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Aleppo c’è | Presentazione a Lainate il 25 novembre

Il 25 novembre, alle ore 18.30, verrà presentata a Lainate (Milano) l’antologia poetica Aleppo c’è, presso lo Spazio Angle, in Via Cesare Cantù 14.

Edita da Kipple Officina Libraria, la raccolta è a cura del collettivo Bibbia d’Asfalto, e l’illustrazione della copertina è di Andrea Coppo (qui l’evento Facebook).

Quando i numeri hanno braccia e gambe. Quando la guerra toglie dignità e valore all’essere umano. La guerra in Siria, da qualsiasi angolazione la si voglia guardare, è una catastrofe. Di più: è un genocidio. Che pretende di essere ascoltato. Proprio per questo, il Collettivo di scrittura Bibbia d’Asfalto, ha deciso di fare. La poesia, si sa, è fatta di parole. Di parole, non di soluzioni. Abbiamo scelto anche di andare oltre le parole. Di raccoglierle in un’unica voce, di farle diventare un libro. Sfidando la crisi di lettura del nostro paese, decidiamo di mettere il libro in vendita e di offrire il guadagno a Medici Senza Frontiere, a cui le bombe hanno abbattuto gran parte degli ospedali che gestivano sul territorio siriano. Che la scrittura e la poesia, in particolare, sia azione. Questa è la nostra unica arma ed è carica.

L’opera è a supporto di Medici Senza Frontiere.

AA. VV. – Collettivo Bibbia d’Asfalto, Aleppo c’è
Copertina di Andrea Coppo

Kipple Officina Libraria
Collana fuori (collana) – Pag. 76 – 3.95 € – Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-77-6
Collana fuori (collana) – Pag. 88 – 17.00 € – Formato cartaceo Amazon – ISBN 978-88-98953-78-3

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Aleppo c’è | Presentazione a Roma il 2 ottobre

Il 2 ottobre, alle ore 18.00, verrà presentata a Roma l’antologia poetica Aleppo c’è, presso la libreria IBS Libraccio, in Via Nazionale 252.

Edita da Kipple Officina Libraria, la raccolta è a cura del collettivo Bibbia d’Asfalto, e l’illustrazione della copertina è di Andrea Coppo. Con interventi di Stefania Di Lino, Annamaria Giannini, Ksenja Laginja, Redent Enzo Lomanno e reading degli autori present (qui l’evento Facebook).

Quando i numeri hanno braccia e gambe. Quando la guerra toglie dignità e valore all’essere umano. La guerra in Siria, da qualsiasi angolazione la si voglia guardare, è una catastrofe. Di più: è un genocidio. Che pretende di essere ascoltato. Proprio per questo, il Collettivo di scrittura Bibbia d’Asfalto, ha deciso di fare. La poesia, si sa, è fatta di parole. Di parole, non di soluzioni. Abbiamo scelto anche di andare oltre le parole. Di raccoglierle in un’unica voce, di farle diventare un libro. Sfidando la crisi di lettura del nostro paese, decidiamo di mettere il libro in vendita e di offrire il guadagno a Medici Senza Frontiere, a cui le bombe hanno abbattuto gran parte degli ospedali che gestivano sul territorio siriano. Che la scrittura e la poesia, in particolare, sia azione. Questa è la nostra unica arma ed è carica.

L’opera è a supporto di Medici Senza Frontiere.

AA. VV. – Collettivo Bibbia d’Asfalto, Aleppo c’è
Copertina di Andrea Coppo

Kipple Officina Libraria
Collana fuori (collana) – Pag. 76 – 3.95 € – Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-77-6
Collana fuori (collana) – Pag. 88 – 17.00 € – Formato cartaceo Amazon – ISBN 978-88-98953-78-3

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Esce l’antologia Aleppo c’è, a cura del collettivo Bibbia d’Asfalto a supporto di Medici senza Frontiere

Kipple Officina Libraria presenta la raccolta di AA.VV. Aleppo c’è, curata dal collettivo Bibbia d’Asfalto. Dall’introduzione del Collettivo, estrapoliamo questi passi:

Abbiamo chiesto a scrittori e poeti di denunciare la tragedia umanitaria della Siria, prendendo come simbolo Aleppo, centro di carneficine e orrori che si sono susseguiti per mesi, interminabili e lunghissimi mesi, sotto i nostri occhi, impotenti ma offesi, immobili ma sensibili. Abbiamo detto ad Adorno che dopo Auschwitz non è solo doveroso ma necessario riparlare di stermini; che la Poesia lì non è morta, o se lo è, è rinata forte e urlante.
La poesia, si sa, è fatta di parole. Di parole, non di soluzioni. Di cuore, non di falso buonismo. L’abbiamo scelta non per coprire il rumore delle bombe, ma per riempire quel vuoto assordante che viene dopo. Abbiamo scelto la poesia per costringere ognuno di noi, al caldo sicuro del proprio quotidiano, a trasportarsi per un attimo fra quelle macerie, nella morte improvvisa di tutte le certezze.
Abbiamo scelto anche di andare oltre le parole. Di raccoglierle in un’unica voce, di farle diventare un libro. Sfidando la crisi di lettura del nostro paese, decidiamo di mettere il libro in vendita e di offrire il guadagno a Medici Senza Frontiere, a cui le bombe hanno abbattuto gran parte degli ospedali che gestivano sul territorio siriano.
Che la scrittura e la poesia, in particolare, sia azione. Questa è la nostra unica arma ed è carica.
I versi che leggerete sono proiettili contro il muro dell’indifferenza, inchiostro che si mescola al sangue dei nostri fratelli siriani.
Poesia per Aleppo, perché Aleppo esiste, ancora.

L’opera è a supporto di Medici senza Frontiere, l’organizzazione umanitaria che nasce nel 1971 per volere di un gruppo di medici e di giornalisti desiderosi di creare un’organizzazione medica d’urgenza libera nelle parole e nelle azioni. Il loro sogno era quello di fare un passo in più rispetto ai principi tradizionali dell’intervento umanitario; per questo, inaugurarono un nuovo stile dell’azione d’emergenza, in grado di combinare immediatezza e professionalità con indipendenza e testimonianza. Salvare vite e curare, ma anche raccontare e denunciare.
Oggi, MSF è la più grande organizzazione umanitaria indipendente di soccorso medico. Ogni giorno, circa 30.000 operatori provenienti da diverse parti del mondo forniscono assistenza a popolazioni vittime di conflitti, catastrofi naturali, epidemie oppure senza accesso a cure mediche. Medici Senza Frontiere interviene nel rispetto dei suoi principi fondatori – umanità, imparzialità, indipendenza e neutralità – in oltre 70 Paesi del mondo. Tra questi vi è la Siria, un paese devastato da sei anni di terribile conflitto civile. “Questa guerra vive di una violenza brutale che non fa distinzione tra civili e combattenti, né rispetta lo status di protezione del personale e delle strutture sanitarie” ha dichiarato Joanne Liu, presidente internazionale di MSF. “È inaccettabile che l’assistenza umanitaria sia così limitata, quando il bilancio dei morti e la sofferenza dei civili hanno raggiunto livelli così insostenibili”. Nonostante le strutture sanitarie sotto attacco, i medici uccisi, feriti o fuggiti dal paese – mentre chi resta si arrangia con quello che ha – Medici Senza Frontiere continua a gestire quattro strutture mediche nel nord del Paese, alcuni ospedali nel sud e lavora per supportare oltre 150 strutture sanitarie a livello nazionale, spesso in condizioni estremamente rischiose. La capacità di queste strutture, tuttavia, sta diminuendo, e la maggior parte non è in grado di soddisfare le esigenze dei siriani feriti di guerra; l’azione di supporto, per quanto importante, è possibile solo in occasioni limitate ed è ben lontana dal rispondere agli enormi bisogni che devono affrontare le équipe mediche in Siria.

La Quarta

“11 milioni e mezzo di persone non hanno accesso alle cure mediche. Il 40 % sono bambini” (ONU/OCHA – Office for the Coordination of Umanitarism Affairs).
“300.000 donne in gravidanza non ricevono adeguate cure ostetriche” (OCHA).
“La carenza di medicine e ricambi per macchinari medici, causata anche dalle sanzioni internazionali, impediscono le cure ai malati cronici” (AVSI).
Quando i numeri hanno braccia e gambe. Quando la guerra toglie dignità e valore all’essere umano.
La guerra in Siria, da qualsiasi angolazione la si voglia guardare, è una catastrofe. Di più: è un genocidio. Che pretende di essere ascoltato. Perché se il resto del mondo si considera civile, si deve muovere. In qualunque modo e maniera. Come ha affermato François Dumont, direttore comunicazione di Medici Senza Frontiere: “Bisogna parlare della Siria, mobilitarsi o semplicemente indignarsi. Sentirsi impotenti di fronte a tanto orrore è comprensibile ma restare indifferenti ‘gioca’ solo a favore di questa assurda guerra”.
Proprio per questo, il Collettivo di scrittura Bibbia d’Asfalto, ha deciso di fare poesia e letteratura, di quella sentita e intensa, che arriva dritta al cuore di ogni uomo. Che la scrittura e la poesia, in particolare, sia azione. Questa è la nostra unica arma ed è carica.
I versi che leggerete sono proiettili contro il muro dell’indifferenza, inchiostro che si mescola al sangue dei nostri fratelli siriani.
Poesia per Aleppo, perché Aleppo esiste, ancora.

La collana fuori (collana)

Uno spazio per le opere di frontiera di Kipple Officina Libraria, intrise di sensibilità ineffabile da lasciare l’anima e il cuore aperti, istanti di essenza in crescita.

AA. VV. – Collettivo Bibbia d’Asfalto, Aleppo c’è
Copertina di Andrea Coppo

Kipple Officina Libraria – Collana fuori (collana) – Pag. 76 – 3.95 €
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-77-6
Collana fuori (collana) – Pag. 88 – 17-00 €
Formato cartaceo Amazon – ISBN 978-88-98953-78-3

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Bibbia d’Asfalto numero 8 esce per Kipple Officina Libraria

Kipple Officina Libraria è lieta di presentarvi l’ottavo numero di Bibbia d’Asfalto – Poesia Urbana e Autostradale, la rivista aperiodica di poesia e narrativa che da oggi potrete leggere e acquistare su www.kipple.it e nelle principali librerie online. Fin dal suo esordio, prima come blog e successivamente come rivista, è sempre stata terra di sperimentazioni su strade alternative, abrasiva come l’asfalto e votata alla ricerca di nuove connessioni e collaborazioni. BdA rinasce come una fenice, qui, ora – dopo una lunga pausa di riflessione sulla scia del dibattito sulle riviste letterarie – come atto di volontà da parte della redazione e come luogo in cui custodire cose preziose per domani. La via è aperta, l’asfalto è bollente e le pagine sono incandescenti.

> La copertina è di Ksenja Laginja

Dall’editoriale

Il dibattito sulle riviste letterarie dura da oltre un secolo ma recentemente pare giunto ad una conclusione condivisa: tale forma editoriale di fatto non ha ragione d’esistere. Non rende, non ha lettori, è espressione di una cultura sorpassata. Le riviste sono troppe, inutili, sostituite da blog e social network, non valgono la fatica, i mal di pancia, gli amici persi.
Inutile ricordare ai sacerdoti che ne officiano le esequie che è lì, sulle riviste, che da un paio di centinaia d’anni si fa quella cosa che tutti chiamiamo letteratura. Ricordar loro Edgar Allan Poe (le riviste sono “l’artiglieria leggera dell’intelletto”) e il Philadelphia Saturday Courier, Dumas, Dostoevskij, Buzzati, Calvino, Jack London, Bulgakov e tutti gli altri venuti alla luce in quel vivaio che sono state le pagine delle riviste letterarie. La sentenza non cambia: la rivista non paga e non vende, tutt’al più può essere uno strumento di pubblicità, distribuito gratuitamente in libreria per invogliare i lettori all’acquisto di prodotti diversi, una specie di volantino con le offerte della settimana come al discount. Oppure qualcosa che deve sciogliersi e farsi sostituire dal blog letterario di turno, che ne sarebbe la versione due punto zero.
Si sarebbe tentati di credere a questi signori, tale è la convinzione con cui sostengono il loro punto di vista. Poi ci si guarda attorno e si scopre che le riviste letterarie solo in Italia sono oltre un centinaio e che il numero aumenta di molto se si includono quelle esclusivamente online. Che i blog e le riviste non sono la stessa cosa, minimamente, e che tantissimi si ostinano ancora a gettare il loro tempo, la propria reputazione e i propri sforzi nella fondazione e nel mantenimento di riviste letterarie.
Certo, è vero che il numero non è di per sé la dimostrazione del valore e dell’utilità del contributo che le riviste forniscono alla cultura letteraria, ma è altrettanto vero che quando un fenomeno si afferma e resiste nonostante non sia vincente dal punto di vista commerciale qualche domanda diventa obbligatoria.
Non sarà ad esempio, ci si potrebbe chiedere, che la rivista possa ancora rappresentare il palcoscenico di una letteratura viva, la serra, la coltivazione di talenti che non vi compaiono per la loro probabilità di vendere ma solo per il loro valore intrinseco e per quello testimoniale delle tendenze attuali? Che la rivista stia al mondo della letteratura come i garage e i locali underground stanno alla musica leggera, unici luoghi in cui si può respirare un’aria non infettata dal denaro delle major, ambienti tra i pochi in cui esiste la possibilità di incontrare qualche novità, qualche talento che non sia artificiale, pompato dalla luce artefatta dei talent? Che le polemiche, i conflitti, le discussioni che accompagnano la loro nascita e la loro gestazione non siano di fatto la cosa più “moderna” che esista e assomiglino molto a quello che solitamente si chiama humus culturale, ricchezza, vivacità? Che quando è fatta bene, quando cioè non è solo vetrina e antologia fine a sé stessa ma segue un’idea, un criterio, possa diventare un’incubatrice, una sala parto “esemplare”?
Sono domande forse non nuove a cui nel tempo sono state date molte risposte ma che divengono particolarmente attuali per noi oggi, nel momento in cui presentiamo ai lettori l’ottavo numero di “Bibbia d’Asfalto”.
Non è un mistero che la rivista si sia presa una pausa, che sia stata messa in discussione, che sia stata in pericolo di vita e che oggi qui rinasca.
Se questo è avvenuto è stato grazie ad una riflessione profonda e ad un atto di volontà.
La riflessione ci ha costretto a ripeterci lo scopo e il senso del nostro impegno in questa impresa: l’amore per il bello e la speranza caparbia e perfino ostinata che ci spinge a cercarlo ovunque, anche e soprattutto dove non ci si aspetterebbe di trovarlo, nelle crepe dell’asfalto. Roba che non si fa certo spaventare dalle scarse speranze di fama e di guadagni.
L’atto di volontà è consistito nel non lasciarci abbattere dal venir meno di alcuni punti fermi che erano con noi sin dall’inizio della nostra storia, vecchi amici, collaboratori. Raccogliere le forze e andare avanti egualmente ha reso tutta la redazione più coesa e ci ha rassicurato sulla forza delle nostre motivazioni.
Ne è venuta fuori una rivista. Che volere di più? Non un mero luogo di deposito di testi vari, ma uno spazio in cui echeggiano anime, che si situa nel tempo ma non lo corteggia, che non si lascia sedurre dal bisogno di piacere al secolo. Non un rotocalco, una fanzine, un giornaletto usa e getta ma una vera rivista letteraria. Un luogo in cui si custodiscono cose preziose per domani.
Il nostro sincero grazie all’editore Kipple il cui coraggio ha reso possibile tutto questo e un augurio di buona lettura da tutta la redazione.

La quarta

Il dibattito sulle riviste letterarie dura da oltre un secolo ma recentemente pare giunto ad una conclusione condivisa: tale forma editoriale di fatto non ha ragione d’esistere. Non rende, non ha lettori, è espressione di una cultura sorpassata. Le riviste sono troppe, inutili, sostituite da blog e social network, non valgono la fatica, i mal di pancia, gli amici persi.
Non è un mistero che la rivista si sia presa una pausa, che sia stata messa in discussione, che sia stata in pericolo di vita e che oggi qui rinasca.
Se questo è avvenuto è stato grazie ad una riflessione profonda e ad un atto di volontà.
Ne è venuta fuori una rivista. Che volere di più? Non un mero luogo di deposito di testi vari, ma uno spazio in cui echeggiano anime, che si situa nel tempo ma non lo corteggia, che non si lascia sedurre dal bisogno di piacere al secolo. Non un rotocalco, una fanzine, un giornaletto usa e getta ma una vera rivista letteraria. Un luogo in cui si custodiscono cose preziose per domani.

AA.VV., Bibbia d’Asfalto n.8
Copertina: di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria – Pag. 79 – 0.95€
Formato ePub e Mobi

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