Come costruire un universo secondo Philip K. Dick

Gli amici mi domandavano: “Ma non stai scrivendo niente di serio?”, intendendo dire: “Non stai scrivendo qualcos’altro, oltre alla fantascienza?”. Questo è un passaggio tratto da un saggio firmato Philip K. Dick, dal titolo: How To Build a Universe That Doesn’t Fall Apart Two Days Later (Come costruire un universo che non cada a pezzi dopo due giorni). Un saggio interessante in quanto l’autore, che ai tempi – parliamo del periodo fra il 1978-1985 – non godeva ancora della celebrità di oggi, celebrità giunta purtroppo troppo tardi, analizza quale dovrebbe essere il ruolo dello scrittore di fantascienza.
Spesso considerata come letteratura di serie B – basti pensare alla reticenza che alcuni critici e accademici dimostrano nel definire fantascienza importanti capolavori di critica sociale come 1984 di George Orwell e Brave New World (Il mondo nuovo) di Aldous Huxley, cosa che chiaramente sono – la fantascienza ancora oggi paga lo scotto di un passato che l’ha vista emergere nella cultura popolare fra le pagine dei pulp magazine americani.
Malgrado tutto, però, la fantascienza è ancora fra noi, con nuovi autori interessanti sia all’estero che all’interno dei confini italiani. Se è sopravvissuta fino a oggi significa che gli autori di fantascienza hanno in effetti qualcosa da dare.
Ma cosa?
Dick scrive: Ebbene, vi parlerò dei miei interessi, di ciò che io considero importante. Non posso spacciarmi per un’autorità in nessun campo, ma posso dire in tutta sincerità che alcune materie mi affascinano moltissimo, e passo tutto il mio tempo a scriverne. Le due questioni che più mi affascinano sono: “Che cos’è la realtà?” e “Che cosa caratterizza l’autentico essere umano?”.
L’autore prosegue sottolineando come, essendo la realtà soggettiva, sia legittimo dubitare fino a che punto è plausibile una forma di comunicazione autentica. Quali messaggi arrivano a noi attraverso i mass media? Gli “pseudomondi” mediatici, realtà modificate in modo tale da cambiare il nostro modo di percepire la realtà, sono positivi o incoraggiano alla passività? Quasi sempre sono le forze dell’ordine a vincere nei film. Qual è il messaggio se non, come scrive Dick, che opporsi all’autorità è inutile e bisogna quindi sottomettersi? Fino a che punto veniamo manipolati a nostra insaputa? E quali sono i risultati? Secondo Dick: La pioggia di pseudorealtà comincia molto rapidamente a produrre esseri umani inautentici, spurii, falsi quanto i dati da cui vengono assediati su ogni lato.
Forse il ruolo dello scrittore di fantascienza consiste proprio in questo: non essendo esperto di nulla, può osservare le cose dal di fuori e aiutare la gente a vedere ciò che nella vita di ogni giorno – come il significato degli “pseudomondi” creati dai mass media – passa inosservato.
Il saggio, molto interessante, può essere consultato interamente qui.

3 pensieri su “Come costruire un universo secondo Philip K. Dick

  1. Ettore Fobo

    “La pioggia di pseudorealtà comincia molto rapidamente a produrre esseri umani inautentici, spurii, falsi quanto i dati da cui vengono assediati su ogni lato.”

    Questa frase è nel cuore stesso della nostra epoca, in cui le informazioni ci assediano, letteralmente, e il confine fra vero e falso è indistinguibile, cosa che Dick ha mostrato nella sua opera, penso soprattutto a quel capolavoro di mistificazioni che è Ubik. Bell’articolo, un saluto.

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  2. Luigi Bonaro

    Come sosteneva Baudrillard «I grandi simulacri costruiti dall’uomo passano da un universo di leggi naturali a un universo di forze e tensioni di forze, oggi a un universo di strutture e di opposizioni binarie. Dopo la metafisica dell’essere e delle apparenze, dopo quella dell’energia e della determinazione — quella dell’indeterminismo e del codice ci troviamo di fronte al controllo cibernetico, generazione mediante modelli, modulazione differenziale, retroazione,domanda/risposta, (I/O aggiungerei N.d.R.) ecc. (…)A questo livello, la questione dei segni, della loro destinazione razionale, del loro reale e del loro immaginario, della loro rimozione, del loro deviamento, dell’illusione che essi designano, di ciò di cui tacciono o dei loro significati paralleli—tutto questo è cancellato».
    Vero ciò che sostiene Clifford Geertz nel suo “Mondo locale, mondi globali” ovvero che «dopo la scomparsa dei blocchi e delle egemonie, ci troviamo di nuovo in un’era di ramificazione e intrecci disseminati e in sé differenziati. Le unità e le identità che si costituiscono, quali che siano, vedranno la luce e saranno negoziate a partire dalla differenza». Ma che succede se l’unità e le identità che si costituiscono non vengono più negoziate dalla differenza? Che cosa succede se la Verità ritorna a essere imposta e inverificabile nell’esperienza e sostituita da un nuovo modello mistificante immutabile e statico? Che cosa succede se ci accorgiamo che «tra credere una cosa e crederla vera non c’è alcuna differenza»?
    «Posso credere qualcosa non necessariamente perché la credo vera, se con credere intendo accettare qualcosa come criterio di azione. I motivi per credere sono molteplici. E questo dimostra una volta di più la non sensatezza del termine “vero”. Ed ecco che “vero” può essere eliminato».
    Complimenti per l'articolo e per il rimando relativo al saggio! Grazie Roberto.

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  3. Roberto Bommarito

    @Ettore “Questa frase è nel cuore stesso della nostra epoca, in cui le informazioni ci assediano, letteralmente, e il confine fra vero e falso è indistinguibile” condivido in pieno. ricordiamoci anche l'invasione marziana di orson wells. la gente ci cascò, tanto è il potere dei media e lo è stato fin dall'inizio. oggi lo è di più, perché ci sono anche le immagini, più potenti e immediate.

    @ Luigi: la citazione di baudrillard è azzeccatissima. penso di scrivere un articolo proprio su di lui in futuro (parlava anche di scifi.)

    Grazie molte a entrambi per la lettura 🙂

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