Una discussione su Lazarus, Premio Urania.

Un romanzo breve, a dire la verità, quello di Alberto Cola, il terzo di fantascienza che io abbia letto di questo autore, dopo Goliath (pubblicato da Solid, che oggi si chiama Delos Books) e Ultima pelle (Kipple Officina Libraria).
Ci sarebbe amche Kami (un fantasy per ragazzi, così leggo da Wikipedia) e poi un numero notevole di racconti vincitori di premi letterari (praticamente tutti i premi che riguardano il fantastico) e/o pubblicati un po’ dappertutto.
In effetti, fino al 2010, Cola è conosciuto più per i racconti. Ma in quest’anno infila due premi per romanzi: il Premio Kipple e il Premio Urania. Naturale quindi che si possa fare un discorso solo per i romanzi.

Lazarus è un romanzo scritto molto bene, con lo stile equilibrato, con la giusta velocità e le dosi misurate di azione e dissertazione storica e ambientale, con episodi al momento giusto, eccetera. Insomma, un perfetto impianto e un libro di grande struttura, si direbbe se fosse un vino. Rispetto ai due precedenti denota una maturazione del Cola scrittore. Non ci sono più le sbavature del suo stile, uno stile forte, evocativo, accattivante che a volte rasentava l’eccesso (per esempio il linguaggio dei dialoghi, gergale e ironico, a volte diventava convenzionale, così come l’eccesso di metafore, o l’eccesso di azione), ora tutto è superato. Alberto si avvia a diventare uno scrittore a tutto tondo, e credo proprio sia intenzionato a scrivere qualcosa di non fantastico, come s’indovina dalle paginette finali autobiografiche.
Quello che mi auguro, oltre che ciò avvenga molto più avanti, è che Alberto non dimentichi la forza evocativa e immaginifica di tutta la produzione precedente (quello che viene chiamato il sense of wonder). Chi non ha letto nulla di Cola, può farsi un’idea leggendo i suoi due racconti in appendice al libro (soprattutto La porta di nuvole, eccellente!). Perché si diventa “veri adulti” solo se ci si responsabilizza senza dimenticare le intemperanze giovanili. Quindi, niente più slanci lirici, naturalmente, ma sotto traccia, tra le righe, in sottofondo (scegliete l’espressione che vi rende meglio l’idea), dovrebbe essere presente l’indimenticabile atmosfera delle storie di Cola, che, a dirla tutta, in questo Lazarus, latita un po’. Probabilmente è stato il rispetto per Yuko Mishima, coprotagonista del romanzo, e per il suo rigore etico che ha travalicato davvero gli anni e si è instillato nel libro di Cola.
Infine, il Giappone, amore dichiarato dell’autore, sempre descritto con dedizione e documentazione, anche qui (nella fattispecie Tokyo) è presentato in modo credibile e sentito.
Se poi l’autore descriva cose viste dal vivo o no non sono adatto a giudicarlo, visto che lo conosco bene e non credo che sia stato in tutti i luoghi che descrive (soprattutto in altri libri e romanzi, in pratica non c’è continente che non sia stato toccato). Direi che, in questo senso, Cola ha una vena salgariana, cioè come Salgari descrive posti lontani senza muoversi dalla scrivania con un’evocazione capace di persuadere almeno il lettore medio.
Infine, una considerazione in generale sulla science-fiction contemporanea, scaturita dal secondo dei racconti presenti (Reintegrazione Fisica Computerizzata): un racconto che spiega uno dei tanti metodi ipotizzati dagli scrittori di “rigenerazione” (rievocazione, resuscitazione, ricostituzione, chiamatela come volete) di persone non più in vita. Ecco, un racconto del genere, che diversi autori hanno scritto, suscitava certamente un certo sense of wonder una ventina di anni fa. Oggi, molto meno. Infatti, oggi, gli autori che affrontano l’argomento si soffermano molto meno sull’operazione in se stessa, dando più peso alla trama vera e propria. In questo caso il racconto si salva alla grande grazie alla rigenerazione di personaggi storici particolari e al divertente finale, ma il mio discorso vuole mettere in luce quanto sia relativo il concetto di sense of wonder e quanto siano importanti, nelle storie, gli aspetti dell’intreccio, quelli psicologici e quelli sociali. Senza di quelli non si va da nessuna parte.
Insomma Alberto Cola c’è. Mi aspetto una prossima grande prova.

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