Gli aforismi di Philip K. Dick

“La realtà è quella cosa che quando smetti di crederci non svanisce.” Questo è forse l’aforisma più famoso di Philip K. Dick. Ma non è la sola frase dell’autore californiano che invita a una profonda riflessione sulla natura della realtà, sull’identità e sulle relazioni interpersonali. Dopo avervi mostrato lo stupendo fumetto firmato Robert Crumb che narra le esperienze religiose di Philip K. Dick, oggi vi presentiamo una serie di aforismi dello scrittore statunitese che valgono di sicuro la pena di essere letti con attenzione.

  • “In questa vita ci mostrano soltanto i trailer.” (Un oscuro scrutatore)
  • “Io sono un occhio.” (Un oscuro scrutatore)
  • “Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.”  (The basic tool for the manipulation of reality is the manipulation of words. If you can control the meaning of words, you can control the people who must use the words. (How To Build A Universe That Doesn’t Fall Apart Two Days Later, 1978)
  • “Mi dispiace dirlo ma gli scrittori di fantascienza non sanno nulla. Noi non possiamo parlare di scienza perché le nostre conoscenze al riguardo sono limitate e non ufficiali, e solitamente la nostra finzione è terribile.” (Intervista)
  • “La verità diverte sempre gli ignoranti.” (Noi marziani)
  • L’universo non avrà mai fine, perché proprio quando sembra che l’oscurità abbia distrutto ogni cosa, e appare davvero trascendente, i nuovi semi della luce rinascono dall’abisso. (La svastica sul sole)
  • Perché non rilassarsi un po’? Magari una passeggiata in macchina fino al Golden Gate Park, con lo zoo e i pesci? Fare una visita dove le cose che non possono pensare provano comunque gioia. (La svastica sul sole)
  • “Volevo solo dirti una cosa. Due, al massimo. Primo, che lui, sai di chi parlo, esiste davvero, c’è davvero. Anche se non come l’abbiamo pensato e ne abbiamo fatto esperienza finora… o come riusciremo mai a farlo. E secondo… non può aiutarci più di tanto. Forse un po’. Ma se ne sta a mani vuote; capisce, vuole aiutare. Ci prova, ma… non è così semplice, tutto lì. Non mi chiedere perché. Forse non lo sa nemmeno lui. Forse è perplesso anche lui. Persino dopo tutto il tempo che ha avuto per pensarci su.” (Le tre stimmate di Palmer Eldritch)
  • “A suo giudizio la persona completa non si chiude nel proprio lavoro, per quanto quel lavoro possa essere elevato. Un calzolaio che si consideri solo qualcuno che ripara scarpe si limita in maniera perversa; quindi, in base a quella logica, un vescovo deve addentrarsi nelle regioni occupate dall’uomo intero. Una di queste regioni è quella della sessualità. ” (La trasmigrazione di Timothy Archer)
  • “Il semplice fatto che qualcosa appaia inevitabile non dovrebbe indurci ad accettare supinamente.” (La trasmigrazione di Timothy Archer)
  •  “Si sentiva oppressa da un peso che la tagliava fuori dal futuro e le precludeva qualsiasi opportunità che avrebbe potuto in precedenza contenere.” (Cacciatore di androidi)
  • “Ma a un androide non si può far niente, perché se ne strafregano.” (Cacciatore di androidi)
  •  “Kipple, sono tutti gli oggetti inutili, come una bustina di fiammiferi dopo aver usato l’ultimo fiammifero, o una fascetta gommata, o il giornale omeopatico del giorno prima. Quando non c’è nessuno in giro, il kipple si riproduce. Per esempio, se vai a letto lasciando in giro del kipple, la mattina dopo, quando ti svegli, ce n’è il doppio. E diventa sempre di più.” (Cacciatore di androidi)

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