Intervista a Danilo Arona | Weird Magazine

Su WeirdMagazine è uscita una bellissima intervista a DaniloArona; ne estrapoliamo alcuni brani che riguardano anche Kipple, che è piena di persone che guardano a Danilo come a un guru connettivo_sciamanico. Eccole qui:

È da poco fuori per Kipple la riedizione del tuo romanzo “Blue Siren e l’ultimo giro di vite”, che, come si evince dal titolo, analizza in chiave macabra il celebre romanzo di James. Raccontaci qualcosa di questa tua interessante destrutturazione del classico e anche del tuo rapporto con “Il giro di vite”.

In prima cosa ho “continuato” il “Giro di vite” di James. Perché il finale sospeso di quel capolavoro inarrivabile è quasi un invito a provarci anche se l’accademico che giace sepolto in me urla al sacrilegio. Urla insopportabili quando iniziai, ma gradualmente scoprii che nel mondo non ero l’unico. Alla rinfusa: Michael Hastings con “The Nightcomers”, che fu anche la sceneggiatura del film “Improvvisamente un uomo nella notte”; il lungo e raffinato omaggio inserito nel capolavoro di Peter Straub “Ghost Story”, in Italia “La casa dei fantasmi”; un ulteriore prequel, in forma di rappresentazione teatrale, firmato da Don Nigro, “Quint and Miss Jessel at Bly”; due clamorosi adattamenti a fumetti, l’uno di Alfredo Castelli e del sublime disegnatore Aldo Di Gennaro, uscito negli anni Settanta nella rivista “Horror” di Gino Sansoni, e l’altro, perla nella mia biblioteca, di Guido Crepax uscito nel 1989; un apocrifo di Sherlock Holmes a firma di Donald Serrell Thomas “Sherlock Holmes and the Ghosts of Bly” e nientepopodimeno che Joyce Carroll Oates nel racconto “The Accursed Inhabitants of the House of Bly”, pubblicato nell’antologia personale “Haunted – Tales of the Grotesque”. Mi pare di essere in ottima compagnia. Diciamo che prima ho scritto il sequel che è in buona sostanza un lungo interrogatorio cui è sottoposta Miss Giddens da parte di un avvocato incaricato dallo zio di Flora e Miles di indagare sulla misteriosa morte di quest’ultimo. Poi ho recuperato la cornice di James “al contrario” nel senso che l’ho trasformata in una provvisoria conclusione post-interrogatorio, con quei personaggi che hanno ascoltato i fatti di Bly destinati a diventare I Veglianti, una sorta di cricca esoterica che si dedica alle sedute spiritiche e ai racconti di fantasmi. Non mi addentro, per non complicare troppo l’esposizione del prolungamento contemporaneo, nelle varie vicende dell’oggi e in che modo di azzecchino con “Giro di vite”. Ma ci azzeccano… perché da un peccatuccio del turpe giardiniere Quint con Miss Jessell scaturì una bimba “mai nata”. E quella bimba, annegata in grembo materno nelle acque di Bly, se fosse nata sarebbe stata chiamata Melissa… Ma qui mi devo fermare. Magari qualcuno vorrebbe leggere.

Veniamo a un altro archetipo per te fondamentale: Melissa. Fra realtà e leggenda, vorrei comprendere come nasce un personaggio.

Già, ne abbiamo appena parlato. Che devo dirti? Come nasce il personaggio l’ho già confessato più volte. L’ho scoperta in rete in un sito scomparso http://www.melissa1999 e la storia di questa misteriosa sconosciuta investita sulla Bologna/ Padova che proiettava nel momento della sua morte la sua immagine in altre cinque zone autostradali al momento dell’impatto, con tanto di testimoni, era un bel gancio narrativo. Prima di farla mia (si fa per dire), ho tentato in ogni modo e pubblicamente di entrare in contatto con il webmaster del sito che nel frattempo aveva già smantellato il tutto. Volevo riconoscergli copy ed eventuali diritti, se mai li avesse accampati. Poi Melissa, per colpa o per merito di una certa antologia, si è evoluta. Ha delle origini mitologiche, anzi direi “cosmiche”, che sono raccontate da un certo Yon Kasarai in “Pazuzu” (Delos) e riportate ancora nei Libri Proibiti del medesimo dei quali un frammento è apparso, appunto, in “Bad Prisma”. Facendo l’inventario, Melissa appare per la prima volta in “Cronache di Bassavilla” e prosegue la sua carriera, si fa per dire, in “Melissa Parker e l’incendio perfetto”, “Pazuzu”, “Ritorno a Bassavilla”, “Blue Siren e l’ultimo giro di vite”, “Gli ultimi giorni di Bassavilla” e “Km 98”. Poi esistono contributi non di mio pugno in tutta l’antologia “Melissa e dintorni” e comparsate di altissimo rango ne “Il Diacono” di Andrea G. Colombo e in “Zona Zero” di Sergio Altieri. In onore della sua natura prismatica, Melissa è il Male al femminile in grado di irrompere in ogni epoca e situazione di crisi.

In alcuni casi come “L’ombra del Dio alato” (Marco Tropea, Kipple), il saggio pare voler tornare quasi nell’alveo della narrativa. Il narratore che è in te cerca sempre di venire fuori?

Sicuro. E viceversa. Sono due anime. Ma, appunto, come Price, mi sento bipolare. Sì, un paio di capitoli de “L’ombra del dio alato” sono pura fiction. Ma francamente l’argomento quasi lo richiedeva. Pazuzu, non so se mi spiego…

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