La storia della bruttezza ne dimostra l’inesistenza | L’indiscreto

Un piccolo saggio sul concetto del brutto, su ciò che significa filosoficamente e che analizza i vari aspetti del concetto, anche quello che verte sui cosiddetti freaks. Per questo, mi è venuto in mente il vincitore dell’ultimo Premio Kipple, Pee Gee Daniel ovvero Luigi Straneo, che col suo FreakShow esplora i confini di quel mondo bizzarro e straniante.

Un estratto dall’articolo de L’Indiscreto:

Nel 19 ° secolo, un’irsuta donna aborigena messicana, di nome Julia Pastrana, è stata proclamata nel circuito dei freak-show come ‘La Donna più Brutta del Mondo’. Portata in Europa, si è esibita secondo le norme vittoriane: cantare, ballare, parlare lingue straniere, sottoporsi a controlli medici pubblici e altri intrattenimenti. Sia in vita che dopo la morte, è stata etichettata come ‘Brutta’.

Questa parola ha radici nordiche medievali e significa ‘da temere o temuto’. Il termine ‘brutto’ si porta dietro una lunga lista di compagni: mostruoso, grottesco, deforme, freak, degenerato, handicappato. Lungo la storia, la bruttezza si accresce di varie fonti: Aristotele, che ha definito le donne degli uomini ‘deformi’, i racconti medievali su streghe che si trasformano in fanciulle bellissime, le caricature del 18 ° secolo, i ‘Freak Show’ del 19° secolo, l’arte degenerata del 20° secolo, l’architettura Brutalista e via dicendo. La bruttezza ha da sempre posto una sfida all’estetica e al gusto, e complicato la definizione di bello.

Le tradizioni occidentali vedono spesso la bruttezza in opposizione alla bellezza, ma questo concetto ha dei significati positivi in altri contesti culturali. Il concetto giapponese wabi-sabi, ad esempio, che significa imperfezione e impermanenza, è legato a qualità che potrebbero essere ritenute ‘brutte’ in un’altra cultura. Bruttezza e la bellezza sono come stelle gemelle che subiscono l’una nella gravità dell’altra, orbitandosi attorno nel bel mezzo del firmamento.

‘Brutto’ di solito è considerato un’offesa, ma negli ultimi decenni le categorie estetiche sono state trattate con sospetto crescente. ‘Non possiamo considerare innocente la bellezza’, scrive il filosofo Kathleen Marie Higgins, se ‘il sublime splendore del fungo atomico accompagna un male morale.’ I dibattiti mutano col mutare del mondo, così come  i significati di ‘bello’ e ‘brutto’. Nel 2007, un video chiamato ‘la donna più brutta del mondo’ è diventato virale. Invece di Pastrana, mostrava Lizzie Velasquez, allora di 17 anni, texana, cieca da un occhio e con una malattia rara che le impedisce di aumentare di peso. I commenti pubblici la chiamavano un ‘mostro’, finanche a suggerirle: ‘ucciditi’. L’esperienza ha portato Velásquez a fare un documentario contro cyberbullismo, uscito nel 2015, sollevando la questione se ‘brutto’ possa essere una definizione che calzava meglio ai suoi aggressori.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...