Ieri sera ho visto Inception

e finalmente posso gioire. Un film così surclassa addirittura il primo Matrix; è una gioia per la mente, per le suggestioni, per il senso del meraviglioso a cui ognuno di noi anela. Ho letto in giro per la Rete le varie recensioni, quasi tutte entusiastiche, alla pellicola di Nolan ma nessuna, nessuna, mi pare abbia ravvisato ciò che andrò a esporre – brevemente – qui sotto.

Sarà che in questo periodo sono molto sensibile al discorso, ma a me pare che Inception debba esser letto sotto l’ottica dell’Onironautica, ovvero la capacità di navigare nei propri sogni con cognizione, avvalendosi del sogno lucido che altro non è che un’introspezione nel mondo onirico ovvero in un altro aspetto della realtà, dove vengono mostrate cose normalmente non visibili o solamente percepibili al livello delle sensazioni interiori.
Nell’Onironautica un fattore di controllo della realtà è dato dalla presenza tatile di un totem, ovvero di un oggetto che sia in grado di dare la tangibilità della realtà che si sta vivendo, sia nel mondo usuale che nel mondo onirico. Quindi, il totem assicura solo il controllo sulla realtà che si sta vivendo, non garantisce qual è la vera realtà: teniamo ben presente questo concetto.
Nel film esiste il livello del “reale”, poi il primo sogno (ovvero il primo livello, paragonabile all’Onironautica), poi il secondo sogno originato dal primo (ovvero il livello dello sciamano, che è garantito dalla eccellente capacità di muoversi a piacimento e a comando nel media originato dall’Onironautica); poi si scende ancora, nel terzo livello, ovvero nel terzo sogno che è originato dal secondo (scatole cinesi, quindi, e il terzo livello dà accesso al mondo occulto in senso lato, dà accesso alla constatazione di innumerevoli altre realtà diverse e lontane dalla nostra, constatazione dimostrata dal fatto che lo scenario ha abbandonata la psiche di Cobb e si è passati nel dominio psichico di Fischer). Addirittura, posso postulare il quarto livello di interpretazione del film, ovvero la constatazione che in un punto ancor più lontano dalla nostra realtà ci si renda conto che la realtà non esiste, proprio perché lì vive ancora la moglie di Cobb mentre nella realtà usuale lei è morta, suicida, ricercando un’eternità lontana dal corporeo – per questo capace di “bucare” ogni materializzazione, ogni tempo – che è stata instillata dal marito, il quale le ha impiantato un’idea (un meme?) il cui “kernel” è dato dal totem, ritenuto erroneamente depositario del simulacro di realtà.
L’inganno è qui: come dicevo prima, il totem indica il controllo sulla realtà in oggetto, non sulla realtà che noi riteniamo la principale. Si confondono le realtà, quindi, diventano tutte vere laggiù, nei bassifondi dell’etereo; lì si diviene coscienti che ciò che conta è l’energia e, quindi, ogni cosa materiale si dissolve, mostra la verosimile natura delle cose, ovvero il nulla tangibile. Ed ecco, infatti, che alla fine della risalita di Cobb dal quarto livello al “reale”, il totem continua a girare sul tavolo. Ma il contesto familiare in cui Cobb si muove – la tanto agognata riunione con i figli e col quadretto familiare quasi idilliaco – appare tutt’altro che definitivo, sembra troppo ideale e qui, Nolan, innesta il suo meme in noi, facendoci mettere in dubbio la sostanza della realtà. Proprio come in un sogno lucido.

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