UFO nei testi sacri: fatti o sciocchezze? Intervista al ricercatore Fabio Marino dell’Associazione Per il Progresso Interdisciplinare delle Scienze, ASPIS

2Ciao Fabio, è un piacere averti ospite fra le pagine virtuali del blog di Kipple. Prima di tutto, per chi non ti conoscesse ancora, ti andrebbe di presentarti?

Naturalmente! Preciso che sono onorato di essere Vostro ospite: è un piacere e un privilegio godere della Vostra stima. Come forse qualcuno sa, ho 51 anni e sono Medico. Mi occupo di discipline “di frontiera” ormai da quasi 40 anni. Iniziai dalla Parapsicologia e dall’Ufologia, sull’onda dell’entusiasmo pionieristico e adolescenziale “governato” dalla Casa Editrice Tedeschi e dal suo “Giornale dei Misteri”. Una rivista che all’epoca era la vetrina di Autori del calibro di Servadio, Cassoli, Conti, Ferraro, Boncompagni e una gran quantità di altri Personaggi di assoluto spessore. Col tempo, e dopo alcune pause nell’attività (legate alla professione e alla famiglia), da qualche anno sono tornato sulla breccia, occupandomi ora prevalentemente di clipeologia in senso ampio e di ricerche sulle antiche Civiltà, Egitto in testa. Con un occhio alle possibili culture antidiluviane. E in questo lavoro in cui mi sono imbarcato, destinato a cercare e proporre chiarezza sia agli scettici di ogni risma che ai “sento di credo” di ogni ispirazione ho sentito il bisogno di accompagnarmi ad alcuni Amici, fedeli sostenitori dei miei stessi principi, con i quali abbiamo due anni fa fondato l’Associazione Per il Progresso Interdisciplinare delle Scienze (AS.P.I.S.), il cui nome – credo – dica tutto.

Che cos’è la clipeologia e qual è la sua storia?

Il termine di per sé deriva dallo scudo romano rotondeggiante detto “clypeus”. Infatti, esistono numerose presunte testimonianze di epoca romana, trasmessa attraverso gli scritti di parecchi storici, in cui accanto a veri e propri fenomeni che oggi definiremmo fortiani sono riportate le apparizioni di “clypei (o clipei) ardentes” nei cieli. Si trattava di “travi infuocate” che solcavano il firmamento, spesso registrate dettagliatamente dagli storici dell’antica Roma, e in questo senso molto importante è il “Libro dei prodigi”, redatto da uno storico minore – Giulio Ossequente – il quale riferì di svariate decine di casi dall’apparenza pre-ufologica. Naturalmente, molte civiltà antiche hanno ricordato eventi similari; personalmente, non inserirei però nella lista la saga dei Vimana indù, in quanto ha più l’aspetto di un componimento narrativo, che quello di un resoconto storico, più o meno affidabile. Come dunque scrive il mio amico Enrico Travaini, “la clipeologia o paleoufologia è una disciplina che studia le presunte manifestazioni di UFO verificatesi nei secoli passati.” Il termine è entrato nell’uso corrente in ambito ufologico (subendo purtroppo una recente e ingiustificata eclissi) grazie a Umberto Corazzi, dalla cui intuizione prese anche il nome la storica rivista torinese “Clypeus”. In altri termini, si dovrebbe parlare di “clipeologia” per tutti gli avvistamenti avvenuti nell’antichità; di “ufologia”, invece, per gli anni successivi al 1947, visto che il “certificato di nascita” del fenomeno-UFO (e quindi lo spartiacque fra le due discipline sorelle) è considerato il giugno del 1947, dopo lì avvistamento di Kenneth Arnold all’altezza del Monte Rainer. Tuttavia, in linea generale il termine cronologico della clipeologia è normalmente considerato il XIX secolo.

imagesLa clipeologia sembra basarsi sopratutto – anche se non solo – sulla traduzione e la reinterpretazione di testi antichi, sacri e non. Quali sono i pregi e i limiti di questo approccio?

In effetti, la reinterpretazione in chiave ufologica di molti testi sacri a cominciare dalla Bibbia è una corrente che oggi va decisamente per la maggiore, specialmente presso il grande pubblico, e ha fatto la fortuna di parecchi autori, nostrani e non. Non si può dimenticare però che un simile approccio alla clipeologia rischia di essere largamente fuorviante. Bisogna sottolineare, infatti, che la valenza dei libri sacri è per l’appunto “sacra”, e tendente, con ogni probabilità, a favorire la descrizione di eventi assolutamente naturali in termini “misterici” e misteriosi, per evidenti motivi. Di converso, questa ottica sembra spesso ignorare dei veri e propri resoconti che paiono albergare nelle pieghe delle opere anche di Autori del passato molto qualificati sotto il profilo storico, uno per tutti Tito Livio. Si corre il rischio, insomma, di annettere un significato profondamente sbagliato ai testi sacri, privilegiando un aspetto degli stessi (quello cronachistico) che sicuramente è di gran lunga secondario rispetto alle intenzioni degli autori dei medesimi (che è quello metafisico). Inoltre, può succedere di annettere a tutti i costi un’importanza clipeologica a ciò che non ne ha. Ad esempio, nell’Esodo esistono delle descrizioni che possono far pensare a una casistica specifica (penso alla nube e al cilindro di fuco che apparentemente scortava la marcia degli Ebrei nel deserto); invece, potrebbe non rientrare nel tema il famoso racconto di Ezechiele. Quest’ultimo ben si presta a una possibile interpretazione allucinatoria, oppure, come acutamente suggerito da Robert Schoch, alla descrizione di un fenomeno di esplosioni di plasma in atmosfera. In ultima analisi, sarebbe bene non confondere le elucubrazioni basate su libri ad impostazione religiosa (del tutto prive di un substrato storico minimo) dalle possibili interpretazioni fondate su resoconti di natura eminentemente storica. Solo questi, a mio avviso, rientrano a pieno titolo nella definizione di clipeologia.

Grazie a trasmissioni come Ancient Alien di History Channel, alcune delle ipotesi proposte nell’ambito della clipeologia sembrano stare diffondendosi sempre più nella cultura popolare. Cosa ne pensi del modo in cui l’argomento viene trattato dai media?

Purtroppo devo essere molto severo. Intanto, esiste una tendenza, che mi sembra, in tutta sincerità, volutamente fuorviante, a sovrapporre semanticamente clipeologia e paleoastronautica. Quest’ultima dovrebbe essere fondata principalmente su dati archeologici, e invece viene regolarmente sovrapposta a resoconti di possibile matrice clipeologica in una confusione davvero sconcertante. Ricordo ancora una volta che la clipeologia è l’ufologia dell’antichità. Non ha nulla a che vedere con i ritrovamenti (veri o presunti) di testimonianze archeologiche “dubbie”. Certo, il merito di trasmissioni del tipo di quella che citi è che si sta diffondendo nel patrimonio culturale della società un concetto che una ventina di anni fa sarebbe stato impensabile, e cioè che effettivamente sul nostro Mondo sembrano esistere delle tracce di visitatori sconosciuti. Attenzione! Non ho detto “provenienti da altri mondi”! “Alieno” – tu me lo insegni – non significa sempre e necessariamente “non terrestre”. Secondo me, i due approcci meriterebbero una trattazione più definita e più specifica, senza la “confusione delle lingue” che attualmente entrambe subiscono. Mi piacerebbero uno studio e una divulgazione maggiormente mirati a spiegare che anche gli antichi erano capaci, con i loro limiti ovviamente, di distinguere e descrivere fenomeni naturali da fenomeni “altri”, che ancora oggi si presentano e necessitano ancora di una spiegazione adeguata e convincente.

3Ci illustreresti qualche esempio di casi che secondo te meriterebbero di essere approfonditi e altri che invece no?

Partiamo dagli ultimi. Ho già accennato al famoso (o famigerato…) episodio riportato nel libro di Ezechiele. A parte il fatto che – come detto – esistono spiegazioni farmacologiche (l’assunzione “sciamanica” e a scopo divinatorio di sostanze psicotrope, oppure accidentalmente), mediche/neurologiche (un tipo di epilessia del lobo temporale) o prettamente fisiche (la descrizione in termini arcaici di fenomeni “di plasma” in atmosfera, con una antropologicamente naturale connessione con fenomeni divini), il contesto in cui la visione avviene è di natura, in ogni caso, eminentemente religiosa. Non abbiamo alcun tipo di indizio che possa farci optare per un possibile avvistamento; al contrario, a meno di non voler ipotizzare per il Profeta biblico la qualifica di contattista “ante litteram”, sappiamo con certezza cosa vide Ezechiele, perché lui stesso ce lo dice: “I cherubini si alzarono. Erano gli stessi esseri viventi che avevo visti presso il fiume Chebar” (Ezechiele 10:15). Quindi, si trattava con certezza pressoché assoluta di una vera e propria visione, anche in senso religioso. Altri esempi di falsi problemi clipeologici sono quelli a cui già ho accennato, e cioè tutta la letteratura “fantastica” indù relativa ai Vimana (Mahābhārata e Rāmāyana). I motivi di questa mia ritrosìa sono evidenti, e analoghi in qualche misura a quelli validi per Ezechiele: a parte il fatto che non capisco, in tutta sincerità, perché mai i nostri Antenati non dovrebbero aver avuto l’equivalente di una letteratura fantasy (seppure spesso con chiare connotazioni religiose), quello che manca è il contesto. Non esiste cioè alcuna ipotesi plausibile, insita nel testo, che possa condurre a identificare anche solo approssimativamente una data, un luogo, qualcosa che riconduca a una dimensione più chiara e verosimile il racconto. Al contrario, esistono molti “avvistamenti” in epoca romana e in altre culture che vengono perimetrati con una certa precisione. Diodoro Siculo e, per quanto riguarda i Romani, Livio, Tacito, Plinio il Vecchio, Cicerone (che per inciso scrisse il “De divinatione”…), Seneca (che descrisse e provò a commentare la comparsa di travi luminosi e Ossequente (fra i molti) sono piuttosto accurati in relazione a epoca e località. Non dobbiamo dimenticare l’eternamente dibattuto tema dell’“In hoc signo vinces” di costantiniana leggenda (o forse memoria). Anche nella Bibbia esistono casi abbastanza interessanti. Ne ho trattato uno in relazione a una “visione” del profeta Isaia (http://www.associazioneaspis.net/isaia-un-caso-clipeologico/). Forse più che un riassunto del fatto in sé, penso valga la pena spiegare il motivo per cui lo ritengo diverso da tanti altri: perché i suoi contorni sono identificati con una certa chiarezza sia cronologicamente (l’anno dovrebbe essere verosimilmente il 740 a.C.), che geograficamente. Ci sono insomma parecchi elementi che oggi consideriamo essenziali per definire l’attendibilità di un avvistamento. Soprattutto il caso presenta dei dettagli sconcertanti che fanno pensare alla curiosa e non documentata sopravvivenza di culti egizi del tipo della “apertura della bocca” (personalmente4 ne ho trattato qui: http://www.orizzonteassoluto.info/?tag=gli-egizi-e-la-cerimonia-della-apertura-della-bocca-rito-o-reminiscenza) ben diversi e geograficamente lontani da quelli che gli Egizi esercitavano su statue e mummie. Non fecero eccezione Medioevo e Rinascimento, nei cui resoconti storici fanno chiaramente capolino elementi di grande interesse, con gli avvistamenti più cospicui compresi fra il 776 e il 1301; scalpore invece desta il racconto, già in pieno Rinascimento di Benvenuto Cellini (nel 1550, riportato nella sua autobiografia). Norimberga e Basilea, nel 1561 e nel 1566 furono documentalmente invase da questi fenomeni, e per molto tempo. Lascio volutamente da parte la massa di documentazioni artistiche che, sebbene suggestive, rispondono chiaramente a impostazioni stereotipate di carattere religioso, e quindi è più difficile poterne ammettere la genuinità. Non bisogna infine dimenticare quello che ormai è un classico della clipeologia: mi riferisco alle famose “aeromobili fantasma” che sul finire del XIX secolo per un certo periodo (fra il novembre del 1896 e l’agosto del 1897) furono avvistate dozzine di volte nei cieli degli Stati meridionali degli USA. Oltre che tuttora inspiegate soddisfacentemente, quelle apparizioni segnano di fatto il confine fra la clipeologia e l’ufologia.

Come riassumeresti la tua posizione nei confronti della clipeologia e come ne vedi il futuro?

Personalmente ritengo che la clipeologia non abbia ancora esplicato compiutamente il suo potenziale. Il motivo risiede principalmente nella commistione a cui ho fatto riferimento sopra: nel minestrone, se non ben cucinato, un sapore prevale sugli altri, e il minestrone dei media cotto bene non è. Io penso che questa disciplina sia terribilmente affascinante, purché condotta con i giusti criteri e spirito: sono assolutamente convinto che nelle pieghe di certi, numerosi resoconti storici ci sia un buon arrosto, oltre che un fumo leggero. Ma bisogna imparare a separare il grano dal loglio, astenendosi da certe posizioni (che oggi sembrano prevalenti) di stampo ideologico e quasi anti-religioso e che confondono indizi paleastronautici -i quali potrebbero in realtà essere “solo” archeoastronomici- con resoconti di interesse clipeologico. Il futuro degli UFO del passato non risiede in qualche suggestivo dipinto, oppure sui papiri mediorientali: il futuro di questi UFO è completamente compreso nella nostra storia.

Ti andrebbe di condividere con noi alcuni link e consigli di lettura per chi volesse approfondire l’argomento?

Volentieri! In primo luogo, dovrebbe essere relativamente facile procurarsi il primo volume di “UFO in Italia” (Tedeschi Edizioni), che comprende avvistamenti rigorosamente documentati nel nostro Paese fra il 1900 e il 1953 (quindi a cavallo del confine clipeo-ufologico). A seguire indispensabile e vera miniera anche per gli appassionati di fenomenologia fortiana è, delle stesse edizioni -anche se recentemente ristampato dalle edizioni Mediterranee- e curato da una colonna mondiale della clipeologia come Solas Boncompagni, ultimo superstite della gloriosa Sezione Ufologica Fiorentina (S.U.F.) originale, il già più volte citato “Libro dei Prodigi”. Ricordo che anche gli Oscar Mondadori hanno pubblicato una versione del libro, curata e commentata da Paolo Mastandrea e Massimo Gusso. Chi fosse interessato alla sola traduzione può dirigersi su http://win98.altervista.org/libro-prodigi-tradotto.pdf , dove troverà una buona esercitazion1e di un gruppo di studenti liceali coordinati dal loro Insegnante: prova provata che esistono docenti “classici” dalla mentalità certamente aperta. Non posso poi che consigliare le opere (purtroppo quasi introvabili e quasi tutte in Inglese) di Charles Fort e dei suoi epigoni Pauwels e Bergier (insieme nel “Mattino dei Maghi”, il solo Bergier nel “Libro dell’Inesplicabile”), nelle quali si ritrovano moltissimi spunti interessanti. Per avere invece un’idea di come si possa strumentalmente ampliare l’orizzonte della clipeologia è necessario leggere un grande classico: “Il mondo magico” di Ernesto de Martino, compianto psichiatra ed etnografo. Non già perché si parli di queste cose in senso stretto, ma perché illustra abbondantemente come è facile prendere lucciole per lanterne. Un po’ come avviene nella lettura delle opere di Mircea Eliade, spesso rinvenibili in eccellenti PDF sulla Rete. Se invece si voglia vedere all’opera l’intuito di un ottimo Ricercatore che cerca anche nei libri sacri, con obiettività, scrupolo e passione elementi utili “alla causa”, cito con piacere il volume “Schiavi degli Dèi” (Drakon Edizioni), scritto con passione, sagacia e competenza rare dall’Amico e Co-Fondatore di AS.P.I.S. Biagio Russo ( http://www.schiavideglidei.it ). Per quanto riguarda i siti, invece, non ho raccomandazioni particolari da fare, se non quella di seguire il buon senso nella lettura del materiale (troppo) presente sul Web, ricordandosi sempre di dividere la Paleoastronautica dalla Clipeologia e quest’ultima, naturalmente, dall’Ufologia. Altrettanto naturalmente, visto che mi avete chiesto se il vino è buono (domanda che non va mai rivolta all’oste!), consiglio caldamente (e poteva essere altrimenti?) il sito di A.S.P.I.S. ( http://www.associazioneaspis.net, il suo sito/notizie http://www.associazioneaspis.info e quello multi-lingua http://www.associazioneaspis.eu ) : credo, con molta onestà, che si possano trovare molte risposte a parecchi quesiti. Per esempio, sul tema pseudo-clipeologico del “mito del cargo” c’è un bellissimo video dell’altro Co-Fondatore Pier Giorgio Lepori (Archeomisterica Eterodossa) che sommessamente invito a seguire, è qui: http://www.associazioneaspis.net/il-culto-del-cargo-revisione-critica-video/
Approfitto della gentilezza di Roberto Bommarito (anch’egli Capo Fondatore di AS.P.I.S… anche se non lo vuole scrivere!) per ringraziare ognuno di Voi dell’attenzione, e per invitarVi numerosi sulle nostre pagine Web e, per chi vuole “viverci” meglio, sarebbe bello se ci ritrovassimo anche sulle pagine Facebook che gestiamo (quella della nostra rivista digitale gratuita, ricchissima di contenuti anche clipeologici, “Tracce d’Eternità” – pagina Facebook https://www.facebook.com/groups/traccedeternita/ – e su quella dell’Associazione https://www.facebook.com/groups/assoaspis/ .
Nel frattempo, sperando di non essere stato troppo noioso, Vi saluto con l’indimenticabile “Long life, and Prosper!” del mio amato Spock.

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