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Stephen King: ecco i segreti della scrittura creativa

Stephen-King

Nel video che vi presentiamo oggi, Stephen King fornisce dei consigli fondamentali a tutti gli autori che vorrebbero migliorare la propria arte. Creato da un utente YouTube, il video in lingua inglese è un mash-up di diverse apparizioni fatte dal Re dell’horror nel corso degli anni in cui ha affrontato più volte il tema della scrittura creativa. Buona visione!

I divertenti consigli di Stephen King per scrivere bene

Moebius: i consigli per realizzare un buon fumetto

Autore di capolavori del fumetto come L’Incal, Jean “Moebius” Giraud è ritenuto uno dei più grandi maestri del genere. Oggi vi presentiamo i suoi consigli per scrivere un buon fumetto, contenuti all’interno di un’intervista rilasciata nel 1996 alla rivista La Jornada Semanal. Buona lettura!

1. Quando ci si appresta a disegnare, bisogna svuotarsi dei sentimenti profondi come odio, felicità, ambizione, ecc.

2. Per mettere in pratica le proprie idee è importante educare la mano e ottenere la sua obbedienza. Attenzione però alla perfezione e alla velocità, nelle quali non bisogna mai eccedere, come nell’opposto d’altronde. Quando c’è troppa libertà e si disegna di getto – a prescindere dagli errori – non c’è volontà dello spirito, ma solo del corpo.

3. La prospettiva è di primaria importanza. È una regola di “manipolazione” in senso buono, che serve per ipnotizzare il lettore. Per esercitare la prospettiva conviene lavorare sugli spazi reali, più che con le fotografie, .

4. Un’altra cosa da imparare con cura è lo studio del corpo umano, delle posizioni, dei modelli, delle espressioni, dell’architettura dei corpi, della differenza tra le persone. È molto diverso disegnare un uomo o una donna, poiché nell’uomo basta cambiare leggermente le linee per ottenere espressioni diverse. Ma con le donne la precisione deve essere perfetta, altrimenti potrebbero risultare brutte o sgraziate. Quindi, affinché il lettore creda alla storia, i personaggi devono avere vita e personalità proprie, gesticolazioni che vengano dal personaggio e dalle sue “malattie”; il corpo si anima grazie a un messaggio veicolato nella sua struttura, nella distribuzione del grasso, in ogni muscolo, in ogni piega del volto e del corpo. Disegnare è studiare la vita.

5. Quando si crea una storia si può iniziare senza saperne niente, ma serve fare annotazioni (all’interno della storia) riguardo al mondo in cui essa si svolge. Solo così il lettore s’immedesima e s’interessa. Quando un personaggio muore senza avere una storia e una caratterizzazione propria, il lettore non è coinvolto e non prova emozioni. E quando un editor dice: «la storia è inutile, c’è solo un tizio morto, e io ho bisogno di due o trenta persone morte perché funzioni», non credetegli: se il tizio morto – ferito, malato, o nei guai – ha una vera personalità che nasce da uno studio e dalla capacità d’osservazione di un artista, allora le emozioni (e l’empatia) emergeranno. In questo lavoro si deve sviluppare un’attenzione per gli altri, una compassione, e un amore per l’umanità. Ciò è molto importante per la crescita di un artista; se egli vuole essere il riflesso della realtà, deve contenere dentro di sé la propria conoscenza del mondo intero. Deve essere uno specchio che vede tutto.

6. Jodorowsky dice che a me non piace disegnare i cavalli morti. È molto difficile. È molto difficile disegnare un corpo senza vita o che dorme; perché nei fumetti si pone sempre l’attenzione sull’azione. È più facile disegnare persone che combattono, come gli americani disegnano i supereroi. Disegnare persone che conversano è più difficile, perché ci sono una serie di movimenti, molto leggeri, ma che hanno comunque importanza, e che ne richiedono molta, perché c’è bisogno di amore e attenzione per gli altri, per le piccole cose che contraddistinguono la personalità e la vita stessa. I supereroi non hanno personalità, hanno tutti gesticolazione e movimenti uguali (ferocia pantomimica, corse, lotta).

7. Altrettanto importanti sono gli abiti dei personaggi e le condizioni in cui sono. I materiali e i tessuti rappresentano una visione delle loro esperienze, delle loro vite e della loro condizione durante l’avventura. Il che significa dire molto senza parole. In un vestito ci sono moltissime pieghe, uno però deve essere capace di sceglierne 2 o 3: quelle giuste.

8. Lo stile, la continuità stilistica di un artista, è simbolica e può essere letta come i tarocchi. Io ho scelto un po’ per scherzo il nome Moebius quando avevo 22 anni, ma in realtà ha comunque un significato. Se porti una t-shirt di Don Chisciotte, ciò può dirmi molto di te. Nel mio caso, io do importanza a un disegno relativamente semplice, che dia delle indicazioni sottili.

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Stephen King: come iniziare bene un racconto

Di Stephen King abbiamo parlato spesso qui sul blog di Kipple. In coda all’articolo troverete gli articoli Kipple che lo riguardano, incluso i consigli per scrivere bene. Quelli che vi presentiamo oggi sono invece i suoi consigli su come iniziare bene un racconto tratti da un’intervista pubblicata su Panorama. 
Secondo l’autore di best seller statunitense, la frase d’apertura è essenziale: “La voce di un romanzo è qualcosa di simile a quella di un cantante, come Mick Jagger o Bob Dylan. Nei libri davvero buoni, il potente senso di questa voce si percepisce proprio dalla prima riga”. È questa voce a stabilire fin dal principio se il lettore vorrà continuare a leggere o meno il racconto. Prosegue il re dell’horror: “Quando comincio un libro provo a scrivere il primo paragrafo. Un paragrafo di apertura. E in un periodo di settimane e mesi, talvolta anni, lo riformulo più e più volte finché non mi convince. Solo allora so che posso fare il resto del lavoro.”
Trovate il resto dell’intervista qui.
Vi ricordiamo inoltre che siete ancora in tempo per partecipare all’ormai famoso Premio Short-Kipple per racconti brevi. Qui potete consultare il bando.
Altri articoli Kipple su Stephen King:

I 7 consigli di Stephen King per scrivere meglio

Dopo le regole di Chuck Palahniuk, Joe Lansdale e Kurt Vonnegut, oggi vi presentiamo sette consigli di Stephen King tratti dal suo ormai famoso manuale di scrittura On writing: autobiografia di un mestiere, dove il Re dell’horror spiega ai fan come migliorare le proprie abilità di scrittori. Apparsi dapprima su The Positivity Blog e tradotti poi da My Social Web, questi sette consigli potrebbero essere utili a chiunque decidesse di provare a pubblicare un suo scritto.


1. Arriva al punto

Non perdere tempo, non annoiare il tuo lettore con introduzioni infinite e aneddoti sulla tua vita. Cerca di ridurre le parole inutili. Cerca di arrivare al punto prima che il lettore perda la pazienza.


2. Scrivi, poi fermati

Lascia riposare i tuoi lavori nel cassetto. Per quanto tempo? Dipende. Stephen King archivia le bozze per diversi mesi prima della rilettura e dell’editing.

3. Elimina il testo inutile

La rilettura è il momento giusto per rimuovere le frasi e le parole superflue, per dare chiarezza al messaggio. E affilarne l’emotività.

4. Sii credibile

I personaggi di Stephen King sono credibili perché hanno lati buoni e cattivi. Perché hanno difetti, passioni, paure, debolezze. Questo meccanismo crea un forte legame con il lettore che si affeziona ai protagonisti dei suoi romanzi.

5. Ascolta (ma non troppo) i giudizi

Un libro, un articolo, un post sul blog: cosa hanno in comune? Il feedback esterno. Stephen King riceve una quantità infinita di commenti, lettere, recensioni, critiche letterarie. Non sempre i toni sono positivi, ma non per questo mette un punto alla sua carriera.

6. Leggi molto

Leggere vuol dire imparare. E ogni scrittore che si rispetti deve leggere molto per trovare nuovi input, per ampliare gli orizzonti, per approfondire la conoscenza e mescolarla con nuove influenze.

7. Scrivi molto

Ultimo consiglio, il più importante: devi scrivere di più. È un’osservazione ovvia che diventa insidiosa quando non hai voglia di scrivere. L’ispirazione non arriva a comando.