La fantascienza italiana fra sogno e realtà: intervista ad Andrea Viscusi

DTS Miskatonic 1_LRCiao Andrea, è un piacere averti per la prima volta qui ospite fra le pagine virtuali di Kipple Officina Libraria. Prima di tutto, per chi non ti conoscesse ancora, ti andrebbe di presentarti, illustrandoci il tuo percorso di autore?

Prima di essere autore sono soprattutto un lettore, in particolare da ragazzino sono stato fulminato da alcuni racconti di fantascienza e da allora è il genere che seguo con più passione ed entusiasmo. Ho iniziato a scrivere “seriamente” (cioè con l’intento di essere letto e pubblicato) nel 2008, iniziando a piazzare qualche raccontino qua e là. Mi sono fatto le ossa su alcune community di scrittori (il forum di Edizioni XII, La Tela Nera, Minuti Contati), imparando a migliorarmi e a incassare commenti e critiche. Poi tra un concorso, qualche autopubblicazione, e la continua ricerca di nuovi stimoli (letterari, musicali, cinematografici, videoludici) sono arrivato a pubblicare nel 2013 la mia prima raccolta, e nel 2015 il primo romanzo.

Ti va di parlarci del tuo ultimo romanzo Dimenticami Trovami Sognami?

DTS (come lo chiamiamo tra amici) è una storia che si sviluppa su più piani narrativi contrapposti, lungo tre parti differenti tra loro per struttura e ambientazione. Il tema che lega le tre parti è quello dell’esplorazione, intesa in modi diversi, letterali o metaforici, un’esplorazione che parte dallo Spazio esterno per poi tornare all’interno e all’origine di tutto. Il meccanismo che permette queste diverse esplorazioni è il sogno, che è presente nelle tre parti con funzioni differenti ma ricollegabili tra loro. DTS nel complesso cerca di dare una possibile interpretazione della realtà, soggettiva e personale per ognuno, poiché è l’intelletto a permettere di plasmare la natura stessa dell’universo. Ed è anche una storia d’amore!

sporeForse un autore non smette mai di maturare. Cosa credi che differenzi maggiormente Dimenticami Trovami Sognami dalla tua precedente raccolta Spore?

A parte la comprensibile differenza tra racconto e romanzo, credo di aver “osato” molto di più in DTS che nei miei lavori precedenti, sia a livello di concetti che di struttura del testo. La portata delle nozioni che emergono dal libro è notevole (voglio dire: mi spingo a dare un’interpretazione dell’origine dell’universo, non è poco!), così come la variabilità dei tipi di narrazione che si susseguono. Mi sono immaginato di avere di fronte un lettore attento e curioso, e ho cercato di trattarlo con la massima considerazione.

Quali pericoli rischiano di compromettere maggiormente il percorso dell’autore emergente?

La fretta di pubblicare è sicuramente il più subdolo e deleterio. La smania di arrivare presto ad avere il proprio nome su una copertina può portare su un percorso sbagliato, e si rischia di finire in un’asta al ribasso che sminuisce il valore del proprio lavoro. Bisogna avere pazienza, sia in termini di disponibilità ad aspettare, sia come accettazione serena delle osservazioni e critiche ricevute (da parte di lettori, altri autori, editori, ecc). È anche importante cercare di non rimanere circoscritti in un ambiente ristretto e autoreferenziale, che nell’ambito della narrativa di genere è molto facile.

Dimenticami Trovami Sognami Cop 663x900In Italia la gente non legge, e sopratutto non legge fantascienza, o per lo meno così dicono tutti, puntando l’indice contro i lettori. Ma quali responsabilità credi che andrebbero attribuite invece alla realtà editoriale italiana?

Non penso di poter fare una valutazione complessive e autorevole, in effetti seguo le dinamiche di questo ambiente solo da una decina d’anni. Certo la crisi dell’editoria è palese, e credo che una parte di questa situazione sia dovuta all’incapacità (da parte soprattutto dei “grandi gruppi”) di pensare a lungo termine, di puntare unicamente sul sicuro e immediato, invece di instaurare un rapporto di reciproco rispetto con i lettori (vedi i vari filoni di libri tutti riconducibili allo stesso tipo di trama, oppure le autobiografie di youtuber). Probabilmente si è innescato un circolo vizioso: si pensa “la gente vuole questo”, perciò gli si offre solo questo. Di conseguenza i lettori finiscono per ignorare che esista anche altro, e continuano a chiedere sempre la stessa cosa. È un circolo difficile da spezzare, ma recentemente (parlo dell’ambito fantascientifico, che è quello che conosco meglio) ho visto segnali incoraggianti, con tante piccole realtà che cercano proprio di far scoprire quell’altro che finora era quasi impossibile da trovare.

Come immagini il futuro della fantascienza italiana rispetto a quella estera?

In effetti sono abbastanza ottimista. Forse sarà anche una questione di sensibilità diversa in epoche diverse, ma a mio avviso molte delle produzioni più recenti di autori italiani sono migliori di quelli che sono considerati i “classici” della fantascienza italiana. Mi sembra di placeboleggere storie più autonome, slegate dal complesso ideologico-politico che spesso si trova nei testi dei decenni passati. Quindi credo che ci sia la possibilità per gli autori italiani di diventare competitivi a livello internazionale, serve soltanto qualcuno che “faccia breccia” nel mercato, stimolando la curiosità per la fantascienza italiana e trainando dietro di sé i colleghi (un po’ come sta accadendo con Ken Liu e gli autori cinesi). Ce la possiamo fare!

Prima di lasciarci, ti andrebbe di fornirci dei link utili a seguire la tua attività di autore?

Il mio sito “istituzionale” è www.andreaviscusi.com, che fa praticamente da vetrina per le news (pubblicazioni, premi, eventi) e raccoglie tutte le mie produzioni. Ma credo che sia più interessante seguire il mio blog Unknown to Millions (unknowntomillions.blogspot.com), dove mi prendo lo spazio per parlare di fantascienza, libri, film, musica e amenità varie.

Intervista a cura di Roberto Bommarito.

Un pensiero su “La fantascienza italiana fra sogno e realtà: intervista ad Andrea Viscusi

  1. Walter

    Dimenticami Trovami Sognami (per piacere cambiate titolo) è un romanzo interessante ma da sei meno.
    —> INSUFFICIENTE nelle caratterizzazioni dei personaggi (inesistenti e/o steoreotipati, al confine con la soap opera o con i cartoni animati, prendi il saccente inserito furbescamente per spiegare al lettore cose che invece uno scrittore americano avrebbe mostrato).
    —> Nello svolgimento dell’idea (falle logiche e contraddizioni significative). La parte seconda è un insopportabile spiegone.
    —> TOTALE ASSENZA DI SPIEGAZIONI SCIENTIFICHE
    Nel catalogo di Zona 42 ci sono romanzi con un lato fantascientifico hard curato!
    In DTS i personaggi ciarlano senza dire niente di sostanziale.
    —> Mi aspettavo un romanzo all’altezza delle recensioni, invece è ACERBO e pretenzioso.
    —> La storia è corta.
    —> NON E’ FANTASCIENZA, ma un saggio di filosofia vecchia di millenni che l’autore dà l’impressione di avere mischiato con impressioni lette in giro e al quale ha messo il bollino retcon.
    —> Il solo motivo che a mio parere giustifica gli entusiasmi e le recensioni che non entrano mai nel dettaglio è che ILLUDE il lettore di essere il superuomo di Nietzsche e PER QUESTO si chiude un occhio.
    Vorrei proporre all’autore di recensirsi valutandosi con lo stesso metro con cui misura i libri altrui, perché gli stessi ERRORI che attribuisce ad autori dalla penna più matura della sua sono riprodotti nel suo romanzo. Non voglio dire che abbia scritto male, dico che bisogna leggerlo con occhio critico per quello che è. L’opera prima di un esordiente che deve cestinare ancora molte pagine prima di pubblicare. Confortante nel panorama italiano, ma non grido al genio. Mi auguro di non essere stato maleducato, ho detto cosa penso e c’è ancora la libertà di opinione
    La sola recensione che ha avuto il merito di accennare alle mancanze del romanzo è a parere mio quella di Massimo Citi.
    Ciò nonostante ha dovuto quasi scusarsi nella premessa per non essere in linea con chi lo lodava. Anche altrove ho letto una critica di un altro commentatore la quale è stata scritta con ironia forse per non ferire l’autore, ma così non lo si aiuta. C’è la sensazione che si sia chiuso un occhio per l’italicità dell’autore e la sua età giovane (ma ha 30 anni non 16!). All’autore auguro di tenere da conto più le critiche che le lodi e di non correre a pubblicare perché le basi ci sono ma necessita di riflettere molto.

    Walter>>

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