Kipple presenta il romanzo finalista Premio Kipple 2017: Cenere, di Federica Leonardi

Kipple Officina Libraria presenta Cenere, romanzo di Federica Leonardi finalista al Premio Kipple 2017. La pubblicazione è edita in formato digitale; la copertina è a cura di Thavon Phumijan.

In un ambiente che sa di sogno lungo, esteso oltre le porte della percezione, Federica Leonardi introduce nei suoi personaggi un coma leggero, lì dove le sensazioni non sono mai ciò che realmente sembrano, nel trionfo di inganni che trasformano la scena in un teatro dell’assurdo, e le apparenze cambiano continuamente le carte in tavola della trama.
L’autrice ha già vinto il Premio ShortKipple 2016 ed è attiva nel genere Giallo e Horror, ultimamente anche nel Weird; con questo suo romanzo conferma la sua vena ispirata e fuori dal comune che già l’ha fatta apprezzare nell’editoria italiana.

Sinossi

Federica Leonardi ci accompagna in un sogno velato, voci e sussurri sommati a se stessi e a situazioni sfuggenti, come voci oniriche che ridefiniscono continuamente la nostra scena cognitiva. L’apocalisse assume i connotati di un orrore interiore postatomico, lo scenario su cui ci muoviamo ci appare come disastrato, arso da un fuoco infinito in cui ogni nostra pulsione vitale sembra essere una colpa, una discesa tutt’altro che catartica nelle spire di una condanna infinita, inflitta da demiurghi imperfetti e crudeli: potremo mai sentirci al sicuro, dentro il nostro anfratto nel terreno, buio e insidioso? La Leonardi ci suggerisce una via d’uscita, ma non è detto che sia la soluzione giusta.
In questo romanzo finalista al Premio Kipple 2017, l’autrice rivela la sua visione del futuro umano, nella sua angosciosa quotidianità che tanto riflette il nostro stato attuale: stiamo forse già vivendo quel futuro? Siamo davvero sicuri di essere senza alcuna colpa e innocenti nel nostro vivere semplice, dispiegato senza grosse pretese nei nostri giorni anonimi?

Estratto

Ci buttano giù dal letto che non è ancora l’alba.
Sbattiamo le palpebre, cercando di orientarci nel bagliore confuso delle lampade. In fretta, racimoliamo le nostre cose. Nessuno parla. Convulsi, i nostri respiri si intersecano.
Vado a sbattere contro qualcosa di duro e aguzzo, mentre cerco di recuperare il cellulare e il dolore mi restringe come fossi un cuneo. Serro la mandibola e i denti scricchiolano; brancolo nel buio, nelle chiazze gialle delle torce che ci restano; sfioro un braccio caldo e morbido che si ritrae al contatto mentre cado in ginocchio. Nessuno mi aspetta. Nessuno si cura di me. Lacci di scarpa mi sferzano la schiena mentre mi scavalcano. Sputo saliva troppo amara e afferro una maglietta troppo stretta per essere la mia. La indosso.
Le tracce degli altri sono sempre più rade, così come i lampi di torcia. Vorrei gridare loro di fermarsi, di aspettarmi. Ma non posso farlo. Sarebbe inutile. Mi ucciderebbero. Se lo facessi, metterei tutti in pericolo, ora che sappiamo che sono anche qui. Morirei. Morirebbero.
Striscio sul pavimento e raccolgo tutto ciò che trovo; non importa di chi sia. Nulla ci appartiene più, ormai. Non gli oggetti, non la nostra vita. Possiamo solo cercare di sopravvivere; sforzandoci di non cedere, di resistere. Non abbiamo sogni, desideri o speranze. La speranza è morta assieme a un sacco di altre cose. Il suo cadavere verde e traslucido è smembrato e ridotto in poltiglia. La speranza è stata la benda che ci ha impedito di vedere il precipizio verso il quale stavamo camminando, un metro alla volta, mentre il mondo moriva. È la baldracca degli idioti.
Mi rialzo. Un orologio e un libro in mano. Il silenzio è gommapiuma che riempie la stanza. Corro fuori, inseguo l’ultimo balenio di torcia giù per un contorto intreccio di scale, corridoi e pianerottoli. La luce sempre più fioca, il resto del gruppo sempre più lontano. Il cuore pulsa disorientato, gonfiando di sangue e angoscia il cervello. Infilo l’orologio in tasca, stringo il libro contro il petto. Al mio passaggio il pavimento scricchiola e si frantumano gli scarafaggi. La luce si dissolve al voltare di un angolo. Mi accascio contro la parete buia. Il culo a terra.
Respiro.

L’autrice

Federica Leonardi è nata nel mese dei morti, e si approccia giovanissima alla letteratura crepuscolare, passando lunghi pomeriggi in compagnia di E. A. Poe. Da allora continua a leggere e scrivere di follie, corpi brulicanti e indecenti mutazioni.
Ha scritto alcuni racconti pulp, tra i quali il lungo Re di cuori (Delos Digital). Ha esordito per LaPiccolaVolante nel 2015 con il romanzo weird Il signor W. Con la stessa casa editrice ha pubblicato, due anni più tardi, I figli delle Ombre. Suoi racconti sono inclusi in Altrisogni Vol. 3 (dbooks.it), Strane Visioni, (edizioni Hypnos), Divagazioni Aliene (Kipple), Zappa e Spada (Acheron).
Il suo blog è letturepericolose.blogspot.it.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Federica Leonardi | Cenere
Copertina di Thavon Phumijan

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 105 – € 2.95 — ISBN 978-88-98953-92-9

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