Usi e costumi del grifone, uno stupendo racconto di Robert Sheckley

Pubblicato per la prima volta nella raccolta Microfantascienza: altre 44 storie, oggi vi proponiamo un bellissimo racconto del genio della fantascienza Robert Sheckley.

Sempre in ambito di letteratura, vi segnaliamo inoltre l’ormai importante Premio Kipple 2014 per romanziQui troverete il bando!
Buona lettura!


USI E COSTUMI DEL GRIFONE
di Robert Sheckley
Treggis si sentì notevolmente sollevato quando il proprietario della vecchia libreria si allontanò verso la porta per accudire a un altro cliente. Dopo tutto, era esasperante avere costantemente dietro le spalle un vecchio untuoso, occhialuto, servile, che sbircia le pagine che state sfogliando, indica ora qua ora là con un sudicio dito nodoso, spolvera ossequiosamente sotto il vostro naso gli scaffali con un fazzoletto chiazzato di nicotina. Per non parlare del vivo fastidio di dover prestare ascolto alle sue invadenti,
chiocce reminiscenze.
Indubbiamente era animato da buone intenzioni, ma c’è un limite a tutto. E uno non poteva far altro che sorridere cortesemente, sperando che il campanello sulla porta squillasse – come aveva appunto appena fatto.
Treggis si diresse verso il fondo del negozio, sperando che quell’ometto disgustoso non si mettesse sulle sue tracce. Oltrepassò una cinquantina di titoli greci, quindi la sezione dei testi di divulgazione scientifica. Poi, in uno strano guazzabuglio di titoli e autori, superò Edgar Rice Burroughs, Anthony Trollope, i volumi della Società Teosofica e i poemi di
Longfellow. Quanto più avanzava verso il retro, tanto più spessa diventava la polvere; quanto più fioca si faceva la luce delle lampadine nude sospese lungo lo stretto corridoio, tanto più alte divenivano le pile di libri muffiti e malconci.
Era veramente un posto splendido c, accidenti, Treggis non riusciva proprio a capacitarsi di esserselo lasciato scappare finora. I vecchi negozi di libri usati erano l’unico piacere della sua giovane vita. Trascorreva là dentro tutte le sue ore libere, girellando felice tra gli scaffali.
Naturalmente, era interessato solo a certi tipi di libri.Alla fine dei lunghi scaffali si diramavano altri tre corridoi, formando angoli assurdi. Treggis imboccò quello centrale, riflettendo che la libreria non gli era sembrata così vasta dall’esterno. Solo una porticina
seminascosta tra due edifici, con una vecchia insegna dipinta a mano sul pannello superiore. Ma queste vecchie botteghe, del reste, sono piene di sorprese, e si prolungano spesso per quasi mezzo isolato in profondità.


Al termine del corridoio si biforcavano ancora due stretti budelli tappezzati di libri. Scelto quello a sinistra,. Treggis cominciò a leggere i titoli, scorrendoli a caso rapidamente dall’alto in basso, con occhio esperto. Non aveva fretta; avrebbe potuto, se ne valeva la pena, passare lì il resto della giornata – per non parlare della notte.
Aveva fatto otto o dieci passi strascicati nel nuovo corridoio, quando un titolo lo colpì. Tornò indietro.
Era un libretto con la copertina nera, vecchio, ma con quell’aspetto di età indefinibile che hanno certi libri. La scritta sulla copertina era sbiadita, i margini consunti.
«Guarda, guarda! Chi l’avrebbe mai detto!» mormorò Treggis soavemente.
La copertina annunciava: Cura e alimentazione dei grifoni. E sotto, in caratteri più piccoli, Consigli per il guardiano.
I grifoni, per chi non lo sa, sono mostri mitologici, metà aquila, metà leone.
«Bene» disse Treggis tra sé «diamo un po’ un’occhiata.» Aprì il libro e cominciò a leggere l’indice. I capitoli erano: 1. Specie di grifoni. 2. Una breve storia della grifonologia.
3. Sottospecie di grifoni. 4. Alimentazione dei grifoni. 5. Creazione di un habitat naturale per il grifone. 6. Il grifone nel periodo della muda. 7. Ilgrifone e…
Treggis chiuse il libro.
«Ecco qualcosa» disse tra sé «di decisamente… ehm, insolito.» Sfogliò il libretto, leggendone una frase ora qua ora là. Il suo primo pensiero, checioè si trattasse di una di quelle compilazioni di storia naturale innaturale, tanto care al sentimento elisabettiano, si rivelò subito erroneo. Il libro non era abbastanza antico; e non c’era nulla di superfluo o eufemistico nel linguaggio, nessuna struttura bilanciata delle frasi, né contrapposizione di ingenue antitesi, e simili. Era un testo semplice, chiaro, conciso. Treggis sfogliò qualche altra pagina, fino a fermare l’occhio su una frase: Unico alimento dei grifoni sono giovani vergini. Il periodo della nutrizione cade una sola volta al mese, e occorre prestare particolare attenzione…

Chiuse ancora il libro. La frase diede la stura a un filone di pensieri tutto particolare. Li scacciò imbarazzato, lieto che nessuno potesse scorgere il suo rossore, e guardò nuovamente lo scaffale nella speranza di trovare altri libri dello stesso genere. Qualcosa come Breve storia degli amori delle sirene, o magari La corretta alimentazione dei minotauri. Ma non c’era niente di neppure lontanamente simile. Né sullo stesso scaffale, né su altri, per quanto riuscisse a vedere.
«Trovato niente?» disse una voce alle sue spalle. Treggis sobbalzò, deglutì, sorrise e mostrò il libretto nero.
«Ah, quello» disse il vecchietto, spolverandone la copertina. «Un libro piuttosto raro, sapete?»
«Oh, dite davvero? mormorò Treggis.»
«Anche i grifoni» proseguì il vecchio libraio con aria assorta, sfogliando rapidamente il libretto «sono piuttosto rari. Proprio una specie rara di…animali. Un dollaro e cinquanta per questo, signore» concluse, dopo una breve pausa di riflessione.
Treggis uscì con il nuovo acquisto stretto sotto l’esile braccio destro, e si diresse ansiosamente verso casa. Non capita tutti i giorni di comprare un libro sulla Cura e alimentazione dei grifoni.
La stanza di Treggis aveva un’impressionante somiglianza con un negozio di libri di seconda mano. La stessa mancanza di spazio, lo stesso strato di polvere grigia distribuito uniformemente dappertutto, lo stesso caos approssimativamente disposto di titoli, autori e formati. Treggis non si soffermò a rimirare i suoi tesori. La copia consunta dei Versi libidinosi, benché esposta in bella vista, passò inosservata. Quasi sgarbatamente gettò
via la Psicopatia sessuale dalla poltrona, sedette, e cominciò a leggere.
Una parte piuttosto lunga era dedicata alla cura e alimentazione. Chi avrebbe mai detto che una creatura mezza leone e mezza aquila fosse così sensibile. C’era anche un’interessante e ampia descrizione delle abitudini alimentari del grifone. E varie altre informazioni. Per puro diletto, quel libro valeva almeno quanto le lezioni di Havelock Ellis sul sesso, fino a
quel momento le sue preferite.
Poco prima della fine, venivano fornite precise istruzioni su come raggiungere lo zoo che conservava gli ultimi esemplari di grifone.
Istruzioni, a dir poco, uniche nel loro genere.
Era trascorsa da un bel po’ la mezzanotte quando Treggis chiuse il libro.
Che messe di straordinarie informazioni era contenuta tra quelle due copertine nere! Ma c’era una frase soprattutto che non riusciva a togliersi dalla mente: Unico alimento dei grifoni sono giovani vergini.Quel punto lo angustiava. Non gli sembrava una cosa leale, in un certo senso.
Dopo un po’, apri ancora il libro sulle Istruzioni per raggiungere lo zoo.
Erano decisamente strane, non c’era dubbio. E tuttavia, non troppo difficili. Non richiedevano di Certo un eccessivo sforzo fisico. Solo poche parole, e qualche gesto. Treggis ricordò d’improvviso quanto fosse insopportabile il suo lavoro d’impiegato di banca. Uno stupido spreco di otto ore al giorno, da qualsiasi punto di vista si considerasse la questione.
Quanto sarebbe stato più interessante essere un guardiano di grifoni.
Spargere lo speciale unguento durante la stagione della muda, risolvere i quesiti ancora aperti della grifonologia. Essere responsabile della loro nutrizione. Unico alimento…
«Ma sì, ma sì» borbottò concitato, percorrendo nervosamente su e giù la misera stanzetta. «Uno scherzo… ma potrei anche mettere alla prova queste istruzioni. Così, per ridere.»
E Treggis rise, senza convinzione.
Non vi furono lampi accecanti, né rombo di tuoni, ma Treggis fu nondimeno trasportato, istantaneamente in apparenza, da qualche parte. Barcollò per un momento, poi riacquistò l’equilibrio, e aprì gli occhi. La luce del sole era abbagliante. Guardandosi intorno, poté constatare che qualcuno aveva fatto un ottimo lavoro di Creazione di un habitat naturale per il grifone.
Treggis avanzò nella valle, cavandosela abbastanza bene, considerando lo stato delle sue ginocchia e dello stomaco. E finalmente vide il grifone.
Nello stesso momento il grifone vide lui.
Dapprima lentamente, poi accelerando sempre più, il grifone avanzò allasua volta. Le grandi ali d’aquila spiegate, gli artigli distesi, il mostro balzò, o volò, verso di lui. Treggis, terrorizzato, cercò di saltare da parte. Ma il grifone, enorme e dorato nel sole, gli piombò addosso, e Treggis urlò disperatamente: «No, no! Unico alimento dei grifoni sono giovani…»
Poi urlò di nuovo, rendendosi conto del suo equivoco, mentre gli artigli si stringevano su di lui.

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