Intervista ad Alessio Brugnoli, Premio Kipple 2011

Intervista ad Alessio Brugnoli sul sito La zona morta, nell’ambito delle sue capacità di scrittore e vincitore del Premio Kipple 2011 con il romanzo Il canto oscuro. Vi ricordiamo che il romanzo è in vendita sia in cartaceo che in digitale, quest’ultimo libero da DRM (in formato sia ePub che MOBI), al prezzo rispettivamente di 11€ e 2,5€.
Alcuni passi della chiacchierata:
E COSI’ HAI VINTO IL PREMIO OMONIMO LO SCORSO ANNO: RECENTEMENTE E’ INFATTI USCITO IL TUO PRIMO ROMANZO INTITOLATO “IL CANTO OSCURO”, PUBBLICATO DA KIPPLE OFFICINA LIBRARIA. VUOI RACCONTARCI DI CHE SI TRATTA?
“Il canto oscuro” è un romanzo steampunk, ossia appartenente a quel filone della fantascienza in cui si presuppone come, a causa delle realizzazione della macchina analitica di Babbage, la rivoluzione informatica sia avvenuta nell’Ottocento. Ciò implica due cose:
  1. La proiezione delle problematiche contemporanee in un contesto straniante, in cui il Passato funge da specchio deformante del Presente;
  2. La rivisitazione dei miti positivisti dell’Ottocento, come a esempio la Rivoluzione Industriale o il fardello dell’Uomo Bianco di Kipling o nel caso specifico della narrativa americana, il West.
“Il canto oscuro” è poi ambientato in una Roma particolare, dove, a inizio Novecento, vivacchia ancora lo Stato Pontificio
COME E’ NATA L’IDEA DI FONDO DEL ROMANZO?
E’ nata dalle lettura di tre libri. Il primo, cosa molto banale, è stato “La macchina della realtà” di Gibson e Sterling. L’ambientazione mi piacque moltissimo, ma… lo ammetto, trovai la trama confusionaria e sconclusionata. Con il senno di poi, posso comprendere razionalmente la scelta dei due scrittori: in un mondo dominato dalla teoria del caos e delle catastrofi, in cui il teorema di incompletezza di Godel impedisce qualsiasi interpretazione consistente, la trama, con il susseguirsi di cause, effetti e relazioni, non ha più valore. Però, il risultato pratico… Il lettore, quando si confronta con un libro, è perso nel labirinto delle Idee di chi scrive. Come a Teseo, serve un filo per trovarvi l’uscita. Nello stesso periodo, lessi “Il club dei filosofi dilettanti”. Un bel romanzo, da cui ho tratto spunti di riflessione, ma di cui mi lasciò perplesso l’approccio buonista. Di fatto, un giallo è sempre una dichiarazione d’ottimismo nei confronti dell’etica e della ragione: la legalità trionfa sempre e il mondo è un oggetto perfettamente comprensibile. La vita, però, non mi ha reso così ottimista: quindi decisi di buttar giù un racconto lungo, con le macchine analitiche, con un delitto e una trama comprensibile, dove però avrebbe trionfato l’incertezza morale e gnoseologica… L’ultima lettura è stato il saggio “La struttura delle rivoluzioni scientifiche” di Thomas Kuhn che analizza il processo di graduale formazione della scienza nella storia, seguendo le dinamiche della scienza normale, della crisi del paradigma e del momento rivoluzionario fino al ristabilimento di una situazione di normalità. Proprio questo saggio mi ha fornito l’idea di rappresentare nel romanzo la transizione a due diverse visioni della tecnologia…
QUAL E’ STATA LA PARTE PIÙ DIFFICILE NELLA CREAZIONE DEI PERSONAGGI E DELL’AMBIENTAZIONE?
In realtà la parte più complessa è nella realizzazione di un intreccio che colpisca il lettore e lo sorprenda. Creare un’ambientazione è assai meno complicato di quello che può sembrare a prima vista. Partendo da un’idea iniziale, l’importante è documentarsi a fondo in biblioteca o, se si è troppo pigri, tramite Google. E’ una questione di pazienza e curiosità, più che di intelletto. Per i personaggi, vale sempre quello che ha detto il buon Graham Greene: “Scrivere è assegnare destini differenti alle persone che conosciamo bene”.

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