Gli occhi dell’Anti-Dio a quattro stelle!

[recensione de “Gli occhi dell’Anti-Dio” di Lukha Kremo Baroncinij tratta da “La stamberga dei lettori”, l’originale lo trovate qui]
Immaginate un futuro estraniante ed alienante che ha conosciuto la realizzazione dell’incubo di Huxley, l’umanità divisa in classi genetiche preconfezionate. Immaginate che la società abbia finalmente svelato l’ipocrisia del gioco politico e dunque si sia concessa, inerme e stanca, al predominio di poche ma potenti istituzioni, i transgoverni e la Triade, l’accordo tra i tre più grandi imperi imprenditoriali del mondo. Immaginate megalopoli vastissime, strutture degne dei migliori film di fantascienza, ma anche deserti, giungle carnivore, vulcani magici, in cui si muovono personaggi di tutti i tipi, stregoni ipertecnologici, simbionti tossicodipendenti, bambini cyborg. E che tutto sia dominato dal caos, da particelle impazzite, micro buchineri e increspature nello spazio-tempo.
Provateci pure, immaginate, ma non avrete ancora la misura di questo ricchissimo romanzo.
Scritto da una personalità eclettica, che ha lasciato consistente traccia di sé nel web in svariati campi, dalla musica elettronica alla narrativa sci-fi alla mail-art; ispirato ai principi del connettivismo, nuovo ennesimo movimento letterario d’avanguardia; infine arricchito di un complesso di citazioni occulte ed esibite, omaggi letterali e spunti poi traviati, dall’Huxley esibito eppure mai citato, alla circolarità di Delany, ai nomi dei personaggi che omaggiano film e altri romanzi ancora – Gli occhi dell’anti-Dio si presenta come un romanzo estremamente vivido e ricco, una sintesi ideale di molte significative esperienze in campo sci-fi, capace di racchiudere, nella forma di un sogno particolarmente lucido, le più svariate suggestioni.
Sorretto da uno stile malleabile, riesce a dipingere in maniera nitida le immagini più visionarie, le strutture più fantascientifiche, come la Pyramide, sede di una delle Tre Ditte, il Capello, un immenso ascensore spaziale, o il Superanello, un fantasmagorico e gigantesco acceleratore di particelle orbitale. Le descrizioni lucide, la narrazione densa di azione, sembra di avere davanti qualcosa a metà tra Blade runner e i grandi lavori dell’animazione giapponese. Allo stesso modo, lo stile si presta volentieri a passaggi più introspettivi, e in effetti i personaggi conoscono una discreta caratterizzazione, sorretta, peraltro, da una notevole proprietà di linguaggio. L’autore riesce a fare esattamente ciò che vuole con la lingua, gioca a suo piacimento, scolpendo così tre stili narrativi diversi per i tre punti di vista, muovendosi tra prima e seconda persona, tra passaggi di una grande ricchezza lessicale e l’efficace punto di vista di Grummy il Gamma, sgrammaticato secondo copione.
Ultimo, certo non per importanza, l’elemento della critica sociale, che traspare da ogni pagina. Le dinamiche sociali del romanzo sono sapientemente costruite, il romanzo può tranquillamente poggiarsi su un background ben elaborato, e talvolta pare pure sufficiente limitarsi a qualche immagine, come quella della Pyramide, che con la sua svettante forma, appunto, piramidale, che sovrasta un’intera megalopoli, è davvero il simbolo della rigida società piramidale, del benessere dei condensamenti superurbani che si poggia sullo sfruttamento delle classi subalterne.
Certo, qualcosa manca ancora. Un po’ perplesso mi ha lasciato tutto il grande apparato di citazioni, riferimenti ed omaggi: per esempio, l’idea delle caste genetiche si ritrova ormai, in forme diverse e modalità diverse, nel ricco panorama fantascientifico, che motivo c’era, dunque, di scomodare Huxley e copiarne la terminologia? Quanto alla trama in sé, forse duecento pagine sono troppo poche per contenere la grande immaginazione dell’autore. Quella relativa alla prima metà è stata, per me, una lettura rallentata, confusa; tutt’altra storia per la seconda parte, che ho letto d’un soffio, in uno svolgersi dell’azione sempre più frenetico fino a quel finale che, una volta oltrepassato lo scoglio del colpo di scena imprevisto, appare scontato ed inevitabile.
Cosa resta: resta comunque il godimento di un romanzo ben immaginato e ben scritto, resta la voglia di sapere ancora qualcosa di più, resta soprattutto la convinzione che il romanzo andrebbe letto un’altra volta, e un’altra ancora, certo di non aver esaurito tutto ciò che ha da dire.
Il libro lo trovate in cartaceo e in eBook in tutti i portali e anche sul sito Kipple.

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