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La Voce dell’Ossido Parte I | ilcantooscuro

La pubblicazione a puntate di un testo teatrale di Alessio Brugnoli, che leghi il Premio Kipple 2011 Il canto oscuro a il Premio Kipple 2014, Lithica, è una ghiotta occasione da leggere. Sul blog di Alessio la prima parte:

Capitolo I

Amo i dirigibili, il loro essere lievi, sopra le nuvole. Mi donano l’illusione di essere libero, lontano dalla fuliggine che avvelena Roma, nascondendo le forme di chiese e palazzi.  Lontano dal rumore incessante dei computatori, che coprono ogni conversazione: un canto oscuro, ipnotico, che entra nella mente, rendendoci simili a ingranaggi e agli automi con cui gli imbonitori affascinano la plebe, nei giorni del mercato di Piazza Navona. Mi viene da sorridere: una volta avevo dedicato ai computatori la mia vita. Ora li sfuggo, come se fossero araldi di morte. Guardo l’orizzonte, sognando di essere un falco. Comincio a tossire e la realtà riprende il sopravvento. Il ticchettio di passi; dalla loro voce, riconosco Francesca. Mi porge un fazzoletto, tutte trine e merletti, con agli angoli ricamata un aquila scaccata, come quella che domina in ogni angolo di questa aeronave, stemma della famiglia Conti.

“Tieni, ciuco”

Lo premo sulla mia bocca, sporcandolo di sangue.

“Mi dispiace…”

Lei mi sorride, dandomi due pacche sulla schiena.

“Marco, si laverà…  E’ stato fatto per essere usato, mica per ingombrare”

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The Origins: Giovanni De Matteo, Lukha B. Kremo, Marco Milani, Sandro Battisti in prevendita su Amazon.it Kindle Store

Una recente novità del market di Amazon è la possibilità di prenotare un titolo in prevendita, giorni prima della sua uscita ufficiale.

Con The origins, raccolta antologica dei racconti di Marco Milani, Giovanni De Matteo, Sandro Battisti e Lukha B. Kremo prima e dopo la nascita del Connettivismo e della Nazione Oscura, inauguriamo il filone della prenotazione amazoniana: l’eBook è già acquistabile qui al prezzo di 2.05€.

Non sentite l’eccitazione dell’attesa? Non privatevi della copia in anteprima, l’uscita è prevista per il 10 ottobre. Prezzo 2.05€

George Orwell spiega in una lettera perché ha scritto 1984

Raccolto nel volume George Orwell: A LIfe in Letters, e proposto anche dal sito Panorama.it, il testo che segue è tratto da una lettera del grandissimo autore distopico indirizzata a un certo Noel Willmet, un lettore preoccupato che il dispotismo potesse raggiungere anche il Regno Unito e gli States. In esso Orwell anticipa i principali temi del romanzo. Un testo molto interessante da leggere con attenzione:

“Caro Mr. Willmet,
[…] Devo dire che credo, o temo, che nel mondo intero questo genere di cose siano in aumento. Hitler, senza dubbio, scomparirà presto, ma al prezzo di rafforzare (a) Stalin, (b) i milionari Inglesi e Americani e (c) ogni sorta di piccoli “fuhrer” come De Gaulle. Tutti i movimenti nazionalistici in tutto il mondo, anche quelli che nascono dalla resistenza alla dominazione tedesca, sembrano assumere forme non democratiche, raggruppandosi attorno a qualche figura superomistica (Hitler, Stalin, Salazar, Franco, Gandhi, De Valera, sono tutti esempi di diverso tipo) e adottando la teoria che il fine giustifica i mezzi. Ovunque il mondo sembra tendere a economie centralizzate, che possono gestire la cosa pubblica in un senso economico, ma che non sono organizzate democraticamente, stabilendo un sistema di caste. Questo può portare con sé gli orrori del nazionalismo più emotivo e la tendenza a non credere più all’esistenza di una verità oggettiva perché tutti i fatti sono in sintonia con le parole o le profezie di qualche “fuhrer” infallibile.

Hitler può affermare che a iniziare la guerra siano stati gli ebrei, e se dovesse sopravvivere diventerebbe storia ufficiale. Non può dire che due più due fa cinque, perché ai fini della balistica, per esempio, deve fare quattro. Ma nel tipo di mondo che temo possa davvero presentarsi, un mondo con due o tre grandi super-stati che non possono conquistarsi l’un l’altro, la somma di due più due potrebbe diventare cinque, se solo il “fuhrer” lo desiderasse. Questa è, per quanto ne posso vedere, la direzione che stiamo prendendo, anche se, naturalmente, il processo è reversibile.

Per quanto riguarda Gran Bretagna e Stati Uniti, non ci sono ancora tendenze totalitarie e questo è molto promettente. Credo profondamente, come ho spiegato nel mio libro “Il leone e l’unicorno”, nel popolo inglese e nella sua capacità di centralizzare l’economia senza distruggere le libertà. Ma va ricordato che Gran Bretagna e Stati Uniti non hanno conosciuto veramente la sconfitta e la sofferenza, e ci sono alcuni sintomi negativi che bilanciano quelli positivi. Innanzitutto c’è una generale indifferenza al declino della democrazia. Si rende conto, per esempio, che in Inghilterra nessuno sotto i 26 anni può votare e che, per quanto si può vedere, la maggior parte delle persone di quell’età non dà importanza al voto? In secondo luogo […] gli intellettuali inglesi si sono opposti a Hitler, ma al prezzo di accettare Stalin. La maggior parte di loro è tranquillamente favorevole ai metodi dittatoriali, alla polizia segreta, alla falsificazione della storia, ecc., se si tratta di farlo dalla “nostra” parte. Dire che non abbiamo un movimento fascista in Inghilterra significa sostanzialmente che i giovani, in questo momento, cercano il loro “fuhrer” altrove. […] Se si proclama semplicemente che tutto va per il meglio e non si guarda ai sintomi più sinistri, non si fa altro che aiutare il totalitarismo ad avvicinarsi sempre più. […] Ma se penso che la tendenza mondiale sia verso il fascismo, perché supporto la guerra? […] Conosco abbastanza bene l’imperialismo britannico perché non mi piaccia, ma lo supporto contro quello nazista o giapponese, come male minore. Allo stesso modo vorrei sostenere l’URSS contro la Germania perché penso che l’Unione Sovietica non può sottrarsi del tutto al proprio passato, e conserva abbastanza delle idee originali della Rivoluzione da essere un fenomeno più promettente della Germania Nazista. Penso, e l’ho pensato fin da quando è iniziata la guerra, nel 1936 o giù di lì, che la nostra causa è quella giusta, ma dobbiamo continuare a fare meglio, cosa che comporta una costante critica.”

I divertenti (e profondi) aforismi di Daniel Pennac

Daniel Pennac, grande autore francese, ha l’indiscussa capacità di intrattenere il lettore divertendolo, ma al contempo offrendo riflessioni profonde sull’esistenza. Oggi vi proponiamo alcune delle sue frasi più celebri. Buona lettura!
  • Il tempo per leggere è sempre tempo rubato. (Come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo per amare.) Rubato a cosa? Diciamo, al dovere di vivere. (Come un romanzo)
  • Il tempo per leggere, come il  per amare, dilata il tempo per vivere. (Come un romanzo)
  • L’uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. (Come un romanzo)
  • E sopratutto, leggiamo contro la morte. (Come un romanzo)
  • La nascita della delinquenza è l’investimento segreto nella furbizia di tutte le facoltà dell’intelligenza. (Diario di scuola)
  • Nel deserto il tentatore non è il diavolo, è il deserto stesso: tentazione naturale di tutti gli abbandoni. (Diario di scuola)
  • Statisticamente tutto si spiega, personalmente tutto si complica.  (Diario di scuola)
  • Siccome nessuno reagisce, il Piccolo si avvicina a me e Stojilkovicz. “È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore.” “Meglio così che il contrario,” risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. “Perché?” “Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile.” (La fata carabina)
  • Se Dio esiste, spero che abbia una scusa valida. (La fata carabina)
  • Ma così è la vita: se incontri un essere umano nella folla, seguilo… seguilo.  (La fata carabina)
  • “Anch’io ti voglio. Come porta-aerei, Benjamin. Vuoi essere la mia porta-aerei? Verrò a posarmi di tanto in tanto, per rifare il pieno di sensazioni.” Posati bellezza, e vola via quando vuoi. Io da questo momento navigo nelle tue acque. (Il paradiso degli orchi)
  • Si immagini da qualche parte in un romanzo, questo la aiuterà a lottare contro la paura. (Il paradiso degli orchi)

Gli altri aforismi di Kipple:

Gli aforismi di Stephen King

Del re dell’horror abbiamo parlato già svariate volte su questo blog (troverete una lista di articoli a lui dedicati in coda al post), ma oggi vi proponiamo alcune delle sue frasi più interessanti tratte dalle sue opere. Frasi in alcuni casi paradossali, spesso invece riflessive e che inducono a pensare. Buona lettura!
  • L’essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia. (da A volte ritornano)
  • Forse è solo lo spirito della massa. Dare addosso all’individuo. (da Ossessione)
  • Non sappiamo quali saranno i giorni che cambieranno la nostra vita. Probabilmente è meglio così. (da L’Acchiappasogni)
  • Il mondo aveva i denti e con quei denti poteva morsicarti in qualsiasi momento. (da La bambina che amava Tom Gordon)
  • Io non credo in nessun Dio veramente pensante che prende nota della caduta di ogni uccello in Australia e ogni insetto in India, un Dio che registra tutti i nostri peccati in un librone d’oro e ci giudica quando moriamo… non voglio credere in un Dio che crei volontariamente persone cattive e poi volontariamente le spedisca ad arrostire nell’inferno che ha creato lui. Questo no. Però credo che ci debba essere qualcosa. (da La bambina che amava Tom Gordon)
  • Ma il “mi dispiace” è il pronto soccorso delle emozioni umane. (da Carrie)
  • Quello che Darwin per delicatezza non ha voluto dire, amici miei, è che se siamo diventati i padroni del mondo non è stato perché siamo i più intelligenti o nemmeno i più crudeli, ma perché siamo sempre stati i più pazzi e sanguinari figli di puttana della giungla. (da Cell)
  • Se fare il ragazzo significa imparare a vivere allora fare l’adulto significa imparare a morire. (da Christine)
  • Se la vita ti dà limoni, fatti una bella limonata. (da Cujo)
  • Fame. Ha funzionato per Michelangelo, ha funzionato per Picasso, e funziona per centomila artisti che non lo fanno per amore (anche se può darsi che abbia la sua parte) ma per mettere il pane in tavola. Se vuoi tradurre il mondo, devi usare i tuoi appetiti. Vi stupisce? Non dovrebbe. Non c’è niente di più umano della fame. Non c’è creazione senza talento, ve lo concedo, ma il talento è gramo. Il talento mendica. La fame è la spinta dell’arte. (da Duma Key)
  • Fatti il giorno e che il giorno faccia te. (da Duma Key)
  • Perché gli scrittori ricordano tutto, Paul. Specialmente quello che fa male. Denuda uno scrittore, indicagli tutte le sue cicatrici e saprà raccontarti la storia di ciascuna di esse, anche della più piccola. E dalle più grandi avrai romanzi, non amnesie. Un briciolo di talento è un buon sostegno, se si vuol diventare scrittori, ma l’unico autentico requisito è la capacità di ricordare la storia di ciascuna cicatrice. (da Misery)
  • Che Dio mi conceda la serenità di accettare ciò che non posso cambiare, la tenacia di cambiare ciò che posso e la fortuna di non fare troppe cazzate. (da Le notti di Salem)
  • Ragazzi, il romanzesco è la verità dentro la bugia, e la verità di questo romanzo è semplice: la magia esiste. (da It)
  • Stanno stretti sotto ai letti sette spettri a denti stretti. (da It)
  • Allora vai senza perdere altro tempo, vai veloce mentre l’ultima luce si spegne, vattene da Derry, allontanati dal ricordo… ma non dal desiderio. Quello resta, tutto ciò che eravamo e tutto ciò che credevamo da bambini, tutto quello che brillava nei nostri occhi quando eravamo sperduti e il vento soffiava nella notte. Parti e cerca di continuare a sorridere. Trovati un po’ di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c’è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci ad alimentare. Sii valoroso, sii coraggioso, resisti. Tutto il resto è buio. (da It)

I divertentissimi aforismi di Douglas Adams

Una ramificazione della fantascienza che viene spesso ignorata è senza dubbio quella umoristica. Grazie sopratutto al suo capolavoro Guida galattica per gli autostoppisti, Douglas Adams è stato capace di affermarsi come massimo esponente della fantascienza umoristica. Le sue battute paradossali sono capaci di divertire e, in alcuni casi, anche di far riflettere il lettore.
Dopo gli aforismi di Philip K. Dick che vi abbiamo illustrato la settimana scorsa, oggi vi proponiamo invece alcune delle frasi più interessanti (e divertenti) dell’autore e sceneggiatore britannico.
Rimanendo sempre in tema di scrittura, vi segnaliamo inoltre l’importante Premio Kipple 2014 per romanzi di genere fantastico. Trovate il bando qui.
Buona lettura!
  • “Ora, è così bizzarramente improbabile che una cosa straordinariamente utile come il pesce Babele si sia evoluta per puro caso, che alcuni pensatori sono arrivati a vedere in ciò la prova finale e lampante della non-esistenza di Dio. “Le loro argomentazioni seguono pressapoco questo schema: ‘Mi rifiuto di dimostrare che esisto’ dice Dio ‘perché la dimostrazione è una negazione della fede, e senza fede io non sono niente’. “Ma’ dice l’uomo ‘il pesce Babele è una chiara dimostrazione involontaria della Tua esistenza, no? Non avrebbe mai potuto evolversi per puro caso. Esso dimostra che Tu esisti, e dunque, grazie a questa dimostrazione, Tu, per via di quanto Tu stesso asserisci a proposito delle dimostrazioni, non esisti. Q.E.D. Quod Erat Demonstrandum.’ “‘Povero me!’ dice Dio. ‘Non ci avevo pensato!’ e sparisce immediatamente in una nuvoletta di logica. (La guida galattica per gli autostoppisti)
  • “La storia di tutte le maggiori civiltà galattiche tende ad attraversare tre fasi distinte ben riconoscibili, ovvero le fasi della Sopravvivenza, della Riflessione e della Decadenza, altrimenti dette fasi del Come, del Perché e del Dove. La prima fase, per esempio, è caratterizzata dalla domanda ‘Come facciamo a procurarci da mangiare?’, la seconda dalla domanda ‘Perché mangiamo?’ e la terza dalla domanda ‘In quale ristorante pranziamo oggi?”. (La guida galattica per gli autostoppisti)
  • C’è una teoria che afferma che, se qualcuno scopre esattamente qual è lo scopo dell’universo e perché è qui, esso scomparirà istantaneamente e sarà sostituito da qualcosa di ancora più bizzarro ed inesplicabile. C’è un’altra teoria che dimostra che ciò è già avvenuto. (La guida galattica per gli autostoppisti)
  • A chiunque sia capace di farsi eleggere Presidente non dovrebbe essere permesso di assumere l’incarico. (La guida galattica per gli autostoppisti)
  • Questo pianeta ha –– o piuttosto aveva –– un problema, che era questo: la maggior parte della gente che ci vive era scontenta per la maggior parte del tempo. Furono suggerite molte soluzioni per questo problema, ma gran parte di esse erano basate sui movimenti di piccoli pezzi verdi di carta, il che è bizzarro, dato che, tutto considerato, non erano i piccoli pezzi verdi di carta ad essere scontenti. (La guida galattica per gli autostoppisti)
  • Di me stesso so solo quel tanto che riesco a capire nelle mie attuali condizioni mentali. E le mie attuali condizioni mentali non sono buone.  (La guida galattica per gli autostoppisti)
  • La Guida Galattica è infallibile. È la realtà, spesso, ad essere inesatta. (Ristorante al termine dell’universo)
  • “Quarantadue!” urlò Loonquawl. “Questo è tutto ciò che sai dire dopo un lavoro di sette milioni e mezzo di anni?” “Ho controllato molto approfonditamente,” disse il computer, “e questa è sicuramente la risposta. Ad essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda.” (La vita, l’universo e tutto quanto)
  • Quella ragazza è una delle forme di vita organica meno ottusamente inintelligenti che abbia mai avuto il dispiacere di non riuscire a evitare di conoscere. (La vita, l’universo e tutto quanto)
  • “Qualunque cosa accadde, accadde.” “Qualunque cosa che, accadendo, ne fa accadere un’altra, ne fa accadere un’altra.” “Qualunque cosa che, accadendo, induce se stessa a riaccadere, riaccade.” “Però non è detto che lo faccia in ordine cronologico.” (Praticamente innocuo)
  • Tutti, nella vita, hanno qualche grande occasione. Se vi capita di perdervi quella che vi sta a cuore, tutte le altre cose nella vostra esistenza diventeranno sinistramente facili. (Praticamente innocuo)

Gli aforismi di Philip K. Dick

“La realtà è quella cosa che quando smetti di crederci non svanisce.” Questo è forse l’aforisma più famoso di Philip K. Dick. Ma non è la sola frase dell’autore californiano che invita a una profonda riflessione sulla natura della realtà, sull’identità e sulle relazioni interpersonali. Dopo avervi mostrato lo stupendo fumetto firmato Robert Crumb che narra le esperienze religiose di Philip K. Dick, oggi vi presentiamo una serie di aforismi dello scrittore statunitese che valgono di sicuro la pena di essere letti con attenzione.

  • “In questa vita ci mostrano soltanto i trailer.” (Un oscuro scrutatore)
  • “Io sono un occhio.” (Un oscuro scrutatore)
  • “Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.”  (The basic tool for the manipulation of reality is the manipulation of words. If you can control the meaning of words, you can control the people who must use the words. (How To Build A Universe That Doesn’t Fall Apart Two Days Later, 1978)
  • “Mi dispiace dirlo ma gli scrittori di fantascienza non sanno nulla. Noi non possiamo parlare di scienza perché le nostre conoscenze al riguardo sono limitate e non ufficiali, e solitamente la nostra finzione è terribile.” (Intervista)
  • “La verità diverte sempre gli ignoranti.” (Noi marziani)
  • L’universo non avrà mai fine, perché proprio quando sembra che l’oscurità abbia distrutto ogni cosa, e appare davvero trascendente, i nuovi semi della luce rinascono dall’abisso. (La svastica sul sole)
  • Perché non rilassarsi un po’? Magari una passeggiata in macchina fino al Golden Gate Park, con lo zoo e i pesci? Fare una visita dove le cose che non possono pensare provano comunque gioia. (La svastica sul sole)
  • “Volevo solo dirti una cosa. Due, al massimo. Primo, che lui, sai di chi parlo, esiste davvero, c’è davvero. Anche se non come l’abbiamo pensato e ne abbiamo fatto esperienza finora… o come riusciremo mai a farlo. E secondo… non può aiutarci più di tanto. Forse un po’. Ma se ne sta a mani vuote; capisce, vuole aiutare. Ci prova, ma… non è così semplice, tutto lì. Non mi chiedere perché. Forse non lo sa nemmeno lui. Forse è perplesso anche lui. Persino dopo tutto il tempo che ha avuto per pensarci su.” (Le tre stimmate di Palmer Eldritch)
  • “A suo giudizio la persona completa non si chiude nel proprio lavoro, per quanto quel lavoro possa essere elevato. Un calzolaio che si consideri solo qualcuno che ripara scarpe si limita in maniera perversa; quindi, in base a quella logica, un vescovo deve addentrarsi nelle regioni occupate dall’uomo intero. Una di queste regioni è quella della sessualità. ” (La trasmigrazione di Timothy Archer)
  • “Il semplice fatto che qualcosa appaia inevitabile non dovrebbe indurci ad accettare supinamente.” (La trasmigrazione di Timothy Archer)
  •  “Si sentiva oppressa da un peso che la tagliava fuori dal futuro e le precludeva qualsiasi opportunità che avrebbe potuto in precedenza contenere.” (Cacciatore di androidi)
  • “Ma a un androide non si può far niente, perché se ne strafregano.” (Cacciatore di androidi)
  •  “Kipple, sono tutti gli oggetti inutili, come una bustina di fiammiferi dopo aver usato l’ultimo fiammifero, o una fascetta gommata, o il giornale omeopatico del giorno prima. Quando non c’è nessuno in giro, il kipple si riproduce. Per esempio, se vai a letto lasciando in giro del kipple, la mattina dopo, quando ti svegli, ce n’è il doppio. E diventa sempre di più.” (Cacciatore di androidi)

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