IL BARACCONE DEI FENOMENI di Pee Gee Daniel | Tibereide

A corredo del proprio romanzo Freakshow, vincitore del Premio Kipple 2016, Pee Gee Daniel ha scritto un articolo riguardante l’argomento, uscito su Tibereide. Si tratta di un excursus storico della vicenda dei freaks, dei fenomeni da baraccone e della loro semantica, utile per inquadrare il romanzo vincitore del Premio Kipple 2016:

Nel Sistema Solare, nei pressi del satellite Europa, uno strano carrozzone si aggira per allietare la vita grama dei coloni: è il Circo Korallo, composto da una masnada di freak che cercano di sbarcare il lunario come possono. La prospettiva di un riscatto sovrannaturale animerà improvvisamente l’intera comitiva dei fenomeni da baraccone e ogni cosa non sarà più come prima.
Pungente ironia e precisione nel trasportare il lettore su quel mondo lontano, che potrebbe essere stato o essere ancora il nostro terrestre, delineano uno scenario tragicomico dove il possibile è esattamente ciò che avviene anche nelle nostre esistenze; Desolation Road, l’opera scritta da Ian McDonald, è la prossima verosimile fermata di un treno che passa per i luoghi attraversati dal Circo Korallo.

Pee Gee Daniel | Freakshow
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 208 – € 1.95 — ISBN 978-88-98953-67-7
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 200 – € 15.00 — ISBN 978-88-98953-68-4

Ecco un estratto dal post dell’autore, con significativi brani; buona lettura!

Il circo equestre affonda le proprie origini nell’Antica Roma, allorché i Cesari, per dimostrare l’incessante espansione imperialistica dell’Urbe, facevano esibire di fronte a un pubblico ammirato, composto dai residenti della Capitale del mondo, animali esotici provenienti dalle remote terre dappoco conquistate: leoni, tigri, elefanti, giraffe, struzzi, marsupiali, scimmie. Possiamo ben immaginare lo stupore che si doveva venir a creare a tale vista in quella gente abituata tutt’al più a vedere polli, cani, gatti, maiali e buoi e, male che andasse, a incontrare in percorsi fuorivia cinghiali e lupi.

Ebbene, molti secoli dopo, nel pieno dell’attività circense americana, laddove lo show è sempre, per definizione, bigger than life, si pensò bene di affiancare ai soliti, rodati, secolari numeri qualcosa di più emozionante e raccapricciante insieme: il lucrativo giro degli spettacoli di intrattenimento più popolari, capeggiato da quel geniaccio privo di scrupoli di Phineas T. Barnum, decise di affiancare all’abituale esotismo animale un tipo di esotismo riferito invece all’umano. Se da sempre si era tentato di calamitare la curiosità della gente abbindolando e i bambini e il fanciullino serbato dentro i loro genitori con esemplari di bestie fuori dal comune, ora si tentava la medesima operazione con un ulteriore scarto morale: esibendo cioè esseri umani più o meno consenzienti soggetti a tante e tali patologie e tare psico-fisiche da risultare mostri a tutti gli effetti, capaci di suscitare un misto di sgomento e morboso interesse nello spettatore.

Si tratta dei freaks, sventurati cui la natura o, talora, la vita hanno tirato più di uno scherzo mancino, rendendoli personaggi deformati sino all’inverosimile: donne scimmia, uomini lupo, fratelli siamesi, uomini a tre gambe, individui capaci di roteare la testa di un completo angolo piatto, nani, giganti, superciccioni, uomini scheletro, focomelici, ritardati con teste a punta, ermafroditi, bruttoni e sgorbi vari.

Il pubblico fece la fila per secoli pur di vederli, occhi negli occhi, e provare un’emozione ambivalente che mai era capitata loro quando assistevano ad animali anche stranissimi messi in parata, poiché in questo caso, per quanto si potesse faticare a crederlo, le stranezze che essi contemplavano erano loro fratelli, figli di umani assolutamente rispondenti alla norma e alla media generali, usciti fuori però, chissà se per un castigo divino o per un semplice malfunzionamento organico, più simili a incubi viventi che a persone propriamente intese.

Una situazione come quella descritta ha fin da subito fatto sorgere un cruciale dilemma: è accettabile che qualcuno si arroghi il diritto di far soldi su infelici pari a costoro? Che d’altra parte si scontrava con la constatazione che questa fosse l’unica via percorribile perché persone in quelle condizioni potessero sentirsi in qualche maniera realizzate e divenire socialmente accettabili, spesso ricche e autonome. Un risultato del tutto impensabile se i loro destini non si fossero incrociati, prima o poi, con quelli di un qualche ciarlatano convinto di poter monetizzare i loro gravi handicap.

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