Recensione a Due mondi | PostPopuli

PostPopuli recensisce la nuova pubblicazione di Francesco Verso uscita per Kipple (anche in versione inglese), in formato eBook senza DRM. Vi lascio alle parole di Giovanni Agnoloni che lo recensisce:
Un felice tentativo di coniugare fantasy e fantascienza, per affrontare un tema – lacrisi ecologica del pianeta– assolutamente attuale.
Una crisi climatica globale ha determinato l’innalzamento del livello dei mari, e le profonde trasformazioni del mondo si sono estese anche al genere umano, evolutosi in due distinte specie: Acquamanti e Aeromanti. I primi vivono sotto la superficie dei mari, i secondi sulle alte vette. Uno di loro, una giovane Aeromante, si spinge più in là di tutti i suoi simili, volando sull’oceano per compiere una missione fondamentale per il destino del mondo: raggiungere la Torre dei Semi, luogo remoto dove sono conservate delle sementi che devono servire a salvare la vita vegetale del pianeta. Ma crolla, stremata, fino a essere raccolta e soccorsa dagli Acquamanti, a cui chiederà aiuto per raggiungere il suo scopo.
Nel post, poi, segue un’intervista a Verso. Questi sono i passaggi più salienti:

– Francesco, il tuo racconto sta vendendo moltissimo su Amazon. Pare proprio che Due mondi si collochi proprio sullo spartiacque tra un mondo, quello del libro cartaceo, e uno nuovo sempre più affermato, ormai anche da noi: l’e-book. Cosa ci puoi dire in proposito?
Il fatto di voler abbattere le barriere tra i generi narrativi (vedi fantasy e SF) potrebbe anche essere inteso come il desiderio di non lasciarsi influenzare dal contenitore (vedi libro cartaceo o ebook elettronico) per privilegiare il contenuto (della storia, della forma del racconto). Credo più nella similitudine e nell’ibridazione che nella settorializzazione e specializzazione. Due Mondi va in questo stesso senso: abbiamo un pianeta, siamo un’unica razza umana, abbiamo un solo destino comune, anche se ognuno crede che il proprio sia slegato da quello degli altri.
– Che cos’è per te la future fiction?
Future fiction è un termine che ho adottato per descrivere meglio la mia scrittura. L’ho preso (indegnamente) in prestito da Anthony Burgess e coniato da lui stesso nella prefazione del testo The Wanting Seed (Il seme inquieto). Future fiction è una narrativa che si interroga sul futuro, ma senza il ricorso alla scientificità tipica della science fiction. Mi spiego: il futuro viene inteso in una forma forse più blanda dal punto di vista dell’importanza delle trovate scientifica o tecniche all’interno della storia, ma più totalizzante, attraverso l’analisi degli aspetti culturali, antropologici, politici ed economici di un determinato scenario. Se la fantascienza di ieri, come anche quella di oggi, tende a prediligere alcune discipline come la fisica quantistica, l’astrofisica, la chimica e altre scienze “tecnologicamente esatte”, a me interessa capire anche il futuro delle scienze “inesatte”, quelle cioè legate ancora alla soggettività umana, quali per esempio la psicologia, l’economia, la filosofia. Non che manchino esempi di libri interessati a questi aspetti, che in genere ricadono nella categoria della “soft SF”, ma mi piaceva molto il termine future fiction come raffigurazione di un certo tipo di narrativa che guarda in avanti.
– Tu condividi gran parte delle istanze dell’avanguardia connettivista, anche se questa e altre tue opere non rientrano strettamente nelle linee di fondo del movimento. Che cosa porti con te, di questa esperienza?
Sono molto attento alle correnti di pensiero e ai movimenti letterari che insistono sul futuro prossimo, e trovo che il Connettivismo rappresenti una ventata di novità in un panorama italiano troppo ossequioso nei confronti della narrativa americana e troppo timido per affrancarsi dal retaggio della fantascienza classica, quell’età dell’oro fatta di conquiste spaziali e pianeti lontani. Il cyberpunk è finito da dieci anni. Il post-modernismo pure. Bisogna osare guardare al futuro con la fronte, non con la nuca. Il successo del fantasy (o almeno di certo fantasy d’evasione), a mio parere, sta a indicare una certa paura nei confronti del futuro e una mancanza di coraggio nell’affrontare le sfide che ci attendono come genere umano. E parlo di democrazia diretta, di responsabilità ambientale, di clonazione umana o di parti di ricambio, di potenziamento fisico e intellettuale, di nanotecnologia applicata e intelligenza artificiale.

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