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Recensione ad Adyton, di Diana Maat – Su Finziʘni

Sul blog Finziʘni è apparsa una recensione ad Adyton, la silloge di Diana Maat edita da KippleOfficinaLibraria. Ci piace notare come nella critica sia stata colta l’essenza dell’autrice, ecco parte della recensione:

Diana Maat in questi suoi versi misterici ci invita ad intraprendere un viaggio, un viaggio segreto e a tratti destabilizzante. Quella che si snoda tra le diverse sezioni è una poesia della natura, una poesia magica abitata da dei, animali, erbe e piante. Spunta un «bucaneve tra le torri», «palme», ortiche, la rosa canina, il basilico, il timo, le more, i mirti; bestie selvagge, cigni, lepri, vipere… serpenti guardiani della saggezza, custodi del sapere, abitanti del ventre della Madre Terra.

È «Eden» e poi «Inferno»,  serafini ed «angeli obliqui», polpastrelli e sangue e riti magici. È una poesia selvaggia e pacificante allo stesso tempo, detentrice di verità e di misteri, una poesia terrificante e rassicurante. I versi della Sacerdotessa contengono l’«eco notturno», il canto, il silenzio, promesse e sacrifici, la morte e la rinascita. Decifrare è inutile, bisogna leggere, sedersi nel cerchio, partecipare al cosmo, sentire scorrere la musicalità dei versi, accogliere le parole semplici eppure potenti. Io ho fatto così. Ho permesso a Diana Maat di essermi da guida nel viaggio sapiente, e sto ancora camminando nella Natura.

Nella parte finale della recensione compare un’intervista all’autrice.

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli e interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Diana Maat, Adyton
Kipple Officina Libraria

Collana Versi Guasti – Pag. 68 – 9.99€
Formato Cartaceo – ISBN 978-88-98953-45-5

Collana Versi Guasti – Pag. 37 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-39-4

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In arrivo la promo “Diffondi la Poesia”

Promo: DIFFONDI LA POESIA!
> VersiGuasti collection a 1,00 euro

Il 21/03, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, anche noi di Kipple ci impegniamo a diffonderla!

Per una solo giornata – martedì 21/03 – sarà possibile acquistare la Collection completa di nove (9) eBook, nella collana VersiGuasti a cura di Alex Tonelli.

COME FUNZIONA

1) Vai sul sito www.kipple.it, registrati e crea un ID Kipple, o se ne hai già uno usa quello nel modulo LOGIN.

2) Seleziona tutti gli eBook della collana “VersiGuasti” e acquista – inserendo il codice promozionale: #giornatapoesia – i nove (9) titoli, nazionali e internazionali, al prezzo simbolico di 1,00 euro.

Cosa aspetti? Diffondi anche tu la POESIA 🙂

Presentazione e reading di Ceneri Postatomiche @ Kowalski di Genova

Domenica 5 marzo, alle 19.30, nella più ampia cornice della rassegna Poeme Electronique vol.2, verrà presentata e recitata dall’autore Christian Humouda la silloge Ceneri Postatomiche, edita da Kipple Officina Libraria nell’ambito della collana Versi Guasti, diretta da Alex Tonelli. Accanto a Christian, una performance sonora di Raffaello Bisso My Right of Frost – completerà la sperimentazione poetico-elettronica della serata; coordinerà l’evento, che si svolgerà presso il pub Kowalski di Via Dei Giustiniani 3r, Genova, la nostra artista e comunicativa Ksenja Laginja.

Esce Distruggi le prove, di Francesca Gironi, per la collana Versi Guasti

Kipple Officina Libraria prosegue il 2017 presentando, nella collana VersiGuasti “Distruggi le prove, di Francesca Gironi, poetessa anconetana che sfugge alle definizioni eppure afferra covercon la sua intima verità, per renderci leggeri di bellezza.
Lasciarsi rapire dalle poesie di Francesca è come prepararsi per andare al mare, con quella gioia semplice e diretta di una giornata allegra dentro, anche se fuori e intorno è dolore tagliente e tempesta. La gestualità e teatralità dell’autrice sono un compendio imprescindibile durante i suoi reading, ma anche così, su carta o su ebook, l’intensa essenza della poetessa trasuda e conquista, rende vivi di giovane forza.
La fotografia di copertina è di Francesca Tilio.

Dall’introduzione

Quando ho visto Francesca Gironi recitare le sue poesie all’International Poetry Slam di Trieste ho capito che le parole delle sue poesie erano ballerine e Francesca una sorta di maestra di danza. Durante la sua lettura le guidava, le conduceva lungo un’articolata coreografia poetica fatta d’indicazioni quasi aeroportuali, gesti composti a braccia distese, precisi cenni per indicar loro dove muoversi, come aggregarsi e soprattutto per imporre loro una raffinata leggerezza.
Il fatto che Francesca Gironi sia una danzatrice poco importa, o forse potremmo anche supporre che gli anni di studio le abbiano consentito di scovare i segreti della danza, del muoversi armonico al ritmo della musica, classica o moderna che sia. Qui però vorremmo raccontare la poetessa, non la danzatrice, o forse addirittura vorremmo semplicemente raccontare le sue poesie e non lei, solo le parole, null’altro. Sapevo e so che la poesia non si esaurisce nella lettura solitaria di una stanza silenziosa. Ebbene, Francesca Gironi me lo ha ricordato, mi ha mostrato come le parole sono suoni, musica e soprattutto entità, quasi concrete, corpi in movimento nell’aria che aleggiano, si muovono e si adagiano nel silenzio, nel verso successivo.
Così è la poesia di Francesca Gironi, musica e danza. E così dovremmo approcciarla per comprenderla o, più semplicemente, per gustarla a pieno.

La quarta

Il lettore che si appresta alla lettura dei testi che compongono questa piccola silloge non potrà sperimentare la sorpresa e il piacere di vedere la poetessa leggere i suoi componimenti, lasciarsi incantare dalla voce monocorde, dal tono vagamente indifferente e dalla sua gestualità ritmica. Che dunque queste pagine che seguono siano insufficienti a comprendere la poetica di Francesca Gironi?
La risposta è no, non sono insufficienti perché quei gesti, quella fisicità che l’autrice adopera nel recitare le sue poesie è la stessa che usa nello scriverle. L’atto creativo primitivo, originario, quello che porta a tracciare la parola sulla carta (o sulla tastiera del pc) è il medesimo che poi ripete nel riportare alla luce le poesie tramite la voce. Ma è nel testo stesso, è nel versificare che noi troviamo quei passi di danza, quelle coreografie con cui Francesca Gironi fa muovere le parole.
Ed ecco che allora la pagina diventa un palcoscenico bianco di un teatro immenso, in cui tante piccole parole volteggiano disegnando significati, immagini, paradossi e ironiche situazioni. Tutto è all’insegna di una cercata, voluta, desiderata leggerezza. Le cose accadono e lei sembra viverle con leggerezza, con una punta di sano snobismo, di accondiscendenza.

L’autrice

Francesca Gironi è nata ad Ancona. Danzatrice e performer, attiva nella scena dei poetry slam, esplora il confine tra parola e gesto. È finalista ai campionati LIPS (Lega Italiana Poetry Slam) nel 2015 e nel 2016. Le sue poesie sono state antologizzate nell’album di spoken poetry SLAM IT e nella Guida liquida al poetry slam. Ha partecipato a diversi poetry slam tra cui Atti Impuri, POPS, Ritratti di Poesia, Trieste International Poetry Slam, La Punta della Lingua e altri. Il suo video poesia Quattro ottobre è stato selezionato al festival di video poesia Doctorclip e in contesti internazionali quali Carbon Culture Review e Moving Poems. Come danzatrice e coreografa è stata ospite di numerosi festival di arti performative e residenze creative. Ha collaborato con coreografi, video maker, artisti visivi, cantautori. Si è formata in danza contemporanea in Italia e all’estero. È laureata in lingue e ha un master in Germanistica conseguito all’Università di Halifax, in Canada. Lavora nell’editoria. Il suo primo libro dal titolo Abbattere i costi è edito da Miraggi.

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli ed è interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Francesca Gironi, Distruggi le prove
Copertina: fotografia di Francesca Tilio

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 23 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-72-1

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Esce Rosso.Niente. di Kenneth Krabat, per la collana Versi Guasti

Kipple Officina Libraria inizia il nuovo anno presentando con gioia nella collana VersiGuasti “Rosso.Niente.”, di Kenneth Krabat, poeta danese dalle mille sfaccettature che qui esibisce una delle sue intense creazioni.
coverl sentimento che il poeta racconta è quello di ogni giorno, quello sporco e sudato, quello doloroso e faticoso, quello dissennato e assoluto, quello di una rosa rossa durante una cena: l’amore più romantico possibile. Mostra l’amore della nostra quotidianità vissuto nel suo essere così folle da risultare vero, fantasticamente reale.
Rossi.Niente. gode della eccellente traduzione dall’inglese di Giovanni Agnoloni, perché il poeta è sì danese, ma scrive contemporaneamente i suoi versi sia in danese che in inglese; copertina e fotografie interne sono di Cathrine Ertmann.

Dall’introduzione

Nelle poesie che qui abbiamo raccolto e in tutta la sua produzione poetica non vi è alcun intento conoscitivo; al poeta non interessa affatto mettersi alla finestra e cercare di trarre senso da ciò che senso in sé non ha e non può avere.
Kenneth Krabat apre la finestra, respira l’aria del mondo e si getta fuori.
Precipita senza alcun paracadute, senza alcuna protezione, cade e cade, sempre più velocemente e profondamente, nel reale della sua vita, delle sue esperienze, dei suoi sentimenti, del dolore, della morte, dell’amore, di ogni cosa. Non solo osserva e racconta, ma vive. Kenneth Krabat è un mangiatore di vita, e queste sue poesie non sono altro che il risultato di ciò che lui ha ingurgitato, masticato, digerito e ributtato fuori.
È la vita che è passata dentro di lui, dentro il suo corpo, lungo tutto il tubo digerente.
E non vi dovete stupire, cari lettori, di quanto queste poesie parlino anche a voi, di quanto raccontino anche di voi, di quanto in esse voi vi riconoscerete.
Tutti noi, esseri umani, andiamo avanti, camminiamo, ci nutriamo, digeriamo, mastichiamo, defechiamo, la stessa meravigliosa, insensata, dolorosa, sanguinolenta, impossibile, misteriosa e sbraitante vita.
E Kenneth vive

La quarta

Poliedrico poeta danese, che scrive in lingua madre e contemporaneamente in inglese, Kenneth Krabat è una figura viva dell’underground di Copenaghen o, come direbbe lui stesso, di Købehavn, ed è inoltre un performer e un paroliere.
Mangiatore di vita, le sue poesie non sono altro che il risultato di ciò che ha ingurgitato, masticato, digerito e ributtato fuori. È la vita che è passata dentro di lui, dentro il suo corpo, lungo tutto il tubo digerente.
Krabat vive la contemporaneità, quell’insensata vita occidentale frenetica e apparentemente senza alcuno scopo se non l’accumulo, il ripetersi alienato del lavoro e le mille ipocrisie di una non-autenticità, vero paradigma della nostra epoca.
In ROSSO.NIENTE. Kenneth Krabat apre la finestra, respira l’aria del mondo e si getta fuori. Precipita senza alcun paracadute, senza alcuna protezione, cade e cade, sempre più velocemente e profondamente, nel reale della sua vita, delle sue esperienze, dei suoi sentimenti, del dolore, della morte, dell’amore, di ogni cosa.

Nella bella traduzione di Giovanni Agnoloni, Versi Guasti ospita la prima edizione in italiano di una delle voci di punta della poesia danese.

L’autore

Kenneth Krabat (b. 1963 in København of petrol station manager (mother) and general janitor of oil furnaces, elevators and various craftsmen with the Free Port of København (father)) is a friend of the concept of humanity, of humans as a species in and among species, all of them life, all of them alive, ALL species miracles of evolution as well as results of struggle and death.
Born into a working class family as a single child in Denmark of the 60s praising life also then took place in singular stolen pauses from work, evenings and weekends in the company of friends and family often spent dulling the senses through drinking.
Around 1970 the advent of the “youth rebellion” spilled into the set ways of menial labour, and during that decade workers unions took the place of praise of life on behalf of the voiceless masses, negotiating economic terms as the pinnacle of human civilisation: That in the grand picture all and everyone matter, even low workers. In the rich Western part of the world this encouragement simultaneously had the effect of perpetuating the belief that humans in general are invulnerable, when acting as a flock; that humans as a species can do anything – and by this making humans addicts of commercial products as well as redundant through technology.
Yes, humans CAN do anything. Besides showing a mercy with life and individuals seemingly only awarded a limited number of species the list of human talent includes powerful individuals still advocating the subjugation of groups of humans though alienation from original ancestors, the upkeep of economic and technological poverty in a variety of shapes in other cultures, holding back development of learning and consciousness, starting wars to maintain local stability etc.. up to, but not excluding consciously putting the evolutionary strain that is the human species at risk for personal gain.
Attempting to redeem damages caused by his own life and the lives of humans in general 30 years of poetry, prose, essays and philosophy such as modern day shamanism for Kenneth Krabat has affected a single, simple conclusion. That honestly being able to name a deed “a humane action” seems to be Humanity’s only relevant claim to fame:
Empathy. The Open Heart that doesn’t bleed out. Non-demanding compassion. An ability built into the human DNA and passed on through simple demonstration that MAY cause the perpetuation of humanity’s existence on Earth, humanity’s one and only Home, and possibly also out there, in that vast and empty Universe – only history will tell.
And without empathy…

Home page: http://krabat.menneske.dk
Wikipedia: https://da.wikipedia.org/wiki/Kenneth_Krabat<
Œuvres: http://bit.ly/KrabatWorks
E-mail: krabat@menneske.dk

Il traduttore

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976) è scrittore, traduttore e blogger. È autore dei romanzi Sentieri di notte (Galaad Edizioni, 2012; pubblicato anche in spagnolo come Senderos de noche, Editorial El Barco Ebrio 2014, e in polacco come Ścieżki nocy, Wydawnictwo Serenissima 2016), Partita di anime (Galaad, 2014) e La casa degli anonimi (Galaad, 2014), che fanno parte della serie letteraria “della fine di internet”, il cui ultimo episodio sarà edito in Italia nei primi mesi del 2017.
Ha inoltre pubblicato tre saggi imperniati sulle opere di J.R.R. Tolkien, ed è curatore di una raccolta internazionale di articoli sul tema.
Ospite di residenze letterarie, festival e conferenze in Europa e Stati Uniti, ha tradotto libri di Jorge Mario Bergoglio, Amir Valle, Peter Straub e Noble Smith, e saggi su J.R.R. Tolkien e Roberto Bolaño, ed è un esponente del movimento letterario connettivista.
Collabora con i blog La Poesia e lo Spirito, Lankenauta e Postpopuli.

Il suo blog personale è http://giovanniag.wordpress.com
Il suo indirizzo e-mail: giovanniagnoloni@gmail.com

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli ed è interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Kenneth Krabat, Rosso.Niente.
Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 58 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-70-7
Traduzione di Giovanni Agnoloni
Copertina e fotografie interne di Cathrine Ertmann

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Esce DNAbyss, di Marco Raimondo per la collana Versi Guasti

Kipple Officina Libraria è lieta di presentare, nella collana VersiGuasti, DNAbyss di Marco Raimondo, un doloroso passaggio poetico verso la maturità di un’esistenza che è pura coverincarnazione e sofferenza interiore, uno stato vitale che martirizza ed esalta la vita stessa.

Qualunque cosa si voglia intendere per poesia, un elemento sembra essere imprescindibile: la poesia “significa”. La poesia è espressione di comunicazione attraverso cui il poeta, o se preferite il demone stesso della poesia, racconta, descrive e narra.
Spesso, anche nelle presentazioni precedenti ai volumi virtuali di questa collana, abbiamo osservato come il potere nascosto e segreto della parola poetica fosse quello di penetrare gli strati profondi della realtà e giungere a intuire, se non ad afferrare, panorami di significati altrimenti impossibili. Là, solo in quello spazio oltre il confine della nostra apparentemente solida quotidianità (che negli altri VersiGuasti abbiamo chiamato “Tempio nascosto”, “Futuro post atomico”, “Casoli”, ecc.), solo in quei luoghi che vivono a margine del nostro campo visivo si può scorgere, confusamente ma inequivocabilmente, un ulteriore senso, quasi un rumore bianco che lascia presagire l’altro/l’oltre.
La parola del poeta, carica di un potere quasi magico di significazione, porta a epifanie impossibili, aldilà di ogni ragionevolezza logica e condivisa. Non si fraintenda, la poesia non è lo strumento di un’indagine alternativa e ulteriore della realtà, non è microscopio di un laboratorio delle parole, essa è in sé azione creatrice; non è il coltello che squarcia la tela, è lo squarcio stesso. Taglio dentro cui si aggrovigliano connessioni, significati, sensi e realtà di cui non possiamo dire nulla di provato, ma di cui possiamo cantare forme e movenze in versi.

Dall’introduzione

Marco Raimondo, come un moderno empirista, sembra affermare che esiste solo ciò che è percepito, e ciò che egli percepisce, ciò che l’intera razza umana percepisce, è Dolore. E del Dolore si compone la natura della realtà.
Nella sua poetica il poeta perde ogni pudore dell’inganno, quel velo di Maya che nasconde, per rispetto, il letto del degente. Marco Raimondo prende la tenda di plastica che protegge il letto d’ospedale su cui giace l’Uomo e la scosta di quel tanto che basta per sentire la sofferenza, la disperata insensatezza, il tanfo putrido, la fine che si appresta. Senza ipocrisie il poeta afferma che quella tenda era tesa non per proteggere il paziente morente, ma per preservare noi stessi dalla verità che il malato porta con sé.
La verità è che ogni essere umano è, in quanto vivente, un essere morente, un essere sofferente, una biologia contaminata, dal e nel Dolore. Nessun consolamentum, neppure la Morte è conforto al Dolore perché la fine è solo un momento nel passaggio da vite a vite, da Dolore a Dolore. Catena ellittica che si ritorce su se stessa.

La quarta

Per Marco Raimondo nulla è da comprendere perché tutto è già maestosamente, enormemente, assolutamente presente. Ogni singolo grammo dell’intera realtà in cui lui, come poeta, e noi, come lettori, viviamo, è composto di un’unica sostanza. Quasi come quei filosofi presocratici della Scuola di Mileto che cercavano l’Elemento primo che costituiva il tutto, Marco Raimondo non fa altro che presentare al lettore ciò che per lui, poeta ed essere vivente, è banalmente naturale.
Ogni cosa è puro e semplice Dolore.
La poesia di Marco Raimondo è Essenza del Dolore. La poesia di Marco Raimondo fa male.

L’autore

Marco Raimondo nasce nel 1988 in provincia di Torino dove vive un’esistenza anonima e caratterizzata da una grave disabilità fisica; Ha frequentato prima Letteratura e poi Ingegneria Biomedica senza portare a termine gli studi.
Intellettualmente si muove lungo i confini di territori opposti: tra natura e tecnologia, tra logica scientifica e spiritualità; fortemente affascinato dalle contraddizioni dell’umano.
Un immaginario che fonde futuribile e arcaico, ispirato poeticamente dall’antico e dall’avanguardia; s’interessa di biotecnologia e dei lati oscuri del progresso, di nuove forme di comunicazione, studio e conservazione di antiche tradizioni Gnostiche e Dualiste.
Ha iniziato a scrivere, ferendo la poesia, alla fine della sua adolescenza in seguito al contatto con Avanguardie creative del XXI secolo, presto però abbandonate; Le sue prime poesie sono state pubblicate nella silloge connettivista Concetti spaziali, Oltre.

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli e interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Marco Raimondo, DNAbyss
Prefazione di Alex Tonelli

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 60 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-60-8

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Kipple Officina Libraria al Poetry Slam di Trieste

Sabato 16 aprile KippleOfficinaLibraria sarà protagonista al Poetry Slam che si svolgerà a Trieste il 15 e 16. L’evento in particolare che ci riguarda sarà alle 17.00 presso il Caffè San Marco in Via Battisti, 18; eccolo:

VERSI GUASTI, presentazione della collana della Casa Editrice Kipple Officina Libraria di Torriglia (GE), http://www.kipple.it/. Con Alex Tonelli, curatore della collana, ed Ettore Fobo, che racconterà al pubblico il viaggio poetico compiuto in Diario di Casoli, leggendo alcuni estratti dal poema.
La Kipple Officina Libraria è un’associazione culturale senza scopo di lucro attiva dal 1995 e dedicata alla pubblicazione di narrativa di genere. Negli ultimi anni si è specializzata nella pubblicazione di E-Book e a dicembre 2010 è stata la prima casa editrice in Italia a vendere più E-Book che libri cartacei.

L’evento è stato sponsorizzato da LIPS-Lega Italiana Poetry Slam, qui la pagina FaceBook. Ci vediamo lì?