L’Antica Roma incontra la fantascienza: intervista a Davide Del Popolo Riolo

premiazione trofeo CassiopeaCiao Davide, è un piacere averti ospite per la prima volta qui nel salotto virtuale di Kipple Officina Libraria. Prima di tutto, per chi non ti conoscesse ancora, ti andrebbe di parlarci di te?

Il piacere è tutto mio, come si dice sempre in questi casi… Di me in realtà non c’è molto da dire. Leggo sempre con invidia le note biografiche degli scrittori americani quando raccontano i mestieri improbabili con cui si sono mantenuti quando erano giovani (chi ha passato un anno in Tibet lavando i piatti nei monasteri, chi ha venduto sabbia nel Sahara…). Io ho una vita molto più banale. Sono i miei libri che spero siano interessanti! In ogni caso, sono nato ad Asti nel 1968, vivo a Cuneo e sono avvocato. Mi verrebbe da dire che è tutto qui, ma sarebbe la biografia più breve della storia, credo. Allora aggiungo che sin da bambino, dopo aver desiderato di diventare calciatore, pompiere ed astronauta, come penso quasi tutti i bambini, quando ho scoperto di essere totalmente negato per lo sport ho cominciato a dedicare tantissimo tempo alla lettura. Da lì è nato il desiderio di scrivere quello che avrei voluto leggere. Il mio primo tentativo è stato durante le elementari: l’inizio di un racconto, per fortuna andato perduto, in cui Sherlock Holmes e James Bond si scontravano con Arsenio Lupin e Fantomas!

91FWUK-OCGL._SL1500_Hai un curriculum di tutto rispetto che include il Premio Odissea, il Premio Vegetti, il Premio Cassiopea e il Premio Kipple. Ti andrebbe di descriverci le emozioni che hai provato nell’aggiudicarti tutti questi premi?

L’emozione maggiore è stata vincere il Premio Odissea con De Bello Alieno, perché è stato il mio primo successo. Quando ho deciso di concorrere al Premio Odissea erano ormai anni che provavo senza riuscire a pubblicare qualcosa. Avevo deciso che se anche questa volta fosse andata male avrei smesso di provarci. Non di scrivere, perché non posso pensare di vivere senza scrivere, ma di aspirare a pubblicare ciò che scrivevo. Invece ho saputo di essere entrato in finale, ed ho passato i mesi successivi a ripetermi che andava bene così, che non potevo pretendere di vincere al primo colpo… Poi un giorno mi è arrivata una mail da Silvio Sosio (che all’epoca non conoscevo, naturalmente). Ricordo che ci ha messo qualche secondo ad aprirsi, la mia impazienza mentre aspettavo, e poi la gioia quando ho letto “Salve Davide, Ti scrivo per darti una buona notizia. Il tuo romanzo ha vinto il Premio Odissea”. Non dimenticherò mai l’inizio di quella mail! Gli altri premi li ho accolti francamente con un po’ di stupore, perché mi sembrava impossibile, dopo anni di rifiuti, ricevere adesso tanti apprezzamenti. Per non esaltarmi troppo continuo a ripetermi che tanto non durerà…

Di cosa parla il tuo romanzo vincitore del Premio Kipple Non ci sono dei oltre il tempo?

Come con De Bello Alieno, è una storia ambientata nell’antica Roma di Giulio Cesare. Mentre quella però era una Roma ucronica e steampunk, quella che descrivo in questo libro è l’autentica Roma del 44 a.C., subito dopo l’uccisione di Cesare. Il romanzo inizia proprio così, con un uomo che osserva il sangue del dittatore, appena pugnalato, che si allarga sul pavimento. Quest’uomo però non è un romano ma un osservatore, un americano del XX secolo che Potenze sconosciute hanno strappato al suo tempo e costretto ad osservare la storia romana, nell’ambito di una Partita che si gioca attraverso il tempo, con finalità incomprensibili. Tutto all’inizio si svolge in modo apparentemente regolare, nel senso che la storia prosegue proprio come sappiamo che si è svolta. All’improvviso però gli Avversari rovesciano la scacchiera, la storia viene travolta e l’osservatore si trova, per la prima volta dopo secoli, a dover prendere l’iniziativa, da solo, per salvare la storia così come la conosciamo.

13138769_10156877968405182_5231365702467745160_nE’ la seconda volta che ambienti un tuo romanzo nell’età romana. Come mai questa predilezione per la storia, e la storia di Roma?

Credo che quando si scrive un romanzo si debba raccontare qualcosa che si conosce bene, altrimenti il lettore intelligente se ne accorge e non apprezza. Il mondo che racconti lo puoi inventare totalmente, certo, e lo fanno molti scrittori di fantascienza. Io per adesso ho invece seguito un’altra strada. Quando ho cominciato a pensare a De Bello Alieno mi sono detto che volevo un’ambientazione originale, e che conoscessi bene. Io sono un grande appassionato di storia, e la storia di Roma, dell’ultimo periodo repubblicano, in particolare, è uno dei miei cavalli di battaglia. Mi è venuto da pensare che non ricordavo molti romanzi di fantascienza ambientati nella Roma di Cesare, ed allora ho deciso di provare a farlo io, sperando che potesse piacere. Ed è piaciuto abbastanza, pare. Però dopo aver finito De Bello Alieno mi sono accorto che mi sarebbe piaciuto anche raccontare la morte di Cesare, ma in modo fantascientifico, ed ecco Non ci sono dei oltre il tempo.

Descrivici il tuo processo creativo.

Per prima cosa: io non posso stare senza scrivere. O meglio, posso ma sto male se non scrivo. Scrivere è la mia psicoterapia, solo che è gratis e mi dà anche più soddisfazione, credo. Scrivere mi rende felice. Come nascono le idee? Bella domanda! Nel modo più vario ed imprevedibile. Ti faccio l’esempio di Erasmo, un romanzo breve che ho pubblicato l’anno scorso. Un giorno ho partecipato ad una discussione su facebook. Si parlava di IA e religiosità, e Giovanni De Matteo osservò che un’IA non può essere religiosa, perché la religiosità nasce dalla paura della morte, e le IA non muoiono. Mi è sembrata un’osservazione molto intelligente, ed ho cominciato a ragionarci sopra. Perché un’IA non dovrebbe temere l’interruzione della propria funzionalità, mi chiedevo. E se ha un’intelligenza davvero simile a quella di un uomo, perché non dovrebbe anche credere in Dio, come fanno moltissimi uomini? E così è nato Erasmo, che è stato premiato con il Trofeo Cassiopea.

26223-9788867759064-erasmoPerché la fantascienza?

Premesso che io non leggo soltanto fantascienza, naturalmente, penso però che la fantascienza sia uno strumento straordinariamente potente per esplorare la nostra società, da un lato, ed il carattere dell’uomo dall’altro. La possibilità di sbrigliare la fantasia, di inventari scenari nuovi, di mettere i personaggi alla prova con situazioni imprevedibili, credo che ci offra (il mio è un “ci” un po’ presuntuoso, consentitemelo: significa “a noi che scriviamo narrativa non realistica”) molte più possibilità rispetto a chi è costretto a rimanere vincolato al mondo così come appare, alla narrativa “realistica”. E poi la fantascienza è spesso molto divertente, perché negarlo?

Cosa cambieresti nel mondo della fantascienza italiana?

Qui mi metti davvero in difficoltà. Io sono entrato da poco in questo mondo, e mi pare che sarebbe davvero presuntuoso, da parte mia, pretendere di cambiare questo e quello. Non penso di aver nulla da insegnare a chi in questo settore lavora da decenni. Io sono qui per imparare: osservo, leggo che cosa propongono gli altri e cerco di farmi un’idea dei problemi. Quello che mi piace è che da quando sono entrato in questo mondo mi sono fatto alcuni buoni amici, con cui posso discutere delle cose che mi interessano. Un’osservazione che mi viene da fare è che è davvero un peccato che un mondo in cui ci sono tante persone davvero intelligenti, e che scrivono cose così interessanti, come quello della fantascienza italiana, non riesca ad arrivare al grande pubblico. Questo però è un problema molto vasto, e non posso esser certo io ad affrontarlo.

Hai dei progetti in cantiere?

Se per progetti intendi un qualcosa che ho iniziato a scrivere, sì e no. Sì, nel senso che ho appena finito un racconto lungo (più o meno delle dimensioni di Erasmo) che si intitola La mediatrice. Adesso è all’esame di un lettore beta di cui mi fido. Questo quindi è un progetto praticamente concluso, quanto a scrittura. No, nel senso che non ho in animo per adesso di iniziare altro. Ho però una tentazione. Da quando ho letto Perdido Street Station nutro la smodata ed irragionevole ambizione di scrivere anch’io un grande romanzo pieno di idee, di personaggi, di ambientazioni particolari, di trame e sottotrame come quello. E’ un programma non da poco, quello di far concorrenza a Mieville, lo so, però a me piacciono le idee ambiziose. Come dice Miles Vorkosigan, uno dei miei personaggi preferiti “Se miri alla luna, quanto meno sei sicuro di non spararti a un piede!” Per adesso sto raccogliendo un po’ di idee, vediamo se ne verrà fuori qualcosa…

Intervista a cura di Roberto Bommarito.

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