La razza dominante, una piccola gemma di Fredric Brown

Fredric Brown è stato senza ombra di dubbio il maestro dei racconti brevissimi. La sua flash fiction riusciva a mischiare sapientemente umorismo e colpi di scena, deliziando il lettore con delle piccole perle di pura bravura narrativa. 
Nel racconto che segue, intitolato La razza dominante (Blood) comparso in Italia nel 1963 all’interno della raccolta Urania Avventure sui pianeti, Brown inserisce in un contesto fantascientifico una delle figure più emblematiche del fantasy: il vampiro
Ovviamente, ci riesce in modo originale come solo lui sapeva fare.


La razza dominante

Vron e Dreena, gli unici due sopravvissuti della razza dei vampiri, fuggivano nella loro macchina del tempo, per sottrarsi all’annientamento totale. Si tenevano per mano, consolandosi l’un l’altro del terrore e della fame che provavano.
Nel ventiduesimo secolo l’umanità li aveva scoperti: gli uomini avevano dovuto rendersi conto che i vampiri vivevano veramente nascosti in mezzo a loro, che non si trattava di una leggenda, ma di un fatto incontestabile.
C’era stata una carneficina sistematica che aveva portato allo sterminio di tutti i vampiri, tranne questi due, che lavoravano già da un pezzo alla macchina del tempo e che la finirono appena in tempo per farla partire.
Verso un lontano futuro in cui la stessa parola vampiro fosse sconosciuta e dove potessero vivere indisturbati, insospettati e rigenerare la razza dai loro lombi.
«Ho fame, Vron, una fame terribile»
«Anch’io, povero tesoro. Fra poco ci fermeremo di nuovo.»
Si erano già fermati quattro volte e ogni volta erano sfuggiti di poco alla morte. I vampiri non erano stati dimenticati. L’ultima fermata, mezzo milione di anni avanti, li aveva sbarcati in un mondo abitato da cani: l’uomo era scomparso, e i cani si erano civilizzati, diventando simili all’uomo.
Tuttavia Vron e Dreena erano stati riconosciuti per quello che erano. Riuscirono a mangiare una sola volta grazie al sangue di una cagnetta calda e morbida, ma subito dopo furono costretti a fuggire sulla macchina del tempo e a riprendere il viaggio.
«Grazie per esserti fermato» disse Dreena, e sospirò.
«Non ringraziare me» rispose Vron bruscamente. «Il viaggio è finito. Non abbiamo più combustibile ormai, e non lo troveremo certo qui. A quest’ora tutte le sostanze radioattive si saranno certo trasformate in piombo. Dobbiamo vivere qui… non abbiamo altra scelta.
Uscirono in esplorazione.
«Guarda!» disse Dreena, eccitata, indicando qualcosa che si stava avvicinando. «Una nuova creatura! I cani non ci sono più e qualcos’altro ha preso il loro posto. Sicuramente si sarà persa la memoria di noi vampiri.»
L’essere che si stava avvicinando era telepatico.
«Ho sentito i vostri pensieri» disse una voce nelle loro teste. «Vi state chiedendo se noi conosciamo i vampiri: no, non li conosciamo.»
Dreena afferrò il braccio di Vron in estasi. «Libertà» mormorò affamata «e cibo!»
«Vi chiederete anche» disse la voce nelle loro teste «quale sia la nostra origine e come si sia sviluppata la nostra razza. Tutte le forme di vita sono ora vegetali. Io» disse la strana creatura chinandosi verso di loro «appartengo alla razza dominante. Sono, a chiamarmi con la parola usata un tempo, una rapa.»

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