MUSICA, SPETTACOLO E BODY-ART. L’aspetto postumano nella musica e nella performance. Parte VII (e ultima): 1990-oggi

Dalla metà degli anni ‘80 e soprattutto nei ’90 le formazioni che si possono dire, in qualche modo, postumane, si moltiplicano, forse disperdendo lo spirito più profondo dei precursori. O meglio, se riconosciamo al postumanesimo l’aspetto oltranzista, cioè quello di non fermarsi a un risultato raggiunto, ma di spostare immediatamente l’attenzione “oltre”, siamo costretti a fare una forte cernita di musicisti e album. S’incrementa la diffusione e l’integrazione di nuove musiche, soprattutto elettroniche, e nuovi strumenti musicali in sempre più ambiti della musica (pensiamo alla new wave, all’hip-hop, alla new age, alla dance), finché addirittura non ne prendono il sopravvento (nasce l’electro, la trip-hop, la new age elettronica e, infine, la techno).
Caratteristica degli anni ’90 è la realizzazione di tutta una serie di crossover tra le scena rock ed elettronica. Il post-rock, difficile da identificare, si basa comunque su basi non-lineari e brani destrutturati (Stereolab, The Wire, Morphine, Main), fino alla stupenda sintesi lirica dei Radiohead.
Sicuramente però, la scena più in fermento di questo periodo (e, del resto, quella più postumana) è quella che prende il via dalle feste acidhouse nelle warehouses: i rave. La loro organizzazione in luoghi e tempi illegali e l’assunzione di droghe sancirà il definitivo distacco tra autorità e giovani. Durante queste feste non è raro l’esibizione di mangiafuochi e body artisti e soprattutto di robot anche telecomandati e performance con macchinari e lanciafiamme. Esemplari sono i Survival Research Laboratory che dal 1978 a San Francisco progettano e costruiscono macchine di leggendaria distruttività e orrore, integrandole a volte con rifiuti cadaverici d’animali. Draghi sputafuoco, macchine esplosive, grosse catapulte, combattimenti incendiari, macchine che emettono suoni assordanti, spettacoli pericolosi per il pubblico: il loro lavoro viene definito “arte della distruzione”. In Europa dagli anni ‘80 vi sono i Mutoid Waste Company, i cui lavori si avvicinano alla scultura: essi sono dei veri e propri travellers, che vivono in roulottes e macabri bus, girando per il sud Europa con improbabili automobili da loro costruite che possono circolare solo con uno speciale permesso. Il Robot Group sorge nel 1989 ed è composto da artisti, ingegneri e tecnici che realizzano macchine più “umane” di quelle meccaniche. Shrinking Robot Heads è un’orchestra di robot che suona industrial e trash, producendo musica caotica. Il gruppo prende in giro i robot dei film di fantascienza, ironizzando le missioni spaziali e le cosiddette armi intelligenti.
I progetti più strettamente musicali che emergono dalla scena dei rave, sono gli Orbital (dal 1991), gli Eat Static e gli Aphex Twin (dal 1995), i Prodigy (dal 1996), che hanno imposto al punkrock un vertiginoso ritmo techno, i Chemical Brothers (dal 1996). Speciale menzione infine per i finlandesi Panasonic (1996, dal 1999 Pan Sonic per aver perso la “a” che dava tanto fastidio alla nota ditta), autori di un minimalismo electronoise gelido e spietato, che ha rispolverato tutta la dimenticata scena power-electronics.
Nel campo del rock e del pop, la tradizionale caratteristica da una certa spettacolarizzazione della musica, farà rinascere un certa attitudine postumana. Se in Bjork lo troviamo in modo accennato (guardate il video di All is Full of Love) e in certo trasformismo, il paladino del postumano di oggi nel mondo della musica (nonché, oserei, neo Bowie) è senz’altro Marilyn Manson, che racchiude già nella scelta del nome un ibridismo donna/uomo e bene/male. Esemplare è la copertina del suo album Mechanical Animals del 1998 che lo ritrae ciberandrogino, cioè con le tre componenti, maschile, femminile e artificiale).
Oggi la musica postumana (se così vogliamo definirla) esiste forse ancora di più degli anni passati, ma è rintanata nel cosiddetto underground, nei network delle piccole etichette discografiche indipendenti, e addirittura in Internet, dove il sito MySpace (più ancora di YouTube, ma in declino da qualche anno) sforna personalità musicali, a volte inquietanti, che ogni tanto scalano anche le classifiche mondiali. Oggi, più che attendere il prossimo “messia postumano”, è interessante cercare nelle trame nascoste di Internet quei musicisti e quei performer che portano avanti il pensiero postumano nell’arte e nella musica, creandosi (e quindi aggiungendo, più coerentemente ai tempi, il carattere interattivo) una propria personale “compilation” di musica postumana.

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