uomo si trascina dietro: la malattia mentale, la nevrosi, la psicopatia. Ci sono demoni, ovunque, nascosti in ogni cassetto dell’anima dei tanti protagonisti. Ma sono sempre demoni umani, troppo umani, per non far molta più paura che Azathoth o qualsiasi altro impronunciabile “dimonio” cui la letteratura ci ha abituato.

Giuliano Fiocco, dalla sua, ha uno stile discreto, mai sopra le righe, anche nella descrizione dell’orrore più profondo. Eppure, eppure riesce se vogliamo ad essere ancora più disturbante. Lo stesso titolo ci sciocca, lo stesso titolo ci regala la sensazione tagliente e fredda di una lametta nel corrimano, di un orrore doloroso ed imprevedibile che arriva lì a toglierci in ogni modo fiducia in qualsiasi cosa possa risultare ancora, salvagente, appiglio. L’orrore ci colpisce dove ci sentiamo più sicuri o dove, paradossalmente, cerchiamo di farci rassicurare; ed è questo a terrorizzare di più e far funzionare come una macchina perfetta ogni singolo racconto di questa antologia. Da avere!

Giuliano Fiocco, Lamette nel corrimano             
Kipple Officina Libraria – Collana k_noir – Pag. 178 – 1.95 €
Prefazione Andrea G. Colombo
Postfazione Danilo Arona
Formato ePub e Mobi
ISBN 978-88-98953-33-2

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Intervista a Danilo Arona | Weird Magazine

Su WeirdMagazine è uscita una bellissima intervista a DaniloArona; ne estrapoliamo alcuni brani che riguardano anche Kipple, che è piena di persone che guardano a Danilo come a un guru connettivo_sciamanico. Eccole qui:

È da poco fuori per Kipple la riedizione del tuo romanzo “Blue Siren e l’ultimo giro di vite”, che, come si evince dal titolo, analizza in chiave macabra il celebre romanzo di James. Raccontaci qualcosa di questa tua interessante destrutturazione del classico e anche del tuo rapporto con “Il giro di vite”.

In prima cosa ho “continuato” il “Giro di vite” di James. Perché il finale sospeso di quel capolavoro inarrivabile è quasi un invito a provarci anche se l’accademico che giace sepolto in me urla al sacrilegio. Urla insopportabili quando iniziai, ma gradualmente scoprii che nel mondo non ero l’unico. Alla rinfusa: Michael Hastings con “The Nightcomers”, che fu anche la sceneggiatura del film “Improvvisamente un uomo nella notte”; il lungo e raffinato omaggio inserito nel capolavoro di Peter Straub “Ghost Story”, in Italia “La casa dei fantasmi”; un ulteriore prequel, in forma di rappresentazione teatrale, firmato da Don Nigro, “Quint and Miss Jessel at Bly”; due clamorosi adattamenti a fumetti, l’uno di Alfredo Castelli e del sublime disegnatore Aldo Di Gennaro, uscito negli anni Settanta nella rivista “Horror” di Gino Sansoni, e l’altro, perla nella mia biblioteca, di Guido Crepax uscito nel 1989; un apocrifo di Sherlock Holmes a firma di Donald Serrell Thomas “Sherlock Holmes and the Ghosts of Bly” e nientepopodimeno che Joyce Carroll Oates nel racconto “The Accursed Inhabitants of the House of Bly”, pubblicato nell’antologia personale “Haunted – Tales of the Grotesque”. Mi pare di essere in ottima compagnia. Diciamo che prima ho scritto il sequel che è in buona sostanza un lungo interrogatorio cui è sottoposta Miss Giddens da parte di un avvocato incaricato dallo zio di Flora e Miles di indagare sulla misteriosa morte di quest’ultimo. Poi ho recuperato la cornice di James “al contrario” nel senso che l’ho trasformata in una provvisoria conclusione post-interrogatorio, con quei personaggi che hanno ascoltato i fatti di Bly destinati a diventare I Veglianti, una sorta di cricca esoterica che si dedica alle sedute spiritiche e ai racconti di fantasmi. Non mi addentro, per non complicare troppo l’esposizione del prolungamento contemporaneo, nelle varie vicende dell’oggi e in che modo di azzecchino con “Giro di vite”. Ma ci azzeccano… perché da un peccatuccio del turpe giardiniere Quint con Miss Jessell scaturì una bimba “mai nata”. E quella bimba, annegata in grembo materno nelle acque di Bly, se fosse nata sarebbe stata chiamata Melissa… Ma qui mi devo fermare. Magari qualcuno vorrebbe leggere.

Veniamo a un altro archetipo per te fondamentale: Melissa. Fra realtà e leggenda, vorrei comprendere come nasce un personaggio.

Già, ne abbiamo appena parlato. Che devo dirti? Come nasce il personaggio l’ho già confessato più volte. L’ho scoperta in rete in un sito scomparso http://www.melissa1999 e la storia di questa misteriosa sconosciuta investita sulla Bologna/ Padova che proiettava nel momento della sua morte la sua immagine in altre cinque zone autostradali al momento dell’impatto, con tanto di testimoni, era un bel gancio narrativo. Prima di farla mia (si fa per dire), ho tentato in ogni modo e pubblicamente di entrare in contatto con il webmaster del sito che nel frattempo aveva già smantellato il tutto. Volevo riconoscergli copy ed eventuali diritti, se mai li avesse accampati. Poi Melissa, per colpa o per merito di una certa antologia, si è evoluta. Ha delle origini mitologiche, anzi direi “cosmiche”, che sono raccontate da un certo Yon Kasarai in “Pazuzu” (Delos) e riportate ancora nei Libri Proibiti del medesimo dei quali un frammento è apparso, appunto, in “Bad Prisma”. Facendo l’inventario, Melissa appare per la prima volta in “Cronache di Bassavilla” e prosegue la sua carriera, si fa per dire, in “Melissa Parker e l’incendio perfetto”, “Pazuzu”, “Ritorno a Bassavilla”, “Blue Siren e l’ultimo giro di vite”, “Gli ultimi giorni di Bassavilla” e “Km 98”. Poi esistono contributi non di mio pugno in tutta l’antologia “Melissa e dintorni” e comparsate di altissimo rango ne “Il Diacono” di Andrea G. Colombo e in “Zona Zero” di Sergio Altieri. In onore della sua natura prismatica, Melissa è il Male al femminile in grado di irrompere in ogni epoca e situazione di crisi.

In alcuni casi come “L’ombra del Dio alato” (Marco Tropea, Kipple), il saggio pare voler tornare quasi nell’alveo della narrativa. Il narratore che è in te cerca sempre di venire fuori?

Sicuro. E viceversa. Sono due anime. Ma, appunto, come Price, mi sento bipolare. Sì, un paio di capitoli de “L’ombra del dio alato” sono pura fiction. Ma francamente l’argomento quasi lo richiedeva. Pazuzu, non so se mi spiego…

Kipple presenta “Blue Siren e l’ultimo giro di vite”, di Danilo Arona

Kipple Officina Libraria presenta la riedizione di Blue Siren e l’ultimo giro di vite, il romanzo di Danilo Arona che riprendendo le fila del celebre romanzo di Henry James “Il giro di vite”, coverrilegge in chiave estrema, sessuale e perversa alcune suggestioni sciamaniche dell’Amazzonia, portandole nella provincia del Piemonte odierno attraverso un incubo dalle spaventose implicazioni occulte.

Sinossi

Cosa successe realmente nella trama del Giro di vite, di Henry James, cosa tentò di raccontare il celebre romanziere all’alba del XX secolo usando un filtro tale da non ledere i sensi puritani della borghesia dell’epoca? E cosa lega quello scenario da incubo, di quella villa persa nella campagna inglese, teatro di assurde presenze e apparizioni viste, non viste, percepite e negate, con l’ayahuasca, droga sciamanica e psicotropa dell’Amazzonia che permette la materializzazione di una divinità tipica della frontiera psichica, in grado di vendicarsi degli usi lisergici impropri? Fatevi prendere per mano da Danilo Arona e lasciate che vi guidi attraverso i sensi resi sottili dalla paura, dalle percezioni e dalla droga, affinché emerga una realtà alternativa che ne delinei altre ancora, in un espansione frattale del reale che può solo aprirvi la mente. Un ennesimo capolavoro di Arona è pronto da farsi assorbire.

Estratto

– Ah, immagino la povera governante in questo frangente, ma neppure riesco a rappresentarmi il suo inferno interiore. Per quali vie repellenti Miles e Flora (ambedue sì, perché le loro risate all’ingresso della signora Grose e le loro stesse parole percepite da me quando andai a spiarli di notte non possono far propendere per una diversa tesi), per quali percorsi aberranti loro erano giunti all’imitazione dell’infernale rapporto notturno tra Quint e la Jessel? Non era pensabile che i bambini si alzassero nottetempo per raggiungere il luogo degli incontri clandestini tra i due… Anche perché, se la povera Jessel aveva detto la verità – lui viene di notte e mi spezza come un fuscello! – non sembravano esserci dubbi che Quint s’introduceva, invitato o meno che fosse, nella sua stanza del secondo piano, laddove non si poteva essere testimoni se non entrando esplicitamente convocati… A meno che… E di folgorazione e di folgorazione, la Grose andava scoprendosi un’investigatrice degna di sir Conan Doyle… a meno che il torbido nido dei due amanti non fosse la dependance di Quint nella parte più folta e recondita dell’immenso giardino di Bly House, una baracca in legno senza tendine alle finestre da cui tutto poteva essere visibile. Ma, se le cose stavano così, allora miss Jessel aveva mentito, forse per salvare un minimo di decenza se ve ne fosse rimasta. Perché non era lui a giungere di notte, ma lei ad andarlo a trovare quando tutta Bly si mostrava immersa nel sonno. Lei a sottoporsi volontariamente alle torture del mostro… A sottoporvisi con piacere. Non ebbe il coraggio, mi confessò la signora Grose, di proseguire nell’inchiesta. I particolari, quelli che contavano, erano già sin troppo lampanti. E lei non avrebbe retto a un ulteriore dettaglio che avesse potuto dimostrare una qualsiasi complicità tra gli adulti e i bambini. I primi che fingevano di non sapere di essere spiati e i secondi che osservavano convinti di non essere notati. Ma io sapevo, mentre la Grose mi raccontava, io sapevo perché lo avevo udito quella notte da Flora… Flora, proprio lei, la creatura più incantevole e angelica mai vista al mondo. Flora che aveva detto: Il gioco con le corde, quello che Quint s’inventò per noi quando si accorse che li guardavamo dai vetri! Flora… di neppure otto anni in quel momento!

L’autore

Danilo Arona, scrittore, e critico cinematografico. Tra le sue pubblicazioni: Cronache di Bassavilla (Flaccovio), L’estate di Montebuio (Gargoyle Books), Ritorno a Bassavilla (Edizioni XII), Malapunta – L’isola dei sogni divoratori (Cut Up), Finis Terrae e Bad Visions (Mondadori), Palo Mayombe 2011 e L’ombra del dio alato (Kipple), La croce sulle labbra (Anordest) con Edoardo Rosati, Io sono le voci (Anordest), L’autunno di Montebuio (NeroCafè) con Micol Des Gouges, Rock – I delitti dell’Uomo Nero (Edizioni della Sera), Km 98 ancora con Edoardo Rosati (Anordest), Un brivido sulla Schiena del Drago (Larcher), Croatoan Blues (NeroCafè) e Land’s End – Il teorema della distruzione con Sabina Guidotti (Meridiano Zero).

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.            

Danilo Arona | Blue Siren e l’ultimo giro di vite
Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 185 – € 2.95 — ISBN 978-88-98953-61-5

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Esce Il volo di Pazuzu, di Mauro D’Angelo

Esce oggi per Kipple Officina Libraria la versione definitiva in ebook de Il volo di Pazuzu, il volume di Mauro D’Angelo che completa la trilogia legata a Lilith e Pazuzu; in coverquest’ultima parte si esplorano le potenzialità di questi culti dalla potenza spaventosa, di una complessità inumana che va compresa, sapientemente guidata e resa fluida, pena la propria perdizione intima.
Il volume esce in formato digitale nell’ambito della collana esoterica eXoth, un contenitore che porta nuove e profonde sorprese agli adepti delle scienze occulte.

Un estratto

Un Dio non può far altro che vivere nei cieli, in alto. Da un Dio ci si aspetta protezione, giustizia, severità e fermezza. Un Dio deve intervenire quando i fedeli ne implorano l’intervento, quale che sia il motivo. Un Dio non può essere un infimo demone, né un maestoso messaggero. Un Dio abita i cuori e i ricordi degli uomini nei quali ha impresso il suo antico retaggio. Un Dio scorre come acqua trasparente attraverso il tempo che per lui non ha alcun valore. Serpeggia tra le ere influenzando le scelte di coloro che sono capaci di comprenderne il linguaggio. Un Dio può perdere delle battaglie, ma lascia sempre e immancabilmente il segno del suo passaggio. Un Dio pensa e si comporta da Dio e alle volte, consapevolmente, lascia che gli uomini non credano che lui possa farlo come e molto meglio di loro stessi. Un Dio non vive in un solo luogo, seppure i luoghi ne serbino più o meno atavica memoria. Un Dio dispone che la Propria immagine possa in essa contenere, per chi sappia scaldarla tramite devozione pura e subliminale, la natura stessa dell’oggetto che lo rappresenta. Un Dio è “un Dio” e non DIO.
I Suoi fedeli lo pregano come “O MIO SIGNORE”, dichiarando implicitamente che la loro fervente invocazione è rivolta a colui il quale essi stessi qualificano in quanto tale… e così è d’altronde.

Nikola Tesla

La quarta

Pazuzu è un’antichissima divinità mesopotamica che accompagna da sempre l’umanità. Visto spesso come un’entità maligna, Pazuzu ha altre accezioni cui dobbiamo far riferimento e la maestria di Mauro D’angelo nello spiegare la tecnica di evocazione, nello svelare cos’è quest’energia e come si lega alle nostre esistenze, getta una luce particolare e intensa su ciò che è occulto e vive attorno a noi.

L’Autore

Mauro D’Angelo è autore e produttore artistico. Inizia la sua avventura nel mondo dello spettacolo nel 1979, lavorando per la RCA. Negli anni collabora con prestigiosi artisti quali Sergio Endrigo, Umberto Bindi, Filipponio, Marco Luberti, Claudio Simonetti, Le Orme, Red Canzian, Carlo Marrale, Gazebo, Federica Camba, Equipe 84, Mario Venuti, Piero Mazzocchetti, Righeira, Patrizia Laquidara, Skiantos, Stadio, Riccardo Fogli, Eugenio Finardi, Tony Canto, Africa Unite, Rita Forte, Arisa, e altri. Fonda con Roberto Grillo, (Direttore artistico per Polygram, EMI, Sony) una delle prime etichette indipendenti italiane, la “Supple Productions”, che si distingue per dinamismo e innovazione delle proposte, nonché per la presenza e la partecipazione alle maggiori rassegne nazionali del settore. Dalla collaborazione con Franco Califano, e i suoi amici più stretti, nasce nel tempo un “Diario di bordo” che prende forma nel testo incluso nel libro “Avevo cominciato con la parola Amore”. È autore della trilogia sul mito di Lilith e divulgatore della sua filosofia di pensiero denominata “Spiritualismo Subliminale”.

La collana eXoth

eXoth è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata agli studi del mondo esoterico e dell’occulto. Un contenitore di eccellenze filosofiche e medianiche, di esperimenti e astrazioni che spostano continuamente il confine del Reale e del Possibile. È l’altro lato delle nuove scienze Fisiche applicate alle antichissime scuole mistiche, in cui ogni aspetto della vita assume sembianze trascendenti e inumane.

Mauro D’Angelo, Il volo di Pazuzu
Prefazione di Danilo Arona

Kipple Officina Libraria

Collana eXoth — Formato ePub e Mobi — Pag. 103 — 3.95€ – ISBN 978-88-98953-58-5

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Nero paura, rosso sangue: intervista a Danilo Arona, l’eclettico genio della narrativa fantastica Italiana

Ciao Danilo, è un piacere e un onore averti ospite qui fra le pagine virtuali di Kipple Officina Libraria. Con innumerevoli saggi e romanzi alle spalle, oggi sei ritenuto uno dei maggiori protagonisti del Fantastico Italiano. In che modo credi di essere cambiato come autore nel corso degli anni?

L’autore è invecchiato con l’uomo. Il cambiamento, se così si può definire, è fisiologico e ancora in fieri. I miei ultimi personaggi e le storie che li vedono protagonisti ne sono specchio. Uomini e donne a fine corsa, non importa se personale o inseriti in una “final destination” collettiva. Ma intendiamoci, è anche – soprattutto – un gioco che diventa funzionale a certe storie. Io mi sento dentro vent’anni di meno… Suono, scrivo, lavoro e leggo un sacco – spesso su richiesta del mondo là fuori. La mia scrittura, credo, si è fatta più rarefatta, meno ridondante e suppongo anche per merito della terza età – mi sto avviando a compiere 66 anni, sorbole! Purtroppo (per me), in questo quadro scrivo cose più sconcertanti di vent’anni fa. Perché non ho niente da perdere…

A parte i tanti romanzi, un’importante parte della tua produzione di autore include i saggi. Kipple Officina Libraria ha avuto l’onore di pubblicare L’ombra del dio alato reperibile qui. Ti andrebbe di parlarcene?

L’ombra del dio alato nasce alla fine degli anni ’90 del secolo scorso a seguito di una serie di trattative, innaffiate da ottimi vini bianchi, tra Marco Tropea e me. Marco allora, con la sua stupenda casa editrice, aveva anche una collana dedicata ai “misteri antichi” in cui passavano autori come Michael Baigent, Roger Sabbah, Richard Leigh e altri, ovvero semplificando, indagini avvincenti sugli albori della civiltà tra archeologia, leggende e presunte verità. Io, da sempre appassionato agli enigmi dell’antichissima Mesopotamia – ma non nego la folgorazione subita dal prologo antologico de L’esorcista di William Friedkin – gli proposi una sorta di indagine “alla Indiana Jones della tastiera” sul demoniaco assiro-babilonese attorno al quale intravedevo di far confluire i punti di vista delle discipline più disparate: criptozoologia, mitologie, archeologia, antropologia, pseudo storia alla Zecharia Sitchin, clipeologia, ma anche le intuizioni quantiche di Lovecraft e Graham Hancock, senza dimenticare cinema, letteratura, ufologia e i rettiliani di David Icke. Presentato così, faceva sorridere – anzi, Marco proprio ci sghignazzò… – ma non so come lo convinsi che tutte queste prospettive raccontano la stessa storia, ovvero che la storia dell’umanità e del nostro pianeta è fortemente influenzata dai demoni (e spero che si capisca che non mi riferisco affatto a quelli dell’inferno cattolico…). Pazuzu come focus di tanta indagine ce l’avevo già ben in mente, ma mi guardai bene dallo svelarlo a Marco, altrimenti sarebbe stata la fine di un’amicizia che, al di là del gioco delle parti, era e resta autentica e autenticamente vissuta. Peraltro devo confessare che l’idea di un tomo a 360° su quella pipistrellesca creatura che negli anni ’70 faceva vomitare Regan MacNeil la mitica pappa verde pareva una follia anche a me. Eppure ne scaturirono quasi 400 cartelle – Marco un po’ me ne tagliò… – perché durante la mia indagine, non compiuta soltanto e troppo facilmente utilizzando la Rete, scoprivo collegamenti e riferimenti sconcertanti di ogni tipo, come la presenza di Pazuzu in epoche e luoghi lontanissimi dall’Iraq avanti Cristo o, addirittura, la sua iconicità usata da certi, anche segretissimi, gruppi rituali. È un testo che ancora oggi, in ossequio al suo titolo, proietta la sua ombra sul presente, grazie anche all’ottima riedizione, integrale e aggiornata, da parte degli amici di Kipple, con un manipolo di fan sempre più fitto e una serie di agganci importanti e significativi. Penso soprattutto alla stupenda installazione Suillaku di Roberto Cuoghi, tenutasi al Castello di Rivoli nel 2008 e ci cui ho raccontato qui: http://www.carmillaonline.com/2008/08/15/suillakku-quando-pazuzu-vol/, che ho personalmente vissuto come un colossale esperimento magico con una portata vibrazionale assoluta (Alessandro Defilippi che la visitò con me dovette uscire dalla sala dopo pochi secondi, e stiamo parlando di uno psicanalista junghiano – oltre che straordinario scrittore – che con le Forme del Profondo ci lavora, ma forse proprio per questo…) e che ha permesso al demone di librare le sue ali sopra Torino. Nel mio immaginario Pazuzu è spesso presente come personaggio. In due racconti a lui dedicati (Jay.rtf e Il ritorno di Jay), in un romanzo fantasy di Yon Kasarai e in più di una comparsata qua e là. Ma non sono operazioni a tavolino, lui arriva quando deve arrivare…

Abbiamo parlato di narrativa e saggi, ma il tuo bisogno di raccontare storie si è concretizzato anche attraverso un altro medium narrativo: la graphic novel. Dopo Morbo Veneziano, è il turno adesso di Melissa Syndrome, primo volume della nuova collana “One shock”. Di cosa parla Melissa Syndrome?

Si tratta della versione graphic novel del romanzo KM 98, l’ultimo prodotto a quattro mani con Edoardo Rosati a partire della mia mitologia personale del fantasma dell’autostrada A 13 chiamato Melissa. Va da sé che spesso romanzo e immagini non siano proprio la stessa cosa, anzi proprio divergano. Con scene aggiunte e/o passaggi eliminati. È il lato divertente delle sceneggiature prodotte per il mondo del fumetto. Ti puoi sbizzarrire a scombinare il plot, tanto l’autore è d’accordo. La storia racconta della maledizione di Melissa che, dall’anno 2000, ogni 29 dicembre provoca la morte di una donna in una zona ristretta della provincia di Padova. Decessi misteriosi, caratterizzati dall’eponimo clinico della Sindrome di Melissa, ovvero identiche fratture e stesse cause di morte per ognuna delle vittime. Con un team di medici che tenta di scongiurare l’ennesima morte che sta per colpire la fidanzata di uno di loro. Edoardo che è un vero medico divulgatore con un impressionante curriculum di titoli nell’ambito è l’anima scientifica di un’operazione che abbiamo inteso definire come “medical ghost thriller” laddove la medicina tenta di opporsi al paranormale con strumenti che le sono propri. Sono molto soddisfatto di Melissa Syndrome, del segno “realistico” di Paolo Bertolotti che traccia con chirurgica precisione un universo ballardiano dove regna la carne compenetrata dall’incursione del metallo proveniente dalle auto incidentate e dell’apocalittica copertina di Marco Turini che trasferisce con coerenza “prismatica” rispetto al mito il personaggio di Melissa in una location americana. E onore ovviamente all’eccelso “manovratore” di tutta l’operazione di Edinkiostro, l’amico Stefano Fantelli, genio italico della letteratura horror.

Saggi, narrativa e graphic novel. Il processo creativo è sempre lo stesso oppure cambia a seconda della tipologia di opera a cui lavori?

Ovvio, cambiano per forza sia l’approccio che lo stato emotivo. Per la narrativa occorre un’idea forte in grado di supportare un incipit all’altezza. Per me, come lettore, le prime 3-4 cartelle sono fondamentali. Se non mi acchiappi o, peggio, mi urti, ti mollo. Come scrittore, devo mettermi alla pari e in qualche modo “proiettarmi” all’esterno della pagina per confrontarmi con il me stesso lettore. Chiaro, non è agevole. L’emotività nella narrativa tende a prendere il sopravvento, a farti perdere un po’ di obiettività, perché poi si proietta sempre un po’ di sé stessi in più di un personaggio. Va ancora peggio se si usa l’io narrante… Per la saggistica, l’atteggiamento è freddo, ma stimolante se il saggio è “a tesi” e abbisogna di supporti e di ricerche. Ma non è un lavoro di pancia come la narrativa, è solo di testa. Per quel che riguarda la GN… beh, è un metodo strano e divertente. Si parte da una storia precostituita e me la visualizzo come se fossi al cinema. Dopo di che inizio. Congelo le inquadrature nella mente e le trasferisco su carta. E il film me lo giro come piace a me. O come presumo piacerebbe a certi maestri di cui mi sono nutrito.

Il luogo d’origine può influenzare profondamente l’autore. Penso a H.P. Lovecraft che, a parte una breve parentesi a Brooklyn, ha sempre vissuto a Providence oppure al Maine di Stephen King che fa da sfondo a molti dei suoi romanzi. Fino a che punto credi che Alessandria ti abbia influenzato?

Alessandria (Bassavilla…) è una città che ti entra dentro e non ti molla. Può anche non piacerti, ma “ti marchia”. E, citando una vecchia intervista, è un contenitore perfetto per storie moderne di fantasmi. Per colpa del fiume Tanaro che l’attraversa, la nebbia d’inverno invade il centro città e alle cinque del pomeriggio in inverno i passanti paiono spettri frettolosi e guardinghi. Per uno scrittore dotato di un po’ d’immaginazione è il massimo. E poi Alessandria possiede delle belle storie nere, custodite gelosamente come scomodi scheletri dentro un armadio a sua volta nascosto. Ma questo è un atteggiamento tipicamente piemontese, non esclusivo di Alessandria. Da “quel che si nasconde dietro la nebbia” nasce negli ultimi anni persino una piccola “scuola” alessandrina di autori, tutti tra loro amici (Marenzana, Bona, Massobrio, D’Aquino e altri) che si cimentano proprio sul terreno della location locale. Un convegno-festival, Ciò che la nebbia nasconde, e un volume a tante mani, Le maledizioni di Bassavilla (Delmiglio editore) consacrano questa progettualità del genius loci come protagonista in toto di una grande idea collettiva e archetipica, la Città Infera e Nera. E siccome Alessandria è grigia per convenzione, per stemma e per maglia dei giocatori di calcio, diventa perfetta allo scopo. Il Grigio è anche la sintesi di tutte le gamme cromatiche. Una grande artista alessandrina, Maddalena Sisto, Mad, prematuramente scomparsa, amava ricordare il tratto saliente della Città Grigia, Alessandria in negativo come luogo vitale del noir”. Proprio la “mancanza di colori” che pure è la somma di tanti altri colori, da Simenon a David Goodis, da Mino Milani a Flavio Santi perché provincia è ovunque, e spesso — ovunque — significa “lontano da dove”. Ocra mistery, nero paura, rosso sangue, il porpora della follia: se mescoli il tutto — anche agitando forsennatamente — viene fuori il grigio. Infanzie lontane, domeniche deserte, le nebbie che nascondono gente avvolta su sé stessa. Un alveo primordiale che, di tanto in tanto, partorisce indelebili schegge di arte e di bellezza. E i nostri autori. La letteratura grigio-horror di Bassavilla.

Sarebbe bello un giorno svegliarsi e leggere sui giornali “Gli italiani leggono troppo”. Sappiamo però che la realtà, purtroppo, è ben diversa: attualmente i lettori nel Belpaese scarseggiano. Quali cambiamenti credi siano necessari affinché la letteratura di genere possa riscattarsi in Italia?

Mah, il noir sta messo meglio dell’horror. Io dico horror per capirci, ma sinceramente preferirei “gotico contemporaneo”, ma capisco che suona troppo pomposo, un po’ aristocratico e poi sospetto l’esistenza di parecchi fraintendimenti al riguardo. I romanzi noir, magari con l’ennesimo maresciallo o ispettore come focus della storia, trovano audience e mercato. Purtroppo ancora oggi, anche se hai sul groppone 40 libri (parlo di me…), spesso si alza un muro a prescindere. Ho qualche fan ai piani alti di qualche major e negli ultimi mesi mi sono sentito anche dire «Le cose che scrivi tu sono bellissime ma le prendiamo tutt’al più dagli americani», che è una considerazione grottesca ma vera in quanto tiene conto di un pubblico che, anche qui a prescindere dalla bontà o meno del testo, non compera horror sul quale campeggia un cognome italico – persino il compianto e bravissimo Tom Piccirilli ebbe a lamentarsi di questo fatto in un’intervista perché qui vendeva poco e qualcuno gli riportò che la causa era il cognome italiano. L’unico cambiamento pensabile è la ricostruzione di un pubblico che si è volatilizzato negli ultimi anni. Come si faccia io non lo so. La vedo dura, sarò sincero. Perché c’è poca condivisione anche all’interno, tra gli addetti ai lavori. Ho constatato che ci sono parecchi giovani che non mi leggono, per cui non mi comprano, a causa della mia età… Lo trovo demenziale. Come se io non leggessi loro perché hanno vent’anni. Invece spesso mi mandano le loro cose da leggere, anche se – come in questo momento – sono subissato di file e di manoscritti. Uno addirittura mi ha proposto di smazzarmi il suo tomazzo di quasi 500 cartelle, attaccando così: «Guardi, io non ho mai letto niente di suo, ma se fossi così gentile…». Beh, a volte bisognerebbe non essere gentili.

Prima di lasciarci, ti andrebbe di parlarci dei tuoi progetti futuri e di fornirci dei link utili a seguire le tue attività?

Attualmente sto scrivendo un noir ad alto tasso di emoglobina in combutta con l’amico Angelo Marenzana. Di più non posso dire se non che si ambienta dalle parti di Valenza, un tempo città dell’oro. Per il resto mi si può seguire su Carmilla On Line e nella mia rubrica settimanale Il Superstite sul sito corriere.al, oltre che sulla pagina http://www.daniloarona.com
Grazie, Roberto, per la tua preziosa attenzione.

Intervista a cura di Roberto Bommarito.

Classifiche Kipple 2015

Eccoci alle classifiche Kipple relative al 2015.

Nel 2015 Kipple Officina Libraria ha pubblicato 20 ebook e ha venduto 2809 copie digitali.

Ha pubblicato 8 libri cartacei vendendone alcune centinaia.

Libro cartaceo più venduto:

Stephen King. Le opere segrete del Re, di Rocky Wood

eBook più venduti:

1) Stephen King. Le opere segrete del Re, di Rocky Wood

2) Il gatto di Schroedinger, di Lukha B. Kremo

3) Gli occhi dell’Anti-Dio, di Lukha B. Kremo

4) NeXT-Stream, di AA.VV.

5) The Massacre of the Mermaids, di Alessandro Manzetti (1° in lingua inglese)

6) Intervista a Dio, di Giorgio Manganelli

7) L’ombra del Dio Alato, di Danilo Arona

8) Nella luce, di Francesca Fichera

9) Frammenti di una rosa quantica, di AA.VV.

10) The Origins, di AA.VV.