Il ritorno di Robin Furman, l’uomo che parlò con Pazuzu (1) – Carmilla on line ®

Su CarmillaOnLine, a firma di Danilo Arona, un bell’articolo che mostra il contenuto di un capitolo de L’ombra del dio alato, saggio che lo stesso Danilo ha dedicato a Pazuzu, il demone mesopotamico che ha attraversato tutte le ere dell’umanità.

Vi consigliamo caldamente la lettura del post carmilliano, dà un’idea parecchio precisa di uno dei tanti argomenti occulti e connettivisti (nel senso di connessione tra tutte le culture, scienze e suggestioni) contenuti nell’importante saggio di Arona. Un piccolo assaggio del post qui sotto, dopo i dati riepilogativi della pubblicazione:

Danilo Arona, L’ombra del dio alato
Prefazione di Mauro D’Angelo,
Kipple Officina Libraria
Collana eXoth — Formato ePub e Mobi — Pag. 265 — 3.99€
ISBN 978-88-98953-02-8

Psicologo nonché psichiatra, allora sulla quarantina, Furman era stato interpellato al telefono da un uomo che sosteneva che la moglie era “posseduta”. La donna nottetempo si dimenava sul letto come in preda alle convulsioni, urlava in preda al terrore e rovesciava gli occhi. Furman, in compagnia di due giovani, Janice e Andrew (medici con specializzazione in psicologia che erano pure fidanzati), si recò all’abitazione del richiedente aiuto, una lussuosa villa alla periferia di Grimsby. L’uomo, barbuto, agitato e sudato, si chiamava Tom e condusse il terzetto attraverso corridoi che ostentavano discreta ricchezza ma pure equilibrio e razionalità. La coppia, Tom e Hilary, non aveva bambini.

Dirigendosi verso la camera da letto, Tom spiegò a Furman che i disturbi di Hilary erano in atto da un po’ di tempo. Sulle prime ambedue si era sperato in qualcosa di passeggero, alla stregua di un virus influenzale. Ma Hilary peggiorava vistosamente e più di una volta aveva agito come in preda a una trance. Nel timore che la moglie finisse rinchiusa in qualche istituto, Tom aveva preferito attendere. E soprattutto proporre il caso a persone più qualificate dei medici ufficiali per capire i risvolti di quel caso fuori dagli schemi.

Nella stanza da letto Furman aveva scoperto una graziosa donna tra i trentacinque e i quarant’anni, in camicia da notte, distesa sulla schiena e intenta a guardare il soffitto con aria assente, per nulla sollecitata dalle presenze del marito e del team di medici.

Furman si presentò con tono cordiale e la reazione di Hilary fu un bel Vaffanculo, stronzo. Io sto benissimo!, eruttato con voce roca e aliena che il marito disconosceva con angoscia. A tutti i presenti tornò alla mente L’esorcista di William Friedkin. Nessuno ancora poteva immaginare che quel film non era affatto estraneo agli eventi.

Furman attaccò il registratore. Prassi quasi d’obbligo in casi del genere. A seguire quel che vi restò inciso:

– Avanti, Hilary, qual è il problema?

– Io non sono Hilary! (voce quasi maschile)

– Chi sei allora?

– Vaffanculo, testa di cazzo. Io sono chi sono. Tu comunque hai la possibilità di scoprirlo.”

– Posso scoprirlo? Ho il tuo permesso?

La donna allora prese a contorcersi nel letto, alzando la camicia da notte e brontolando un mare di oscenità:

– Leccami la fessurina, pio uomo della psicologia, e poi ficcami dentro quel verme sfatto che ti balla tra gli slip! Toccamela! Vieni a sentire come sono bagnata!

Tom, disperato e terrorizzato, sussurrò all’orecchio di Furman: – Non è Hilary. Non ha mai usato un linguaggio come questo – mentre la donna continuava a dimenarsi, allargando le gambe sotto la camicia da notte che le si alzava sino all’ombelico. Ma Hilary ne captò incredibilmente le parole e rispose con una sorta di grugnito:

– Dimenticala, Tom! Sono io a controllare tua moglie adesso.

– Perché Hilary non ci parla?- , chiese Furman.

– Tu puoi andare a fare in culo. Non hai altro da fare? Questo corpo è sotto il mio controllo. E non me ne vado.

E altre oscenità.

– Non ti credo, Hilary! – urlò Furman. E, rivolto a Tom: – E’ una forma d’isteria. Non vorrete farmi credere a una possessione?

Furman, infatti, pensava di trovarsi di fronte a una tipica sindrome da personalità multipla, un noto disturbo dissociativo della coscienza durante il quale differenti personalità possono convivere simultaneamente e di cui il soggetto di solito non si rende conto. È possibile a ogni personalità individuale di comunicare con il mondo circostante e primo scopo degli psichiatri è di usare una serie di tecniche adatte al raggiungimento di un accettabile comportamento umano. In molti casi, parecchie personalità appaiono intensamente ostili nei confronti della prima, quella principale, la vera, e spesso i terapeuti hanno i loro problemi per capire quale personalità sia quella destinata a integrarsi meglio di altre.

In un caso come quello di Hilary occorreva forse agire come di fronte a un caso di possessione “esterna”, proprio come la intende la chiesa cattolica. Furman ricordava che psichiatri famosi come Ralph Allison e Adam Crabtree avevano stabilito che talvolta una delle personalità presenti potesse essere quella di uno “spirito” malvagio e avevano effettivamente applicato alla lettera, durante il trattamento terapeutico, esorcismi vecchi di secoli, trovando il modo di “cacciare via” la personalità “fantasma” o “demoniache”. Tuttavia, allora come oggi, la maggior parte degli psichiatri non accettava un’idea del genere solo perché spiriti ed esorcismi, anche intesi come categorie metodologiche, non rientravano nelle loro competenze. Perciò Furman decise seduta stante di comunicare con l’entità estranea all’apparenza creata dall’inconscio di Hilary come se si trattasse di uno spirito invasore. Proprio come in quel vecchio film che neppure gli era piaciuto.

– Chi sei dunque? Hai paura di dirmi il tuo nome?

La domanda sembrò offendere Hilary che replicò in modo arrogante, la voce sempre più irriconoscibile da parte dell’afflitto Tom.

– Bene, te lo dico. Io sono Pazuzu. Pazuzu, hai capito? Ti senti più furbo adesso?

Furman ricordò il nome. Da studente era appassionato di antiche mitologie. Pazuzu, anche per merito de L’esorcista (nel film peraltro neppure veniva nominato), era più famoso di tanti altri demoni. Furman lo mise a fuoco nella memoria: antica Mesopotamia, aspetto orridamente ibrido, ali di aquila e di pipistrello e zampe di leone, abitante nel deserto. Forse un demone sessuale e distruttore, forse uno spauracchio per quietare i bambini durante la notte. Hilary di sicuro lo stava producendo inconsciamente. Non c’era nulla di soprannaturale. La gente quasi sempre produce da sola i propri incubi. In questo caso, a prima vista, si avvertiva qualcosa di molto represso, forse un problema di natura sessuale con Tom, magari una penosa frustrazione che da troppo tempo si protraeva. La donna, infatti, dopo essersi presentata come Pazuzu, si contorceva in un’evidente esibizione sessuale che intendeva mostrare tutto quanto non si riusciva immaginare. Pazuzu era solo una valvola di sfogo, ma tutti nella stanza si sentivano imbarazzati.

Dalla registrazione:

– Perché possiedi questa donna, Pazuzu?

– Domanda inutile, dottore. Lo faccio perché mi piace farlo. E magari posso scoparmi lo psicologo-esorcista!

– Ma, dal punto di vista di Hilary, tu stai usurpando il suo corpo e non ne hai il diritto.

– Non mi parlare di diritti! Non esiste questa stronzata. I diritti sono invenzioni dei preti. Loro rendono incapaci le persone di ottenere le cose che desiderano.

– Sei abituato a vivere in regioni calde e desertiche, vero? Qui è freddo, umido e inospitale. Non è posto per te. Perché hai voluto venire in Inghilterra? E’ una lunga strada giungere sin qui dall’antica Mesopotamia.

– Piuttosto che lasciare questo corpo preferisco ucciderlo!

Tom si sentì svenire.

– Per favore, state attenti – scongiurò, rivolgendosi a Furman con le lacrime agli occhi.

– Tranquillo- , lo rassicurò lo psichiatra – La situazione è sotto controllo.

Ma Furman mentiva, soltanto per allontanare l’uomo dal capezzale di sua moglie. La presenza di Tom, infatti, poteva essere d’ostacolo ai tentativi di liberare Hilary.

– Perché non vai nella stanza accanto e ci resti?- , gli suggerì. – Se accade qualcosa, ti chiamiamo.

Tom, per quanto riluttante, accettò. Una volta uscito il marito, Furman iniziò a girare attorno al letto e chiese alla donna:

– Cosa ti aspetti di ottenere qui?

– Potere.

– Da noi non può accadere. Tu qui non hai potere. Siamo lontani dal primitivo mondo dal quale vieni e qui la gente non crede in queste cose.

– Ma tu credi in me.

Risposta ingegnosa, astuta. Occorreva prolungare il dialogo il più a lungo possibile. Finché Furman riusciva a conversare con l’entità-Pazuzu, in qualche modo impediva che affliggesse Hilary.

– Naturalmente crediamo in te. Ti reputiamo un interessante fenomeno scientifico.

La frase fu con evidenza interpretata come un’offesa. Giunse un urlo dalla vera Hilary, e la donna iniziò a piroettare sopra il letto come una trottola, contorcendosi sulla schiena e sulla pancia in rapidissima sequenza. Era un momento terribile. Janice e Andrew manifestarono a Furman la loro preoccupazione per la spina dorsale della donna.

– Fermati! Non penserai d’impressionarci con queste ridicole contorsioni!

– Tu vuoi stabilire ciò che io sono? Allora guarda! – E subito dopo una pila di libri precipitò sul pavimento da una scaffalatura in mezzo alla stanza.

I medici sobbalzarono. Quest’ultimo evento non aveva nulla a che fare con le fasi di solito osservate nelle sindromi da personalità multipla. Era un fatto paranormale.

 

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