Cronache di Mondo9, di Dario Tonani

Cronache di Mondo9 raccoglie gli episodi, usciti a partire dal 2008, ambientati in un mondo tossico e inospitale, prevalentemente desertico (ma con fitte giungle, mari e lande ghiacciate), in cui navi gigantesche si muovono su ruote. Fin dal primo episodio s’intuisce una complessa simbiosi tra uomini e navi che diventa via via più indissolubile con il procedere degli episodi.
Le navi, vecchie città semoventi, voraci metalli urlanti, non solo usano sangue e budella di uomini letteralmente intrappolati al proprio interno (chiamati appunti gli Interni), ma si sono “accoppiate” a dei grossi uccelli, che producono uova ibride, da cui “nascono” pezzi di ricambio e caucciù per le enormi e numerosissime gomme. Ma anche l’equipaggio (gli Esterni) sembrano in balia della loro inafferrabile volontà: i comandanti infatti governano la nave (ma a loro volta sono governati) attraverso un contatto che parte proprio dal cuore. Ed è il cuore il punto focale della simbiosi, tanto che si è sviluppata una stirpe artificiale di mechardionici, cacciatori di cuori, uomini di latta che possono accumulare cuori, da riutilizzare o vendere.
Un quadro complesso e affascinante, dove, dopo i primi episodi, si fa strada Naila, una ragazzina che viene dapprima catturata da un mechardionico e poi diventa indipendente (e comandante di una nave), senza riuscire a rinunciare al “suo” mechardionico.
Le sorprese non mancano, le navi si moltiplicano e assumono aspetti molto diversi (fino a volare), in una continua lotta per la sopravvivenza in cui gli umani rivaleggiano con il metallo.
Scritto con uno stile sicuro e maturo, Tonani descrive accuratamente i luoghi in cui si svolge ogni scena, esprimendo tutta la propria meraviglia per trasmettere il sense of wonder che lui stesso sembra “subire”. E si è coinvolti sopratutto quando descrive le immense navi (la “maligna” Robredo, l’infinita Afritania) o scenari particolarmente suggestivi, come l’isola di ruderi metallici Chatarra o la Yarissa intrappolata in un lago ghiacciato. Sembra proprio che Tonani voglia farci vedere il film che lui stesso pare abbia visto.
In questo senso il lavoro è lontano dal ciclo di Dune, nonostante a un primo acchito possa venire in mente il mondo creato di Herbert. Piuttosto ricorda certi romanzi di Jack Vance, Serge Brussolo, Larry Niven e Robert Silverberg, anche se devo dire, riflettendo sullo stile, mi sono venuti in mente, nei momenti più riflessivi, le attese de Il Deserto dei Tartari di Buzzati, qualche ammiccamento (volontario) a Melville, e addirittura un certo stile ossessivo alla James Ballard, per esempio nell’insistenza nel descrivere le macchine, iperboli di rumori di pulegge e ruote dentate, o delle “anti-sinfonie” delle carni macellate dei cadaveri.
Ma a parte queste suggestioni, è inevitabile l’accostamento a un certo cyberpunk splatter (splatterpunk, chiamatelo come volete), in cui la carne e il metallo “combattono”, sono contrapposti in una lotta senza né vinti né vincitori e dove, anzi, si ottengono forme ibride “carno-metalliche”. Quindi è impossibile non pensare a Tetsuo, l’uomo d’acciaio (e non a caso mi pare che in Giappone il libro stia avendo un discreto seguito) e a tutte le suggestioni filosofiche che, da cento anni a questa parte, hanno alimentato la discussione del rapporto tra carne e metallo. Ovvero la contrapposizione tra la vita al carbonio e la presenza nel mondo, sempre più preponderante, delle macchine e dell’intelligenza a base di metallo (o silicio) e delle ancestrali paure che questa suscita in noi.
In effetti il timore è costante nei personaggi, dall’inizio alla fine, il dialogo (in metallinguaggio) non è mai così palese e l’essenza delle macchine rimane sempre al di là della comprensione umana. L’indugiare nelle descrizioni (soprattutto sonore) dl metallo serve proprio a portare avanti questo timore nei personaggi (e nel lettore) per non lasciare che ci si abitui a una situazione che diviene così costantemente “altera”.
Ho conosciuto l’autore con Infect@ e Toxic@ e posso addirittura dire che, per affinità di sentimenti e di gusti, li preferisco, in quanto aggiungono allo scenario apocalittico un tocco avant-pop (in Italia davvero raro), ma ho notato che le scene hard-boiled dei primi due romanzi vengono a tratti riproposte in questo libro, accendendo l’azione e completando l’affresco di questo allucinante Mondo9.
Naturalmente, fin dai primi episodi, si nota che l’autore tiene in serbo le pallottole migliori, da sparare nei tempi dovuti. So che ha già ricaricato le proprie armi, e non posso che sperare che prima a poi spari il colpo che ci proietti direttamente a Mecharatt, forse la Trantor di Mondo9.
Non ve lo perdete!
Buona lettura.

Lukha B. Kremo

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