Arte e fantascienza: Kipple intervista Stefano Sacchini

11004703_1073147859377986_770384527_nCiao Stefano! È un piacere averti ospite fra le pagine virtuali di Kipple. I tuoi contributi nei gruppi di fantascienza presenti sui social network sono molto apprezzati. Ma, per chi non ti conoscesse ancora, ti andrebbe di presentarti e di dirci come nasce la tua passione per l’arte fantastica?

Sono nato nel 1968 a Roma (da vivo tuttora), sono sposato con prole e mi guadagno da vivere facendo l’accompagnatore turistico. Il mio interesse per l’arte fantastica nasce dall’ammirazione delle copertine dei libri che leggevo da ragazzo: ovviamente Urania (e quindi il grande e inquietante Karel Thole) ma anche Cosmo Oro e Argento, Fantacollana, grazie alle quali sono venuto a conoscenza dei principali nomi dell’illustrazione come David Mattingly, Bruce Pennington, Boris Vallejo, Micheal Whelan e tanti altri. Anche le cover dei dischi hanno avuto un loro peso, specie quelle celeberrime degli Yes, firmate Roger Dean. Negli ultimi anni, soprattutto con il mio arrivo su Facebook, ho approfondito questa passione nata così, un po’ per caso. Ho scoperto un universo pressoché infinito (di cui sospettavo l’esistenza). L’esplorazione è appena iniziata…

Secondo te esiste una differenza fra l’arte alta, così come viene intesa dalla maggior parte della gente, e quella invece legata al mondo del fantastico?

Assolutamente no! Considero tutte le forme artistiche, di ogni epoca, tempo, civiltà nonché sottocultura sullo stesso livello. L’unica discriminante è il gusto personale, la propria inclinazione. Comunque il fantastico, inteso come immaginazione libera dai vincoli della realtà, è sempre stata presente nell’arte di tutte le comunità umane, almeno dal periodo neolitico, come dimostrano gli animali compositi, mitologici, e via discorrendo.

11002320_1073138979378874_779726596_oQuali sono gli artisti che apprezzi maggiormente e perché?

Sul versante fantasy sicuramente Frank Frazetta (1928-2010) è quello che mi emoziona di più, e non solo per le curve delle eroine: i suoi disegni, che grondano forza e sensualità, sono delle massicce iniezioni di adrenalina. Antidoto perfetto contro il grigiore della vita quotidiana! Fantascientificamente parlando, mi sono sempre imbambolato ammirando i paesaggi, alieni e onirici allo stesso tempo, di Paul Lehr (1930-1998), altro artista che considero inarrivabile nel trasmettere il sense of wonder.

A parte la passione per l’arte, i tuoi contributi si estendono anche alla letteratura fantastica con delle ottime recensioni molto interessanti. Ti andrebbe di parlarci delle tue collaborazioni? Come sono nate e quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Devo ringraziare due persone, senza le quali non mi sarei mai cimentato con le recensioni. La prima è Alexia Bianchini, ottima scrittrice e grande appassionata di fantastico (con una predilezione per l’horror); fu lei un po’ di anni fa a invitarmi a scrivere qualche breve articolo per Fantasy Planet, il web-magazine che all’epoca dirigeva. Proprio per questa rivista un giorno decisi di intervistare un “eroe” della mia infanzia che, con le sue introduzioni e i suoi articoli, mi aveva dischiuso le porte della miglior fantascienza e della fantasy più prelibata: nientepopodimeno che Sandro Pergameno. Complice il fatto che Sandro è una persona squisita, gentile e paziente come poche, è nata una vera e propria amicizia. Quando l’esperienza di Fantasy Planet si è conclusa, ho iniziato a collaborare con lo staff di Cronache di un Sole Lontano, blog e web-magazine capitanato proprio da Sandro. L’avventura continua ancora e posso assicurare che il divertimento è immenso e la mia passione non accenna a diminuire: soprattutto in campo fantasy ho scoperto più autori in questi due anni che nei due decenni precedenti.

Precedentemente ti ho domandato quali fossero i tuoi artisti preferiti. Adesso ti rifaccio la domanda, questa volta domandandoti invece quali sono i tuoi autori preferiti e perché?

Non posso non citare il trittico su cui si è formata la mia cultura fantascientifica: Poul Anderson (1926-2201), Philip J. Farmer (1918-2009) e Jack Vance (1916-2013). Questi signori, con i loro incredibili universi, le idee originali, le indimenticabili civiltà aliene e umane, mi hanno fatto fare dei “trip” degni dei migliori allucinogeni. Nel corso degli anni sono diventato un lettore compulsivo, e i miei orizzonti si sono allargati ai generi fantasy e horror. Molti autori mi hanno affascinato con i loro libri (Iain Banks, Alan Dean Foster, Tanith Lee, Michael Moorcock, Mervyn Peake, JRR Tolkien e altri) ma l’unico che è riuscito ad affiancare la mia personalissima trimurti è China Miéville: assolutamente geniale!

11006139_1073141352711970_232225663_nSi parla spesso di crisi della fantascienza. Sei d’accordo? Se sì, cosa credi che sarebbe necessario fare per instillare nuova linfa vitale al genere in Italia?

Forse vado controcorrente, o sono semplicemente miope, ma io questa crisi non la vedo. A parte che la fantascienza ha colonizzato stabilmente tutti i media, ma si trova anche nelle librerie, cercando bene. Magari non sugli scaffali a lei dedicati bensì tra letteratura generale, gialli o altro, ma comunque c’è. Grazie ai circuiti dell’usato, specie su internet, è ancora possibile reperire la maggior parte dei classici stampati in Italia venti o trenta anni fa. Certo è che negli ultimi anni era scemato un po’ l’interesse in campo editoriale, ma si colgono alcuni timidi segni di risveglio che forse preannunciano nuove primavere. Sono ottimista.

Come immagini il futuro della fantascienza sia nell’arte che nella letteratura?

Oggi siamo in piena era fantascientifica! Molte cose che immaginavamo negli anni 60, 70 o 80, si sono poi avverate. Non so cosa ci riserverà il futuro in campo fantastico ma non escludo un ritorno alle radici, sia in letteratura sia nell’illustrazione, con un recupero delle esperienze passate da parte di scrittori e artisti. Molte strade, se non tutte, sono state percorse: se qualcosa di nuovo verrà, probabilmente sarà per opera di persone provenienti da paesi un tempo definiti “emergenti”: dall’Est europeo, dal Sud America, dall’India, dall’Estremo Oriente o, perché no, dall’Africa sub-sahariana.

Grazie mille per l’interessante intervista, Stefano, e a presto!

2 pensieri su “Arte e fantascienza: Kipple intervista Stefano Sacchini

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