Recensione a SuperNeXT

Un monumentale post di Ettore Fobo che recensisce SuperNeXT. Onestamente, non so cosa quotare, cosa portare in evidenza, da quale punto partire: Fobo ha digerito, assimilato sei anni di NeXT e di Connettivismo elargendo sensazioni, percezioni inappellabili e giuste, un compendio di avanguardia che ha riguardato – e riguarda, si suppone che riguarderà a lungo – tutti noi del Movimento. Quindi, non posso fare altro che riportare integralmente il post.

“NeXT anela a essere multimediale, interattivo, tridimensionale, olografico, multidimensionale e incorporeo”.

Con queste parole Lukha Kremo Baroncinij sintetizza il percorso della rivista NeXT, legata a un movimento, il Connettivismo. SuperNeXT è proprio l’antologia, curata da Alex Tonelli e Domenico Mastrapasqua, che raccoglie il meglio della rivista ed è articolata in tre sezioni: narrativa, saggistica, poesia; io ne parlerò diffusamente, evitando di soffermarmi sulla poesia, giacché in questa sezione sono presente come ospite con un mio testo, tratto dalla rivista on line, The NeXT Station.

Il primo dato subito evidente è la capacità di questi autori di coniugare il puro intrattenimento narrativo con le più ardite indagini epistemologiche e la riflessione sugli scenari futuri offerti dalla Tecnica.

Viene creata una dimensione in cui l’epica di scenari fantascientifici si scontra con il minimalismo dell’esperienza, i tempi e gli spazi si moltiplicano, il cyberpunk incontra la metafisica. Qui la fantascienza è usata come mezzo per falsificare passato, presente e futuro, in un gioco di rimandi che sembra in grado di liberarci dalle nostre vetuste codifiche culturali, dalla naturalezza schiava della consuetudine con cui percepiamo il tempo stesso.

Per i Connettivisti il cuore dell’era moderna non è lo spazio – tempo newtoniano, così rassicurante nella sua stabilità, essi insistono sulla frammentazione della percezione, lo stesso concetto d’identità si frantuma- ciascuno degli autori è identificato anche da uno pseudonimo, per cui il Connettivismo stesso pare configurarsi come un mosaico. Un altro dato è questo: i Connettivisti descrivono mondi del futuro, o di un presente ipertecnologico, dislocato in altre zone dell’Universo, in cui i prodigi della Tecnica danno all’uomo, o a creature aliene in fondo simili a lui, l’illusione di onnipotenza, ma in questi racconti e saggi c’è sempre un risvolto per cui l’uomo è condannato alla sua emotiva fragilità, alla sua impotenza. Questo è davvero un tratto comune: si sono ormai dissolte le entusiastiche previsioni del Positivismo, le” Magnifiche Sorti Progressive” si rivelano ben poco magnifiche, la Scienza e la Tecnica si mostrano incapaci di salvare l’umano da se stesso, dai propri buchi neri, dalle proprie contraddizioni.

In questi racconti c’è, infatti, come un paradosso: tanto più in questo futuro si perfezionano congegni potentissimi e micidiali, tanto più questi si rivelano insufficienti a nascondere la debolezza dell’essere umano, anzi sembrano quasi amplificarla, come se il metallo di una protesi fantascientifica servisse solo a ricordarci la perforabilità della carne. Così in queste narrazioni, l’uomo riconosce le proprie fragilità, nell’equivoco dell’identità sessuale, nel racconto di Simona Bonanni, dove quello che sembrava un dono d’amore si rivela una tragica beffa, o riconosce la fallibilità della propria scienza e delle proprie emozioni, nei racconti di Kremo Baroncinij, Moretti, Pace, Milani. Povero uomo che progetta ordigni che gli si ritorcono contro, inventa esperimenti astrusi che non gli servono che a intrappolarsi meglio, crea mondi retti da logiche matematiche che s’incrinano in un battito e allora non resta che fare i conti con la devastazione.

Sandro Battisti sembra elaborare una realtà in cui l’uomo è scisso fra la sua interiorità, la sua carne, e i fantasmi che si porta dentro, anelando a una fusione con la Natura, tanto che egli fa dire al protagonista del suo racconto: “ Le fronde muovono se stesse al ritmo della mia sensibilità”. Quella di Battisti pare un’immersione in un mondo puramente sensoriale, dove però le sensazioni sono amplificate in maniera parossistica, come illuminate da dentro da un afflato in cui si mescolano estasi e angoscia. E’ una dimensione in cui carne e mente si confondono dentro il Cosmo stesso, frantumato concettualmente, perché qui l’ordine naturale non è quello dell’Arcadia, direi in nessuno di questi scrittori, la Natura, sede di tutti i limiti biologici, non è benigna, il nostro stesso corpo è, socraticamente, un fardello, eppure c’è a volte richiamo all’animalità, alla carne, allo sfacelo della carne. In questi autori c’è come un sogno costante: superare ogni limite, il limite del corpo, della logica, della coscienza, per trovare in una sorta di “ buio sintattico” le profonde coordinate matematiche della realtà, ciò che Tonelli chiama l’Oltre. Ma non ci sono illusioni, la scienza è sempre fallibile, in tutti i racconti essa non mantiene ciò che promette. I Connettivisti sono indubbiamente affascinati dalla tecnologia e dalla scienza, ma sono in grado di denunciarne implacabilmente i pericoli, le devianze, la fallibilità.

Così lo psicoanalista di Test, racconto di Marco Milani, non si accorge dello spaventoso rischio che corre l’umanità intera, lo scienziato del racconto di Kremo Baroncinij è mosso da una folle gelosia e la sua superiore conoscenza non fa altro che amplificarla, nel racconto di Moretti un banale errore di calcolo sembra condannare alla distruzione un intero mondo, in quello di Mario Gazzola un hacker crede di aver fatto il colpo della sua vita, infiltrandosi nel database di una multinazionale, si accorgerà presto di essere entrato in un incubo.

Le prospettive si rovesciano, ciò che sembrava positivo si rivela catastrofico e viceversa, non ci sono mai sicurezze, tutti questi racconti mostrano come in ogni prodigio della Tecnica ci sia sempre una falla e ovunque si annidano pericolo, smarrimento e sconcerto, come nel racconto di Umberto Pace, dove un misterioso congegno, che sembra in grado di soddisfare tutte le fantasie, si rivela invece una trappola. Giovanni De Matteo e Marco Moretti immaginano mondi rigidamente gerarchici in cui i pochi che sono al vertice hanno al proprio servizio un nutrito nugolo di schiavi di cui dispongono in maniera assoluta. Qui il futuro è lo specchio che ci restituisce l’immagine della nostra stessa civiltà, resa, se possibile, ancora più spaventosa. In un suo saggio- racconto su Burroughs, De Matteo sintetizza così:

“ Bambini ridotti a merce di consumo per i palati sopraffini dell’ imprenditoria rampante, l’orrore senza uscita della schiavitù fisica e mentale, guerre sante combattute per l’egemonia economica sul proscenio mediatico allestito ad hoc dalla Major Numero 1: il Governo invisibile che presiede alle sorti della terra. “

Nei saggi, tra l’altro, si cercano antecedenti letterari, Tonelli trova un padre putativo in Eliot, per via dei suoi scenari di desolazione, De Matteo in Majakovskij e Burroughs, con la consapevolezza che se “Niente è vero, tutto è permesso” e allora anche questo processo alla ricerca di antenati ha una sua credibilità. Così scopriamo che esiste anche un cinema Connettivista, un’architettura, un’idea di economia. Tutto lo scibile umano è chiamato in causa da un movimento che per sua natura aspira a racchiudere la totalità in un microchip di sapere condiviso.

Diversamente dai Futuristi, ai Connettivisti non piace tanto lo scintillio del metallo, piuttosto l’intricato vorticare di memi nello spazio dell’immaginario, il pulsare delle informazioni sul web, la velocità non è quella dell’automobile (vetusto carrozzone) in ultima analisi è quella del pensiero. Dai loro scritti si percepisce anche che forse è un’illusione separare Scienza e Tecnica, e supporre che esista il dorato mondo della speculazione e il basso mondo delle sue applicazioni. Moretti è molto chiaro definendo ogni sforzo degli eruditi” teatrino della conoscenza”.

Tuttavia, in Osmosiac di Mastrapasqua, dove la routine di un esperimento scientifico viene spezzata dall’irruzione di un’entità aliena, o nel saggio Post – ascesi di Paolo Ferrante, in cui ogni sapere iniziatico, ogni trascendenza, lascia una traccia di sé nelle ricerche della psicologia, o anche nei saggi di Battisti in cui affiora, ineffabile, il post-umano, il discorso di questi scrittori attinge alla Metafisica.

SuperNeXT è arricchito da un prezioso apparato iconografico, disegni, immagini di arte digitale, fotografie, realizzate fra gli altri da Francesco D’Isa, Luca Cervini, Giorgio Raffaelli. Alcune di esse risentono del bianco e nero, che pure in altri casi è efficace, se non necessario, l’edizione e-book è comunque a colori.

Nella premessa di Guido Antonelli “tutto è rimesso al verbo connettere”, dove la connessione sembra essere, fra le altre cose, l’antica risonanza creativa dei greci. Quanta acqua è passata da allora sotto il Ponte della letteratura, eppure, nella sostanza, tutto è rimasto immutato.

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