Propaganda e fantascienza: sono inestricabili? (Parte I)

Una città futuristica, che con i suoi immensi grattacieli ci ricorda New York. Un aereo altrettanto futuristico, simile a un C-17 ma molto più avanzato, con un innovativo sistema d’atterraggio verticale VTOL, atterra su un ponte. Non sappiamo cosa è successo, ma lo scenario è post-apocalittico. Ecco il video:

Questo che avete appena visto non è un corto di fantascienza. Si tratta piuttosto di uno spot della Air Force americana mirato a reclutare i giovani, intitolato: It’s Not Science Fiction. It’s What We Do Every Day (Non è fantascienza. È ciò che facciamo ogni giorno). In altre parole si tratta di propaganda.
Prima di procedere con l’articolo è importante fornire una definizione della propaganda come: Attività volta a persuadere il maggior numero di persone della bontà di idee, ideologie o prodotti commerciali.  
Questo vuol dire che qualsiasi opera d’arte o di narrativa che delinea un modello politico o ideologico sotto una luce positiva, che si trovi in linea con il nostro pensiero o meno, è una forma di propaganda. La fantascienza con le tantissime utopie e società aliene e futuristiche – o in alcuni casi come nello steampunk anche retrofuturistiche – che è riuscita ad articolare, ovviamente, non poteva restarne immune. Non bisogna per forza dare un valore negativo alla propaganda. Ma piuttosto è utile rendersi conto che l’autore di un testo sarà sempre incline a esprimere il proprio modo di percepire la realtà, le proprie idee, e quindi è inevitabile che anche le sue idee sociali e politiche vengano trasmesse al lettore.
Fin dagli inizi la fantascienza è servita da strumento di propagazione delle idee anche politiche.
H. G. Wells, importante membro della British Fabian Society, associazione che aveva il compito di diffondere l’ideologia socialista, scrisse La macchina del tempo, pubblicato nel 1895, in cui immaginava nel futuro un’umanità definita dalle classi sociali al punto da svilupparsi in due diverse specie, una sotterranea e l’altra ridotta a ruolo di preda in superficie.
In Nei giorni della cometa, lavoro meno noto dello stesso autore, l’impronta socialista è molto più marcata. Una cometa sparge una sostanza che annichilisce l’istinto di competitività nell’uomo, promuovendo la cooperazione fra i governi del mondo e ponendo fine alla miseria.
Promotore non solo del socialismo ma anche del pacifismo, l’autore scrisse: «Se non poniamo fine alla guerra, la guerra porrà fine a noi.»
Aldous Huxley, dal canto suo, si oppose invece alla visione socialista promossa da Wells, ritenendo che una struttura sociale del genere sarebbe inevitabilmente sfociata in dittatura. Al contempo nel suo Il mondo nuovo espresse la preoccupazione per gli effetti che un cattivo uso della tecnologia avrebbe potuto avere, dando forma nel suo libro a una tecnodittatura scientifica che rischiava di soffocare il potenziale umano invece di svilupparlo ulteriormente. Come sembrò voler sottolineare l’autore, bisogna tener a mente che la tecnologia è neutra. Solo l’uso che se ne fa le conferisce un valore, trasformandola in strumento di liberazione oppure, al contrario, di oppressione.
Ayn Rand (vero nome Alisa Zinov’yevna Rosenbaum O’Connor) propose un modello opposto a quelli socialisti di Wells, promuovendo il concetto di competizione, mescolando assieme filosofia e fantascienza. Lavori come La rivolta di atlante le permisero di delineare l’Oggettivismo, corrente di pensiero di cui fu fondatrice, vicina al libertarianismo.
«La più piccola minoranza al mondo è l’individuo,» scrisse la Rand. «Chiunque neghi i diritti dell’individuo non può sostenere di essere un difensore delle minoranze.»
Come possiamo vedere, quindi, gli autori di fantascienza hanno espresso contrastanti modi di concepire la realtà sociale. Un autore è raramente disinteressato, specialmente quando si tratta di fantascienza, un genere che più di qualsiasi altro analizza la società. Un lavoro di fantascienza va sempre letto tenendo a mente che è stato scritto da una persone che aveva le proprie convinzioni politiche e una propria scala di valori.
Forse questa è per l’appunto la domanda che dovremmo porci, quindi: ovverosiamo sicuri di essere sempre consci del messaggio che l’autore ci sta comunicando nella sua opera?

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