Intervista a Sandro Zoon Battisti: il Premio Urania, l’Impero Connettivo e il futuro della fantascienza italiana

Ciao Sandro, è un piacere e un onore averti ospite sul blog di Kipple! Molti appassionati di fantascienza già ti conoscono, ma per chi fosse meno familiare con il genere ti andrebbe di illustrarci il tuo percorso artistico?

Ciao a tutti, è un gran piacere essere sul blog Kipple, un onore essere dall’altra parte!
In questi ultimi giorni ho spesso ripensato al mio percorso artistico e devo dire che ho cominciato più di trent’anni fa a scriver versi, sollecitato dalle enormi suggestioni dei testi floydiani, soprattutto quelli degli inizi. Ricordo che allora non mi sembrava possibile riuscire a scrivere narrativa, non pensavo di esserne capace, e invece col sopraggiungere dei ’90 devo aver raggiunto una massa critica tale da farmi gocciolare racconti anziché versi. Certo, nel frattempo le suggestioni erano aumentate e si erano aggiunte quelle cyberpunk, il Dark (o Goth, come vogliamo chiamarlo), l’informatica e l’esoterismo, più che l’occultismo. Ricordo di essermi girato intorno per tanti anni alla ricerca di fratellanze in lettere, ma non trovavo nessuno che riuscissi a sentire davvero vicino, nemmeno all’estero. Ecco uno dei motivi, forse, per cui ho aderito, evocato, creato e cercato il Connettivismo, certo insieme ad altri compagni di affinità, che finalmente avevo trovato: Marco Milani e Giovanni De Matteo, e poco dopo Lukha B. Kremo.

Quali emozioni ti ha regalato vincere un premio prestigioso come il Premio Urania?

Dopo più di due mesi comincio a realizzare la portata del Premio. Agli inizi non ci badavo proprio, ma dev’essere l’avvicinarsi dell’uscita in edicola che mi sta facendo salire l’hype, che mi sta facendo sentire l’importanza del momento. Vincere il Premio Urania credo sia uno spartiacque, essere di là ti fa precipitare in una bellissima situazione in cui senti di far parte di una famiglia importante e prestigiosa, unica, suprema, bellissima. Mioddio che batticuore…

In questi ultimi anni ti sei dedicato allo sviluppo dell’Impero connettivo. Ci parleresti di quest’universo narrativo che stai creando?

È stata un’intuizione del 2004, coincidente con la nascita, più o meno, del Connettivismo. L’idea era coniugare la mia passione per la Roma antica col futuro e con le inclinazioni cyber, goth, occulte. Se Roma si estendeva sullo spazio, pensai, perché un’entità aliena di estrazione superiore, capace di dominare più di tre dimensioni, non poteva espandersi anche sul tempo? Il gioco cominciò così, e non pensavo di dargli il respiro di una saga, al massimo posso aver pensato di fare una trilogia ma ormai i romanzi sono cinque o sei, non ricordo più, e una pletora di racconti li hanno accompagnati come uno sciame emozionale e psichico. È chiaro che l’espansione della saga corre di pari passo con l’espansione dell’Impero Connettivo, un fagocitare tempi e situazioni e dimensioni, credo di essere l’Impero stesso.

Come si colloca il romanzo L’impero restaurato, vincitore appunto del Premio Urania, nel ciclo dell’Impero connettivo?

È l’ultima puntata, almeno per il momento. L’Impero in perenne e affannosa espansione deve affrontare l’ennesima sfida e dovrà decidere cosa sarà nel Futuro. In qualche modo, il pericolo viene dal suo stesso Passato e le implicazioni di ciò porteranno a uno sviluppo inatteso dello Stato connettivo. Costantinopoli è una splendida suggestione che di tanto in tanto fa capolino in me, come spin-off dell’Impero Romano ha una sua fondante importanza nella storia e nella genesi di ogni impero: non potevo non parlarne.

Come vedi il futuro della fantascienza nel mondo, specialmente prendendo in considerazione l’avvento di internet?

Bisogna avere il coraggio di osare il Futuro. La Fantascienza è condannata a farlo, non può fermarsi perché altrimenti si mette allo stesso livello di altri generi letterari. La SF non dev’essere una continua coesistenza conservativa che scava soltanto nella psiche umana o in concetti triti e ritriti, ma si deve riciclare, contaminare, crescere; il Futuro è nell’inumano, nel disincarnato, ci aspetta la sfida dell’esplorazione senza limiti corporei, ci attende una logica talmente superiore da essere confusa con quella divina, quella aliena, quella dei Grandi Antichi, quella delle esistenze così arcaiche da aver sconfitto pure il tempo, massima illusione che va a braccetto con lo spazio.
Internet, mi chiedi? Che gli Dei la benedicano, e se questo media può essere sporcato dalle multinazionali, dalla politica e dall’Economia, be’, i vantaggi che possiamo ottenere sono comunque davvero indubbi e macroscopici. Oppure pensate che nel Medioevo si stava meglio, quando le informazioni non viaggiavano per niente e la Cultura era patrimonio di pochissimi despoti fortunati, Chiesa in testa?

Quale contributo credi che possa dare il Connettivismo alla fantascienza italiana?

Credo lo abbia già dato. Non vorrei apparire immodesto, ma in questa decade abbondante di esistenza del Movimento la SF italica non è più la stessa. A parte i Premi letterari vinti e il contributo forte delle idee, l’innovazione costante e continua dei temi trattati sono solo alcuni degli aspetti che contraddistinguono i connettivisti, una forma di espressione catartica e perennemente rivolta al Futuro che sembra non aver fine. Siamo già oltre ogni mia rosea speranza e previsione, la massa critica che abbiamo raggiunto è ora un maglio potentissimo…

Ti andrebbe di parlarci dei tuoi progetti futuri?

L’impegno forte è con Kipple, al momento, una casa editrice al cui interno vi sono connettivisti che cercano, col metodo connettivista, autori che non lo sono. Un continuo cercare di portare le nostre idee su nuovi vasti campi culturali in grado di ospitarci. Una sorta di Impero Connettivo, se volete, della letteratura. Prima o poi, anche, riprenderò a scrivere, di Impero e di altro, la voglia sale ogni giorno.

Ci daresti dei link utili a chi volesse seguire le tue attività?

Brevemente, posso darvi le coordinate del mio blog, il kernel della mia produzione in rete: http://hyperhouse.wordpress.com. Lì ci sono tutte le indicazioni che servono; ci vediamo lì, quindi? Grazie enorme a chi vorrà e potrà esserci, ma anche a chi non vorrà seguire quei sentieri, in fondo l’esplorazione non ha limiti né strade predefinite. E grazie per l’ospitalità, per niente scontata.

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